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	<title>Psicologia Giuridica &#187; insegnanti</title>
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	<description>Portale informativo sulla psicologia giuridica</description>
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		<title>Bullismo, prevaricazione, nonnismo: quantizzazione del “danno psicologico” subito da terzi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 14:45:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le scienze mediche, negli ultimi cinquanta anni hanno raggiunto vistosi risultati positivi, che sono sotto gli occhi di tutti (sconfitta di molte malattie infettive ed allungamento della vita delle persone), invece le scienze dell’educazione sono in perenne difficoltà di fronte ai fenomeni della devianza giovanile, che sono diventati vistosi in Italia, nonostante l’applicazione di quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-488" title="bulli3" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/09/bulli3-150x150.jpg" alt="bulli3" width="150" height="150" />Le scienze mediche, negli ultimi cinquanta anni hanno raggiunto vistosi risultati positivi, che sono sotto gli occhi di tutti (sconfitta di molte malattie infettive ed allungamento della vita delle persone), invece le scienze dell’educazione sono in perenne difficoltà di fronte ai fenomeni della <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/minori/bullismo-in-eta-preadolescenziale/" target="_blank">devianza giovanile</a>, che sono diventati vistosi in Italia, nonostante l’applicazione di quelle teorie pedagogiche massimalistiche costruttivistiche e sistemiche neorusselliane del secondo novecento.<br />
Si assiste alla perdita di contatto degli adolescenti con i docenti e con i genitori, si nota la diffusione del morbo di burnout tra i docenti della scuola primaria (ex materna) e tra i docenti della scuola secondaria di secondo grado; vengono colpiti dalla sindrome di burnout (*) (patologia psichiatrica conseguente allo stress derivato dall’impegno professionale a contatto con i ragazzi difficili) i docenti che lavorano con i più piccini e i docenti che non riescono a rapportarsi con i liceali, mentre i docenti delle scuole secondarie di primo grado (ex medie) non mostrano statisticamente particolari patologie collegare allo stress. (* Nota.  Sindrome di burnout: stress caratterizzato da frustrazione e delusione, accompagnato da stanchezza fisica, fragilità emotiva, espressione distaccata ed apatica nei confronti dell’ambiente).<br />
Un siffatto quadro pedagogico-sociale, semplificato all’osso,  -con i problemi del bullismo, con la diffusione del morbo di burnout, con la disaffezione allo studio, con l’esigenza di continui aggiustamenti e di  interventi politici da parte di vari ministri dell’Istruzione che si trovati a dover sistemare, con le norme, una scuola che non attinge più ad una linfa sperimentale-scientifica che la sorregga -, non può che spingerci ad  una amara riflessione sulla perdita di credibilità della pedagogia ereditata dal secondo 900 italiano, che in 50 anni, nel suo complesso operativo (costruttivistico, logicistico neorusselliano), si sarebbe protratta per anni autoreferenzialmente, senza autocritica, senza novità e senza incisività.<br />
Queste considerazioni pesano come un macigno sulla pelle di chi non ha lasciato troppo spazio alle minoranze o non ha inteso ascoltare le reazioni motivazionali infantili, attenendosi all’impianto rigido della scuola italiana del secondo 900 (una scuola irrigidita secondo sofismi logici di ispirati a B. Russel).<br />
A ragione il <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/bulli-o-adolescenti-devianti/" target="_blank">bullismo</a> può intendersi quale insoddisfazione profonda e reazione obbligata rispetto alla negazione del protagonismo dell’individuo e del pensiero divergente.<br />
  Pertanto vi sono anche uomini politici, pedagogisti, scienziati del parere che le proteste scolastiche siano in parte utili allo sviluppo della consapevolezza sociale e favoriscano il pensiero “divergente”, lievito della creatività.<br />
Recentemente le istituzioni sono più vigili e ben attrezzate ed il personale docente, almeno in teoria, maggiormente informato (anche per effetto della diffusione delle notizie attraverso internet)  e la scuola tende a realizzazione di un ambiente educante coinvolgente per l’alunno al fine di integrare nel tessuto sociale normale un soggetto (bullo pericoloso) segnalato per le sue aggressioni spavalde, mediante l’intervento didattico, psicologico, sociale, ludico, ginnico, artistico, spirituale, ecc.. Si cerca anche di emendare gli atteggiamenti di bullismo criminale attraverso l’espiazione di forme di pena, adeguate all’età ed allo stato di salute psicofisica, presso comunità protette, case famiglia, istituti di correzione.<br />
Però i genitori più “deboli” preferiscono allearsi costantemente con i figli, anche sul piano delle espressioni comportamentali più discutibili, piuttosto che dar ragione ai docenti o ai fautori di una scuola rigorosa.<br />
Sono anche i patimenti che derivano dalle insoddisfazioni della vita di tutti i giorni tra le cause che fanno sentire i genitori bloccati ed impotenti di fronte all’allarme proveniente dalla cattiveria dei <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/indicatori-del-fenomeno-bullismo/" target="_blank">bulli</a>, quando si appropriano della scuola<br />
Molti adulti guardano ai rituali delle occupazioni come a una consuetudine goliardica legata all’autunno, che non li colpevolizza, sebbene i figli perdano il ritmo dello studio e le ore curricolari di laboratorio.<br />
Raramente, avviene che qualche docente,  portatore di stanchezza, rivendicazioni, rancori e dissapori lavorativi, nelle poche ore di lavoro frontale, non concentri e non veicoli forti direttive educative e scientifiche, capaci di interessare gli alunni “contagiati” da ben altre attrattive provenienti dai media attuali.<br />
Anzi  occorre chiarire che a fronte di circolari ministeriali serie e severe, può capitare, deprecabilmente, (anche se raramente) che qualche operatore scolastico percepisca fastidio, ed incautamente si lamenti ad alta voce, con discorsi che finiscano per esasperare subliminalmente gli alunni, finché ne facciano argomento di protesta.<br />
Occorre altresì maggiore cautela da parte dell’insegnante che, senza volerlo, “sponsorizzi gli svogliati” in sede di scrutinio, magari con un discutibile intento di aiutarli, sottolineando solamente alcune loro qualità di intelligenza.<br />
La quantizzazione del danno psicologico subito da terzi, pur se complessa in generale, diventa esprimibile, quando la vittima del bullismo manifesta il disturbo psichico attraverso un repentino indebolimento delle “sane” abitudini di vita, dopo aver subito l’aggressione.<br />
Riesce più difficile quando la vittima apparentemente non mostra cambiamenti di abitudini e di scelte ma al tempo stesso elabora un cambiamento di vita più lento e nascosto (pertanto soltanto una indagine psicologica approfondita può condurre alla diagnosi del danno ed alla relativa prognosi).<br />
La rilevazione della gravità del danno psicologico è strettamente correlata alla descrivibilità del mutamento di vita indotto ed alla gravità delle limitazioni subentrate (chiaramente descrivibili), che tale mutamento di vita comporta; ad esempio se un alunna di liceo interrompe la normale frequenza scolastica per le vessazioni subite precedentemente dai bulli, e incorre nella bocciatura e nella conseguente ripetizione dell’anno scolastico, il danno psicologico corrisponde verosimilmente ad un danno materiale quantizzabile e risarcibile secondo i parametri e costi individuabili tecnicamente.<br />
Si osservi che sia il danno psicologico, che il <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/danno-psichico/la-fine-del-danno-esistenziale/" target="_blank">danno esistenziale e morale</a>, lamentati dalle vittime, devono essere, in sede di giudizio, descritti in maniera chiara e circostanziata ed inequivocabile, nelle loro manifestazioni, e correlati ad effetti ripetuti ed osservabili (magari con l’ausilio del consulente); il danno, descritto nei particolari osservabili, per essere tale deve  risultare la conseguenza diretta e inequivocabile (tecnicamente periziata)  delle causa (episodio di bullismo) al di la di ogni ragionevole dubbio.</p>
<p>Esempi di danni psicologici e degli esiti:</p>
<p>1. indebolimento delle “sane” abitudini di vita: chiusura in se stesso, caduta del rendimento, incapacità lavorativa;<br />
2. mutamento di vita indotto: scarso rendimento nello studio, perdita del ritmo di lavoro, assenze lavorative;<br />
3. terrore: ansia, incubi, risvegli improvvisi, sbalzi di umore, mutacismo (inibizione della parola), scarso rendimento nello studio, perdita del ritmo di lavoro, assenze lavorative;<br />
4. discriminazione ed esclusione (o impedita fruizione di beni materiali, culturali, morali): scarso rendimento nello studio, bocciatura, assenza, perdita del lavoro, malattie psicosomatiche, balbuzie, ulcera, caduta dei capelli, sbalzi di pressione, insonnia, depressione, (raramente, nei casi gravissimi, in soggetti fragili non trattati, fino all’autolesionismo).<br />
&#8212;======&#8212;</p>
<p>Alcuni termini ricorrenti:<br />
–Affanno –aiuto –ammanettare -appello –arresto -assassino –autoambulanza –autopunizione –avvocato –banda -barricato in auto –bloccare –botte -bravo ragazzo –cancellare prove –killer –cimitero –coltello -controlli –corsa –custodia –delitto –digiunare -discostarsi dal volere -doppia vita –eludere -falso –ferire -fermo –garage -giardini pubblici -grida –identikit -illusorio -immobilizzare –incendio -incidente –infetto –inganno –isolato –lanciato –legare -lesioni personali –malato -maltrattamenti in famiglia –sfrenato –massacrare -<a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/cyberbullismo/" target="_blank">minacciare la diffusione delle immagini </a>registrate –minacciare di morte -moglie lo lascia -molestare -momenti e luoghi più impensati –nascondere –nascosto -nastro adesivo –negare -negativo -non accettare la fine della storia d’amore –nonnismo –non privo di conseguenze -obbligare –occultare –ospedale -ossessivo nei suoi confronti –passamontagna –pecora -pedinare –perseguitare –picchiare -pillole –prevaricazione–processo -procurando contusioni –profilo -protesta –pungere –racconto triste -ragazza tallonata -raid del marito –rapina -rapinatori -rapporto -rassegnato -ricatto –ricovero -rintracciato -riprendendo tutto con il telefonino -schiaffeggiare -sconvolgente -sfuggire alla cattura –soccorso –sorveglianza –sottrazione -stufare –svogliato –taglierino –tamponato -telecamera a circuito chiuso -terrore –testimone –tombino –torturare –tracce –trascinare –traumatizzare -triste sentimento –vagante -violenza psicologica e fisica -zona isolata.</p>
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
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		<title>Il bullismo nella scuola, i protagonisti, le cause, le proposte di intervento</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 14:38:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I protagonisti di atti di bullismo, prevaricazioni, nonnismo, sono stati ritenuti per più di un secolo (già lo scrittore E. De Amicis inizia a parlare di un alunno che nutre il suo odio nei confronti di tutto e tutti), come soggetti che non desiderano migliorare. In generale danneggiano con prepotenza i più deboli e più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-301" title="bulli2" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/09/bulli2-150x150.jpg" alt="bulli2" width="150" height="150" />I protagonisti di atti di <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/indicatori-del-fenomeno-bullismo/" target="_blank">bullismo</a>, prevaricazioni, nonnismo, sono stati ritenuti per più di un secolo (già lo scrittore E. De Amicis inizia a parlare di un alunno che nutre il suo odio nei confronti di tutto e tutti), come soggetti che non desiderano migliorare. In generale danneggiano con prepotenza i più deboli e più esposti alle prevaricazioni, a scopo di affermazione personale di stampo delinquenziale.<br />
Gli autori del bullismo hanno tutte le età: alunni di scuola elementare, media, liceale, (oggi su you-tube è possibile visionare anche alcune tracce di filmati che li ritraggono durante i danneggiamenti).<br />
Prevaricano, perpetrano deliberatamente, intenzionalmente, ripetutamente pressioni offensive; aggrediscono, danneggiano, feriscono, vandalizzano gli effetti personali dei loro compagni, sottraggono beni simbolo, deridono e in qualche caso diffamano, calunniano, offendono, discriminano ed escludono i più deboli incapaci di difendersi; impediscono la fruizione di beni materiali, culturali, morali; trascorrono quasi l’intera giornata “inseguendo l’allegria” e per tenersi in “forma” si divertono a spaccare tutto, con furia disumana.<br />
Vi sono bulli che sono integrati positivamente nella scuola e nella famiglia ed altri che non hanno intenzione di vivere normalmente, né di sottoporsi alle regole della famiglia e della scuola.<br />
Nella seconda ipotesi, i bulli non hanno un buon curriculum scolastico, non sono precisi e non rispettano l’orario d’ingresso a scuola, fanno numerose assenze ingiustificate, non svolgono i compiti assegnati dai docenti, copiano i compiti dagli altri o addirittura li sottraggono materialmente ai compagni più bravi, apponendovi ingenuamente la loro firma.  Quando vengono interrogati si girano continuamente verso i compagni di classe, in cerca di supporto, ma stranamente essi cercano aiuto dai compagni “scolasticamente malconci” del loro piccolo clan invece di implorare suggerimenti dai compagni più bravi: questo fenomeno di persistenza ed irriducibilità va a connotare in maniera inequivocabile i ragazzi e adolescenti che non hanno intenzione di migliorarsi e quindi sono già all’inizio di una <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/bulli-o-adolescenti-devianti/" target="_blank">carriera criminale</a>.<br />
Bullismo, prevaricazione, nonnismo si verificano nelle sedi più svariate: nelle piazze, nei dormitori, nei corridoi, nei servizi, sulle spiagge, nei luoghi di ricreazione e di gioco, nelle discoteche, nelle palestre, nelle scuole, nelle strade poco frequentate, durante gli spettacoli ed i raduni, durante le escursioni, sui mezzi di trasporto, nelle stazioni, di giorno e di notte.<br />
Casi sporadici di bullismo, nonnismo e prevaricazioni sono stati notati talvolta nelle scuole di ogni ordine e grado, in assenza di docenti o durante i picchettaggi delle occupazioni degli edifici scolastici, ove è presente una marea di studenti della stessa età, svincolati da obblighi didattici e disciplinari per alcuni giorni; attuano una liberalizzazione dell’orario scolastico, e trattano argomenti a libera scelta che concernono anche discussioni a sfondo politico e sessuale; ne risulta una contestuale limitazione dei controlli disciplinari e l’impunità in molti casi di scorrettezze (che sfuggono al  monitoraggio); vi è la possibilità di modificare la composizione dei gruppi classe e di aggregarsi in <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/le-baby-gang/" target="_blank">gruppi auto-costituiti </a>su interessi comuni e spesso su iniziative di sostegno ad altri contestazioni (con condotte incontrollate); gli studenti senza alcuna autorizzazione posso diffondere avvisi  classe per classe, ed anche gli studenti con un curriculum negativo si consolano per la notorietà (nel gruppo dei promotori) davanti ai più piccoli (alunni delle prime classi liceali) che li acclamano; tutto avviene anche in presenza di “pacifica” rassegnazione di molti genitori che si sentono impacciati ed inadeguati,  probabilmente essi si sentono in colpa, per il pregresso disinteressamento.<br />
Merita una particolare attenzione, per le coincidenze che ne derivano, l’autogestione scolastica diffusasi ciclicamente in quasi tutti gli Istituti superiori. Inizia in genere tra ottobre e novembre, non appena l’orario di insegnamento va regime (sembrerebbe conviene agli adolescenti più svogliati farla franca, senza compiti, nelle giornate più impegnative). Dura mediamente un mese, probabilmente perchè comincia a stufare prima le ragazze (più pragmatiche) che si sentono via via più aggredite e “tallonate” dai maschi più inopportuni e anche perchè c’è l’intervento sempre più stringente dei presidi, delle famiglie e dei docenti.<br />
Gli Studenti, che conducono le file dell’organizzazione, imponendo gli avvisi classe per classe, hanno generalmente un’esperienza personale abbastanza nota, spesso in negativo, ed un’aspirazione al potere; si passano di anno in anno le informazioni e le esperienze, dai più grandi ai più piccoli; in genere non coltivano interessi verso le materie scientifiche e lo sport (ma non esistono, su questo, dati statistici raccolti scientificamente).<br />
A fronte di velate forme di prevaricazione, bullismo e nonnismo: la maggior parte degli alunni agisce da “connivente”, perché quando viene intervistata dagli adulti, non importa se docenti o genitori, spesso non riesce a dare una spiegazione e nel migliore dei casi ripete a memoria due righe di protesta contro lo stato carente dell’Istituzione, ma durante il colloquio approfondito e stringente alcuni spiegano di nutrire il terrore smisurato di discostarsi dal volere degli organizzatori delle proteste e proseguono raccontando di aver subito o di temere velate forme di prevaricazione, bullismo e nonnismo nei momenti e nei luoghi più impensati. Di questi racconti bisognerà approfondire gli effetti patologici sulla psiche adolescenziale e vedere se i danni incidano indistintamente sugli alunni appartenenti a tutti i ceti sociali o se avvenga una selezione automatica.<br />
Molti alunni assistono impotenti alla loro dichiarata caduta scolastica ed a ruota, anche i genitori, si rassegnano “pacificamente”, nel vederli candidati alla sicura perdita dell’anno scolastico, per scarso rendimento.<br />
La situazione della bocciatura incipiente viene percepita da tali alunni come ineluttabile conseguenza del fatto che la “prova/esperienza” dell’autogestione è stata vissuta senza partecipazione: una specie di sentimento di autopunizione si impossessa della mente dell’alunno.<br />
La ritualità, pur se presenta alcuni aspetti prevaricanti, viene accettata dalla massa quale conseguenza di una sofferenza esistenziale collettiva, mentre soltanto poche vittime di eventuali soprusi perpetrati riescono a valutare, sulla propria pelle, gli effetti della pressione, dell’annientamento temporaneo della personalità, per i frequenti scontri fisici violenti, le minacce, gli avvilimenti, la perdita del ritmo giornaliero dello studio e dello svago.<br />
Permane comunque la credenza diffusa tra gli adolescenti che la protesta dia un senso di appagamento, di autonomia, di libertà e quindi di crescita. I bulli ritengono le loro azioni sempre e comunque molto redditize, infatti se sono svogliati e “senza un nome” si consolano con una notorietà di facciata davanti ai più piccoli che li acclamano quando disprezzano l’offerta della scuola.<br />
Talvolta un bullo riesce ad essere promosso ed allora giudica la sua notorietà di “caporione” un valore aggiunto che lo farebbe decollare anche nella società e lo metterebbe in collegamento “complice” con altri “violenti” più grandi, in cui si proietta ampiamente.<br />
Le cause (prossime) del bullismo sono riconducibili ad un “desiderio di sentirsi più forte” e di misurare la propria affermazione in base alla consistenza del danno cagionato ad un altro individuo, (che di fatto è la vittima del bullo); le “cause remote” secondo la “vecchia pedagogia” sono invece riconducibili a vari fattori che vanno dalla fragilità mentale personale, fino al criminale incitamento e connivenza da parte di genitori, familiari ed amici che vivono criminalmente l’esperienza quotidiana.<br />
Secondo una visione che si sta facendo strada nell’ultimo decennio, posso ipotizzare nuove cause più propriamente legate alla percezione di una generale sofferenza infantile per effetto di una micidiale commistione di carenze economiche, culturali, morali ed affettive<br />
<a href="http://www.psicologiagiuridica.net/minori/psicologia-giuridica-e-teoremi-educativi/" target="_blank">L’ intervento psico-sociologico</a>.<br />
Recentemente si levano voci di allarme sociale da più parti, per l’evidenziarsi di alcune forme di imbarbarimento sociale, che trasversalmente colpiscono l’umanità. Quindi sembrerebbe che una parte della popolazione mondiale, a pelle di leopardo, venga presa dalla rabbia, cattiveria, aggressività e pericolosità.<br />
C’è la necessità di raccogliere i cocci prodotti da una miriade di fenomeni negativi che hanno connotato l’età evolutiva dei giovani formatisi nel periodo cosiddetto della pedagogia italiana “postbellica”, al crepuscolo dello scorso secolo (scuola permeata da rilevanti fenomeni di abbandono, bulimia, bullismo, devianza sociale e criminalità), proprio nelle aree geografiche più martoriate e bisognose.<br />
A proposito di aree geografiche economicamente depresse c’è da dire – in premessa teorica &#8211; che ancor di più occorre una ricerca pedagogica e psicologica giuridica che contemperi le esigenze degli studi sullo sviluppo della “personalità integrale” degli individui.<br />
Intanto a tutt’oggi la corposa pedagogia “crepuscolare” in parte sopravvissuta all’ultimo novecento, “conserva in modo massimalistico e logicistico” un’impostazione metodologica volta a mitigare i sintomi del bullismo senza affrontare lo studio sistematico delle cause, a livello motivazionale.<br />
Appaiono incredibili, più che inadeguate nel complesso, le misure pedagogiche messe in atto alla fine del 900, col sistema di “tappa” e “tappa”, agendo per progetti fatti di azioni e misure “rafforzative” della didattica scolastica ordinaria anche se qualche volta, in collegamento con i Servizi sociali Comunali, con misure emendative di correzione (allontanamenti, affidamenti), che ancor di più esasperano i “bulli”: essi comprimono le loro pulsioni passivamente fino ad una successiva ripresa reattiva, imprevedibile.<br />
Nel nostro caso, l’osservazione del bullo va ricondotta alla stesura del profilo psicologico (strumento tipico della psicologia giuridica – leggasi Carta di Noto) applicato al “bullo” e possibilmente a tutti i soggetti che “gravitano” o “ruotano” intorno a lui.<br />
Non è un mistero che, per le scienze psicologico-giuridiche, per arrivare all’individuazione della genesi di un comportamento di un individuo bisogna analizzare svariati soggetti a lui prossimi, stendendone i profili psicologici.<br />
E appunto con questo metodo d’indagine e di raffronto di profili plurimi gli Psicologi CTU riescono ad evidenziare, (se richiesto dal magistrato, anche nelle sedi istituzionali deputate, nei procedimenti di <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/minori/affido-congiunto/" target="_blank">affido familiare </a>ed extrafamiliare di minori, nei GLH per l’integrazione delle Persone diversamente abili, nei procedimenti di affidamento di minori ad Istituti di rieducazione minorile, nei procedimenti penali) quella significativa “compresenza”, nei casi di bullismo, prevaricazione, nonnismo, di indicatori psicologici di carenze economiche, culturali, morali, affettive.<br />
La ricerca pedagogica comparata e la ricerca pedagogica emendativa  dovranno muoversi secondo una nuova direttrice di studio motivazionale che personalmente giudico parecchio interessante, anche dal punto di vista psicologico giuridico, per arrivare alla interpretazione scientifica delle prevaricazioni, del bullismo e del nonnismo.</p>
<p align="right">
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
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