13 dicembre 2018


Il bullismo nella scuola, i protagonisti, le cause, le proposte di intervento

2 settembre, 2009 by Prof. Gennaro Iasevoli  
Categoria: Bullismo, Ultimi articoli

bulli2I protagonisti di atti di bullismo, prevaricazioni, nonnismo, sono stati ritenuti per più di un secolo (già lo scrittore E. De Amicis inizia a parlare di un alunno che nutre il suo odio nei confronti di tutto e tutti), come soggetti che non desiderano migliorare. In generale danneggiano con prepotenza i più deboli e più esposti alle prevaricazioni, a scopo di affermazione personale di stampo delinquenziale.
Gli autori del bullismo hanno tutte le età: alunni di scuola elementare, media, liceale, (oggi su you-tube è possibile visionare anche alcune tracce di filmati che li ritraggono durante i danneggiamenti).
Prevaricano, perpetrano deliberatamente, intenzionalmente, ripetutamente pressioni offensive; aggrediscono, danneggiano, feriscono, vandalizzano gli effetti personali dei loro compagni, sottraggono beni simbolo, deridono e in qualche caso diffamano, calunniano, offendono, discriminano ed escludono i più deboli incapaci di difendersi; impediscono la fruizione di beni materiali, culturali, morali; trascorrono quasi l’intera giornata “inseguendo l’allegria” e per tenersi in “forma” si divertono a spaccare tutto, con furia disumana.
Vi sono bulli che sono integrati positivamente nella scuola e nella famiglia ed altri che non hanno intenzione di vivere normalmente, né di sottoporsi alle regole della famiglia e della scuola.
Nella seconda ipotesi, i bulli non hanno un buon curriculum scolastico, non sono precisi e non rispettano l’orario d’ingresso a scuola, fanno numerose assenze ingiustificate, non svolgono i compiti assegnati dai docenti, copiano i compiti dagli altri o addirittura li sottraggono materialmente ai compagni più bravi, apponendovi ingenuamente la loro firma.  Quando vengono interrogati si girano continuamente verso i compagni di classe, in cerca di supporto, ma stranamente essi cercano aiuto dai compagni “scolasticamente malconci” del loro piccolo clan invece di implorare suggerimenti dai compagni più bravi: questo fenomeno di persistenza ed irriducibilità va a connotare in maniera inequivocabile i ragazzi e adolescenti che non hanno intenzione di migliorarsi e quindi sono già all’inizio di una carriera criminale.
Bullismo, prevaricazione, nonnismo si verificano nelle sedi più svariate: nelle piazze, nei dormitori, nei corridoi, nei servizi, sulle spiagge, nei luoghi di ricreazione e di gioco, nelle discoteche, nelle palestre, nelle scuole, nelle strade poco frequentate, durante gli spettacoli ed i raduni, durante le escursioni, sui mezzi di trasporto, nelle stazioni, di giorno e di notte.
Casi sporadici di bullismo, nonnismo e prevaricazioni sono stati notati talvolta nelle scuole di ogni ordine e grado, in assenza di docenti o durante i picchettaggi delle occupazioni degli edifici scolastici, ove è presente una marea di studenti della stessa età, svincolati da obblighi didattici e disciplinari per alcuni giorni; attuano una liberalizzazione dell’orario scolastico, e trattano argomenti a libera scelta che concernono anche discussioni a sfondo politico e sessuale; ne risulta una contestuale limitazione dei controlli disciplinari e l’impunità in molti casi di scorrettezze (che sfuggono al  monitoraggio); vi è la possibilità di modificare la composizione dei gruppi classe e di aggregarsi in gruppi auto-costituiti su interessi comuni e spesso su iniziative di sostegno ad altri contestazioni (con condotte incontrollate); gli studenti senza alcuna autorizzazione posso diffondere avvisi  classe per classe, ed anche gli studenti con un curriculum negativo si consolano per la notorietà (nel gruppo dei promotori) davanti ai più piccoli (alunni delle prime classi liceali) che li acclamano; tutto avviene anche in presenza di “pacifica” rassegnazione di molti genitori che si sentono impacciati ed inadeguati,  probabilmente essi si sentono in colpa, per il pregresso disinteressamento.
Merita una particolare attenzione, per le coincidenze che ne derivano, l’autogestione scolastica diffusasi ciclicamente in quasi tutti gli Istituti superiori. Inizia in genere tra ottobre e novembre, non appena l’orario di insegnamento va regime (sembrerebbe conviene agli adolescenti più svogliati farla franca, senza compiti, nelle giornate più impegnative). Dura mediamente un mese, probabilmente perchè comincia a stufare prima le ragazze (più pragmatiche) che si sentono via via più aggredite e “tallonate” dai maschi più inopportuni e anche perchè c’è l’intervento sempre più stringente dei presidi, delle famiglie e dei docenti.
Gli Studenti, che conducono le file dell’organizzazione, imponendo gli avvisi classe per classe, hanno generalmente un’esperienza personale abbastanza nota, spesso in negativo, ed un’aspirazione al potere; si passano di anno in anno le informazioni e le esperienze, dai più grandi ai più piccoli; in genere non coltivano interessi verso le materie scientifiche e lo sport (ma non esistono, su questo, dati statistici raccolti scientificamente).
A fronte di velate forme di prevaricazione, bullismo e nonnismo: la maggior parte degli alunni agisce da “connivente”, perché quando viene intervistata dagli adulti, non importa se docenti o genitori, spesso non riesce a dare una spiegazione e nel migliore dei casi ripete a memoria due righe di protesta contro lo stato carente dell’Istituzione, ma durante il colloquio approfondito e stringente alcuni spiegano di nutrire il terrore smisurato di discostarsi dal volere degli organizzatori delle proteste e proseguono raccontando di aver subito o di temere velate forme di prevaricazione, bullismo e nonnismo nei momenti e nei luoghi più impensati. Di questi racconti bisognerà approfondire gli effetti patologici sulla psiche adolescenziale e vedere se i danni incidano indistintamente sugli alunni appartenenti a tutti i ceti sociali o se avvenga una selezione automatica.
Molti alunni assistono impotenti alla loro dichiarata caduta scolastica ed a ruota, anche i genitori, si rassegnano “pacificamente”, nel vederli candidati alla sicura perdita dell’anno scolastico, per scarso rendimento.
La situazione della bocciatura incipiente viene percepita da tali alunni come ineluttabile conseguenza del fatto che la “prova/esperienza” dell’autogestione è stata vissuta senza partecipazione: una specie di sentimento di autopunizione si impossessa della mente dell’alunno.
La ritualità, pur se presenta alcuni aspetti prevaricanti, viene accettata dalla massa quale conseguenza di una sofferenza esistenziale collettiva, mentre soltanto poche vittime di eventuali soprusi perpetrati riescono a valutare, sulla propria pelle, gli effetti della pressione, dell’annientamento temporaneo della personalità, per i frequenti scontri fisici violenti, le minacce, gli avvilimenti, la perdita del ritmo giornaliero dello studio e dello svago.
Permane comunque la credenza diffusa tra gli adolescenti che la protesta dia un senso di appagamento, di autonomia, di libertà e quindi di crescita. I bulli ritengono le loro azioni sempre e comunque molto redditize, infatti se sono svogliati e “senza un nome” si consolano con una notorietà di facciata davanti ai più piccoli che li acclamano quando disprezzano l’offerta della scuola.
Talvolta un bullo riesce ad essere promosso ed allora giudica la sua notorietà di “caporione” un valore aggiunto che lo farebbe decollare anche nella società e lo metterebbe in collegamento “complice” con altri “violenti” più grandi, in cui si proietta ampiamente.
Le cause (prossime) del bullismo sono riconducibili ad un “desiderio di sentirsi più forte” e di misurare la propria affermazione in base alla consistenza del danno cagionato ad un altro individuo, (che di fatto è la vittima del bullo); le “cause remote” secondo la “vecchia pedagogia” sono invece riconducibili a vari fattori che vanno dalla fragilità mentale personale, fino al criminale incitamento e connivenza da parte di genitori, familiari ed amici che vivono criminalmente l’esperienza quotidiana.
Secondo una visione che si sta facendo strada nell’ultimo decennio, posso ipotizzare nuove cause più propriamente legate alla percezione di una generale sofferenza infantile per effetto di una micidiale commistione di carenze economiche, culturali, morali ed affettive
L’ intervento psico-sociologico.
Recentemente si levano voci di allarme sociale da più parti, per l’evidenziarsi di alcune forme di imbarbarimento sociale, che trasversalmente colpiscono l’umanità. Quindi sembrerebbe che una parte della popolazione mondiale, a pelle di leopardo, venga presa dalla rabbia, cattiveria, aggressività e pericolosità.
C’è la necessità di raccogliere i cocci prodotti da una miriade di fenomeni negativi che hanno connotato l’età evolutiva dei giovani formatisi nel periodo cosiddetto della pedagogia italiana “postbellica”, al crepuscolo dello scorso secolo (scuola permeata da rilevanti fenomeni di abbandono, bulimia, bullismo, devianza sociale e criminalità), proprio nelle aree geografiche più martoriate e bisognose.
A proposito di aree geografiche economicamente depresse c’è da dire – in premessa teorica – che ancor di più occorre una ricerca pedagogica e psicologica giuridica che contemperi le esigenze degli studi sullo sviluppo della “personalità integrale” degli individui.
Intanto a tutt’oggi la corposa pedagogia “crepuscolare” in parte sopravvissuta all’ultimo novecento, “conserva in modo massimalistico e logicistico” un’impostazione metodologica volta a mitigare i sintomi del bullismo senza affrontare lo studio sistematico delle cause, a livello motivazionale.
Appaiono incredibili, più che inadeguate nel complesso, le misure pedagogiche messe in atto alla fine del 900, col sistema di “tappa” e “tappa”, agendo per progetti fatti di azioni e misure “rafforzative” della didattica scolastica ordinaria anche se qualche volta, in collegamento con i Servizi sociali Comunali, con misure emendative di correzione (allontanamenti, affidamenti), che ancor di più esasperano i “bulli”: essi comprimono le loro pulsioni passivamente fino ad una successiva ripresa reattiva, imprevedibile.
Nel nostro caso, l’osservazione del bullo va ricondotta alla stesura del profilo psicologico (strumento tipico della psicologia giuridica – leggasi Carta di Noto) applicato al “bullo” e possibilmente a tutti i soggetti che “gravitano” o “ruotano” intorno a lui.
Non è un mistero che, per le scienze psicologico-giuridiche, per arrivare all’individuazione della genesi di un comportamento di un individuo bisogna analizzare svariati soggetti a lui prossimi, stendendone i profili psicologici.
E appunto con questo metodo d’indagine e di raffronto di profili plurimi gli Psicologi CTU riescono ad evidenziare, (se richiesto dal magistrato, anche nelle sedi istituzionali deputate, nei procedimenti di affido familiare ed extrafamiliare di minori, nei GLH per l’integrazione delle Persone diversamente abili, nei procedimenti di affidamento di minori ad Istituti di rieducazione minorile, nei procedimenti penali) quella significativa “compresenza”, nei casi di bullismo, prevaricazione, nonnismo, di indicatori psicologici di carenze economiche, culturali, morali, affettive.
La ricerca pedagogica comparata e la ricerca pedagogica emendativa  dovranno muoversi secondo una nuova direttrice di studio motivazionale che personalmente giudico parecchio interessante, anche dal punto di vista psicologico giuridico, per arrivare alla interpretazione scientifica delle prevaricazioni, del bullismo e del nonnismo.

Prof. Gennaro Iasevoli

Docente di Psicologia Giuridica

Università Parthenope Napoli

Facoltà di Giurisprudenza