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	<title>Psicologia Giuridica &#187; vittima</title>
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	<description>Portale informativo sulla psicologia giuridica</description>
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		<title>Linee guida di psicologia giuridica volte ad arrestare il bullismo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 12:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’osservazione scientifica degli atti di bullismo, dopo molteplici studi, si sposta nuovamente sulla famiglia e sulla scuola, ma con un nuovo tipo di approccio epistemologico che implica la valutazione della “percezione infantile” della realtà. Le percezioni errate che il fanciullo ha della famiglia e della scuola sarebbero la causa scatenante del bullismo. Poiché si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/04/bulli.jpg"></a><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/04/bullismo.bmp"></a><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/04/bullismo.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-750" title="bullismo" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/04/bullismo.bmp" alt="bullismo" /></a>L’osservazione scientifica degli atti di bullismo, dopo molteplici studi, si sposta nuovamente sulla famiglia e sulla scuola, ma con un nuovo tipo di approccio epistemologico che implica la valutazione della “percezione infantile” della realtà.<br />
Le percezioni errate che il fanciullo ha della famiglia e della scuola sarebbero la causa scatenante del bullismo.<br />
Poiché si è notato che le conclusioni del mondo scientifico, in generale, dopo anni di osservazioni non colpevolizzano gli autori degli atti di bullismo e nemmeno la famiglia e la scuola, si impongono nuove ricerche e credo che non siano del tutto superflue indagini mirate sulle modalità, abitudini e “distorsioni percettive” dei bulli.<br />
Infatti avviene che anche le buone famiglie e le buone scuole finiscono per apparire, a causa di alcuni particolari secondari, inadeguate alla “percezione infantile” del bullo, che pertanto le ripudia nella loro immagine totale e reagisce colpendo chiunque ovunque si trovi.<br />
Partendo da questa ipotesi “patogenetica della percezione” del bullo, credo sia utile pensare concretamente ad un intervento medico-psico-pedagogico atto a prevenire e debellare completamente il fenomeno, ricorrendo ad un semplice procedimento che si sviluppa in tre fasi.<br />
Procedo, quindi, nell’ esemplificare le modalità per “rilevare” nei bambini, ragazzi e adolescenti, i sintomi del nascente bullismo e delle condotte volgari, prevaricanti e criminali, affinché ogni insegnante infatti possa agevolmente dedicarsi ad una attenta e scrupolosa osservazione di “particolari sintomi” della condotta dell’alunno a lui affidato dalla famiglia e contribuire a prevenire e debellare completamente il bullismo, seguendo un procedimento, che si sviluppa in tre momenti:<br />
1. individuazione dei bulli,<br />
2. esame delle loro insoddisfazioni ed esigenze,<br />
3. interventi emendativi o terapeutici, secondo i casi.</p>
<p>a) Riconoscere i bulli.</p>
<p>Osservazione di “particolari sintomi” della condotta degli alunni (annotazione, con discrezione deontologica e trasmissione dei dati da sottoporre al vaglio del dirigente scolastico e del consiglio di classe di particolari sintomatologie comportamentali e tendenze di ragazzi che manifestano atti di bullismo marcato):</p>
<p>o poca attenzione in classe,<br />
o incapacità di ordine personale riguardo al corredo degli attrezzi,<br />
o indugio nei bagni,<br />
o difficoltà nella ripetizione di semplici spiegazioni ricevute,<br />
o largo uso di bugie e di giustifiche fantasiose,<br />
o linguaggio scurrile e truculento,<br />
o minacce, persecuzioni, scritte offensive, telefonate anonime, denigrazioni, raffigurazioni oscene ed aggressioni fisiche,<br />
o sottrazione di compiti e di oggetti,<br />
o lacerazione ed asportazione di pagine dai libri e dai quaderni,<br />
o lancio e distruzione di matite, cancellini, righelli, palle di carta, gomme da masticare,<br />
o comunicazione con lancio di richiami, con fischi da pastore di pecore, con colpi di tosse e rumori da percussione,<br />
o abbigliamento con scritte o monili poco pertinenti al ruolo svolto,<br />
o vandalizzazione di effetti personali, abbigliamento, suppellettili ed ambienti di studio,<br />
o spintonamenti, blocco, sequestro fisico, abuso dei compagni,<br />
o porto di oggetti pericolosi e proibiti atti a colpire,<br />
o torsione laterale alternata, continuata, della testa e del busto, durante la lezione, per richiamare altri svogliati ad osservarli,<br />
o gioco con la sedia (dondolio), con il banco, spostamento parossistico della cartella e della dotazione personale di pennarelli,<br />
o andamento motorio trotterellante, penzolante, con gambe divaricate o a “rana”, con le braccia allargate in maniera irregolare, (impegno esibizionistico con l’incedere nella parte centrale dei corridoio o con strofinio delle mani o del corpo presso le pareti).</p>
<p>b) Esaminare le insoddisfazioni e le esigenze dei bulli &#8211; (indagini mirate sulle modalità, abitudini e “distorsioni percettive” dei bulli).</p>
<p>Applicando i dettami della “psicologia evolutiva” (con l’ausilio di colloqui psicologici “protetti”, realizzati da specialisti) si individuano caso per caso le “richieste complessive” e le “aspettative” che l’alunno ha nei confronti della scuola e della famiglia e si provvede a soddisfarle con l’offerta didattica e formativa mirata, in piena serenità ed armonia. (Insoddisfazione della vita familiare per povertà, per disgregazione, per sofferenze, per sparizione di congiunti) – (insoddisfazione scolastica per carenza di stimoli nuovi, interessanti ed accattivanti – rifiuto del docente eventualmente incapace).</p>
<p>c) Agire con interventi emendativi e terapeutici, secondo i casi di bullismo.</p>
<p>Dall’approccio scientifico summenzionato emerge un metodo per la risoluzione positiva del bullismo la cui efficacia è direttamente proporzionata alle capacità didattiche personali del docente (preparato per l’intervento) e delle altre componenti scolastiche nel decriptare tali sintomatologie comportamentali esplicitate.<br />
I sintomi rilevati sono preziosi in quanto aiutano a capire la insoddisfazione, la “richiesta complessiva” e le “aspettative” dell’alunno nei confronti della scuola e della famiglia. (Aggiornamento dell’offerta formativa, collaborazione con le famiglie e con gli assistenti sociali).<br />
In determinati casi patologici, i sintomi non servono soltanto a determinare un profilo attinente al bullismo, ma sono necessari per individuare la presenza di patologie posturali e motorie o carenze e disordini attentivi-psico-attitudinali, da evidenziare nella eventuale diagnosi funzionale e nei successivi controlli auxolicici dello sviluppo. (Interventi delle ASL).<br />
&lt;&lt;&gt;&gt;</p>
<p>Trattasi di semplici procedure basilari, rapide ed efficaci per risolvere il bullismo (anche se si guardi come alla punta dell’iceberg di un’educazione errata), e per evitare anche l’instaurarsi dell’angosciante timore di atti delinquenziali e perversi tra le scolaresche bene ordinate.<br />
&lt;&lt;&gt;&gt;<br />
In conclusione, propongo ciò, senza aggiungere, altre pagine di parole superflue, di vecchio stampo psico-pedagogico, considerando per un attimo la possibilità di errori significativi commessi nel recente passato, ed abituandomi anche all’idea, emersa dalla critica pedagogica, secondo la quale il bullismo non trarrebbe origine dalla natura del bambino, ma sarebbe il risultato di erronee scelte metodologiche del secondo ‘900 italiano, che, dopo tutto, sono state descritte e propagandate negli anni settanta con nomi accattivanti ( = studio per problemi”, “bando al paternalismo”, “teoria dei sistemi”). Tali teorie, fortemente innovative hanno caratterizzato un diverso rapporto docente-studente ed in pratica hanno soppiantato, a partire dagli anni settanta, principalmente nella scuola statale, la pedagogia preventiva ed emendativa. Negli ultimi 50 anni, in molte realtà scolastiche, sono stati ignorati o sottaciuti i pregi della pedagogia preventiva, del metodo emendativo e dell’emulazione dei “grandi personaggi”, sebbene abbiano permesso in passato, di recuperare generazioni di ragazzi difficili, potenziandone l’io personale e responsabilizzandoli, con costante successo, anche in condizioni sociali di povertà e di arretratezza.</p>
<p style="text-align: right;">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p style="text-align: right;">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p style="text-align: right;">Facoltà di giurisprudenza – Università Parthenope –  Napoli</p>
<p style="text-align: right;">http://www.giurisprudenza.uniparthenope.it/siti_docenti/SitoDocentiStandard/default.asp?sito=giasevoli</p>
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		<title>Nuove forme di criminalità organizzata e tutela delle vittime</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 14:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agata Romeo - Psicologo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi e Master]]></category>
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		<description><![CDATA[Consiglio dell&#8217;Ordine degli avvocati di Grosseto Venerdì 19 Marzo 2010 ore 15:30 Hotel Granduca - Grosseto Il convegno, organizzato da una associazione culturale, senza scopi di lucro, già costituita, ed avente ad oggetto la divulgazione e l’approfondimento della cultura giuridica, in particolare del diritto penale e della criminologia, costituisce il risultato di occasioni di confronto, studi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/03/grosseto.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-734" title="grosseto" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/03/grosseto-150x150.jpg" alt="grosseto" width="150" height="150" /></a>Consiglio dell&#8217;Ordine degli avvocati di Grosseto</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Venerdì 19 Marzo 2010 </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>ore 15:30 Hotel Granduca - Grosseto</strong></p>
<p>Il convegno, organizzato da una associazione culturale, senza scopi di lucro, già costituita, ed avente ad oggetto la divulgazione e l’approfondimento della cultura giuridica, in particolare del diritto penale e della criminologia, costituisce il risultato di occasioni di confronto, studi ed esperienze professionali sul tema delle nuove forme di criminalità organizzata, in relazione alle quali, allo sguardo penetrante ed indagatore dello studioso, spiccano alcune connotazioni tipiche del diverso atteggiarsi delle manifestazioni delittuose, in una società in profonda trasformazione caratterizzata da un diffuso senso di anomia e dalla globalizzazione: forme di reato per le quali la collettività invoca viepiù adeguate misure legislative ed efficaci mezzi di contrasto per arginarle, in un preoccupante scenario di internazionalizzazione del crimine.<br />
Le forme di criminalità organizzata che possono essere considerate priorità del diritto penale e, quindi, anche della scienza penalistica, hanno indotto ad una riflessione di carattere generale e sistematico, per ciò che concerne i modelli di definizione e argomentazione delle responsabilità. Aspetti peculiari, reciprocamente complementari, di questa riflessione sono stati quelli che riguardano i criteri di attribuzione e quantificazione della responsabilità dei delitti realizzati nei contesti organizzati.<br />
Così, l’impostazione metodologica prescelta ha condotto alla disamina delle dinamiche associative di vari gruppi criminali transnazionali, cercando di evidenziare, in chiave problematica, come il contributo del singolo concorrente debba essere valutato nella sua dimensione sistemica, in chiave funzionale alla realizzazione di un’attività generale. <br />
Attraverso una perspicua ed analitica visione dell’ormai emergente e complesso fenomeno della mafia cinese, si è cercato di distinguere e correlare la dimensione reale con la dimensione culturale di tale nuovo fenomeno criminale organizzato.<br />
Poiché il “nuovo” evoca in sé sempre il passato, non si è potuto prescindere dall’analisi delle tipologie delittuose associative già esistenti nel nostro ordinamento e delle tecniche di repressione, cercando di confrontarsi con la necessità di arricchire, soprattutto scientificamente, la problematica tanto della funzionalità del sistema quanto quella della garanzia dei cittadini.<br />
Infine, in una visuale completa ed universale dello studio del crimine, con puntualità e rigore scientifico,  si è sottolineata la necessità di conservare, un “punto di vista” da parte della vittima.</p>
<p>I relatori che interverranno al Convegno saranno:</p>
<p>AVV. Luigi BONACCHI &#8211; Presidente Ordine Avvocati di Grosseto;</p>
<p>AVV. Paolo TIEZZI MAZZONI DELLA STELLA &#8211; Presidente Ordine Avvocati di Montepulciano nonché Presidente Associazione per la Formazione Forense del Sud della Toscana;</p>
<p>DOTT. Alessandro RICCIUTI &#8211; Direttore Territoriale Grosseto &#8211; Banca Monte dei Paschi di Siena;</p>
<p>DOTT. Giovanni PIOLETTI -  Presidente Aggiunto Onorario della Corte di Cassazione</p>
<p>DOTT. Michele SFRECOLA &#8211; Presidente Aggiunto Onorario della Corte di Cassazione</p>
<p>AVV. Alessandra COVIELLO &#8211; Avvocato in Montepulciano<br />
 <br />
DOTT. Giovanni MANFRELLOTTI &#8211; Ispettore Capo Polizia di Stato c/o DIA di Firenze<br />
 <br />
DOTT. Giovanni MIGLIORELLI &#8211; Vice-Prefetto Ministero dell’Interno</p>
<p>DOTT. Eugenio CAMMARATA &#8211; Tenente Colonnello Carabinieri di Grosseto</p>
<p>DOTT. Alessandro DE MEO &#8211; Capitano Guardia di Finanza di Grosseto</p>
<p>DOTT. SSA Angela AVILA &#8211; Sostituto Procuratore della Repubblica c/o Tribunale Perugia</p>
<p>DOTT.SSA Sara PEZZUOLO &#8211; Psicologia giuridica c/o  Tribunale di Montepulciano</p>
<p>AVV. Carlo VALLE &#8211; Avvocato in Grosseto &#8211; Presidente della Camera Penale di Grosseto</p>
<p>PROF.  AVV. Leonardo MAZZA &#8211; Prof. Ordinario di diritto penale presso l’Università degli Studi di  Siena &#8211; Avvocato in Roma</p>
<p> </p>
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		<title>L’uomo picchiato, vittima dimenticata della violenza coniugale</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 15:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Bernabeo Maria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Separazione coniugale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il pregiudizio sociale porta spesso ad ignorare la figura maschile nel ruolo di vittima, gli spot televisivi sottolineano la violenza subita dalle donne, in cui il messaggio diretto o indiretto è sempre quello di identificare l’uomo in genere come cattivo e aggressivo. Ma, la violenza che subiscono gli uomini all’interno o fuori delle mura domestiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-658" title="violenza uomo" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/01/violenza-uomo.jpg" alt="violenza uomo" width="300" height="172" />Il pregiudizio sociale porta spesso ad ignorare la figura maschile nel ruolo di vittima, gli spot televisivi sottolineano la violenza subita dalle donne, in cui il messaggio diretto o indiretto è sempre quello di identificare l’uomo in genere come cattivo e aggressivo. Ma, la violenza che subiscono gli uomini all’interno o fuori delle mura domestiche non è mai menzionata.<br />
Dagli studi canadesi si evince che sempre più uomini non sono carnefici ma sono vittime.<br />
“I casi di uomini vittime della violenza delle loro compagne sono più diffusi di quanto non si creda”, spiega YVON DOLLAIRE, psicologo canadese autore “La violenza esercitata sugli uomini. Una complessa realtà tabù 2002”<br />
L’uomo maltrattato generalmente prova enormi sensi di colpa e il più delle volte perde il suo status di uomo, finendo per restare isolato.<br />
SOPHIE TORRENT mostra come la violenza psicologica sia l’arma favorita dalle donne, questo tipo di violenza si esprime attraverso :varie forme di rifiuto,di insulti o di accuse infondate ; mentre, la violenza fisica viene espressa con colpi inferti sul viso, colpi inferti sull’addome con forbici o con altri tipi di lame oppure con morsi.<br />
Tra la violenza fisica e quella psicologica la più favorita è quella psicologica, poiché quest’ultima è meno perseguibile sotto il profilo legale; la donna producendo violenza psicologica tende attraverso questa ad apportare una denigrazione del proprio partner nel ruolo di amante e di padre, esprimendo queste diffamazioni sia nella sfera privata che pubblica, scopo di ciò è ledere la mascolinità.<br />
Frequentemente la donna attacca l’uomo sul posto di lavoro,scopo di tutto ciò è il produrre isolamento sociale, la donna che produce violenza fa credere a tutti di essere lei la vittima delle violenze che giornalmente fa subire al proprio coniuge.<br />
La violenza femminile è spesso giustificata, generalmente viene allegata a delle patologie (depressione post – partum , autodifesa, provocazione,menopausa).<br />
La donna violenta non viene considerata una cattiva madre, ma un padre violento o accusato di pseudo violenza viene allontanato dai figli e viene definito un cattivo genitore.<br />
Bisogna rilevare che continuando a negare il fenomeno degli uomini maltrattati, le femministe stanno ostracizzando una categorie di donne che soffrono dei loro comportamenti violenti, continuando a non vedere viene esclusa ogni possibilità di costruttivo aiuto.</p>
<p>Una ricerca condotta in Spagna: “ La violenza domestica: quello che non si racconta.”<br />
Da questa ricerca appare che i maschi morti all’interno delle mura domestiche il 27% pari al 44% .<br />
Eppure, il ministro spagnolo del lavoro degli affari sociali, Jesùs Coldera afferma “ La violenza delle donne sugli uomini è minima”Mentre il ministro della Giustizia, Juan Fernando Lopez Aguilar, afferma “ Non esiste, negli ospedali e nei commissariati, una casistica degli uomini maltrattati”.<br />
Anche se i media non parlano, la violenza delle donne sui mariti, conviventi o amanti è un fenomeno che dilaga in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, nel 2004, la percentuale di grave violenza fisica tra partner è stata attribuita al 35% ai maschi e il 30% alle donne.<br />
Come mai, se il flagello delle femmine che malmenano i maschi è diffuso su scala mondiale,<br />
Gli uomini che vengono picchiati spesso sono poco creduti o vengono messi alla berlina. Una donna maltrattata guadagna uno status e può trovare sostegno presso tanti gruppi per uscire dall’inferno delle violenze coniugali, mentre un uomo malmenato prova vergogna e perde il proprio status di uomo”.<br />
“Gli uomini non denunciano i maltrattamenti subiti, perché non esistono luoghi, commissariati a parte, dove possono farlo; né esistono istituti pubblici come quelli della difesa della donna.<br />
Puntualizza lo spagnolo Eloy Rodriguez, psicologo e sessuologo. “ Il 92% dei machios non denuncia i maltrattamenti perché pensa che così metterebbe in dubbio la propria mascolinità. E’ una questione culturale difficile da sradicare”.<br />
I vari studi dimostrano che tra le statistiche reali e quelli ufficiali esiste una profonda diversità poiché il femminismo ha percorso un cammino errato, alzando una muraglia tra i due sessi, sostenendo che la violenza è intrinseca al maschio; una barriera montata per nascondere la violenza delle donne.</p>
<p style="text-align: right;">Dott. ssa Bernabeo Maria</p>
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		<title>Il bullismo nella scuola, i protagonisti, le cause, le proposte di intervento</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 14:38:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I protagonisti di atti di bullismo, prevaricazioni, nonnismo, sono stati ritenuti per più di un secolo (già lo scrittore E. De Amicis inizia a parlare di un alunno che nutre il suo odio nei confronti di tutto e tutti), come soggetti che non desiderano migliorare. In generale danneggiano con prepotenza i più deboli e più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-301" title="bulli2" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/09/bulli2-150x150.jpg" alt="bulli2" width="150" height="150" />I protagonisti di atti di <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/indicatori-del-fenomeno-bullismo/" target="_blank">bullismo</a>, prevaricazioni, nonnismo, sono stati ritenuti per più di un secolo (già lo scrittore E. De Amicis inizia a parlare di un alunno che nutre il suo odio nei confronti di tutto e tutti), come soggetti che non desiderano migliorare. In generale danneggiano con prepotenza i più deboli e più esposti alle prevaricazioni, a scopo di affermazione personale di stampo delinquenziale.<br />
Gli autori del bullismo hanno tutte le età: alunni di scuola elementare, media, liceale, (oggi su you-tube è possibile visionare anche alcune tracce di filmati che li ritraggono durante i danneggiamenti).<br />
Prevaricano, perpetrano deliberatamente, intenzionalmente, ripetutamente pressioni offensive; aggrediscono, danneggiano, feriscono, vandalizzano gli effetti personali dei loro compagni, sottraggono beni simbolo, deridono e in qualche caso diffamano, calunniano, offendono, discriminano ed escludono i più deboli incapaci di difendersi; impediscono la fruizione di beni materiali, culturali, morali; trascorrono quasi l’intera giornata “inseguendo l’allegria” e per tenersi in “forma” si divertono a spaccare tutto, con furia disumana.<br />
Vi sono bulli che sono integrati positivamente nella scuola e nella famiglia ed altri che non hanno intenzione di vivere normalmente, né di sottoporsi alle regole della famiglia e della scuola.<br />
Nella seconda ipotesi, i bulli non hanno un buon curriculum scolastico, non sono precisi e non rispettano l’orario d’ingresso a scuola, fanno numerose assenze ingiustificate, non svolgono i compiti assegnati dai docenti, copiano i compiti dagli altri o addirittura li sottraggono materialmente ai compagni più bravi, apponendovi ingenuamente la loro firma.  Quando vengono interrogati si girano continuamente verso i compagni di classe, in cerca di supporto, ma stranamente essi cercano aiuto dai compagni “scolasticamente malconci” del loro piccolo clan invece di implorare suggerimenti dai compagni più bravi: questo fenomeno di persistenza ed irriducibilità va a connotare in maniera inequivocabile i ragazzi e adolescenti che non hanno intenzione di migliorarsi e quindi sono già all’inizio di una <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/bulli-o-adolescenti-devianti/" target="_blank">carriera criminale</a>.<br />
Bullismo, prevaricazione, nonnismo si verificano nelle sedi più svariate: nelle piazze, nei dormitori, nei corridoi, nei servizi, sulle spiagge, nei luoghi di ricreazione e di gioco, nelle discoteche, nelle palestre, nelle scuole, nelle strade poco frequentate, durante gli spettacoli ed i raduni, durante le escursioni, sui mezzi di trasporto, nelle stazioni, di giorno e di notte.<br />
Casi sporadici di bullismo, nonnismo e prevaricazioni sono stati notati talvolta nelle scuole di ogni ordine e grado, in assenza di docenti o durante i picchettaggi delle occupazioni degli edifici scolastici, ove è presente una marea di studenti della stessa età, svincolati da obblighi didattici e disciplinari per alcuni giorni; attuano una liberalizzazione dell’orario scolastico, e trattano argomenti a libera scelta che concernono anche discussioni a sfondo politico e sessuale; ne risulta una contestuale limitazione dei controlli disciplinari e l’impunità in molti casi di scorrettezze (che sfuggono al  monitoraggio); vi è la possibilità di modificare la composizione dei gruppi classe e di aggregarsi in <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/le-baby-gang/" target="_blank">gruppi auto-costituiti </a>su interessi comuni e spesso su iniziative di sostegno ad altri contestazioni (con condotte incontrollate); gli studenti senza alcuna autorizzazione posso diffondere avvisi  classe per classe, ed anche gli studenti con un curriculum negativo si consolano per la notorietà (nel gruppo dei promotori) davanti ai più piccoli (alunni delle prime classi liceali) che li acclamano; tutto avviene anche in presenza di “pacifica” rassegnazione di molti genitori che si sentono impacciati ed inadeguati,  probabilmente essi si sentono in colpa, per il pregresso disinteressamento.<br />
Merita una particolare attenzione, per le coincidenze che ne derivano, l’autogestione scolastica diffusasi ciclicamente in quasi tutti gli Istituti superiori. Inizia in genere tra ottobre e novembre, non appena l’orario di insegnamento va regime (sembrerebbe conviene agli adolescenti più svogliati farla franca, senza compiti, nelle giornate più impegnative). Dura mediamente un mese, probabilmente perchè comincia a stufare prima le ragazze (più pragmatiche) che si sentono via via più aggredite e “tallonate” dai maschi più inopportuni e anche perchè c’è l’intervento sempre più stringente dei presidi, delle famiglie e dei docenti.<br />
Gli Studenti, che conducono le file dell’organizzazione, imponendo gli avvisi classe per classe, hanno generalmente un’esperienza personale abbastanza nota, spesso in negativo, ed un’aspirazione al potere; si passano di anno in anno le informazioni e le esperienze, dai più grandi ai più piccoli; in genere non coltivano interessi verso le materie scientifiche e lo sport (ma non esistono, su questo, dati statistici raccolti scientificamente).<br />
A fronte di velate forme di prevaricazione, bullismo e nonnismo: la maggior parte degli alunni agisce da “connivente”, perché quando viene intervistata dagli adulti, non importa se docenti o genitori, spesso non riesce a dare una spiegazione e nel migliore dei casi ripete a memoria due righe di protesta contro lo stato carente dell’Istituzione, ma durante il colloquio approfondito e stringente alcuni spiegano di nutrire il terrore smisurato di discostarsi dal volere degli organizzatori delle proteste e proseguono raccontando di aver subito o di temere velate forme di prevaricazione, bullismo e nonnismo nei momenti e nei luoghi più impensati. Di questi racconti bisognerà approfondire gli effetti patologici sulla psiche adolescenziale e vedere se i danni incidano indistintamente sugli alunni appartenenti a tutti i ceti sociali o se avvenga una selezione automatica.<br />
Molti alunni assistono impotenti alla loro dichiarata caduta scolastica ed a ruota, anche i genitori, si rassegnano “pacificamente”, nel vederli candidati alla sicura perdita dell’anno scolastico, per scarso rendimento.<br />
La situazione della bocciatura incipiente viene percepita da tali alunni come ineluttabile conseguenza del fatto che la “prova/esperienza” dell’autogestione è stata vissuta senza partecipazione: una specie di sentimento di autopunizione si impossessa della mente dell’alunno.<br />
La ritualità, pur se presenta alcuni aspetti prevaricanti, viene accettata dalla massa quale conseguenza di una sofferenza esistenziale collettiva, mentre soltanto poche vittime di eventuali soprusi perpetrati riescono a valutare, sulla propria pelle, gli effetti della pressione, dell’annientamento temporaneo della personalità, per i frequenti scontri fisici violenti, le minacce, gli avvilimenti, la perdita del ritmo giornaliero dello studio e dello svago.<br />
Permane comunque la credenza diffusa tra gli adolescenti che la protesta dia un senso di appagamento, di autonomia, di libertà e quindi di crescita. I bulli ritengono le loro azioni sempre e comunque molto redditize, infatti se sono svogliati e “senza un nome” si consolano con una notorietà di facciata davanti ai più piccoli che li acclamano quando disprezzano l’offerta della scuola.<br />
Talvolta un bullo riesce ad essere promosso ed allora giudica la sua notorietà di “caporione” un valore aggiunto che lo farebbe decollare anche nella società e lo metterebbe in collegamento “complice” con altri “violenti” più grandi, in cui si proietta ampiamente.<br />
Le cause (prossime) del bullismo sono riconducibili ad un “desiderio di sentirsi più forte” e di misurare la propria affermazione in base alla consistenza del danno cagionato ad un altro individuo, (che di fatto è la vittima del bullo); le “cause remote” secondo la “vecchia pedagogia” sono invece riconducibili a vari fattori che vanno dalla fragilità mentale personale, fino al criminale incitamento e connivenza da parte di genitori, familiari ed amici che vivono criminalmente l’esperienza quotidiana.<br />
Secondo una visione che si sta facendo strada nell’ultimo decennio, posso ipotizzare nuove cause più propriamente legate alla percezione di una generale sofferenza infantile per effetto di una micidiale commistione di carenze economiche, culturali, morali ed affettive<br />
<a href="http://www.psicologiagiuridica.net/minori/psicologia-giuridica-e-teoremi-educativi/" target="_blank">L’ intervento psico-sociologico</a>.<br />
Recentemente si levano voci di allarme sociale da più parti, per l’evidenziarsi di alcune forme di imbarbarimento sociale, che trasversalmente colpiscono l’umanità. Quindi sembrerebbe che una parte della popolazione mondiale, a pelle di leopardo, venga presa dalla rabbia, cattiveria, aggressività e pericolosità.<br />
C’è la necessità di raccogliere i cocci prodotti da una miriade di fenomeni negativi che hanno connotato l’età evolutiva dei giovani formatisi nel periodo cosiddetto della pedagogia italiana “postbellica”, al crepuscolo dello scorso secolo (scuola permeata da rilevanti fenomeni di abbandono, bulimia, bullismo, devianza sociale e criminalità), proprio nelle aree geografiche più martoriate e bisognose.<br />
A proposito di aree geografiche economicamente depresse c’è da dire – in premessa teorica &#8211; che ancor di più occorre una ricerca pedagogica e psicologica giuridica che contemperi le esigenze degli studi sullo sviluppo della “personalità integrale” degli individui.<br />
Intanto a tutt’oggi la corposa pedagogia “crepuscolare” in parte sopravvissuta all’ultimo novecento, “conserva in modo massimalistico e logicistico” un’impostazione metodologica volta a mitigare i sintomi del bullismo senza affrontare lo studio sistematico delle cause, a livello motivazionale.<br />
Appaiono incredibili, più che inadeguate nel complesso, le misure pedagogiche messe in atto alla fine del 900, col sistema di “tappa” e “tappa”, agendo per progetti fatti di azioni e misure “rafforzative” della didattica scolastica ordinaria anche se qualche volta, in collegamento con i Servizi sociali Comunali, con misure emendative di correzione (allontanamenti, affidamenti), che ancor di più esasperano i “bulli”: essi comprimono le loro pulsioni passivamente fino ad una successiva ripresa reattiva, imprevedibile.<br />
Nel nostro caso, l’osservazione del bullo va ricondotta alla stesura del profilo psicologico (strumento tipico della psicologia giuridica – leggasi Carta di Noto) applicato al “bullo” e possibilmente a tutti i soggetti che “gravitano” o “ruotano” intorno a lui.<br />
Non è un mistero che, per le scienze psicologico-giuridiche, per arrivare all’individuazione della genesi di un comportamento di un individuo bisogna analizzare svariati soggetti a lui prossimi, stendendone i profili psicologici.<br />
E appunto con questo metodo d’indagine e di raffronto di profili plurimi gli Psicologi CTU riescono ad evidenziare, (se richiesto dal magistrato, anche nelle sedi istituzionali deputate, nei procedimenti di <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/minori/affido-congiunto/" target="_blank">affido familiare </a>ed extrafamiliare di minori, nei GLH per l’integrazione delle Persone diversamente abili, nei procedimenti di affidamento di minori ad Istituti di rieducazione minorile, nei procedimenti penali) quella significativa “compresenza”, nei casi di bullismo, prevaricazione, nonnismo, di indicatori psicologici di carenze economiche, culturali, morali, affettive.<br />
La ricerca pedagogica comparata e la ricerca pedagogica emendativa  dovranno muoversi secondo una nuova direttrice di studio motivazionale che personalmente giudico parecchio interessante, anche dal punto di vista psicologico giuridico, per arrivare alla interpretazione scientifica delle prevaricazioni, del bullismo e del nonnismo.</p>
<p align="right">
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
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