13 dicembre 2018


Bullismo, prevaricazione, nonnismo: quantizzazione del “danno psicologico” subito da terzi

18 settembre, 2009 by Prof. Gennaro Iasevoli  
Categoria: Bullismo, Ultimi articoli

bulli3Le scienze mediche, negli ultimi cinquanta anni hanno raggiunto vistosi risultati positivi, che sono sotto gli occhi di tutti (sconfitta di molte malattie infettive ed allungamento della vita delle persone), invece le scienze dell’educazione sono in perenne difficoltà di fronte ai fenomeni della devianza giovanile, che sono diventati vistosi in Italia, nonostante l’applicazione di quelle teorie pedagogiche massimalistiche costruttivistiche e sistemiche neorusselliane del secondo novecento.
Si assiste alla perdita di contatto degli adolescenti con i docenti e con i genitori, si nota la diffusione del morbo di burnout tra i docenti della scuola primaria (ex materna) e tra i docenti della scuola secondaria di secondo grado; vengono colpiti dalla sindrome di burnout (*) (patologia psichiatrica conseguente allo stress derivato dall’impegno professionale a contatto con i ragazzi difficili) i docenti che lavorano con i più piccini e i docenti che non riescono a rapportarsi con i liceali, mentre i docenti delle scuole secondarie di primo grado (ex medie) non mostrano statisticamente particolari patologie collegare allo stress. (* Nota.  Sindrome di burnout: stress caratterizzato da frustrazione e delusione, accompagnato da stanchezza fisica, fragilità emotiva, espressione distaccata ed apatica nei confronti dell’ambiente).
Un siffatto quadro pedagogico-sociale, semplificato all’osso,  -con i problemi del bullismo, con la diffusione del morbo di burnout, con la disaffezione allo studio, con l’esigenza di continui aggiustamenti e di  interventi politici da parte di vari ministri dell’Istruzione che si trovati a dover sistemare, con le norme, una scuola che non attinge più ad una linfa sperimentale-scientifica che la sorregga -, non può che spingerci ad  una amara riflessione sulla perdita di credibilità della pedagogia ereditata dal secondo 900 italiano, che in 50 anni, nel suo complesso operativo (costruttivistico, logicistico neorusselliano), si sarebbe protratta per anni autoreferenzialmente, senza autocritica, senza novità e senza incisività.
Queste considerazioni pesano come un macigno sulla pelle di chi non ha lasciato troppo spazio alle minoranze o non ha inteso ascoltare le reazioni motivazionali infantili, attenendosi all’impianto rigido della scuola italiana del secondo 900 (una scuola irrigidita secondo sofismi logici di ispirati a B. Russel).
A ragione il bullismo può intendersi quale insoddisfazione profonda e reazione obbligata rispetto alla negazione del protagonismo dell’individuo e del pensiero divergente.
  Pertanto vi sono anche uomini politici, pedagogisti, scienziati del parere che le proteste scolastiche siano in parte utili allo sviluppo della consapevolezza sociale e favoriscano il pensiero “divergente”, lievito della creatività.
Recentemente le istituzioni sono più vigili e ben attrezzate ed il personale docente, almeno in teoria, maggiormente informato (anche per effetto della diffusione delle notizie attraverso internet)  e la scuola tende a realizzazione di un ambiente educante coinvolgente per l’alunno al fine di integrare nel tessuto sociale normale un soggetto (bullo pericoloso) segnalato per le sue aggressioni spavalde, mediante l’intervento didattico, psicologico, sociale, ludico, ginnico, artistico, spirituale, ecc.. Si cerca anche di emendare gli atteggiamenti di bullismo criminale attraverso l’espiazione di forme di pena, adeguate all’età ed allo stato di salute psicofisica, presso comunità protette, case famiglia, istituti di correzione.
Però i genitori più “deboli” preferiscono allearsi costantemente con i figli, anche sul piano delle espressioni comportamentali più discutibili, piuttosto che dar ragione ai docenti o ai fautori di una scuola rigorosa.
Sono anche i patimenti che derivano dalle insoddisfazioni della vita di tutti i giorni tra le cause che fanno sentire i genitori bloccati ed impotenti di fronte all’allarme proveniente dalla cattiveria dei bulli, quando si appropriano della scuola
Molti adulti guardano ai rituali delle occupazioni come a una consuetudine goliardica legata all’autunno, che non li colpevolizza, sebbene i figli perdano il ritmo dello studio e le ore curricolari di laboratorio.
Raramente, avviene che qualche docente,  portatore di stanchezza, rivendicazioni, rancori e dissapori lavorativi, nelle poche ore di lavoro frontale, non concentri e non veicoli forti direttive educative e scientifiche, capaci di interessare gli alunni “contagiati” da ben altre attrattive provenienti dai media attuali.
Anzi  occorre chiarire che a fronte di circolari ministeriali serie e severe, può capitare, deprecabilmente, (anche se raramente) che qualche operatore scolastico percepisca fastidio, ed incautamente si lamenti ad alta voce, con discorsi che finiscano per esasperare subliminalmente gli alunni, finché ne facciano argomento di protesta.
Occorre altresì maggiore cautela da parte dell’insegnante che, senza volerlo, “sponsorizzi gli svogliati” in sede di scrutinio, magari con un discutibile intento di aiutarli, sottolineando solamente alcune loro qualità di intelligenza.
La quantizzazione del danno psicologico subito da terzi, pur se complessa in generale, diventa esprimibile, quando la vittima del bullismo manifesta il disturbo psichico attraverso un repentino indebolimento delle “sane” abitudini di vita, dopo aver subito l’aggressione.
Riesce più difficile quando la vittima apparentemente non mostra cambiamenti di abitudini e di scelte ma al tempo stesso elabora un cambiamento di vita più lento e nascosto (pertanto soltanto una indagine psicologica approfondita può condurre alla diagnosi del danno ed alla relativa prognosi).
La rilevazione della gravità del danno psicologico è strettamente correlata alla descrivibilità del mutamento di vita indotto ed alla gravità delle limitazioni subentrate (chiaramente descrivibili), che tale mutamento di vita comporta; ad esempio se un alunna di liceo interrompe la normale frequenza scolastica per le vessazioni subite precedentemente dai bulli, e incorre nella bocciatura e nella conseguente ripetizione dell’anno scolastico, il danno psicologico corrisponde verosimilmente ad un danno materiale quantizzabile e risarcibile secondo i parametri e costi individuabili tecnicamente.
Si osservi che sia il danno psicologico, che il danno esistenziale e morale, lamentati dalle vittime, devono essere, in sede di giudizio, descritti in maniera chiara e circostanziata ed inequivocabile, nelle loro manifestazioni, e correlati ad effetti ripetuti ed osservabili (magari con l’ausilio del consulente); il danno, descritto nei particolari osservabili, per essere tale deve  risultare la conseguenza diretta e inequivocabile (tecnicamente periziata)  delle causa (episodio di bullismo) al di la di ogni ragionevole dubbio.

Esempi di danni psicologici e degli esiti:

1. indebolimento delle “sane” abitudini di vita: chiusura in se stesso, caduta del rendimento, incapacità lavorativa;
2. mutamento di vita indotto: scarso rendimento nello studio, perdita del ritmo di lavoro, assenze lavorative;
3. terrore: ansia, incubi, risvegli improvvisi, sbalzi di umore, mutacismo (inibizione della parola), scarso rendimento nello studio, perdita del ritmo di lavoro, assenze lavorative;
4. discriminazione ed esclusione (o impedita fruizione di beni materiali, culturali, morali): scarso rendimento nello studio, bocciatura, assenza, perdita del lavoro, malattie psicosomatiche, balbuzie, ulcera, caduta dei capelli, sbalzi di pressione, insonnia, depressione, (raramente, nei casi gravissimi, in soggetti fragili non trattati, fino all’autolesionismo).
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Alcuni termini ricorrenti:
–Affanno –aiuto –ammanettare -appello –arresto -assassino –autoambulanza –autopunizione –avvocato –banda -barricato in auto –bloccare –botte -bravo ragazzo –cancellare prove –killer –cimitero –coltello -controlli –corsa –custodia –delitto –digiunare -discostarsi dal volere -doppia vita –eludere -falso –ferire -fermo –garage -giardini pubblici -grida –identikit -illusorio -immobilizzare –incendio -incidente –infetto –inganno –isolato –lanciato –legare -lesioni personali –malato -maltrattamenti in famiglia –sfrenato –massacrare -minacciare la diffusione delle immagini registrate –minacciare di morte -moglie lo lascia -molestare -momenti e luoghi più impensati –nascondere –nascosto -nastro adesivo –negare -negativo -non accettare la fine della storia d’amore –nonnismo –non privo di conseguenze -obbligare –occultare –ospedale -ossessivo nei suoi confronti –passamontagna –pecora -pedinare –perseguitare –picchiare -pillole –prevaricazione–processo -procurando contusioni –profilo -protesta –pungere –racconto triste -ragazza tallonata -raid del marito –rapina -rapinatori -rapporto -rassegnato -ricatto –ricovero -rintracciato -riprendendo tutto con il telefonino -schiaffeggiare -sconvolgente -sfuggire alla cattura –soccorso –sorveglianza –sottrazione -stufare –svogliato –taglierino –tamponato -telecamera a circuito chiuso -terrore –testimone –tombino –torturare –tracce –trascinare –traumatizzare -triste sentimento –vagante -violenza psicologica e fisica -zona isolata.

Prof. Gennaro Iasevoli

Docente di Psicologia Giuridica

Università Parthenope Napoli

Facoltà di Giurisprudenza