13 dicembre 2018


Bulli o adolescenti devianti

10 giugno, 2008 by Agata Romeo - Psicologo  
Categoria: Bullismo

finestra.jpg Il bullismo fino a qualche anno fa, in Italia, era un fenomeno quasi sconosciuto, oggi, invece, le cronache giornalistiche ne fanno un gran parlare. Cosa è accaduto? I bulli dilagano improvvisamente o  finalmente  si è riusciti ad attenzionare una piaga giovanile che fino ad ora si era mossa indisturbata fra i banchi di scuola e nel mondo dei ragazzi?
E se le notizie che corrono via cavo ci avessero falsamente informati? Se i media avessero creato solo confusione mischiando problematiche come i suicidi giovanili, il bullismo, gli abusi sessuali fra minori, la delinquenza minorile?
Forse si dimentica che Dan Olweus, studioso norvegese, ha definito la vittima di bullismo come colui il quale “è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”.
Per poter parlare di bullismo, quindi, occorre che un singolo o un gruppo si coalizzino contro un soggetto eletto capro espiatorio e che ripetutamente e con una certa frequenza questi sia oggetto di vessazioni agite intenzionalmente. Non si tratta di casi isolati, né di aggressioni rivolte prima a uno, poi all’altro adolescente. Non si tratta solo di violenza fisica ma il bullismo è anche diffondere un pettegolezzo, minacciare, beffeggiare, intimidire un ragazzo (o una ragazza) eletto a vittima. Un facile bersaglio che prima viene sottomesso e poi isolato.
Ma allora giuridicamente cos’è un bullo? Si può definire un deviante?
Il Prof. Gaetano De Leo definisce la devianza “una categoria socio-psicologica che fa riferimento a tutte le forme evidenti ed evidenziate di trasgressione alle norme e alle regole rilevanti di uno specifico contesto di rapporti interpersonali e sociali”.
La devianza è, in sostanza, un comportamento che si allontana dalle norme di un gruppo e che pertanto suscita reazioni da parte della società quali la punizione o la correzione dell’ autore.
Vi sono poi devianze “normalizzate” cioè che si prestano ad essere giustificate dalla società, pensiamo al parcheggio in doppia fila, a salire sull’autobus senza regolare biglietto, e “altre” devianze che producendo conseguenze particolarmente dannose e rilevanti attivano sanzioni giuridiche e/o morali.
Secondo tali premesse l’essere deviante dipende dalle norme trasgredite sia esse giuridiche che  sociali, quindi sarà deviante un omicida ma anche uno skeanhead, un gigante o un eretico, ecc. Ma se un bullo è deviante poiché trasgredisce alle regole sociali sarà anche un delinquente?
Chi delinque viola certamente le norme sociali ma attraverso la commissione di reati.
Dipende quindi dalle norme trasgredite!
Un bullo trasgredisce certamente alle regole di un contesto ed un grippo sociale ma c’è una differenza essa è dettata dal tipo di danno che si fa all’altro.
Oggi tutto è catalogato dai media sotto la voce “bullismo”. Pare come se, nonostante la delinquenza giovanile sia in notevole aumento, gli adulti quasi cercassero di minimizzare, come se quell’atto, seppur riprovevole, sia una “cosa da ragazzi”.
Il bullismo è un fenomeno importante che va attenzionato, non va sottovalutato, occorre fare prevenzione. E’ difficile scorgerlo, si muove strisciante, silente fra i ragazzi e quando lo si scopre è perché un singolo è già stato devastato dalla ripetuta ed instancabile prevaricazione perpetrata a poco a poco giorno dopo l’altro.
Uno stupro, un omicidio, un delitto efferato, anche se agito da un minorenne…beh…è cosa ben diversa dal bullismo.