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	<title>Psicologia Giuridica &#187; danno psicologico</title>
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		<title>Il simulatore in psicologia giuridica</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 16:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Maria Concetta Cirrincione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Danno Psichico]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo psicologo giuridico, durante la sua attività di valutazione psicologica e psichiatrico-forense può imbattersi nel procedimento in corso per cui, da parte del perito, sorge la necessità di considerare l’ipotesi che egli stia simulando una malattia psichica o un disturbo ai fini processuali. Ciò può accadere, ad esempio, nei casi dove una diagnosi di malattia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/10/baro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-562" title="baro" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/10/baro-150x150.jpg" alt="baro" width="150" height="150" /></a>Lo psicologo giuridico, durante la sua attività di valutazione psicologica e psichiatrico-forense può imbattersi nel procedimento in corso per cui, da parte del perito, sorge la necessità di considerare l’ipotesi che egli stia simulando una malattia psichica o un disturbo ai fini processuali. Ciò può accadere, ad esempio, nei casi dove una diagnosi di malattia psichica può portare all’assolunzione dell’imputato, oppure alla valutazione del danno bio-psicologico, in cui la stessa diagnosi può portare ad un considerevole risarcimento del danno.</p>
<p>La simulazione è l’intenzione cosciente di ingannare, infatti il DSM-IV esplicita che “La caratteristica fondamentale della simulazione è la produzione intenzionale di sintomi fisici o psicologici falsi o grossolanamente esagerati, motivata da incentivi esterni come evitare il lavoro o un procedimento penale, oppure ottenere farmaci”. In alcune circostanze, la simulazione può rappresentare un comportamento adattivo &#8211; per es. simulare una malattia quando si è prigionieri del nemico in tempo di guerra.</p>
<p>Secondo i contesti è possibile fare riferimento a diverse classificazioni.</p>
<p>Una delle più utilizzate è quella di Nivoli et al. (2001).</p>
<p>Questi Autori distinguono la possibilità di creazione di una sintomatologia psichiatrica secondo personali aspettative, fantasmi e pregiudizi sulla malattia mentale. O ancora un’altra possibilità è l’imitazione, ossia la ripetizione, in modo più o meno grossolano, di sintomi psichici osservati in precedenza su pazienti psichiatrici genuini. E’ anche possibile una rievocazione, ossia la messa in atto di sintomi psicotici assenti nell’attualità ma realmente presenti nella clinica precedente del simulatore.</p>
<p>Ulteriori modalità che rientrano nella simulazione sono: l’allegazione, ossia l’arricchimento di una sintomatologia psichiatrica, di varia natura, con una sintomatologia organica legata ad una patologia inesistente, il mascheramento, cioè la comparsa ed esibizione di sintomi psichici che nascondo una psicopatologia reale differente; la dissimulazione, vale a dire il manifestare uno stato di benessere che nasconde una reale psicopatologia (Nivoli et al. 2001).</p>
<p>La discriminazione fra malattia reale e simulata in una patologia organica si basa su accertamenti clinici e diagnostici “certi”, questo è più difficile nella malattia psichica in quanto l’obiettività dei disturbi, per lo più comportamentali (confusione, disorientamento, alterazioni deliranti del pensiero, depressione dell’umore, autismo, alterazioni a carico degli istinti fondamentali), non è cosi clinicamente e facilmente distinguibile da una simulazione dei sintomi stessi.</p>
<p>Molti autori concordano sulla possibilità di un inizio cosciente e non coerente della sintomatologia psicotica e di un decorso che assume poco per volta una sua progressiva autonomia e stabilità, soprattutto nei deboli di mente, in cui la carenza di critica favorisce l’autosuggestione e l’auto convincimento di essere veramente malati.</p>
<p>Questo modello concettuale di simulazione viene definito <em>patogenetico </em>in quanto si ritiene che la simulazione sia essa stessa il sintomo di una vera malattia mentale che si manifesta essenzialmente così per poi degenerare in una psicosi florida.</p>
<p>Kaplan e altri autori, coerentemente con questo modello,  sostengono che l’eziologia possa essere associata ad un disturbo antisociale di personalità.</p>
<p>In pratica il  soggetto mette in atto la “pantomima clinica” di una malattia, decidendo coscientemente di imitarne i sintomi patologici e di proseguirla nel tempo, con uno sforzo continuo, fino al conseguimento dello scopo. Il tipo e la qualità della simulazione sono determinati da una serie di “abilità personali” del soggetto: dal livello intellettuale, dal suo grado di auto</p>
<p>suggestionabilità, dalla possibilità di mettere in atto meccanismi psicofisici riflessi e di controllarli con la volontà. La simulazione diventa quindi una rappresentazione scenica che rispecchia, in modo grossolano, il concetto profano della follia.</p>
<p>Tale rappresentazione è teatralmente presentata con la pseudo demenza, cioè viene mostrato un grave decadimento psicofisico, ma però, nella pratica i detenuti rispondono in modo costantemente assurdo anche alle domande più semplici, e quindi clinicamente non patognomoniche, dimostrando un sorprendente deficit cognitivo non congruente al quadro clinico che volevano confermare.</p>
<p>Fornari ritiene che la reclusione da sola non produca un quadro psichico ma possa essere un fattore patoplastico, precipitante o slatetizzante una pregressa condizione di precario equilibrio mentale, e che possa innescare reazioni abnormi o aggravare l’esistenza di quadri psicotici preesistenti.</p>
<p>Un altro orientamento concernente la simulazione è quello <em>criminologico </em>che definisce la simulazione come uno stile di risposta non patogenetica che consiste in una falsificazione o esagerazione intenzionale di sintomi fisici o psichici allo scopo di ottenere vantaggi esterni.</p>
<p>In medicina legale  (Falchi et al. 1997) si distingue la <em>simulazione pura o creatrice</em>, in cui si inventa una sintomatologia di sana pianta; quella <em>revocatrice</em>, in cui si rievoca una sindrome sofferta in passato ma non nella attualità; quella<em> fissatrice</em>, in cui il soggetto pretende come ancora esistente una patologia fissandola a partire dal momento in cui questa era cessata; la <em>pretestazione</em>, in cui il soggetto attribuisce un fenomeno morboso ad una causa diversa da quella reale: in questi casi il fenomeno morboso esiste, ciò che viene simulato è il nesso di casualità.</p>
<p>Infine il modello dell’<em>adattamento </em>proposto da Rogers (1990, 1997), che ha avuto anche diversi  riscontri empirici,  presuppone che la persona, dato un contesto percepito come ostile o neutrale, in presenza di determinate aspettative e in assenza di alternative, tende a inscenare i comportamenti che possono essere poi definiti, in termini psichiatrico-forensi, come simulazione. In questo modello i simulatori sono portati ad effettuare una valutazione dei costi e dei possibili benefici rispetto all’obiettivo da raggiungere (per esempio non inscenano una patologia che comporterebbe un esame strumentale molto rischioso), anche se è possibile che vi sia una tendenza a sovrastimare le proprie capacità di inganno.</p>
<p>L’analisi psicopatologica è l’unica determinante per distinguere i malati da coloro che non lo sono, al fine di garantire ai primi il diritto alla cura e ai secondi il diritto all’ascolto del bisogno e alla prevenzione affinché la simulazione non si trasformi in un disturbo psichico conclamato.</p>
<p>Per quanto riguarda i metodi diagnostici per smascherare la simulazione Fornari ritiene possibile individuare il simulatore, almeno nel periodo iniziale.</p>
<p>Per l’autore il simulatore può essere individuato in quanto manifesta:</p>
<ul>
<li>imitazione di sintomi singoli, isolati, non legati da una correlazione patologica:</li>
<li>esibizione ed elencazione dei disturbi, mentre il malato mentale tende a negare lo stato di malattia;</li>
<li>minor coerenza e costanza rispetto al malato di mente;</li>
<li>denuncia di stati crepuscolari di coscienza (dal semplice ottundimento allo stupore) e quadri pseudo demenziali (perdita completa o quasi di tutte le nozioni);</li>
<li>descrizione precisa e “scientificamente corretta” di deliri e allucinazioni;</li>
<li>presenza di disturbi psicosomatici, con amplificazione del valore di malattia;</li>
<li>refrattarietà ai trattamenti psico-farmacologici psicoterapeutici, ampiamente intesi;</li>
<li>presenza di componente isterica, sia nel comportamento che nell’elenco dei disturbi;</li>
<li>emissione di comportamenti puerili, ingenuità, drammatizzazione, variazioni dell’umore di tipo infantile, disegno di pupazzi, ricerca della madre;</li>
<li>malattie e guarigioni rapide e prodigiose, correlate all’andamento del procedimento penale.</li>
</ul>
<p>Più recentemente Slick et al hanno proposto dei criteri diagnostici specifici per la <em>Disfunzione Cognitiva Simulata </em>(MND), distinguendo quattro criteri: A) presenza di un incentivo esterno sostanziale; B) presenza di prove basate sui test neuropsicologici; C) presenza di prove basate sul self-report del soggetto; D) esclusioni di spiegazioni alternative (psichiatriche o neurologiche) per le prove incluse nei due criteri precedenti.</p>
<p>Iverson e Binder hanno indicato come elementi indicativi di simulazioni, diversi tipi di incongruenze tra i dati disponibili rilevabili da diverse fonti. Innanzitutto i disturbi riportati dai pazienti vanno confrontati con il suo comportamento osservabile. Ad esempio deve insospettire un soggetto che riferisce gravi deficit cognitivi, ma che si reca da solo, in auto, allo studio posto in una zona che non gli è familiare.</p>
<p>I disturbi riportati vanno poi confrontati con quelli desumibili da altre fonti di informazioni, come l’anamnesi documentata o ciò che riportano i familiari.</p>
<p>Un ulteriore strumento atto a verificare la presenza di una simulazione è rappresentato da un tipo specifico di test psicodiagnostici.</p>
<p>Il Symptom Validity Test (SVT), ad esempio, era stato applicato  alla valutazione della memoria da Pankratz e consisteva nella somministrazione di una serie di stimoli da ricordare. Successivamente veniva eseguita una prova di riconoscimento a scelta forzata fra due alternative (la risposta corretta ed un distrattore). Secondo una distribuzione binomiale, una prestazione peggiore di quella casuale (50%), con una sufficiente significatività statistica (p&lt;.05) indicherebbe in maniera inequivocabile la presenza di una produzione intenzionale di risposte sbagliate, segno di un atteggiamento non collaborante.</p>
<p>Mentre nella simulazione avviene una scelta consapevole nel manifestare una sintomatologia patologica, al fine di ottenere vantaggi materiali riconoscibili, nei disturbi fittizi le persone “scelgono” di rendersi malati per una sorta di “necessità psicologica”.</p>
<p>In questo caso, infatti, si tratta di segni fisici o psichici manifestatisi in assenza di incentivi esterni come nella simulazione. È presente pseudologia fantastica cioè raccontano bugie esagerate e sintomatologie fantastiche.</p>
<p>Come è possibile notare, è la motivazione che distingue i due fenomeni che hanno un apparente identico stile di risposta. La diagnosi differenziale è però complessa quando in ambiente forense il paziente ritiene erroneamente che la possibilità di carcerazione sia alta o la punizione imminente.</p>
<p>Altra questione di difficile interpretazione riguarda le situazioni, che spesso si riscontrano in ambiente carcerario, dove sono presenti disturbi di tipo psicosomatico. In questi casi si instaura un processo di “somatizzazione”, con manifestazioni diverse per gravità: dalle vaghe e poco definite sensazioni di malessere per arrivare alle vere e proprie patologie organiche tipo l’asma bronchiale, gastriti, duodeniti, ecc, In concomitanza i soggetti manifestano anche psichicamente il loro disagio ed è di difficile interpretazione in quanto oscillano dalle “variabili d’ansia” all’angoscia, fino alle “equivalenze di depressione”, In questo caso la sintomatologia ha una componente simbolica o inconscia e i sintomi non sono prodotti volontariamente ed intenzionalmente.</p>
<p>Sono solamente i fattori psicologici, ad influenzare negativamente la condizione medica. Il malessere di tipo somatico, a livello emotivo ed affettivo, è generalmente vissuto con uno stato di ansia intenso, tale da determinare lo sviluppo di preoccupazioni di tipo ipocondriaco (timore di essere affetti da gravi malattie somatiche anche in assenza di evidenze di tipo obiettivo). In questi casi, assai frequenti, i detenuti chiedono continuamente sempre nuovi esami diagnostici e visite mediche, nella “speranza” di avere dei riscontri oggettivi ai loro sintomi, per “ricavarne” se è possibile anche qualche privilegio. Questo ultimo punto differenzia il disturbo fittizio dal somatoforme in quanto nel primo non è presente la bella indifferenza e l’ipocondriaco non desidera essere sottoposto ad interventi chirurgici.</p>
<p style="text-align: right;">Dott.ssa Maria Concetta Cirrincione</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><br />
</span></p>
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		<title>Bullismo, prevaricazione, nonnismo: quantizzazione del “danno psicologico” subito da terzi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 14:45:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le scienze mediche, negli ultimi cinquanta anni hanno raggiunto vistosi risultati positivi, che sono sotto gli occhi di tutti (sconfitta di molte malattie infettive ed allungamento della vita delle persone), invece le scienze dell’educazione sono in perenne difficoltà di fronte ai fenomeni della devianza giovanile, che sono diventati vistosi in Italia, nonostante l’applicazione di quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-488" title="bulli3" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/09/bulli3-150x150.jpg" alt="bulli3" width="150" height="150" />Le scienze mediche, negli ultimi cinquanta anni hanno raggiunto vistosi risultati positivi, che sono sotto gli occhi di tutti (sconfitta di molte malattie infettive ed allungamento della vita delle persone), invece le scienze dell’educazione sono in perenne difficoltà di fronte ai fenomeni della <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/minori/bullismo-in-eta-preadolescenziale/" target="_blank">devianza giovanile</a>, che sono diventati vistosi in Italia, nonostante l’applicazione di quelle teorie pedagogiche massimalistiche costruttivistiche e sistemiche neorusselliane del secondo novecento.<br />
Si assiste alla perdita di contatto degli adolescenti con i docenti e con i genitori, si nota la diffusione del morbo di burnout tra i docenti della scuola primaria (ex materna) e tra i docenti della scuola secondaria di secondo grado; vengono colpiti dalla sindrome di burnout (*) (patologia psichiatrica conseguente allo stress derivato dall’impegno professionale a contatto con i ragazzi difficili) i docenti che lavorano con i più piccini e i docenti che non riescono a rapportarsi con i liceali, mentre i docenti delle scuole secondarie di primo grado (ex medie) non mostrano statisticamente particolari patologie collegare allo stress. (* Nota.  Sindrome di burnout: stress caratterizzato da frustrazione e delusione, accompagnato da stanchezza fisica, fragilità emotiva, espressione distaccata ed apatica nei confronti dell’ambiente).<br />
Un siffatto quadro pedagogico-sociale, semplificato all’osso,  -con i problemi del bullismo, con la diffusione del morbo di burnout, con la disaffezione allo studio, con l’esigenza di continui aggiustamenti e di  interventi politici da parte di vari ministri dell’Istruzione che si trovati a dover sistemare, con le norme, una scuola che non attinge più ad una linfa sperimentale-scientifica che la sorregga -, non può che spingerci ad  una amara riflessione sulla perdita di credibilità della pedagogia ereditata dal secondo 900 italiano, che in 50 anni, nel suo complesso operativo (costruttivistico, logicistico neorusselliano), si sarebbe protratta per anni autoreferenzialmente, senza autocritica, senza novità e senza incisività.<br />
Queste considerazioni pesano come un macigno sulla pelle di chi non ha lasciato troppo spazio alle minoranze o non ha inteso ascoltare le reazioni motivazionali infantili, attenendosi all’impianto rigido della scuola italiana del secondo 900 (una scuola irrigidita secondo sofismi logici di ispirati a B. Russel).<br />
A ragione il <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/bulli-o-adolescenti-devianti/" target="_blank">bullismo</a> può intendersi quale insoddisfazione profonda e reazione obbligata rispetto alla negazione del protagonismo dell’individuo e del pensiero divergente.<br />
  Pertanto vi sono anche uomini politici, pedagogisti, scienziati del parere che le proteste scolastiche siano in parte utili allo sviluppo della consapevolezza sociale e favoriscano il pensiero “divergente”, lievito della creatività.<br />
Recentemente le istituzioni sono più vigili e ben attrezzate ed il personale docente, almeno in teoria, maggiormente informato (anche per effetto della diffusione delle notizie attraverso internet)  e la scuola tende a realizzazione di un ambiente educante coinvolgente per l’alunno al fine di integrare nel tessuto sociale normale un soggetto (bullo pericoloso) segnalato per le sue aggressioni spavalde, mediante l’intervento didattico, psicologico, sociale, ludico, ginnico, artistico, spirituale, ecc.. Si cerca anche di emendare gli atteggiamenti di bullismo criminale attraverso l’espiazione di forme di pena, adeguate all’età ed allo stato di salute psicofisica, presso comunità protette, case famiglia, istituti di correzione.<br />
Però i genitori più “deboli” preferiscono allearsi costantemente con i figli, anche sul piano delle espressioni comportamentali più discutibili, piuttosto che dar ragione ai docenti o ai fautori di una scuola rigorosa.<br />
Sono anche i patimenti che derivano dalle insoddisfazioni della vita di tutti i giorni tra le cause che fanno sentire i genitori bloccati ed impotenti di fronte all’allarme proveniente dalla cattiveria dei <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/indicatori-del-fenomeno-bullismo/" target="_blank">bulli</a>, quando si appropriano della scuola<br />
Molti adulti guardano ai rituali delle occupazioni come a una consuetudine goliardica legata all’autunno, che non li colpevolizza, sebbene i figli perdano il ritmo dello studio e le ore curricolari di laboratorio.<br />
Raramente, avviene che qualche docente,  portatore di stanchezza, rivendicazioni, rancori e dissapori lavorativi, nelle poche ore di lavoro frontale, non concentri e non veicoli forti direttive educative e scientifiche, capaci di interessare gli alunni “contagiati” da ben altre attrattive provenienti dai media attuali.<br />
Anzi  occorre chiarire che a fronte di circolari ministeriali serie e severe, può capitare, deprecabilmente, (anche se raramente) che qualche operatore scolastico percepisca fastidio, ed incautamente si lamenti ad alta voce, con discorsi che finiscano per esasperare subliminalmente gli alunni, finché ne facciano argomento di protesta.<br />
Occorre altresì maggiore cautela da parte dell’insegnante che, senza volerlo, “sponsorizzi gli svogliati” in sede di scrutinio, magari con un discutibile intento di aiutarli, sottolineando solamente alcune loro qualità di intelligenza.<br />
La quantizzazione del danno psicologico subito da terzi, pur se complessa in generale, diventa esprimibile, quando la vittima del bullismo manifesta il disturbo psichico attraverso un repentino indebolimento delle “sane” abitudini di vita, dopo aver subito l’aggressione.<br />
Riesce più difficile quando la vittima apparentemente non mostra cambiamenti di abitudini e di scelte ma al tempo stesso elabora un cambiamento di vita più lento e nascosto (pertanto soltanto una indagine psicologica approfondita può condurre alla diagnosi del danno ed alla relativa prognosi).<br />
La rilevazione della gravità del danno psicologico è strettamente correlata alla descrivibilità del mutamento di vita indotto ed alla gravità delle limitazioni subentrate (chiaramente descrivibili), che tale mutamento di vita comporta; ad esempio se un alunna di liceo interrompe la normale frequenza scolastica per le vessazioni subite precedentemente dai bulli, e incorre nella bocciatura e nella conseguente ripetizione dell’anno scolastico, il danno psicologico corrisponde verosimilmente ad un danno materiale quantizzabile e risarcibile secondo i parametri e costi individuabili tecnicamente.<br />
Si osservi che sia il danno psicologico, che il <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/danno-psichico/la-fine-del-danno-esistenziale/" target="_blank">danno esistenziale e morale</a>, lamentati dalle vittime, devono essere, in sede di giudizio, descritti in maniera chiara e circostanziata ed inequivocabile, nelle loro manifestazioni, e correlati ad effetti ripetuti ed osservabili (magari con l’ausilio del consulente); il danno, descritto nei particolari osservabili, per essere tale deve  risultare la conseguenza diretta e inequivocabile (tecnicamente periziata)  delle causa (episodio di bullismo) al di la di ogni ragionevole dubbio.</p>
<p>Esempi di danni psicologici e degli esiti:</p>
<p>1. indebolimento delle “sane” abitudini di vita: chiusura in se stesso, caduta del rendimento, incapacità lavorativa;<br />
2. mutamento di vita indotto: scarso rendimento nello studio, perdita del ritmo di lavoro, assenze lavorative;<br />
3. terrore: ansia, incubi, risvegli improvvisi, sbalzi di umore, mutacismo (inibizione della parola), scarso rendimento nello studio, perdita del ritmo di lavoro, assenze lavorative;<br />
4. discriminazione ed esclusione (o impedita fruizione di beni materiali, culturali, morali): scarso rendimento nello studio, bocciatura, assenza, perdita del lavoro, malattie psicosomatiche, balbuzie, ulcera, caduta dei capelli, sbalzi di pressione, insonnia, depressione, (raramente, nei casi gravissimi, in soggetti fragili non trattati, fino all’autolesionismo).<br />
&#8212;======&#8212;</p>
<p>Alcuni termini ricorrenti:<br />
–Affanno –aiuto –ammanettare -appello –arresto -assassino –autoambulanza –autopunizione –avvocato –banda -barricato in auto –bloccare –botte -bravo ragazzo –cancellare prove –killer –cimitero –coltello -controlli –corsa –custodia –delitto –digiunare -discostarsi dal volere -doppia vita –eludere -falso –ferire -fermo –garage -giardini pubblici -grida –identikit -illusorio -immobilizzare –incendio -incidente –infetto –inganno –isolato –lanciato –legare -lesioni personali –malato -maltrattamenti in famiglia –sfrenato –massacrare -<a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/cyberbullismo/" target="_blank">minacciare la diffusione delle immagini </a>registrate –minacciare di morte -moglie lo lascia -molestare -momenti e luoghi più impensati –nascondere –nascosto -nastro adesivo –negare -negativo -non accettare la fine della storia d’amore –nonnismo –non privo di conseguenze -obbligare –occultare –ospedale -ossessivo nei suoi confronti –passamontagna –pecora -pedinare –perseguitare –picchiare -pillole –prevaricazione–processo -procurando contusioni –profilo -protesta –pungere –racconto triste -ragazza tallonata -raid del marito –rapina -rapinatori -rapporto -rassegnato -ricatto –ricovero -rintracciato -riprendendo tutto con il telefonino -schiaffeggiare -sconvolgente -sfuggire alla cattura –soccorso –sorveglianza –sottrazione -stufare –svogliato –taglierino –tamponato -telecamera a circuito chiuso -terrore –testimone –tombino –torturare –tracce –trascinare –traumatizzare -triste sentimento –vagante -violenza psicologica e fisica -zona isolata.</p>
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
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