13 dicembre 2018


Origini biologiche del bullismo?

16 febbraio, 2008 by Agata Romeo - Psicologo  
Categoria: Bullismo

geni  Ancora una strage negli USA, nella Northern Illinois University a DeKalb. Un ragazzo fra i 18 ed i 20 anni armato di fucile e pistola ha stroncato le vite di 5 persone. Sparando ha ferito  molti altri studendi nella scuola dove si è intrufolato, poi si è ucciso. Questa terribile vicenda riconduce le nostre menti a quella dell’aprile 2007 ricordata come la più sanguinosa tragedia consumatasi fra le mura delle Università americane. In quell’occasione un ragazzo sudcoreano uccise 32 persone (fra studenti e professori) prima di togliersi la vita.

In Italia, fortunatamente, non si sono verificati episodi paragonabili a questi, per dinamiche e ambientazioni, tuttavia, ogni volta che queste notizie, attraverso il tubo catodico, entrano nelle nostre case, toccano la nostra sensibilità . La prima cosa che ci viene da pensare è quali meccanismi, nella mente di questi giovani killer, si siano innescati. Le associazioni di idee crescono, i pensieri si concatenano e pian piano ci portano a considerare i pericoli e le problematiche a cui siamo esposti quotidianamente. Nelle cronache italiane imperversa il fenomeno del bullismo, spesso confuso con altre problematiche giovanili delinquenza, baby gang, violenze sessuali, suicidi giovanili, ecc. Anche in questi casi si tenta di comprenderne le cause  scatenanti anche se dopo numerosi interrogativi e tanto clamore sulle pagine dei tg nessuno propone, specie avvalendosi del potere mediatico, programmi concreti di prevenzione o che consentano di arginare i segni del disagio giovanile.

Non solo nel nostro Paese ma anche molti altri hanno avviato numerose ricerche volte ad individuare una correlazione biologica delle manifestazioni del bullismo. 

La Svezia è da annoverare fra i paesi che per primo si è occupato e pre-occupato dello studio del bullismo. Secondo una recente ricerca condotta dall’Università della Svezia Uppsala, vi sarebbe una correlazione fra il fenomeno del bullismo e l’ADHD (deficit di attenzione e iperattività). Pare che i bambini affetti da ADHD siano 10 volte più esposti alla probabilità di divenire vittime di bullismo. Spesso,infatti, questi bambini sono soggetti ad emarginazione, etichettamento e discriminazione. I bambini iperattivi rischiano anche di “diventare” bulli a loro volta giacchè i comportamenti assunti  dai soggetti affetti da tale patologia, possono essere facilmente scambiati per atteggiamenti da bullo. Il gap deriverebbe da errori di rilevazione ed indiviaduazione dei comportamenti esibiti dai bambini. Oltre quindi al meccanismo errato di etichettamento che gli adulti effettuato sul minore anche il recupero dello stesso sarà “deviato”.

Già nel 2000 una pubblicazione anglo svedese, invece, analizzava la causa del bullismo considerandola scritta nel codice genetico. I ricercatori di Londra, Southampton e del Karolinska Istitute di Stoccolma esaminate oltre 1.500 coppie di gemelli, per la maggioranza omozigoti, e ha rilevato considerevoli somiglianze tra il campione svedese e quello britannico, deducendo che i comportamenti antisociali aggressivi hanno origini diverse da quelle da cui derivano comportamenti non aggressivi. Lo studio rivelerebbe che l’aggressività dipende da fattori ereditari mentre l’ambiente pesa sull’asocialità soprattutto quando questa non assume forme violente.

Una ricerca dell’Università di Chicago pubblicata nello stesso anno ipotizzava  che l’origine biologica per alcuni comportamenti antisociali, nei ragazzi fra i sette e i dodici anni, sembava potesse essere correlata ai bassi livelli di cortisolo, l’ormone che viene normalmente rilasciato in caso di paura. Keith McBurnett, una psicologa infantile della scuola di medicina dell’Università di Chicago, ha condotto la ricerca partendo da tale ipotesi ed ha spiegato che, il  fatto che i ragazzi abbiano nella saliva un livello di cortisolo più basso del normale potrebbe significare che non hanno paura delle conseguenze delle loro azioni.

La psicologa ha pensato di aver a che fare con una propensione biologica, per la quale non sono adatti i tradizionali approcci per curare l’aggressività. Ha creduto di poter cambiare completamente approccio con quei ragazzi. Una via sarebbe potuta essere quella di aiutarli ad adattarsi, nell’ambiente in cui vivono, trovando una nicchia ove la loro mancanza di senso del pericolo potesse diventare un vantaggio. La psicologa ha anche spiegato che una terapia adeguata che includesse l’uso di alcuni farmaci, simili a quelli che oggi vengono utilizzati per i bambini iperattivi, avrebbe potuto ristabilire un equilibrio. Lo studio durato quattro anni, ha preso in considerazione sintomi come scontri con l’uso di armi, furti e propensione alle violenze sessuali. La McBurnett ha riconosciuto che il campione su cui è stato condotto lo studio (38) ragazzi era piuttosto piccolo ma ha comunque evidenziato che la correlazione tra il cortisolo e “il principio di disordine nel comportamento infantile” era molto alta.

Il dottor James Dabbs, psicologo  della Georgia State University che ha studiato gli ormoni nella saliva, ha ammesso di trovare in qualche modo sorprendente il risultato dello studio e che non ci sono motivi per dubitare delle scoperte.

Questi riportati sono soltanto alcuni esempi di numerosissime ricerche effettuate nel campo del bullismo e della delinquenza giovanile. Sono tante le ipotesi formulate e molte altre sono in attesa di essere verificate, tuttavia, possiamo affermare, oggi, con certezza, che nessuna di esse può garantirci una spiegazione etiologica del fenomeno su basi biologiche inequivocabile.