16 dicembre 2018


Psicologia giuridica e teoremi educativi

maria-montessoriAgli inizi del 1900 italiano le prime conquiste psico-mediche influenzano la medicina scolastica e l’igiene praticata nelle scuole materne, elementari e medie: il pensiero di Maria Montessori (prima donna italiana laureata in medicina) conquista i docenti elementari e medi e nelle università se ne parla con grande interesse per i risultati tangibili ottenuti con i ragazzi disabili; intanto Giuseppe Lombardo Radice descrive le prime tecniche di ottimizzazione dell’apprendimento scolastico e Giovanni Gentile le utilizza nella sua riforma per la scuola, sopravvissuta più di mezzo secolo e giunta fino ai nostri giorni (solo recentemente rimaneggiata con gli interventi legislativi dei Ministri Moratti, Fioroni e Gelmini).
Mentre la riforma Gentile resiste, quasi del tutto staticamente, nel dopoguerra per oltre mezzo secolo, la ricerca pedagogica nelle Università italiane, salvo rare eccezioni è rappresentata dai ricercatori legati al pensiero di M. Montessori, G. Gentile e Giuseppe Lombardo Radice; avviene una scelta strategica di presa di distanza dai pensatori italiani d’anteguerra che hanno ispirato la riforma Gentile e inizia un percorso di “trapianto” in Italia di idee e metodi mutuati da grandi filosofi di altre nazioni (Russia, Germania, Austria, Inghilterra, Cecoslovacchia, Stati Uniti).
Questi filosofi-pedagogisti in effetti partono tutti da una concezione logicistica della realtà e bene o male approdano, dopo la crisi dell’idealismo, ad una concezione neoempirica che però si giustifichi sempre sul piano logico.
Da tale succinta osservazione si può intuire la ragione della loro sofferenza nel dover conciliare la speculazione logico linguistica con  l’imperversare del mondo del reale (neorealismo – futurismo).
Quindi, dal 1945, dopo un primo dibattito durato una quindicina d’anni sulla scia dell’esperienza di Maria Montessori, Giuseppe Lombardo Radice,  Dentice di Accadia, Della Valle, G. Graziussi, intervengono per dare un concreto avvio alla pedagogia della ricostruzione, pedagogisti, psicologi e sociologi ( per citarne alcuni-: Roberto Mazzetti, De Bartolomeis, A.M. Costa, Luigi Volpicelli,) e si conserva fluido il magma, – per citare alcuni esempi -, della filosofia del linguaggio, della filosofia descrittiva, della ricerca sociale e psico-pedagogica.
E mentre tutto il mondo cerca di risolvere le problematiche educative ed istruttive degli alunni, che in massa sono “guidati” alle scuole superiori, “non per rimanerci” ma per uscirne con competenze immediatamente spendibili nel mondo industriale e tecnologico, il dibattito accademico anche in Italia cura il discorso didattico, affidato anche alle risorse interne Scuola-Ministero, e si ritorna, guardando anche al passato, a quelle questioni filosofiche “saporitamente” iniziate con la fondazione del circolo di Vienna organizzato da Moritz Schlick nel 1922 ed osteggiato da Hitler.
Ciò premesso si ravviva nelle università quel dibattito filosofico, pedagogico e psicologico, che ancora oggi resiste con riferimenti forti ai filosofi Rudolf Carnap, Otto Neurath, Ludwig Wittgenstein,  Sigmund Freud (1856 – 1939), Karl Popper, verosimilmente per trovare una giustificazione psico-pedagogica e logica (filosofica), dei linguaggi da usare e dei contenuti da porgere, prima di indicare un percorso di apprendimento agli studenti.
Quindi si riesaminano e si rivalutano anche le filosofie di Alfred Julius Ayer, Alfred Tarski, Arne Naess, Carl Hempel, Friedrich Waismann, Gustav Bergmann, Hans Hann,  Hans Reichenbach, Herbert Feigl, Karl Menger, Kurt Gödel, Ludwig von Bertalanffy, Philipp Frank, Viktor Kraft, W. V. Quine, Theodor Radakovic, Hans Hahn,  Herbert Feigl, Ludwig von Bertalanffy, Gustav Bergmann, Kurt Gödel, Marcel Natkin, Victor Kraft, Karl Menger, Olga Hahn-Neurath, Rose Rand, Friedrich Waismann.
Si rivalutano le idee nate Palo Alto in California, ove, negli anni ’60, prende corpo la teoria dei sistemi logici portata alle estreme conseguenze da Bertrand Arthur William Russell, da George Edward Moore e poi dal biologo austriaco  Ludwig Von Bertalanffy.
Il pensiero sistemico di Bertrand Arthur William Russell è apprezzato e seguito anche da Willard Van Orman Quine e da Karl Popper, però l’allievo Ludwig Wittgenstein dopo un congruo periodo di approfondimento nota e denuncia, alcune incoerenze, superficialità e falsità nella teoria dei sistemi del suo maestro Russell. Secondo l’allievo Ludwig Wittgenstein, Bertrand Arthur William Russell, col suo logicismo esasperato è incapace di cogliere l’aspetto etico-esistenziale dell’uomo, non nutre fiducia nel senso comune oggetto della sociologia, e non riesce a cogliere e riconoscere il valore (realtà, verità logica) dei fatti etici, sociali e politici, della vita quotidiana.
C’è da osservare che il pensiero sistemico di Bertrand Arthur William Russell, rappresentante della Scuola di Palo Alto, tralasciando l’analisi valoriale e motivazionale dell’individuo, perché ingiustificabili sul piano della sua dottrina “logicistica”, svaluta le espressioni culturali e spirituali della vita umana integrale. Lo stesso John Dewey (1859-1952) pur pensando come Russell che la filosofia debba adottare una metodologia scientifica non attribuisce alla scienza (filosofia) la capacità di giungere in ogni caso a conclusioni certe e definitive; Russell crede che la scienza sia capace di portarci sicuramente alla verità, mentre il Dewey crede che le scienze servano alla sperimentazione e siano fallibili.
Nell’opera (Education and Social Order, London 1932) “L’educazione e l’ordinamento sociale”, Bertrand Arthur William Russell spiega che una cosa è educare l’individuo ed un’altra è educare un perfetto “ cittadino sociale”, giuridicamente capace di rispettare le leggi e cooperare in un’ipotetica unione mondiale degli stati (utopia), e preconizza un periodo intensivo di educazione del cittadino per arrivare a un futuro senza “cittadini”, per arrivare cioè ad un futuro con individui veramente liberi che siano capaci di ribellarsi a principi in contrasto “col bene collettivo del sistema”.
In effetti, le sue affermazioni sono rigidamente ancorate alla filosofia logicistica e al di là della proposizione della libertà individuale, da raggiungere con le enunciazioni e senza inculcazioni, differentemente da John Dewey, tali affermazioni ipotizzano uno scenario vitale in cui la personalità dell’individuo deve obbedire al un “ferreo logicismo ateo” che si accompagna al rispetto assoluto delle regole del “sistema” in cui la persona stessa è immersa: se ne deduce che le persone non hanno potere di creare un sistema democratico, ma siano obbligate a rispettare il sistema che “logicisticamente” le avvolge.
Parte appunto dall’accettazione degli assunti della filosofia sistemica logicistica di Palo Alto, una parte significativa della ricerca psico-pedagogica ed etico sociale,  e rimane ancorata da vari decenni alle conseguenti direttrici, mutuate da Ludwig von Bertalanffy, Lev Semënovič Vygotskij, Jean Piaget e Max Wertheimer.
Gli studi psicologici di riferimento, considerati dall‘epoca di Sigmund Freud (1856 – 1939), e fino ad oggi, riguardano eminenti studiosi tra cui: Wilhelm Wundt (1832 – 1920), Franz Brentano (1838 – 1917), William James (1842 – 1910), Ernest Weber (1795 – 1878), Gustav Fechner (1801 – 1887), Ivan Pavlov (1849 – 1936), Jean Piaget (1896 – 1980), Kurt Lewin  (1890 – 1947), Ulric Neisser (1928 – in vita), Humberto Maturana (1928 – in vita), Gene Glass (1940 – in vita).
La psicologia opera epistemologicamente dagli anni sessanta, partendo dalle tecniche funzionalistiche, cognitivistiche, comportamentistiche, costruttivistiche, strutturalistiche. Un grande apporto è venuto dall’epistemologia genetica e dalla neuropsicologia che hanno dato soprattutto una valenza medica alla psicologia “rendendola un indispensabile supporto della pedagogia”.
Oggi non vi sono all’orizzonte cambiamenti significativi di obiettivi e metodi di ricerca, ma alla luce dell’emancipazione di nuovi paradigmi giuridici, si sta ripresentando il dialogo sul significato dell’educazione integrale e sull’approfondimento psicologico delle motivazioni antiomeostatiche(*1) individuali.
Nascono e si migliorano via via, (attraverso un pullulare di metodi, tecniche, scuole, indirizzi): Psicoanalisi – Analisi transazionale – Counseling psicologico – Psicotecnica – Psicometria – Psicosomatica – Psicoterapia corporea – Psicoterapia della Gestalt – Psicoterapia dialettica -Psicoterapia familiare – Psicoterapia neuropsicologica – Psicosintesi – Psicodinamica -Psicodramma – Terapia breve strategica – Terapia cognitiva – Terapia cognitivo-comportamentale – Automotivazione – Terapia di gruppo – Vegetoterapia – Ludoterapia – Terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, basata sulla desensibilizzazione e sulla rielaborazione dei pensieri traumatici attraverso i movimenti oculari) – Ipnoterapia.
Infine la Psicologia assume le svariate definizioni che oggi la connotano:
Psicologia ambientale, Psicologia analitica, Psicologia clinica, Psicologia culturale, Psicologia dei gruppi, Psicologia del lavoro, Psicologia del marketing, Psicologia del turismo, Psicologia dell’educazione, Psicologia delle emergenze calamità e catastrofi, Psicologia dell’orientamento, Psicologia della formazione, Psicologia della Gestalt, Psicologia della religione, Psicologia della salute, Psicologia delle comunità e delle organizzazioni, Psicologia dello sport, Psicologia dello sviluppo, Psicologia di comunità, Psicologia dinamica, Psicologia ecologica, Psicologia evolutiva,  Psicologia fisiologica, Psicologia forense, Psicologia giuridica, Psicologia generale, Psicologia individuale comparata, Psicologia motivazionale, Psicologia positiva, Psicologia postraumatica, Psicologia sociale, Psicologia sperimentale, Psicologia trans personale, Psicologia umanistica.

(*1) Motivazione anti-omeostatica: Desiderio intrinseco (domanda – bisogno – causa – motivo),  che tende a promuovere la crescita, ed il superamento dei risultati già raggiunti.  Ciò provoca aumento del bisogno dopo ogni soddisfazione dello stesso. Il soggetto non cerca l’equilibrio omeostatico (riduzione del bisogno) ma il raggiungimento sempre maggiore di un significato, o addirittura il soddisfacimento di un “desiderio mutabile” (ad esempio: l’autoaffermazione). I motivi antiomeostatici di autorealizzazione agiscono secondo una scala ascendente che innesca un processo dinamico di crescita continua i cui fattori sono la potenzialità e l’ottimismo. Si presume che psicologicamente l’uomo e la donna abbiano un compito aperto e siano portati a protendersi verso il superamento dei livelli già raggiunti, ipotizzando, attraverso l’impegno, una piena realizzazione (ad esempio: sociale) nel superamento di ogni precedente previsione.

Prof. Gennaro Iasevoli

Docente di Psicologia Giuridica

Università Parthenope Napoli

Facoltà di Giurisprudenza