13 dicembre 2018


La psicologia dello sport

competizione“educare, formare, 

- aiutare a cooperare, a gareggiare, a competere, a vincere – ,

alunni, dilettanti ed atleti”.

La Psicologia dello sport mira a trovare e ad applicare le più aggiornate metodologie, per essere in grado di aiutare sia i giovani che si avviano alla pratica delle attività motorie e sportive sia gli atleti professionisti e per migliorare il loro adattamento psicologico ed il loro rendimento fisico durante gli allenamenti e le gare agonistiche.
Fornisce una visione d’insieme del settore, tra cui le definizioni, la storia, i paradigmi e le metodologie di ricerca ed applica i principi della psicologia.
Lo psicologo mira al miglioramento delle prestazioni nello sport:

1) la Psicologia clinica dello Sport, si adegua e si migliora sperimentando le teorie e le applicazioni metodologiche-comportamentali”, che hanno accompagnato la vita sportiva degli atleti nel corso dell’ultimo decennio, esamina l’intelligenza, il carattere, le attitudini, le “differenze nelle relazioni individuali”, cioè tutte le caratteristiche che influenzano il comportamento delle persone durante le attività fisiche e sportive;
2) tende a creare una forma di sinergia attiva tra i programmi atletici ed la ricerca del benessere mentale;
3) approfondisce la panoramica delle risorse di aiuto agli studenti, ai docenti, agli istruttori, agli allenatori, ai direttori di campo, ai dilettanti ed agli atleti che vogliono migliorarsi e ricerca gli stimoli per ottenere il massimo rendimento;
4) fornisce una illustrazione delle principali tendenze applicative della psicologia nelle attività motorie e sportive utili a migliorare le prestazioni atletiche;
5) esamina o suggerisce anche i modi correttivi circa i vari fattori sociali-ambientali che possono incidere sul comportamento dei partecipanti allo sport, infatti conduce ricerche psicologiche teorie e pratiche, con questionari, colloqui ed interviste, per selezionare le tecniche di intervento più appropriate, da utilizzate quando occorre migliorare o correggere il comportamento scorretto degli atleti e dei tifosi.

Attraverso questi complessi e significativi interventi, la psicologia dello sport permette attualmente di spiegare anche ai professionisti del settore ciò che ancora essa può sperimentare, onde creare, in prospettiva, un punto di riferimento di aiuto clinico per le nuove leve.
Essa affronta i temi di ricerca partendo dall’elencazione e dall’analisi dei singoli fattori che influenzano il comportamento nei contesti dell’attività motoria, fisica e sportiva:
• personalità e comportamento sportivo (differenze individuali e sociali),
• il ragionamento morale (lo sviluppo morale e lo sport),
• relazione tra attività fisica e la salute mentale,
• genere (sesso m-f) e comportamento sportivo,
• il pregiudizio atletico e comportamento sportivo,
• dinamiche di gruppo nello sport, cooperazione ed attriti (socializzazione nello sport),
• auto-percezione, motivazione, orientamento,
• impostazione dell’obiettivo sportivo,
• ansia per le prestazioni,
• capacità di attenzione nelle prestazioni atletiche,
• auto-efficacia,
• picco delle prestazioni,
• competenze tecniche di intervento psicologico,
• coaching,
• utilizzo di immagini nello sport,
• esercizio motorio e sportivo nella terapia dei disturbi psicologici.
.
Una delle tendenze evidenti nelle scienze dello sport, è rappresentata dall’interesse mostrato dalla medicina verso l’attività fisica e l’esercizio sportivo per il miglioramento della salute.
Oggi, nelle comuni patologie riesce di grande giovamento esercitare una attività sportiva qualsiasi, che possa migliorare il comportamento generale e lo stile di vita, indipendentemente dalle altre terapie consigliate, nell’attesa di ulteriori ricerche necessarie a definire esattamente la relazione tra attività fisica e salute mentale.
Intanto. anche se esistono preoccupazioni metodologiche, c’è un cauto ottimismo per quanto riguarda la potenziale efficacia dell’esercizio fisico come una possibilità terapeutica.
Si conferma quindi sempre più al momento attuale, il ruolo dello sport quale “esercizio terapeutico aggiunto”, aggiornato rispetto ai modelli di cura tradizionali, quale esercizio e trattamento terapeutico psicologico clinico delle condizioni di disarmonia mente-corpo (per il miglioramento della percezione del proprio corpo).
Vi è quindi una crescente convinzione nel mondo scientifico che la diffusione dello sport, in generale può promuovere il benessere mentale e servire ad individuare  terapie di varie condizioni patologiche, come ad esempio l’ansia, la depressione, e la paranoia, la bulimia e l’anoressia.
Ci si augura che la richiesta sociale di sport spinga i ricercatori e coloro che lavorano nei vari campi e settori delle scienze ad associarsi e ad affrontare da più prospettive lo studio del ruolo potenziale, dell’esercizio fisico nell’alleviare anche gli oneri finanziari che gli Stati sostengono per il miglioramento della qualità della vita delle persone.

I metodi operativi della psicologia sportiva attuali  danno l’opportunità agli atleti ed ai dilettanti, di essere seguiti dallo Psicologo dello sport, pertanto si stanno esprimendo una serie di indicazioni e necessità che, se ben approfondite dagli specialisti, possono fornire un’utile guida nell’intervento specifico.
Bisogna notare che specialmente in America, gli sportivi sfruttano moltissimo l’aiuto ed il supporto psicologico, durante le loro preparazione e durante le loro esibizioni, sia individuali che di gruppo, ma lamentano molto spesso la necessità di una maggiore cura personalizzata (richiesta di colloquio e di intervento psicologico personalizzato), proprio perché negli Stati Uniti si dà molta importanza al raggiungimento della “qualità totale”, preferendo le sedute collettive, di gruppo, programmate continuamente secondo un calendario stabilito, con la presenza di Psicologi Formatori nella “direzione” tecnico-specialistica”.
Ma gli atleti lamentano la necessità di un maggiore rapporto “uno ad uno”, faccia a faccia con lo psicologo, perché vogliono approfittare di un’occasione colloquiale che consenta loro il chiarimento delle problematiche personali ed “intime”.
In Italia, i primi fortunati esperimenti sono alquanto misti, perchè si basano alternativamente sulle discussioni plenarie e sui “colloqui” personali che danno l’impressione allo sportivo di essere maggiormente seguito.
Ma, a nostro parere scientifico, hanno ragione gli americani ed i giapponesi quando parlano di standard di qualità totale che deve essere un obiettivo generalizzato e chiaro per tutti, senza indulgenze, pietismi e personalismi che finiscono per impoverire la disciplina e la classe dello sport, sebbene occorra predisporre altri percorsi per rispondere al giusto bisogno di deroga e comprensione per le persone portatrici di patologie che menomano il normale rendimento.
In questo momento storico della globalizzazione, gli specialisti dell’esercizio fisico e dello sport, sono sempre più interessati a dedicarvi le applicazioni delle loro sperimentazioni per giungere ad ulteriori scoperte di metodi operativi in aggiunta alle presenti tendenze di ricerca.
Questa crescente pluralità di interventi operativi è un segno di maturazione conseguente ad una maggiore collaborazione tra ricercatori e professionisti, provenienti da diverse discipline riguardanti la medicina, la psicologia, l’educazione motoria e la pratica sportiva.
Nell’ambito della formazione e dell’aggiornamento dei docenti di educazione motoria e sportiva si individuano problematiche da studiare concernenti la psicologia  applicata alle scienze motorie ed allo sport, l’educazione fisica, motoria e l’avviamento alla pratica sportiva, anche nell’ottica del “benessere” a scuola.

Argomenti dell’ambito psicologico, trattati nella pluralità di interventi operativi:

• Cenni di psicologia dell’età evolutiva.
• Concetti di intelligenza, carattere, attitudini, personalità, fantasia e tendenze (l’attenzione distribuita e concentrata, la distrazione, l’elaborazione fantasmatica e i sogni, la dignità, la sofferenza, la sottomissione, il riscatto, la motivazione, il livello di aspirazione, il livello di adattamento).
• Evoluzione delle caratteristiche psico-sessuali infantili e preadolescenziali.
• Sviluppo psicologico e principali manifestazioni della personalità dai tre ai cinque anni, (infanzia: interessi primari > mamma, cibo, caldo, freddo, gioco); dai cinque ai dieci anni, (fanciullezza: apertura alla conoscenza fisica del mondo esterno e delle sue regole biologiche, chimiche, meccaniche, teoriche, ma con insufficiente interesse sessuale, riproduttivo, ideologico, economico, politico); dai dieci ai tredici anni (auto-preparazione e tensione verso interessi relazionali, sesso, allontanamento dalla famiglia, esplorazioni socio-ambientali).
• La strutturazione della personalità quale risultante dell’interazione tra 4 aree: 1) area motoria  (educazione al corpo ed educazione del corpo – forza, resistenza, velocità, flessibilità, coordinazione); 2) area sociale  (sviluppo delle relazioni con gli altri – amicizia, collaborazione, ordine, rispetto delle regole); 3) area cognitiva  (ragionamento – attenzione, concentrazione, conoscenza, risoluzione delle problematiche); 4) area emotiva.-affettiva (conoscenza del proprio corpo, resistenza, tenacia, coraggio, autocontrollo, calma).
I docenti delle scuole primarie e delle scuole secondarie devono affrontare e risolvere un problema di non facile soluzione che consiste nella individuazione sistematica  delle regole da adottare per combattere gli errori delle famiglie e recuperare  le funzioni indispensabili della loro professione, che deve essere in grado di armonizzare chiaramente, ai fini istruttivi educativi e formativi, le istanze fisiche, cognitive, sociali, emotive e i bisogni sportivi dei loro studenti. 
I Docenti devono conoscere e fornire ai genitori un elenco dettagliato delle azioni didattiche che si impegnano ad attuare al fine di soddisfare tali esigenze educative, formative e sportive, perché esistono:

• problemi di sport e gare (concorrenza)  a livello elementare: soltanto gli studenti più qualificati e adatti ad un tipo di sport in ogni classe traggono un maggior vantaggio dalla gara (concorrenza), ma i ragazzi non sempre sono pronti per gareggiare in concorrenza, infatti l’orientamento generale degli studi psicologici ci dice che alcuni ragazzi, per raggiungere la maturità sociale e cognitiva, necessarie per poter partecipare con successo a uno sport organizzato (gara e concorrenza), devono raggiungere almeno l’età di otto anni;
• problemi derivanti dalla capacità di capire psicologicamente la complessità delle strategie di gioco che, in genere, è raggiunta dagli alunni a dodici anni di età, cosicché la maggior parte degli alunni non sono pronti per competizioni sportive, prima di completare il primo o il secondo anno di scuola media;
• problema, per quanto riguarda l’inadeguatezza di gare (inter-concorso), presso la scuola elementare, che nasce dalle preoccupazioni dei potenziali rischi espresse da parte degli psicologi, per gli stress mentali degli allenamenti precoci e dall’intensa specializzazione nel gareggiare (concorrenza fisica e psichica);

  I problemi e i rischi psicologici emergenti da un rapido avvio a gareggiare ed a concorrere, non sembrano essere correlati ad una particolare attività sportiva, ma sono strettamente rapportati ai livelli di intensità, di durata e di frequenza di allenamento in un determinato impegno sportivo.
Il concentrarsi su una sola attività motoria, nonché l’esclusione di altre pratiche sportive è sbagliato, perché espone il bambino al movimento ripetitivo e ad infortuni, che colpiscono specifici arti e le articolazioni (ad esempio, le lesioni che si verificano sulla caviglia, spalla, polso e gomito).
Le continue sconfitte al termine delle gare possono influenzare negativamente il livello di aspirazione dei ragazzi, che corrono il rischio di demotivarsi e di abbassare l’autostima fino ad accusare problemi di adattamento sociale.
Un altro rischio si determina nei campionati di durata annuale, quando vi sono decine di squadre diverse che si contendono il raggiungimento di un solo posto, questa modalità competitiva porta al un inutile e demotivante “campionato di campioni”, che danneggia psicologicamente una moltitudine di concorrenti perdenti a fronte del beneficio tratto da un solo vincitore che prende tutto.

Non bisogna far pesare le situazioni psicologiche di sconfitta sui ragazzi che si sentono responsabili di risultati negativi, che invece dipendono da una molteplicità di fattori organizzativi, nonostante i ragazzi abbiano giocato la loro migliore partita usando tutti l’impegno nelle situazioni difficili.
I ragazzi devono capire che nelle partite si può perdere anche quando si gioca bene. 
L’inizio delle partite deve essere graduale, altrimenti i ragazzi incorrono subito nello stress e, dopo i primi errori, per la paura di perdere cominciano ad arrendersi ed a desiderare di smette di gareggiare.

Si nota che molti docenti e allenatori ritengono che il gareggiare già a livello della scuola primaria insegni utilmente agli alunni a come perdere senza traumi psicologici e favorisca l’inclusione di tutti i bambini (socializzazione ed inclusione interculturale).
 
Obiettivo salute e benessere
I vigenti indirizzi pedagogici del Ministero dell’Istruzione ed il parere condiviso dai medici sull’attività motoria e sportiva nella scuola sottolineano l’importanza per la salute psicofisica dello studente pertanto i temi di intervento sono:
• il mondo dello sport dei giovani e la visione della salute e del benessere dello studente, integrato territorialmente con gli altri soggetti affermati (i campioni);
• l’A.M. e la salute (educazione alimentare, corretti stili di vita, prevenzione dell’uso e dell’abuso degli integratori alimentari e dei farmaci);
• l’A.M. la socializzazione e  la cooperazione (il linguaggio del corpo e la vita di relazione).

Obiettivo stili di vita corretti
L’attenzione potrà essere rivolta a promuovere :
• il sostegno ai processi di sviluppo auxologici (crescita, confrontata con gli schemi) e psicologici;
• il miglioramento del coordinamento motorio e delle abilità specifiche  degli alunni;
• la prevenzione delle alterazioni morfo-funzionali e psico-attitudinali;
• l’orientamento, l’auto orientamento, il riorientamento scolastico attraverso lo sport e la motivazione.

Obiettivo POF: ambito socio – psico – pedagogico
Occorre applicare la normativa vigente circa i CSS per le attività motorie, fisiche e sportive nelle singole scuole, inserire la scheda di progetto nel POF, per l’ampliamento dell’offerta formativa relativa alla promozione delle attività motorie, fisiche e sportive, nominare un docente di ed. fisica responsabile laboratoriale del CSS, avviare tutte le componenti scolastiche alla valorizzazione della sport in maniera multidisciplinare.

Obiettivo competizioni sportive
 Le competizioni sportive lentamente si stanno inserendo anche tra le attività di avviamento alla pratica sportiva nella scuola primaria per ragioni che vanno ricercate nella propaganda effettuata dalle Società sportive durante l’organizzazione di gare territoriali e per la grande visibilità che hanno le partite e le competizioni sportive degli studenti di liceo. Tali eventi contribuiscono a determinare un cambiamento di mentalità da parte dei genitori che desiderano l’inserimento di  eventi e gare anche a livello elementare.

I genitori incoraggiano i loro figli ad impegnarsi in attività motorie e sportive e molti di essi, in sempre maggiore percentuale, seguono direttamente programmi sportivi e partecipano a gare, quindi contribuiscono incisivamente all’attuale diffusione di competizioni sportive nelle scuole.
 Anche gli sport giovanili “fuori dell’orario scolastico” sono in rapida crescita e coinvolgono moltissimi ragazzi nonostante le scuole si siano attrezzate per le attività motorie e per le gare: varie fondazioni, associazioni, organizzazioni sportive, società commerciali private e grandi imprese cavalcano l’entusiasmo dei giovani verso lo sport.
Si osservi però l’enormità del fenomeno sportivo che coinvolge i ragazzi: molte esperienze private di competizione tra ragazzi al di sotto di otto anni si effettuano al di fuori del sistema scolastico e spesso ignorano completamente le preoccupazioni didattiche e psico-mediche dei professori di educazione fisica, degli educatori,  degli psicologi,  dei sociologi, e dei medici che non possono legittimare l’introduzione di anticipazioni indiscriminate di pratiche sportive nel piano dell’offerta formativa scolastica.
Intanto, i genitori e l’associazionismo sportivo esercitano una pressione sempre più forte sulla organizzazione scolastica e sui docenti di educazione fisica, affinché recepiscano queste nuove richieste formative e diano una risposta adeguata.

Obiettivo successo scolastico attraverso la trasparenza
Anche i docenti di educazione fisica, come avviene per altre professioni, devono operare in piena trasparenza per quanto riguarda le loro responsabilità ed il loro impegno nella scuola, per raggiungimento degli obiettivi dell’offerta formativa. 
Obiettivo “benessere”
Occorre inserire l’obiettivo “benessere” nella programmazione scolastica dell’ed. fisica, motoria e sportiva, ed accertarsi continuamente se le attuali conoscenze, capacità e competenze raggiungibili a scuola sono compatibili con gli standard di “benessere”  indicati dalla psicologia e dalla medicina.

Obiettivo interazione e conoscenza del territorio
L’educazione motoria e lo sport a scuola  realizzano l’interazione degli alunni col territorio ed appunto attraverso la realizzazione di questo legame l’alunno è aiutato a raggiungere un soddisfacente benessere personale nella società.
Il docente dovrà promuovere :

• l’educazione civica
• l’accettazione e condivisione delle regole da parte degli alunni,
• l’inserimento consapevole all’interno del gruppo degli alunni,
• la disponibilità alla cooperazione degli alunni, nell’ambito delle attività motorie e scolastiche in generale,
• la motivazione alla partecipazione,
• la legalità  (l’accettazione e la condivisione della regola attraverso il gioco, fair play, correttezza in campo, ecc. ).
• l’acquisizione di competenze specifiche ( giudice/arbitro; dirigente sportivo; reportage sportivo, ecc.).

Obiettivo convivenza democratica ed integrazione
Si deve programmare l’educazione motoria e la pratica sportiva nelle Scuole, predisponendo un’offerta formativa onnicomprensiva che promuova lo sviluppo armonico della personalità e l’equilibrio psico-fisico degli allievi, in un contesto favorevole alla trasmissione dei valori educativi della cooperazione scientifica e della democrazia:
• pari opportunità, anche a vantaggio di studenti/studentesse stranieri,
• superamento di situazioni di emarginazione e di rischio sociale;  l’integrazione assistita,
• interculturalità attraverso scambi e gemellaggi internazionali.

Obiettivo gioco, l’attività motoria e lo sport come momenti educativi.
Il gioco, l’attività motoria e lo sport sono momenti educativi di apprendimento, socializzazione ed integrazione degli Alunni diversamente abili; favoriscono i processi di socializzazione e sviluppano le capacità di cooperazione nei ragazzi.

Obiettivo associazionismo sportivo scolastico,
La promozione dell’associazionismo sportivo scolastico è uno strumento di aggregazione giovanile che riesce a prevenire il disagio, le devianze giovanili ed il bullismo.

Obiettivo equilibrio delle prestazioni psicofisiche dei gruppi
Per ottenere l’equilibrio delle prestazioni psicofisiche dei gruppi, l’educazione fisica prevede che gli insegnanti abbiano il pieno controllo delle capacità dei membri di tutte le squadre delle loro classi. Essi dedicano quindi una particolare attenzione alla formazione di gruppi costituiti da individui in gruppi di pari forza ed abilità.

L’esempio del  TENNIS: i benefici psicologici.
Benefici effetti educativi e psico-formativi si ottengono favorendo l’attività fisica attraverso i professionisti della salute che forniscono counselling e indicazioni sull’esercizio fisico risultante dal “tennis”.
Lo Psicologo dello sport  orienta parte del proprio lavoro in azioni rivolte alla comunità scolastica, per aumentare le opportunità di fare attività fisica di “tennis” in armonia tra individui e gruppi (sviluppo delle intelligenze multiple e socializzazione).
  La presenza (o l’intervento) dello Psicologo all’interno della Scuola destinata all’attività sportiva e motoria del “tennis”  viene consigliata, affinché la diffusione della cultura sportiva sia accompagnata da una adeguata tutela psicologia della personalità dei singoli praticanti a tutti i livelli.
Lo psicologo segue direttamente (oppure indirettamente attraverso la partecipazione allo staff) la metodica operativa intesa ad esercitare la concentrazione dell’alunno dal punto di vista psico-sensoriale, quando l’allenamento e l’esercizio puntano all’esatta esecuzione dei colpi.
Il tennis, infatti, attraverso la stimolazione ottica aumenta fortemente la concentrazione, la regolazione e l’organizzazione senso-motoria.
L’istruttore spinge l’Alunno a valutare e tenere ben presente l’obiettivo da raggiungere, attraverso un preciso schema di movimento. Via via la concentrazione psicologica consente di eseguire movimenti più armoniosi e precisi, in base allo scopo da raggiungere.
L’allenamento alla precisione delle azioni cinetiche del corpo, si traduce nella soddisfazione dell’Alunno che raggiunge il risultato: impara a superare senza timori le situazioni impreviste (col grande vantaggio di superare la timidezza e l’angoscia infantile)
Lo Psicologo favorisce contestualmente l’attività sportiva e motoria diretta anche agli alunni diversamente abili, rendendo il TENNIS accessibile, individuando le modalità e tempi di pratica e collaborando all’eliminazione di eventuali impedimenti ambientali. Favorisce la formazione psicologica con la presenza di istruttori specializzati nel sostegno alle persone disabili, operando in sinergia d’équipe con i Docenti e le Figure interne già impegnati nel sostegno e nella la promozione dello sport per la piena integrazione. Promuove l’approccio all’attività motoria anche ai soggetti più obesi (lotta alla bulimia ed all’alimentazione compulsiva), per i quali l’inattività e la sedentarietà possono essere responsabili di diverse patologie, mentre un’adeguata attività motoria può costituire un aiuto, sia fisico sia psicologico.
Favorisce le motivazioni all’attività fisica, dialogando ed orientando anche gli alunni portatori di disagio e disturbo mentale, usando la pratica del tennis quale strumento terapeutico-riabilitativo, per stimolare l’attenzione distribuita e concentrata e migliorare l’integrazione sociale.
            Laboratorio CSS
Essendo la scuola il luogo deputato ad ogni riflessione sulla crescita dell’alunno, sulla trasmissione dei saperi e sullo sviluppo delle capacità e competenze, anche la diffusione dell’attività motoria e delle buone pratiche per la salute dello studente necessitano di una attenzione laboratoriale, che non si può surrogare con mere azioni di implementazione di metodologie di gioco datate e prese a prestito, dal di fuori, da altre agenzie educative.
Ciò premesso, soltanto un laboratorio che osservi ed operi dall’interno può arrecare benefici mirati e sottendere l’aggiornamento del personale docente rispetto ai bisogni che via via vengono rilevati.
Un laboratorio per la diffusione dell’educazione motoria nelle scuole, articolato, a livello periferico, in laboratori allocati presso le scuole per sostenere l’autonomia delle istituzioni scolastiche nella dimensione ispirata dell’Unione europea ed i processi di innovazione e di ricerca didattica nel campo delle scienze motorie, salute e benessere, trae l’importanza educativa e formativa dai collegamenti multidisciplinari con altre educazioni e con altri linguaggi:

• musica, coreografia, disegno, pittura, fotografia,
• topologia, geometria, calcolo matematico,
• psicologia,
• allenamento, partecipazione ad attività  motorie, fisiche e sportive.
• regolamenti disciplinari, strumenti per verifica e valutazione dell’incidenza educativa e formativa della disciplina,
• indicatori quantitativi e qualitativi, del successo scolastico e formativo,
• auto-valutazione degli esiti scolastici,

Funzione:
• valorizzare tutte le iniziative riguardanti le attività motorie, fisiche e sportive della scuola e favorirne i collegamenti col territorio;
• favorire l’associazionismo scolastico consentendo agli studenti di fare esperienze positive mediante impegni disciplinari plurimi e rapporti sociali allargati, controllati e “filtrati” rispetto ai fenomeni di devianza giovanile;
• rilevazione dati sui bisogni formativi ed educativi motori e sportivi;
• richiedere ed utilizzare i supporti delle scienze psico-pedagogiche (questionari, interviste, colloqui, osservazioni) riferiti all’educazione motoria ed alla pratica sportiva;
• attuare utili forma di documentazione didattica e statistica rispetto alle attività sperimentali svolte;
• consentire la partecipazione dei docenti ai convegni ed agli eventi locali ed internazionali riguardanti il loro ambito professionale;
• collaborazione con il CONI, le regioni e gli enti locali per l’espletamento di gare ed eventi;
• partecipare all’organizzazione della formazione e dell’aggiornamento periodico dei docenti e del personale non docente.

Occorre adottare testi sulla teoria che siano utili ad integrare e rafforzare le comunicazioni e le istruzioni date dal docente e servano ad integrare lo studio di altre discipline scolastiche.
Occorre chiedere agli studenti di fornirsi di un abbigliamento e di accessori tecnici adeguati agli sport praticati. I docenti di educazione fisica devono attivarsi costantemente, all’interno della vita scolastica, con fiducia in se stessi, piuttosto che essere costantemente in difensiva, orgogliosi di svolgere un’attività d’insegnamento ispirata alla salute ed al benessere degli studenti.
La Psicologia dello sport  per la categoria professionisti  -  (riguarda gli atleti e l’allenatore).
   Lo psicologo dello sport deve adeguare l’intervento ai differenti obiettivi indicati dall’allenatore in base al tipo di sport:
1) gli sport individuali presuppongono interventi psicologici sulla persona,
2)  gli sport di squadra presuppongono un intervento sulle tensioni psicologiche del gruppo e tra i gruppi,
3) gli sport collettivi presuppongono interventi di razionalizzazione delle energie psicologiche per adeguarle alla durata della prestazione.
Dopo aver conosciuti gli ambiti prestazionali, in cui lo sportivo desidera migliorare o potenziarsi, interviene puntando all’analisi delle condizioni psico-attitudinali ed ai suggerimenti compatibili con la sua capacità di resistenza psicosomatica.
Lo psicologo pur non avendo approfondite conoscenze delle  modalità di svolgimento di tutti gli sport o di una specifica competizione, cerca di individuare e gestire le ansie e le tensioni psicosomatiche che colpiscono l’atleta impegnato.
Nella ginnastica artistica, la competizione è diversa da tutte le altre perché non vi è il problema della resistenza, ma quello di evitare l’errore: ciò comporta – nel caso di riuscita – un continuo appagamento psicologico e la riduzione dell’ansia originaria.
Serve il coaching (accompagnamento psicologico – sostegno psicologico)  che consente un  miglioramento nella gestione delle risorse umane,  durante il periodo di preparazione di uno sportivo o di un’intera squadra.
Occorre anche gestione dello stress agonistico quando lo psicologo dello sport interviene per  individuare i fattori ansiogeni e migliorare la gestione dello stress competitivo secondario (evidenziato da particolari comportamenti e segnali psicosomatici).
Una volta che si è ridotta la produzione di stress, automaticamente, si consente all’atleta di concentrarsi meglio sulla sua tecnica e di esprimere al massimo la sua abilità sportiva.
Si possono raggiungere molti miglioramenti, quando si interviene psicologicamente sulle idee “fisse” che assorbono l’atleta prima e durante le gare, orientando il pensiero sulla tecnica della prestazione corrente, (pensare ad eseguire il meglio possibile la propria azione sportiva) indipendentemente dalla ricerca ossessiva di un risultato favorevole, perché ciò che conta è la concentrazione sui passaggi e sulle manovre che si devono realizzare durante la prestazione.
Lo psicologo valuta se l’atleta conduce il suo sport o la sua gara in armonia con la sue attitudini psicosomatiche e con gli obiettivi indicati dall’allenatore.
L’azione sportiva viene seguita per vedere se l’atleta si discosta psicologicamente dal percorso prescritto in uno o più momenti della competizione, per accrescerne le capacità di resistenza e di concentrazione nel controllo del metodo usato e nelle valutazione dei risultati via ottenuti.
Il sostegno psicologico alle capacità di attenzione serve all’eliminazione delle potenziali distrazioni e  dei punti deboli, perché ogni sport esige una buona dose di concentrazione e di attenzione per poter dare dei buoni risultati.
In alcuni sport l’attenzione è rivolta principalmente:
1. al movimento del proprio corpo (sport di precisione, sport con scatto, danza, nuoto),
2. ai segnali esterni (calcio, tennis, lotta, vela, guida).

In ogni caso occorre un sostegno psicologico per accrescere e rendere continuative nel tempo alcune competenze ed abilità psicologiche specifiche: motivazione, impegno, tenacia, fiducia, ottimismo, accettazione del cambiamento e collaborazione.
 La squadra è costituita da un gruppo di individui che devono avere buone relazioni tra di loro.
Ciò vuol dire che il gruppo si deve basare su alcune regole che si spiegano e si realizzano col  “FSNP” (sigla formata accorpando la prima lettera delle principali attività di supporto: Forming- Storming- Norming- Performing) e  col knowledge management.
Forming (si costituisce un gruppo di lavoro, stabilendo i compiti e i limiti di ciascun membro; tutti i membri del gruppo si formano e si adeguano ai comportamenti stabiliti sia nei confronti dei compagni sia verso i responsabili dell’organizzazione).
Storming  (si consente un inizio creativo, dirompente e conflittuale a scopo didattico; ciascuno pensa per sé e dichiara di non saper e non voler lavorare, perché inconsciamente teme di dover sopperire con i propri sforzi alla svogliatezza degli altri).
Norming (quando si provvede alla stesura delle norme di gruppo e delle regole applicative tutti cominciano ad accettarsi reciprocamente e a fornire il proprio impegno).
 Performing (tutti i membri del gruppo accettano gli incarichi differenziati secondo le esigenze e cominciano a lavorare con impegno nella realizzazioni degli obiettivi stabiliti).
Knowledge (scienza del conoscere, sapere, avere cognizione, avere notizia, avere consapevolezza).
 Management  (rappresenta un metodo per abituare un gruppo a migliorare la collaborazione ed a condividere tutte le informazioni professionali e le scoperte personali che ogni membro mette a disposizione della squadra, per potenziare l’impegno collettivo).
  Il knowledge management  si svolge secondo alcune operazioni fondamentali:
1. organizzazione dei dati raccolti dalle esperienze professionali personali in archivi di facile accesso;
2. lavorazione dei dati raccolti, per renderli semplici;
3. trasmissione,  di tali dati (costituiti delle conoscenze professionali positive che ogni componente ha sperimentato) a tutti i membri del gruppo al fine di ottenere una condivisione delle esperienze migliori (senza alcuna opposizione da parte di chi ha lavorato maggiormente).
Contestualmente lo specialista provvede a spiegare:
• come si apprende
• che cosa bisogna conoscere
• come si trasmettono le informazioni
• come si effettua la consulenza tecnica
e provvede anche ad insegnare le regole su cui si deve basare il lavoro di gruppo (FSNP):
Adjourning  (pausa nel lavoro per calcolare i risultati ottenuti al fine di aggiornare eventualmente le modalità di lavoro).
Brainstorming ( si passa alla stimolazione del  “pensiero” libero, creativo, senza limiti prestabiliti chiedendo di focalizzare l’attenzione e la critica, di tutti i membri del gruppo, su un problema qualsiasi da risolvere, per ottenere una ricchezza di idee e di proposte.
Le soluzioni offerte disordinatamente dal gruppo saranno poi sottoposte alla correzione da parte degli specialisti esperti delle singole discipline e saranno quindi utilizzate nell’organizzazione e calendarizzazione del lavoro annuale).
Coach  (aiuta tutti i componenti a lavorare in gruppo, migliorando gli atteggiamenti, attenuando gli attriti interpersonali, scoprendo i motivi e le passioni che migliorano le relazioni e danno slancio alle motivazioni condivise nella scalata al successo; le informazioni raccolte gli consentiranno di aiutare i membri del gruppo nella soddisfazione dei bisogni rilevati; incoraggia i componenti del gruppo a far tesoro delle idee degli altri e cercare di aggiungervi modifiche, miglioramenti e collegamenti con quelle personali già espresse. Cosicché ciò che non riesce a fare l’autore diretto di una proposta viene pianificato e messo in pratica ottimamente dagli altri partecipanti al lavoro).
Leader ( fornisce le direttive necessarie all’avanzamento dei lavori di squadra e soprattutto sostiene psicologicamente le persone più incerte).
Team leader (gruppo unito che mette in pratica, con spirito di collaborazione, le indicazioni del leader).
Team building” (la costruzione del gruppo avviene attraverso attività sufficientemente piacevoli che servono ad allenare e ad esercitare i membri all’impegno reciproco ed alla collaborazione fattiva col capogruppo nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti. Pertanto nel team building” è compresa una attività di raccolta di informazioni (debrief)  attraverso interviste con domande strutturate sui bisogni personali dei vari membri).
Team work (tutti gli individui che costituiscono il gruppo sono in grado di collaborare ed interagire positivamente durante i lavori o le gare).
Per ottenere il perfezionamento delle strategie sportive:
a) Parliamo con l’atleta dei comportamenti da migliorare: motivazioni, emozioni, strategie mentali in allenamento e in gara, rapporto con l’équipe tecnica.
b) Formuliamo semplici questionari motivazionali, da somministrare agli atleti per rilevare eventuali aspirazioni od ostacoli da eliminare. 

  Prof. Gennaro Iasevoli

docente di Psicologia giuridica

 Facoltà di giurisprudenza Università Parthenope-Napoli

 

http://www.giurisprudenza.uniparthenope.it/siti_docenti/SitoDocentiStandard/default.asp?sito=giasevoli