16 dicembre 2018


Linee guida per l’acquisizione della prova scientifica nel processo penale

prova.jpg  Grazie alla autorizzazione e  alla collaborazione della Prof.ssa De Cataldo Neuburger riportiamo di seguito parti del documento.

 Le linee-guida sono state elaborate da un gruppo di esperti, qualificato anche a livello interdisciplinare, nel corso del seminario sul tema “Linee guida per l’acquisizione della prova scientifica nel processo penale” promosso dall’Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali- ISISC in collaborazione su OPCO, che si è tenuto a Siracusa presso la sede dell’ISISC nei giorni 13-15 giugno 2008, su iniziativa dell’Avv. Luisella De Cataldo Neuburger membro del Cda dell’ISISC e Presidente della società di Psicologia Giuridica (SPG).

1.  La prova scientifica deve rispondere ai requisiti della rilevanza nell’ottica della sua idoneità epistemologica da valutarsi secondo i criteri dell’art. 190 c.p.p. e pertanto si distingue dalla cosiddetta “pseudo-scienza” per il suo rigore metodologico.

  Considerata l’emergente necessità di utilizzare nel processo penale nuove conoscenze scientifiche per la ricostruzione del fatto, in via preliminare si pongono due questioni che riguardano, per un verso, l’individuazione di quali siano vere e proprie conoscenze scientifiche che possono fare ingresso nel processo penale (ciò serve per distinguerle anzitutto dalla cosiddetta “scienza  spazzatura”);per l’altro, lo strumento attraverso cui introdurle nel processo.  Per risolvere la prima questione occorre considerare l’esigenza per il giudice di motivare la propria decisione. Non  è quindi possibile inserire nel processo qualunque conoscenza che non sia ragionevolmente fondata. Per essere processualmente acquisibile nel processo, siffatta conoscenza deve avere le caratteristiche sia di una controllabilità intersoggettiva sia di una giustificabilità dei metodi seguiti e dei risultati ottenuti. In tale prospettiva, ciò che si richiede è quindi che l’esperimento probatorio proposto riguardi un mezzo di prova rilevante sotto il profilo della sua idoneità epistemologica perchéconforme alle regole scientifiche del campo di riferimento (in questo modo vengono così eliminati esperimenti conoscitivi di tipo magico, oracolare, rabdomantico, spiritistico e cosìvia). Occorre però che questo vaglio venga effettuato all’interno del processo. Lo strumento generale è quello della valutazione di ammissibilità regolata dall’art. 190 c.p.p., che, qualora vi sia una controversia sulla scientificità dell’esperimento richiesto, si sdoppia, per cosìdire, in due fasi. In un primo momento, si instaurerà il contraddittorio per la disamina sulla effettiva scientificità del mezzo  di prova richiesto (verosimilmente, quasi sempre una perizia o una consulenza tecnica extraperitale); superato positivamente questo esame, si instaurerà il successivo contraddittorio sulla concreta rilevanza del mezzo di prova ai fini della decisione sulla regiudicanda.

 4. Il giudice dovrebbe sempre disporre la perizia nei casi previsti dall’art. 220 comma  1 c.p.p. Le parti hanno un pieno diritto alla prova anche nei confronti della perizia, che non può essere considerata una prova “neutra”.

Quando  occorrono specifiche conoscenze extragiuridiche il giudice non può esimersi dal ricorrere ad esperti della relativa disciplina. La circostanza che il perito sia un tecnico imparziale scelto dal giudice non assicura di per sé la “neutralità” della perizia. Infatti, per un verso, la selezione dei dati, la scelta del metodo e l’applicazione del medesimo sono operazioni dotate di alta discrezionalità; per altro verso, la perizia è disponibile anche su richiesta di parte (art. 224 comma 1 e 508 comma 1 c.p.p.).
In particolare, poiché la perizia deve essere ammessa sulla base dei criteri stabiliti dall’art. 190 c.p.p., il giudice deve motivare l’ordinanza che rigetta la richiesta di tale mezzo di prova. Il provvedimento può essere impugnato ex art. 586 c.p.p., come tutte le ordinanze emesse nel corso del dibattimento. Inoltre, se il giudice non ammette la perizia chiesta a titolo di prova contraria, le parti possono ricorrere per cassazione ai sensi dell’art. 606 lett. d c.p.p. I medesimi princìpi devono essere osservati quando le parti chiedono l’ammissione di una consulenza tecnica extraperitale.

8.  La   discussione sulla prova scientifica non può prescindere dalla “scientificità dell’ inferenza”,  ovvero dal corretto costruirsi di un argomento ispirato a parametri di massima razionalità attraverso concatenazioni logiche atte a corroborare un’ipotesi oltre ogni ragionevole dubbio.

 In proposito, occorre ispirarsi:

 a) ai canoni della logica, nella misura in cui prescrive e descrive un ragionamento “volto alla miglior spiegazione”;

b) ai vincoli normativi e giurisprudenziali, che declinano le differenze tra la prassi  inferenziale indicata nella scienza e quella appropriata in sede giudiziaria;

c) a quelle parti della psicologia cognitiva che illustrano i margini di esposizione all’errore del ragionamento spontaneo rispetto al ragionamento rigoroso;

 d) alle logiche che meglio affrontino l’analisi di concetti critici per il giudizio (ad esempio, il concetto di causazione).

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