25 marzo 2017


Le percezioni dei giovani adulti sulle separazioni

30 aprile, 2008 by Agata Romeo - Psicologo  
Categoria: Affidamento Condiviso

famiglia spezzata Riceviamo la seguente ricerca segnalataci dal Prof. Vincenzo Mastriani e dal gruppo di lavoro ”comunicazione condiviso”, e, come nostra abitudine, la pubblichiamo così come ci è stata inviata.

Sempre più consenso sta ricevendo il fatto di prendere in considerazione le percezioni dei bambini nelle decisioni prese dai genitori che si stanno separando e dai tribunali, e che i giovani adulti che hanno vissuto la separazione dei propri genitori possano essere un’importante fonte di informazioni sulle percezioni dei bambini.
In questo studio gli autori registrano le percezioni a questo riguardo di 820 giovani studenti universitari che hanno vissuto in prima persona l’esperienza del divorzio dei propri genitori. Gli intervistati avrebbero voluto passare più tempo con il loro padre durante la crescita, e l’affidamento e collocamento che credevano essere i migliori erano quelli che prevedevano un’equa frequentazione di entrambi i genitori. L’Affidamento ed il collocamento che subirono quando erano bambini generalmente avevano lasciato poco spazio alla frequentazone del padre. Gli intervistati riportano che i loro padri avrebbero voluto più tempo da dedicare a loro ma che le loro madri generalmente non glielo avevano concesso.
Lo scopo di questo studio è di esaminare gli esiti del divorzio attraverso la percezione dei giovani adulti che sono cresciuti in una situazione di separazione dei propri genitori. Le importanti conseguenze della separazione dei propri genitori includono le percezioni, le attitudini e i sentimenti che rimangono in questi giovani al momento di cominciare la loro vita da adulti e formare a loro volta nuove famiglie.
La necessità di prendere in considerazione le percezioni dei bambini nelle decisioni dei tribunali viene sentita e caldeggiata in misura crescente (L’Heureux-Dube, 1998; Mason, 1999;Wallerstein & Lewis, 1998) [...]. Purtroppo, però, gli studiosi hanno generalmente trascurato questo aspetto. [...] Un aspetto importante delle vite di questi bambini è la gestione della vita quotidiana (affidamento e collocamento) con i genitori. Le decisioni su tale gestione sono solitamente prese nella fase iniziale della separazione e tendono ad essere perpetuate per tutta l’età del minore. Nella maggior parte dei casi, queste decisioni sono prese da altri. Poichè affidamento e collocamento incidono sulla vita di ogni giorno, questi bambini si possono formare in merito una netta percezione.
Le precedenti ricerche su tali percezioni riguardo all’affidamento e alla collocazione hanno dimostrato che i bambini desiderano una libera ed assidua frequentazione del genitore non affidatario. Per esempio, lo studio di Rosen (1979) ha rilevato che il 60% dei bambini vuole una frequentazione libera e non limitata, indipendentemente dal fatto che il genitore non affidatario sia la madre o il padre. I bambini ribadivano insistentemente che il fatto di essere in grado di vedere il genitore non affidatario ogni qualvolta lo desiderassero e di vederlo spesso rendeva tollerabile la separazione tra i genitori.
Kelly e Wallerstein (1977) riferiscono che i figli più piccoli considerano le modalità di visita rigorosamente regimentate negli week-end alternati assolutamente inadeguate. “I soli figli ragionevolmente contenti della situazione delle visite erano i bambini di 7/8 anni che frequentavano il genitore non affidatario 2/3 volte la settimana, il più delle volte recandosi dal padre in bicicletta” (pag. 52). Essi riportarono nel loro studio che anche i bambini più grandi desideravano facilità di
frequentazione e contatti frequenti. Questi sentimenti dei bambini sembrano ricevere una conferma esterna anche da alcune conclusioni dello studio: “Sorprendentemente ci furono pochissimi casi in cui le assidue frequentazioni potevano essere considerate come dannose per il minore, o che una tale frequenza di vista potesse mettere il minore a rischio”(pag. 54). [...] Il dibattito politico pubblico su affidamenti e su visite, in generale, è imperniato sui diritti dei genitori (e, più di recente, dei nonni), piuttosto che sui desideri dei bambini (Mason, 1999). Diventa in quest’ottica importante lo studio di Wallerstein e Lewis (1998), che ha recentemente riportato il follow-up longitudinale delle percezioni dei bambini più giovani ora diventati adulti (27-32 anni). La maggior parte di questi intervistati ha trovato le modalità di visita di allora con loro padre troppo frammentate e inflessibili, e di poco giovamento dal punto di vista del miglioramento delle relazioni
con i loro padri. Da adulti sentono fortemente, ora come allora, che i loro desideri avrebbero dovuto essere presi in considerazione, e che rimangono per questo motivo feriti e risentiti. Wallerstein e Lewis sostengono, sulla base dell’attuale visione del divorzio di questi figli ora adulti, che la voce dei bambini viene troppo spesso ignorata nelle decisioni circa l’affidamento dei figli e gli orari di visita. [...]
Ci sono stati diversi rapporti sul fatto che le madri desiderino il coinvolgimento del padre (Furstenberg, 1988). Sappiamo invece molto meno su ciò che vogliono i padri (Seltzer & Brandreth, 1994). Le statistiche, che dimostrano che i padri divorziati trascorrono poco tempo con i loro figli, non ci dicono che questo è necessariamente quello che vogliono i padri. Alcuni padri potrebbero desiderare una frequentazione limitata nel tempo, ma altri possono avere desiderato di assumersi pari responsabilità riguardo alla crescita del figlio, ma potrebbero essere stati impediti dalle circostanze.
Attraverso questo studio, la percezione dei giovani adulti sui desideri dei propri genitori riguardo ad affidamento e collocazione ci fornisce un’informazione e una conferma esterne riguardo a cosa effettivamente i genitori separati vogliano. Popolazione e Metodi
I partecipanti all’indagine sono stati gli studenti (età media di 20 anni) di un corso introduttivo di psicologia, in una grande università del sud-ovest del paese (U.S.A.), durante gli anni 1996, 1997, 1998 e 1999: 344 di sesso maschile e 485 di sesso femminile, tutti figli di genitori divorziati. [...] Le frequenze delle loro età al momento della separazione dei genitori erano: 38% (0-5 anni), 28% (6- 10 anni), 20% (11-15 anni), 10% (16-18 anni), 4% (19 anni ed oltre). [...]
Risultati
[...] La figura 1 indica un dato importante: i giovani di entrambi i sessi hanno desiderato un tempo significativamente maggiore da trascorrere con il loro padre rispetto a quanto hanno avuto. [...]

Figura 1. Media e numero di risposte su affidamento e collocazione

NOTA: La scala va da 0 = collocazione materna e nessun contatto o contatti poco significativi col padre a 8 = collocazione paterna e nessun contatto o contatti poco significativi con la madre. m = maschi; f = femmine

La figura 2, che illustra la distribuzione delle risposte, evidenzia sia che il 48% degli studenti appartiene alle due categorie caratterizzate da nulle o scarse frequentazioni con il padre, sia che, ed in modo drammatico, un altrettanto 48% di essi avrebbe voluto frequentare il padre in modo assiduo o paritario rispetto alla madre.

Figura 2. Proporzione degli affidamenti e collocazioni realmente avuti e quelli allora desiderati dagli studenti

NOTA: Si noti che il genitore collocatario era la madre nell’80% dei casi, il padre nel 12% dei casi; l’8% degli studenti ha trascorso un tempo simile presso i due genitori.
[...] Non è emerso alcun elemento che abbia indicato una diminuzione del tempo di contatto con il padri durante gli 8 anni trascorsi in media dopo la separazione dei genitori di questi studenti. [...]
[...] Le risposte dei giovani su ciò che volevano i rispettivi genitori indicano (figura 3) che il 40% delle madri desideravano per i loro figli una frequenza minima o nulla con il padre; soltanto il 7% delle madri, secondo gli studenti, voleva che il figlio trascorresse un tempo analogo al loro con il padre. I figli hanno percepito pochi padri nelle categorie di minore frequentazione ed il 44% ha dichiarato che il proprio padre desiderava vivere con i suoi figli almeno metà del tempo.
[...] E’ da notare che i padri percepiti come desiderosi di un maggiore coinvolgimento con i figli diventano più numerosi, raggiungendo il 78%, con il decrescere delle frequentazioni fino a zero [...]. Indagando cosa pensassero questi giovani su collocamento ed affidamento in generale per i figli di genitori separati è emerso che il 70% riteneva che la migliore soluzone fosse un uguale tempo presso ciascun genitore (figura 4).
[...] Tale percentuale saliva al 93% per i giovani che avevano effettivamente sperimentato una divisione equivalente del tempo con i genitori. [...].
[...] In particolare, alla precisa domanda: “Quanti giorni (per tutte le 24 ore) dovrebbe trascorrere un bambino presso il suo papà nel periodo di 2 settimane?”, le risposte prevedevano almeno 5 giorni e 5 notti per i bambini sotto i 3 anni ed almeno 6 giorni completi successivamente, raccogliendo fino al 64% dei consensi la proposta di 6-7 giorni dall’uno o dall’altro genitore.

Figura 3. Percezioni degli studenti riguardo al desiderio delle loro madri e dei loro padri in relazione all’affidamento e collocazione

Figura 4. Proporzione tra cosa gli studenti pensavano fosse giusto per i bambini in termini di affidamento e collocazione e la loro percezione di cosa pensavano le madri separate e i padri separati

Discussione
[...] In questo studio abbiamo chiesto ad oltre 800 giovani, cresciuti con genitori separati, di indicarci le loro percezioni sul problema centrale dei bambini attualmente coinvolti nel divorzio: la ripartizione dei tempi di vita con ognuno dei genitori. La loro percezione è chiara. Essi hanno sempre desiderato trascorrere più tempo con i loro padri mentre crescevano e la collocazione ritenuta da essi migliore per un bambino è sempre stata il poter vivere un tempo uguale con ciascun genitore.
Le due categorie più desiderate dai giovani sono state un’uguale quantità di tempo con ogni genitore e, passo appena successivo, vedere il papà un sacco di tempo. Il desiderio di avere più tempo con i loro padri è nato nella loro infanzia, quando trascorrevano poco tempo insieme, percependo nel contempo un sostanziale disaccordo tra i genitori su questo problema.
I giovani hanno riportato uniformemente bassi livelli di tempo insieme ai loro padri. Le disposizioni di collocamento erano singolarmente caratterizzate dalla mancanza di variazioni e dalla rigidità nel tempo: ciò che come bambini avevano all’inizio della separazione dei genitori era lo stesso che avevano 8 anni dopo. Ciò rinforza la segnalazione di Wallerstein e Lewis (1998) sull’inflessibilità dei genitori nell’adattare gestione quotidiana e collocamento alla crescita dei figli. [...]
I giovani hanno segnalato che le loro madri volevano lo status quo e che i padri desideravano più tempo con i loro bambini. Molte più madri sono state percepite dagli universitari, rispetto ai padri, volere relegare il papà nelle tre categorie di coinvolgimento più basse. I padri sono stati percepiti con un desiderio abbastanza elevato di responsabilità genitoriale [...], volendosi assumere una porzione significativa, se non addirittura maggioritaria, delle incombenze legate alla cura quotidiana. [...] E’ rilevante ricordare che questi non sono elementi rilevati in età infantile, durante i primi tentativi di
affrontare con la fantasia l’omprovvisa assenza del padre, ma giudizi di giovani universitari che, per dirla con le parole di Wallerstein e Lewis (1998): “hanno formulato e riformulato i loro giudizi su ciascun genitore in base alle proprie personali osservazioni durante gli anni della loro crescita”. [...] Il ritenere che il migliore collocamento sia al 50% tra i genitori rappresenta, da un lato, un dato notevolmente condiviso tra i giovani e, dall’altro, una notevole divergenza dall’esperienza familiare da essi vissuta (meno del 10% è infatti cresciuto condividendo il tempo in egual misura con i due genitori) [...] e dalle opinioni della generazione che li ha preceduti.
I giovani vedono essi stessi come portatori di un nuovo pensiero sul collocamento ritenuto nel migliore interesse del minore. I giovani uomi e le giovani donne si ritengono diversi dai loro padri e, soprattutto, dalle loro madri, sul collocamento dei figli. [...] Come bambini, questi giovani hanno subito notato che i loro padri desideravano trascorrere più tempo insieme a loro, come confermato dal 57% delle risposte. Questa volontà comune di padri e figli crea un dilemma. Se i padri tentano di rassicurare i loro figli dicendo che vorrebbero stare più tempo insieme, possono rischiare di coinvorgerli nel conflitto; se provano a nascondere questo desiderio, corrono il rischio che i loro bambini pensino che il papà stesso non condivida con loro il desiderio di stare più assieme. Il modo per affrontare questo dilemma è promuovere un maggiore accordo genitoriale su affidamento e collocazione. La considerazione primaria dovrebbe essere il desiderio del bambino, come recentemente e fortemente intuito da Mason (1998) e Wallerstein e Lewis (1998). Per troppo tempo, purtroppo, come genitori e responsabili istituzionali, abbiamo dato poca attenzione ai desideri dei bambini, che vorrebbero soffrire di meno della separazione dei genitori. I nostri giovani ci hanno dato, con questo studio, il loro parere “da esperti”.
[...] Ciò che dovrebbe motivare al cambiamento i genitori è il sapere che i loro bambini stanno crescendo sentendo che non stanno ricevento l’affido ed il collocamento migliori [...] e, idealmente, un’equilibrata distribuzione del tempo non dovrebbe far sentire gli adulti come vincitori o perdenti.
Nella società e nei tribunali, la discussione è ancora circoscritta al postulato di un regime di visite ragionevole nel contesto della residenza primaria presso la madre. Questo pregiudizio è all’opposto di quanto l’attuale generazione di studenti universitari ritiene sia il meglio. [...] I futuri padri e madri sono d’accordo sulle migliori disposizioni di affidamento e collocazione per i figli di genitori separati [...]. E probabilmente non dimenticheranno le esperienze ed i sentimenti che hanno provato come figli di genitori separati, e che li hanno condotti alla convinzione che un’uguale distribuzione di tempo è il meglio per i bambini.

William V. Fabricius e Jeffrey Hall
William Fabricius, Professore di Psicologia, Università dell’Arizona, USA

Family And Conciliation Courts Review, 38 (4): 446-461, 2000
(Libera sintesi del lavoro completo che si trova a questo indirizzo:

http://www.asu.edu/clas/psych/people/documents/Fabricius_&_Hall%202000.pdf)

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