13 dicembre 2018


Indicatori del fenomeno bullismo

15 ottobre, 2007 by Agata Romeo - Psicologo  
Categoria: Bullismo

BullismoIl termine bullismo è la traduzione italiana dall’inglese “Bullying” ed è una forma di oppressione in cui un bambino, o un adolescente, sperimenta, ad opera di un compagno prevaricatore, una condizione di sofferenza, svalutazione della propria identità ed emarginazione dal gruppo. Un problema questo, che spesso sfugge agli occhi degli adulti che vivono nella convinzione che quella dei bambini sia solo l’età dell’innocenza, in cui determinati eventi non possono verificarsi.

Vi è differenza fra aggressività e bullismo. La prima si manifesta con comportamenti violenti che servono principalmente a scaricare energia, emozioni e tensione. Il bullismo è, invece, un fenomeno caratterizzato da violenza fisica, verbale e psicologica che ha conseguenze devastanti a lungo termine. Le prime ricerche che hanno tentato di definire e quantificare il fenomeno, negli anni settanta, si devono a Dan Olweus, studioso norvegese, che ha spiegato:” uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”.

Il bullismo può confondersi con i normali conflitti fra coetanei ma vi sono delle caratteristiche che lo definiscono:

  • commettere intenzionalmente del male senza provare compassione;
  • l’azione deve essere perpetrata ripetutamente e frequentemente;
  • deve presentarsi con asimmetria nella relazione fra soggetti.

Esistono poi due forme di bullismo, quello diretto ed indiretto.

Bullismo diretto:

fisico ( pugni, calci, violenza fisica in genere)

verbale ( deridere, insultare, canzonare, urlare).

Bullismo indiretto: emarginare, diffondere pettegolezzi e storie offensive.

Il tipo di relazione che si instaura tra il bullo e le sue vittime è caratterizzata dalla presenza di uno squilibrio di potere. Il più forte mette in atto condotte ostili verso il più debole per danneggiarlo o metterlo in difficoltà; non si conclude dopo un singolo episodio ma si cronicizza.

Il profilo del bullo

Si tratta di bambini o ragazzini che si mostrano aggressivi verso i coetanei, verso gli insegnanti ed anche i genitori. Sono impulsivi, scarsamente empatici, incapaci di stabilire relazioni positive, elevato livello di autostima. Non tentano di mascherare la debolezza con l’aggressività. Hanno bassa tolleranza alla frustrazione e difficoltà nel rispettare le regole. Dan Olweus ha elaborato degli indicatori del possibile bullo e della probabile vittima.

Indicatori del possibile bullo

  • prende in giro ripetutamente;
  • rimprovera, intimidisce, minaccia, beffeggia;
  • ha un forte bisogno di dominare;
  • mette in ridicolo;
  • prende a pugni, a calci, strattona;
  • danneggia le cose che appartengono ad altri;
  • si inquieta facilmente ed è poco tollerante;
  • è oppositivo, insolente, aggressivo;
  • prende parte ad altri comportamenti antisociali.

Il profilo della vittima

Le vittime prescelte sono indifferentemente maschi o femmine, spesso cauti, riservati, timorosi e sensibili. Se molestati tendono a non reagire, hanno scarsa autostima e un’immagine negativa di sè. A scuola vivono una condizione di solitudine e abbandono. Il ripetuto attacco dei coetanei aumenta inevitabilmente l’ansia, l’insicurezza e abbassa l’autostima. Gli studenti vittimizzati sono fisicamente più deboli, hanno paura di farsi male o essere feriti, risultano incapaci nelle attività sportive ed hanno scarso coordinamento corporeo. La vittima ha difficoltà ad affermarsi nel gruppo dei coetanei, tende a rapportarsi meglio con gli adulti, tuttavia non racconta i soprusi che subisce, nè ai genitori, nè agli insegnanti. I compagni di scuola difficilmente stringono amicizia con lui, o per paura di essere etichettati come già lo è lui, o per disprezzo. Questo atteggiamento collettivo tende, in genere, a sfociare nel totale isolamento. Una volta diventato bersaglio di molestie, il ragazzino eletto a vittima, verrà infastidito anche dagli altri compagni, perchè ritenuto facile bersaglio, e il bullo non proverà sensi di colpa nei suoi riguardi.

Si sviluppa così un processo di deumanizzazione che fa del vittimizzato un individuo che merita di essere picchiato e sottomesso.

Le numerose ricerche hanno portato a sfatare la credenza che vedeva la monocausalità del bullismo nei contesti abitativi poveri e degradati. Ci sono, infatti, studenti aggressivi e non aggressivi, in proporzioni simili in tutte le classi sociali. I fattori che giocano un ruolo preponderante in tale fenomeno sono molteplici. Possiamo indicarne di seguito alcuni:

  • Dinamiche psicologiche: Bulli e vittime presentano modi specifici di interpretare e ricostruire mentalmente e narrativamente le interazioni sociali (nei bulli, difficoltà ad identificare le emozioni altrui e ad interpretare i segnali sociali; nella vittima, un deficit specifico circa il riconoscimento della rabbia e opera una “lettura soggettiva” dell’evento stressante, assumendo su di sè la colpa di quanto accaduto);
  • La Famiglia: L’atmosfera familiare ed in particolare gli stili educativi messi in atto dai genitori hanno un loro peso nella crescita di un individuoe nella costruzione della sua identità (Ad es: le vittime hanno relazioni più solide e rapporti più positivi con i propri genitori, in particolare con la madre);
  • Il gruppo dei pari: rappresenta la sfera sociale del ragazzo, è il suo “mondo”. E’ importante sapersi relazionare con esso, poichè diventa l’immagine pubblica di sè, è il luogo dove ci si sperimenta, luogo di confronto e di costruzione della propria identità. (Nell’ambito del bullismo si innescano nel gruppo dinamiche si esclusione e di appartenenza al gruppo, a differenza del gioconon vi è alternanza di chi possiede il potere);
  • La Scuola: Luogo dell’istruzione, scandito da precise regole e orari. All’interno di essa si costruiscono svariati rapporti interpersonali e si viene costantemente valutati, non solo dagli insegnanti ma anche dal gruppo dei coetanei. Il personale scolastico ha il compito di educare gli studenti, osservarne i comportamenti, accogliere le richieste di aiuto ed intervenire qualora sospetti la presenza del fenomeno.
  • La televisione ed i videogiochi (ruolo preso in esame da numerose ricerchenegli ultimi 30 anni, tuttavia nessuna di esse è riuscita a dimostrare se realmente vi sia un legame diretto fra la visione dela violenza e l’aumento del comportamento aggressivo agito da chi ne fruisce).

Gli studi sul bullismo hanno avuto inizio nel 1978 ad opera di Dan Olweus, professore di psicologia all’Università di Bergen, in Norvegia, pubblicati poi in Italia a distanza di cinque anni. Da questi studi presero le mosse altre ricerche effettuate in altri paesi europei fra cui l’Inghilterra, la Finlandia, l’Irlanda, il Giappone, l’Italia e persino l’Australia chee hanno cercato di capire qualcosa in più rispetto alla dimensione e all’origine del problema per poter giungere poi all’individuazione di strategie volte al contenimento del fenomeno.

In Italia le ricerche sul bullismo nascono ad opera di Ada Fonzi, ordinario di Psicologia dello sviluppo, presso l’Università di Firenze, e dei suoi collaboratori. Le ricerche si estenderanno negli anni sul diverse aree geografiche d’Italia.

Si evince dai risultati ottenuti che il fenomeno del bullismo può assumere forme differenti coinvolgendo sia maschi che femmine e che spesso riesce a passare inosservato agli occhi degli adulti. Non sempre è semplice individuare le cause sottostanti, risulta più facile additare la scuola, la famiglia o la società, le quali, a loro volta, tendono a delegare interventi e responsabilità l’una all’altra innescando una sorta di spirale che non si esaurisce mai.

Bibliografia:

Dan Olweus, (1996) Bullismo a scuola, Giunti

Fonzi Ada, (1997), Il bullismo in Italia, Firenze 1997

Marini F. Mameli C. (1999), Il Bullismo nelle scuole, Carocci