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	<title>Psicologia Giuridica &#187; educare</title>
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	<description>Portale informativo sulla psicologia giuridica</description>
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		<title>La psicologia dello sport</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 14:06:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agata Romeo - Psicologo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Giuridica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[“educare, formare,  - aiutare a cooperare, a gareggiare, a competere, a vincere &#8211; , alunni, dilettanti ed atleti”. La Psicologia dello sport mira a trovare e ad applicare le più aggiornate metodologie, per essere in grado di aiutare sia i giovani che si avviano alla pratica delle attività motorie e sportive sia gli atleti professionisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/02/competizione.jpg"></a><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/02/competizione.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-670" title="competizione" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/02/competizione-150x150.jpg" alt="competizione" width="150" height="150" /></a>“educare, formare,  </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>- aiutare a cooperare, a gareggiare, a competere, a vincere &#8211; , </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>alunni, dilettanti ed atleti”.</strong></p>
<p>La Psicologia dello sport mira a trovare e ad applicare le più aggiornate metodologie, per essere in grado di aiutare sia i giovani che si avviano alla pratica delle attività motorie e sportive sia gli atleti professionisti e per migliorare il loro adattamento psicologico ed il loro rendimento fisico durante gli allenamenti e le gare agonistiche.<br />
Fornisce una visione d’insieme del settore, tra cui le definizioni, la storia, i paradigmi e le metodologie di ricerca ed applica i principi della psicologia.<br />
Lo psicologo mira al miglioramento delle prestazioni nello sport:</p>
<p>1) la Psicologia clinica dello Sport, si adegua e si migliora sperimentando le teorie e le applicazioni metodologiche-comportamentali”, che hanno accompagnato la vita sportiva degli atleti nel corso dell’ultimo decennio, esamina l’intelligenza, il carattere, le attitudini, le “differenze nelle relazioni individuali”, cioè tutte le caratteristiche che influenzano il comportamento delle persone durante le attività fisiche e sportive;<br />
2) tende a creare una forma di sinergia attiva tra i programmi atletici ed la ricerca del benessere mentale;<br />
3) approfondisce la panoramica delle risorse di aiuto agli studenti, ai docenti, agli istruttori, agli allenatori, ai direttori di campo, ai dilettanti ed agli atleti che vogliono migliorarsi e ricerca gli stimoli per ottenere il massimo rendimento;<br />
4) fornisce una illustrazione delle principali tendenze applicative della psicologia nelle attività motorie e sportive utili a migliorare le prestazioni atletiche;<br />
5) esamina o suggerisce anche i modi correttivi circa i vari fattori sociali-ambientali che possono incidere sul comportamento dei partecipanti allo sport, infatti conduce ricerche psicologiche teorie e pratiche, con questionari, colloqui ed interviste, per selezionare le tecniche di intervento più appropriate, da utilizzate quando occorre migliorare o correggere il comportamento scorretto degli atleti e dei tifosi.</p>
<p>Attraverso questi complessi e significativi interventi, la psicologia dello sport permette attualmente di spiegare anche ai professionisti del settore ciò che ancora essa può sperimentare, onde creare, in prospettiva, un punto di riferimento di aiuto clinico per le nuove leve.<br />
Essa affronta i temi di ricerca partendo dall’elencazione e dall’analisi dei singoli fattori che influenzano il comportamento nei contesti dell’attività motoria, fisica e sportiva:<br />
• personalità e comportamento sportivo (differenze individuali e sociali),<br />
• il ragionamento morale (lo sviluppo morale e lo sport),<br />
• relazione tra attività fisica e la salute mentale,<br />
• genere (sesso m-f) e comportamento sportivo,<br />
• il pregiudizio atletico e comportamento sportivo,<br />
• dinamiche di gruppo nello sport, cooperazione ed attriti (socializzazione nello sport),<br />
• auto-percezione, motivazione, orientamento,<br />
• impostazione dell’obiettivo sportivo,<br />
• ansia per le prestazioni,<br />
• capacità di attenzione nelle prestazioni atletiche,<br />
• auto-efficacia,<br />
• picco delle prestazioni,<br />
• competenze tecniche di intervento psicologico,<br />
• coaching,<br />
• utilizzo di immagini nello sport,<br />
• esercizio motorio e sportivo nella terapia dei disturbi psicologici.<br />
.<br />
Una delle tendenze evidenti nelle scienze dello sport, è rappresentata dall’interesse mostrato dalla medicina verso l’attività fisica e l’esercizio sportivo per il miglioramento della salute.<br />
Oggi, nelle comuni patologie riesce di grande giovamento esercitare una attività sportiva qualsiasi, che possa migliorare il comportamento generale e lo stile di vita, indipendentemente dalle altre terapie consigliate, nell’attesa di ulteriori ricerche necessarie a definire esattamente la relazione tra attività fisica e salute mentale.<br />
Intanto. anche se esistono preoccupazioni metodologiche, c&#8217;è un cauto ottimismo per quanto riguarda la potenziale efficacia dell’esercizio fisico come una possibilità terapeutica.<br />
Si conferma quindi sempre più al momento attuale, il ruolo dello sport quale “esercizio terapeutico aggiunto”, aggiornato rispetto ai modelli di cura tradizionali, quale esercizio e trattamento terapeutico psicologico clinico delle condizioni di disarmonia mente-corpo (per il miglioramento della percezione del proprio corpo).<br />
Vi è quindi una crescente convinzione nel mondo scientifico che la diffusione dello sport, in generale può promuovere il benessere mentale e servire ad individuare  terapie di varie condizioni patologiche, come ad esempio l&#8217;ansia, la depressione, e la paranoia, la bulimia e l’anoressia.<br />
Ci si augura che la richiesta sociale di sport spinga i ricercatori e coloro che lavorano nei vari campi e settori delle scienze ad associarsi e ad affrontare da più prospettive lo studio del ruolo potenziale, dell’esercizio fisico nell’alleviare anche gli oneri finanziari che gli Stati sostengono per il miglioramento della qualità della vita delle persone.</p>
<p>I metodi operativi della psicologia sportiva attuali  danno l’opportunità agli atleti ed ai dilettanti, di essere seguiti dallo Psicologo dello sport, pertanto si stanno esprimendo una serie di indicazioni e necessità che, se ben approfondite dagli specialisti, possono fornire un’utile guida nell’intervento specifico.<br />
Bisogna notare che specialmente in America, gli sportivi sfruttano moltissimo l’aiuto ed il supporto psicologico, durante le loro preparazione e durante le loro esibizioni, sia individuali che di gruppo, ma lamentano molto spesso la necessità di una maggiore cura personalizzata (richiesta di colloquio e di intervento psicologico personalizzato), proprio perché negli Stati Uniti si dà molta importanza al raggiungimento della “qualità totale”, preferendo le sedute collettive, di gruppo, programmate continuamente secondo un calendario stabilito, con la presenza di Psicologi Formatori nella “direzione” tecnico-specialistica”.<br />
Ma gli atleti lamentano la necessità di un maggiore rapporto “uno ad uno”, faccia a faccia con lo psicologo, perché vogliono approfittare di un’occasione colloquiale che consenta loro il chiarimento delle problematiche personali ed “intime”.<br />
In Italia, i primi fortunati esperimenti sono alquanto misti, perchè si basano alternativamente sulle discussioni plenarie e sui “colloqui” personali che danno l’impressione allo sportivo di essere maggiormente seguito.<br />
Ma, a nostro parere scientifico, hanno ragione gli americani ed i giapponesi quando parlano di standard di qualità totale che deve essere un obiettivo generalizzato e chiaro per tutti, senza indulgenze, pietismi e personalismi che finiscono per impoverire la disciplina e la classe dello sport, sebbene occorra predisporre altri percorsi per rispondere al giusto bisogno di deroga e comprensione per le persone portatrici di patologie che menomano il normale rendimento.<br />
In questo momento storico della globalizzazione, gli specialisti dell’esercizio fisico e dello sport, sono sempre più interessati a dedicarvi le applicazioni delle loro sperimentazioni per giungere ad ulteriori scoperte di metodi operativi in aggiunta alle presenti tendenze di ricerca.<br />
Questa crescente pluralità di interventi operativi è un segno di maturazione conseguente ad una maggiore collaborazione tra ricercatori e professionisti, provenienti da diverse discipline riguardanti la medicina, la psicologia, l’educazione motoria e la pratica sportiva.<br />
Nell’ambito della formazione e dell’aggiornamento dei docenti di educazione motoria e sportiva si individuano problematiche da studiare concernenti la psicologia  applicata alle scienze motorie ed allo sport, l’educazione fisica, motoria e l’avviamento alla pratica sportiva, anche nell’ottica del “benessere” a scuola.</p>
<p>Argomenti dell’ambito psicologico, trattati nella pluralità di interventi operativi:</p>
<p>• Cenni di psicologia dell’età evolutiva.<br />
• Concetti di intelligenza, carattere, attitudini, personalità, fantasia e tendenze (l’attenzione distribuita e concentrata, la distrazione, l’elaborazione fantasmatica e i sogni, la dignità, la sofferenza, la sottomissione, il riscatto, la motivazione, il livello di aspirazione, il livello di adattamento).<br />
• Evoluzione delle caratteristiche psico-sessuali infantili e preadolescenziali.<br />
• Sviluppo psicologico e principali manifestazioni della personalità dai tre ai cinque anni, (infanzia: interessi primari &gt; mamma, cibo, caldo, freddo, gioco); dai cinque ai dieci anni, (fanciullezza: apertura alla conoscenza fisica del mondo esterno e delle sue regole biologiche, chimiche, meccaniche, teoriche, ma con insufficiente interesse sessuale, riproduttivo, ideologico, economico, politico); dai dieci ai tredici anni (auto-preparazione e tensione verso interessi relazionali, sesso, allontanamento dalla famiglia, esplorazioni socio-ambientali).<br />
• La strutturazione della personalità quale risultante dell’interazione tra 4 aree: 1) area motoria  (educazione al corpo ed educazione del corpo – forza, resistenza, velocità, flessibilità, coordinazione); 2) area sociale  (sviluppo delle relazioni con gli altri – amicizia, collaborazione, ordine, rispetto delle regole); 3) area cognitiva  (ragionamento – attenzione, concentrazione, conoscenza, risoluzione delle problematiche); 4) area emotiva.-affettiva (conoscenza del proprio corpo, resistenza, tenacia, coraggio, autocontrollo, calma).<br />
I docenti delle scuole primarie e delle scuole secondarie devono affrontare e risolvere un problema di non facile soluzione che consiste nella individuazione sistematica  delle regole da adottare per combattere gli errori delle famiglie e recuperare  le funzioni indispensabili della loro professione, che deve essere in grado di armonizzare chiaramente, ai fini istruttivi educativi e formativi, le istanze fisiche, cognitive, sociali, emotive e i bisogni sportivi dei loro studenti. <br />
I Docenti devono conoscere e fornire ai genitori un elenco dettagliato delle azioni didattiche che si impegnano ad attuare al fine di soddisfare tali esigenze educative, formative e sportive, perché esistono:</p>
<p>• problemi di sport e gare (concorrenza)  a livello elementare: soltanto gli studenti più qualificati e adatti ad un tipo di sport in ogni classe traggono un maggior vantaggio dalla gara (concorrenza), ma i ragazzi non sempre sono pronti per gareggiare in concorrenza, infatti l’orientamento generale degli studi psicologici ci dice che alcuni ragazzi, per raggiungere la maturità sociale e cognitiva, necessarie per poter partecipare con successo a uno sport organizzato (gara e concorrenza), devono raggiungere almeno l’età di otto anni;<br />
• problemi derivanti dalla capacità di capire psicologicamente la complessità delle strategie di gioco che, in genere, è raggiunta dagli alunni a dodici anni di età, cosicché la maggior parte degli alunni non sono pronti per competizioni sportive, prima di completare il primo o il secondo anno di scuola media;<br />
• problema, per quanto riguarda l’inadeguatezza di gare (inter-concorso), presso la scuola elementare, che nasce dalle preoccupazioni dei potenziali rischi espresse da parte degli psicologi, per gli stress mentali degli allenamenti precoci e dall’intensa specializzazione nel gareggiare (concorrenza fisica e psichica);</p>
<p>  I problemi e i rischi psicologici emergenti da un rapido avvio a gareggiare ed a concorrere, non sembrano essere correlati ad una particolare attività sportiva, ma sono strettamente rapportati ai livelli di intensità, di durata e di frequenza di allenamento in un determinato impegno sportivo.<br />
Il concentrarsi su una sola attività motoria, nonché l’esclusione di altre pratiche sportive è sbagliato, perché espone il bambino al movimento ripetitivo e ad infortuni, che colpiscono specifici arti e le articolazioni (ad esempio, le lesioni che si verificano sulla caviglia, spalla, polso e gomito).<br />
Le continue sconfitte al termine delle gare possono influenzare negativamente il livello di aspirazione dei ragazzi, che corrono il rischio di demotivarsi e di abbassare l’autostima fino ad accusare problemi di adattamento sociale.<br />
Un altro rischio si determina nei campionati di durata annuale, quando vi sono decine di squadre diverse che si contendono il raggiungimento di un solo posto, questa modalità competitiva porta al un inutile e demotivante “campionato di campioni”, che danneggia psicologicamente una moltitudine di concorrenti perdenti a fronte del beneficio tratto da un solo vincitore che prende tutto.</p>
<p>Non bisogna far pesare le situazioni psicologiche di sconfitta sui ragazzi che si sentono responsabili di risultati negativi, che invece dipendono da una molteplicità di fattori organizzativi, nonostante i ragazzi abbiano giocato la loro migliore partita usando tutti l’impegno nelle situazioni difficili.<br />
I ragazzi devono capire che nelle partite si può perdere anche quando si gioca bene. <br />
L’inizio delle partite deve essere graduale, altrimenti i ragazzi incorrono subito nello stress e, dopo i primi errori, per la paura di perdere cominciano ad arrendersi ed a desiderare di smette di gareggiare.</p>
<p>Si nota che molti docenti e allenatori ritengono che il gareggiare già a livello della scuola primaria insegni utilmente agli alunni a come perdere senza traumi psicologici e favorisca l’inclusione di tutti i bambini (socializzazione ed inclusione interculturale).<br />
 <br />
Obiettivo salute e benessere<br />
I vigenti indirizzi pedagogici del Ministero dell’Istruzione ed il parere condiviso dai medici sull’attività motoria e sportiva nella scuola sottolineano l’importanza per la salute psicofisica dello studente pertanto i temi di intervento sono:<br />
• il mondo dello sport dei giovani e la visione della salute e del benessere dello studente, integrato territorialmente con gli altri soggetti affermati (i campioni);<br />
• l’A.M. e la salute (educazione alimentare, corretti stili di vita, prevenzione dell’uso e dell’abuso degli integratori alimentari e dei farmaci);<br />
• l’A.M. la socializzazione e  la cooperazione (il linguaggio del corpo e la vita di relazione).</p>
<p>Obiettivo stili di vita corretti<br />
L’attenzione potrà essere rivolta a promuovere :<br />
• il sostegno ai processi di sviluppo auxologici (crescita, confrontata con gli schemi) e psicologici;<br />
• il miglioramento del coordinamento motorio e delle abilità specifiche  degli alunni;<br />
• la prevenzione delle alterazioni morfo-funzionali e psico-attitudinali;<br />
• l’orientamento, l’auto orientamento, il riorientamento scolastico attraverso lo sport e la motivazione.</p>
<p>Obiettivo POF: ambito socio – psico – pedagogico<br />
Occorre applicare la normativa vigente circa i CSS per le attività motorie, fisiche e sportive nelle singole scuole, inserire la scheda di progetto nel POF, per l’ampliamento dell’offerta formativa relativa alla promozione delle attività motorie, fisiche e sportive, nominare un docente di ed. fisica responsabile laboratoriale del CSS, avviare tutte le componenti scolastiche alla valorizzazione della sport in maniera multidisciplinare.</p>
<p>Obiettivo competizioni sportive<br />
 Le competizioni sportive lentamente si stanno inserendo anche tra le attività di avviamento alla pratica sportiva nella scuola primaria per ragioni che vanno ricercate nella propaganda effettuata dalle Società sportive durante l’organizzazione di gare territoriali e per la grande visibilità che hanno le partite e le competizioni sportive degli studenti di liceo. Tali eventi contribuiscono a determinare un cambiamento di mentalità da parte dei genitori che desiderano l’inserimento di  eventi e gare anche a livello elementare.</p>
<p>I genitori incoraggiano i loro figli ad impegnarsi in attività motorie e sportive e molti di essi, in sempre maggiore percentuale, seguono direttamente programmi sportivi e partecipano a gare, quindi contribuiscono incisivamente all’attuale diffusione di competizioni sportive nelle scuole.<br />
 Anche gli sport giovanili “fuori dell’orario scolastico” sono in rapida crescita e coinvolgono moltissimi ragazzi nonostante le scuole si siano attrezzate per le attività motorie e per le gare: varie fondazioni, associazioni, organizzazioni sportive, società commerciali private e grandi imprese cavalcano l’entusiasmo dei giovani verso lo sport.<br />
Si osservi però l’enormità del fenomeno sportivo che coinvolge i ragazzi: molte esperienze private di competizione tra ragazzi al di sotto di otto anni si effettuano al di fuori del sistema scolastico e spesso ignorano completamente le preoccupazioni didattiche e psico-mediche dei professori di educazione fisica, degli educatori,  degli psicologi,  dei sociologi, e dei medici che non possono legittimare l’introduzione di anticipazioni indiscriminate di pratiche sportive nel piano dell’offerta formativa scolastica.<br />
Intanto, i genitori e l’associazionismo sportivo esercitano una pressione sempre più forte sulla organizzazione scolastica e sui docenti di educazione fisica, affinché recepiscano queste nuove richieste formative e diano una risposta adeguata.</p>
<p>Obiettivo successo scolastico attraverso la trasparenza<br />
Anche i docenti di educazione fisica, come avviene per altre professioni, devono operare in piena trasparenza per quanto riguarda le loro responsabilità ed il loro impegno nella scuola, per raggiungimento degli obiettivi dell’offerta formativa. <br />
Obiettivo “benessere”<br />
Occorre inserire l’obiettivo “benessere” nella programmazione scolastica dell’ed. fisica, motoria e sportiva, ed accertarsi continuamente se le attuali conoscenze, capacità e competenze raggiungibili a scuola sono compatibili con gli standard di “benessere”  indicati dalla psicologia e dalla medicina.</p>
<p>Obiettivo interazione e conoscenza del territorio<br />
L’educazione motoria e lo sport a scuola  realizzano l’interazione degli alunni col territorio ed appunto attraverso la realizzazione di questo legame l’alunno è aiutato a raggiungere un soddisfacente benessere personale nella società.<br />
Il docente dovrà promuovere :</p>
<p>• l’educazione civica<br />
• l’accettazione e condivisione delle regole da parte degli alunni,<br />
• l’inserimento consapevole all’interno del gruppo degli alunni,<br />
• la disponibilità alla cooperazione degli alunni, nell’ambito delle attività motorie e scolastiche in generale,<br />
• la motivazione alla partecipazione,<br />
• la legalità  (l’accettazione e la condivisione della regola attraverso il gioco, fair play, correttezza in campo, ecc. ).<br />
• l’acquisizione di competenze specifiche ( giudice/arbitro; dirigente sportivo; reportage sportivo, ecc.).</p>
<p>Obiettivo convivenza democratica ed integrazione<br />
Si deve programmare l’educazione motoria e la pratica sportiva nelle Scuole, predisponendo un’offerta formativa onnicomprensiva che promuova lo sviluppo armonico della personalità e l’equilibrio psico-fisico degli allievi, in un contesto favorevole alla trasmissione dei valori educativi della cooperazione scientifica e della democrazia:<br />
• pari opportunità, anche a vantaggio di studenti/studentesse stranieri,<br />
• superamento di situazioni di emarginazione e di rischio sociale;  l’integrazione assistita,<br />
• interculturalità attraverso scambi e gemellaggi internazionali.</p>
<p>Obiettivo gioco, l’attività motoria e lo sport come momenti educativi.<br />
Il gioco, l’attività motoria e lo sport sono momenti educativi di apprendimento, socializzazione ed integrazione degli Alunni diversamente abili; favoriscono i processi di socializzazione e sviluppano le capacità di cooperazione nei ragazzi.</p>
<p>Obiettivo associazionismo sportivo scolastico,<br />
La promozione dell’associazionismo sportivo scolastico è uno strumento di aggregazione giovanile che riesce a prevenire il disagio, le devianze giovanili ed il bullismo.</p>
<p>Obiettivo equilibrio delle prestazioni psicofisiche dei gruppi<br />
Per ottenere l’equilibrio delle prestazioni psicofisiche dei gruppi, l’educazione fisica prevede che gli insegnanti abbiano il pieno controllo delle capacità dei membri di tutte le squadre delle loro classi. Essi dedicano quindi una particolare attenzione alla formazione di gruppi costituiti da individui in gruppi di pari forza ed abilità.</p>
<p>L’esempio del  TENNIS: i benefici psicologici.<br />
Benefici effetti educativi e psico-formativi si ottengono favorendo l’attività fisica attraverso i professionisti della salute che forniscono counselling e indicazioni sull’esercizio fisico risultante dal “tennis”.<br />
Lo Psicologo dello sport  orienta parte del proprio lavoro in azioni rivolte alla comunità scolastica, per aumentare le opportunità di fare attività fisica di “tennis” in armonia tra individui e gruppi (sviluppo delle intelligenze multiple e socializzazione).<br />
  La presenza (o l’intervento) dello Psicologo all’interno della Scuola destinata all’attività sportiva e motoria del “tennis”  viene consigliata, affinché la diffusione della cultura sportiva sia accompagnata da una adeguata tutela psicologia della personalità dei singoli praticanti a tutti i livelli.<br />
Lo psicologo segue direttamente (oppure indirettamente attraverso la partecipazione allo staff) la metodica operativa intesa ad esercitare la concentrazione dell’alunno dal punto di vista psico-sensoriale, quando l’allenamento e l’esercizio puntano all&#8217;esatta esecuzione dei colpi.<br />
Il tennis, infatti, attraverso la stimolazione ottica aumenta fortemente la concentrazione, la regolazione e l&#8217;organizzazione senso-motoria.<br />
L’istruttore spinge l’Alunno a valutare e tenere ben presente l’obiettivo da raggiungere, attraverso un preciso schema di movimento. Via via la concentrazione psicologica consente di eseguire movimenti più armoniosi e precisi, in base allo scopo da raggiungere.<br />
L’allenamento alla precisione delle azioni cinetiche del corpo, si traduce nella soddisfazione dell’Alunno che raggiunge il risultato: impara a superare senza timori le situazioni impreviste (col grande vantaggio di superare la timidezza e l’angoscia infantile)<br />
Lo Psicologo favorisce contestualmente l’attività sportiva e motoria diretta anche agli alunni diversamente abili, rendendo il TENNIS accessibile, individuando le modalità e tempi di pratica e collaborando all’eliminazione di eventuali impedimenti ambientali. Favorisce la formazione psicologica con la presenza di istruttori specializzati nel sostegno alle persone disabili, operando in sinergia d’équipe con i Docenti e le Figure interne già impegnati nel sostegno e nella la promozione dello sport per la piena integrazione. Promuove l’approccio all’attività motoria anche ai soggetti più obesi (lotta alla bulimia ed all’alimentazione compulsiva), per i quali l’inattività e la sedentarietà possono essere responsabili di diverse patologie, mentre un’adeguata attività motoria può costituire un aiuto, sia fisico sia psicologico.<br />
Favorisce le motivazioni all’attività fisica, dialogando ed orientando anche gli alunni portatori di disagio e disturbo mentale, usando la pratica del tennis quale strumento terapeutico-riabilitativo, per stimolare l’attenzione distribuita e concentrata e migliorare l’integrazione sociale.<br />
            Laboratorio CSS<br />
Essendo la scuola il luogo deputato ad ogni riflessione sulla crescita dell’alunno, sulla trasmissione dei saperi e sullo sviluppo delle capacità e competenze, anche la diffusione dell’attività motoria e delle buone pratiche per la salute dello studente necessitano di una attenzione laboratoriale, che non si può surrogare con mere azioni di implementazione di metodologie di gioco datate e prese a prestito, dal di fuori, da altre agenzie educative.<br />
Ciò premesso, soltanto un laboratorio che osservi ed operi dall’interno può arrecare benefici mirati e sottendere l’aggiornamento del personale docente rispetto ai bisogni che via via vengono rilevati.<br />
Un laboratorio per la diffusione dell’educazione motoria nelle scuole, articolato, a livello periferico, in laboratori allocati presso le scuole per sostenere l’autonomia delle istituzioni scolastiche nella dimensione ispirata dell’Unione europea ed i processi di innovazione e di ricerca didattica nel campo delle scienze motorie, salute e benessere, trae l’importanza educativa e formativa dai collegamenti multidisciplinari con altre educazioni e con altri linguaggi:</p>
<p>• musica, coreografia, disegno, pittura, fotografia,<br />
• topologia, geometria, calcolo matematico,<br />
• psicologia,<br />
• allenamento, partecipazione ad attività  motorie, fisiche e sportive.<br />
• regolamenti disciplinari, strumenti per verifica e valutazione dell’incidenza educativa e formativa della disciplina,<br />
• indicatori quantitativi e qualitativi, del successo scolastico e formativo,<br />
• auto-valutazione degli esiti scolastici,</p>
<p>Funzione:<br />
• valorizzare tutte le iniziative riguardanti le attività motorie, fisiche e sportive della scuola e favorirne i collegamenti col territorio;<br />
• favorire l’associazionismo scolastico consentendo agli studenti di fare esperienze positive mediante impegni disciplinari plurimi e rapporti sociali allargati, controllati e “filtrati” rispetto ai fenomeni di devianza giovanile;<br />
• rilevazione dati sui bisogni formativi ed educativi motori e sportivi;<br />
• richiedere ed utilizzare i supporti delle scienze psico-pedagogiche (questionari, interviste, colloqui, osservazioni) riferiti all’educazione motoria ed alla pratica sportiva;<br />
• attuare utili forma di documentazione didattica e statistica rispetto alle attività sperimentali svolte;<br />
• consentire la partecipazione dei docenti ai convegni ed agli eventi locali ed internazionali riguardanti il loro ambito professionale;<br />
• collaborazione con il CONI, le regioni e gli enti locali per l’espletamento di gare ed eventi;<br />
• partecipare all’organizzazione della formazione e dell’aggiornamento periodico dei docenti e del personale non docente.</p>
<p>Occorre adottare testi sulla teoria che siano utili ad integrare e rafforzare le comunicazioni e le istruzioni date dal docente e servano ad integrare lo studio di altre discipline scolastiche.<br />
Occorre chiedere agli studenti di fornirsi di un abbigliamento e di accessori tecnici adeguati agli sport praticati. I docenti di educazione fisica devono attivarsi costantemente, all’interno della vita scolastica, con fiducia in se stessi, piuttosto che essere costantemente in difensiva, orgogliosi di svolgere un’attività d’insegnamento ispirata alla salute ed al benessere degli studenti.<br />
La Psicologia dello sport  per la categoria professionisti  -  (riguarda gli atleti e l’allenatore).<br />
   Lo psicologo dello sport deve adeguare l’intervento ai differenti obiettivi indicati dall’allenatore in base al tipo di sport:<br />
1) gli sport individuali presuppongono interventi psicologici sulla persona,<br />
2)  gli sport di squadra presuppongono un intervento sulle tensioni psicologiche del gruppo e tra i gruppi,<br />
3) gli sport collettivi presuppongono interventi di razionalizzazione delle energie psicologiche per adeguarle alla durata della prestazione.<br />
Dopo aver conosciuti gli ambiti prestazionali, in cui lo sportivo desidera migliorare o potenziarsi, interviene puntando all’analisi delle condizioni psico-attitudinali ed ai suggerimenti compatibili con la sua capacità di resistenza psicosomatica.<br />
Lo psicologo pur non avendo approfondite conoscenze delle  modalità di svolgimento di tutti gli sport o di una specifica competizione, cerca di individuare e gestire le ansie e le tensioni psicosomatiche che colpiscono l’atleta impegnato.<br />
Nella ginnastica artistica, la competizione è diversa da tutte le altre perché non vi è il problema della resistenza, ma quello di evitare l’errore: ciò comporta – nel caso di riuscita – un continuo appagamento psicologico e la riduzione dell’ansia originaria.<br />
Serve il coaching (accompagnamento psicologico – sostegno psicologico)  che consente un  miglioramento nella gestione delle risorse umane,  durante il periodo di preparazione di uno sportivo o di un’intera squadra.<br />
Occorre anche gestione dello stress agonistico quando lo psicologo dello sport interviene per  individuare i fattori ansiogeni e migliorare la gestione dello stress competitivo secondario (evidenziato da particolari comportamenti e segnali psicosomatici).<br />
Una volta che si è ridotta la produzione di stress, automaticamente, si consente all’atleta di concentrarsi meglio sulla sua tecnica e di esprimere al massimo la sua abilità sportiva.<br />
Si possono raggiungere molti miglioramenti, quando si interviene psicologicamente sulle idee “fisse” che assorbono l’atleta prima e durante le gare, orientando il pensiero sulla tecnica della prestazione corrente, (pensare ad eseguire il meglio possibile la propria azione sportiva) indipendentemente dalla ricerca ossessiva di un risultato favorevole, perché ciò che conta è la concentrazione sui passaggi e sulle manovre che si devono realizzare durante la prestazione.<br />
Lo psicologo valuta se l’atleta conduce il suo sport o la sua gara in armonia con la sue attitudini psicosomatiche e con gli obiettivi indicati dall’allenatore.<br />
L’azione sportiva viene seguita per vedere se l’atleta si discosta psicologicamente dal percorso prescritto in uno o più momenti della competizione, per accrescerne le capacità di resistenza e di concentrazione nel controllo del metodo usato e nelle valutazione dei risultati via ottenuti.<br />
Il sostegno psicologico alle capacità di attenzione serve all’eliminazione delle potenziali distrazioni e  dei punti deboli, perché ogni sport esige una buona dose di concentrazione e di attenzione per poter dare dei buoni risultati.<br />
In alcuni sport l’attenzione è rivolta principalmente:<br />
1. al movimento del proprio corpo (sport di precisione, sport con scatto, danza, nuoto),<br />
2. ai segnali esterni (calcio, tennis, lotta, vela, guida).</p>
<p>In ogni caso occorre un sostegno psicologico per accrescere e rendere continuative nel tempo alcune competenze ed abilità psicologiche specifiche: motivazione, impegno, tenacia, fiducia, ottimismo, accettazione del cambiamento e collaborazione.<br />
 La squadra è costituita da un gruppo di individui che devono avere buone relazioni tra di loro.<br />
Ciò vuol dire che il gruppo si deve basare su alcune regole che si spiegano e si realizzano col  “FSNP” (sigla formata accorpando la prima lettera delle principali attività di supporto: Forming- Storming- Norming- Performing) e  col knowledge management.<br />
Forming (si costituisce un gruppo di lavoro, stabilendo i compiti e i limiti di ciascun membro; tutti i membri del gruppo si formano e si adeguano ai comportamenti stabiliti sia nei confronti dei compagni sia verso i responsabili dell’organizzazione).<br />
Storming  (si consente un inizio creativo, dirompente e conflittuale a scopo didattico; ciascuno pensa per sé e dichiara di non saper e non voler lavorare, perché inconsciamente teme di dover sopperire con i propri sforzi alla svogliatezza degli altri).<br />
Norming (quando si provvede alla stesura delle norme di gruppo e delle regole applicative tutti cominciano ad accettarsi reciprocamente e a fornire il proprio impegno).<br />
 Performing (tutti i membri del gruppo accettano gli incarichi differenziati secondo le esigenze e cominciano a lavorare con impegno nella realizzazioni degli obiettivi stabiliti).<br />
Knowledge (scienza del conoscere, sapere, avere cognizione, avere notizia, avere consapevolezza).<br />
 Management  (rappresenta un metodo per abituare un gruppo a migliorare la collaborazione ed a condividere tutte le informazioni professionali e le scoperte personali che ogni membro mette a disposizione della squadra, per potenziare l’impegno collettivo).<br />
  Il knowledge management  si svolge secondo alcune operazioni fondamentali:<br />
1. organizzazione dei dati raccolti dalle esperienze professionali personali in archivi di facile accesso;<br />
2. lavorazione dei dati raccolti, per renderli semplici;<br />
3. trasmissione,  di tali dati (costituiti delle conoscenze professionali positive che ogni componente ha sperimentato) a tutti i membri del gruppo al fine di ottenere una condivisione delle esperienze migliori (senza alcuna opposizione da parte di chi ha lavorato maggiormente).<br />
Contestualmente lo specialista provvede a spiegare:<br />
• come si apprende<br />
• che cosa bisogna conoscere<br />
• come si trasmettono le informazioni<br />
• come si effettua la consulenza tecnica<br />
e provvede anche ad insegnare le regole su cui si deve basare il lavoro di gruppo (FSNP):<br />
Adjourning  (pausa nel lavoro per calcolare i risultati ottenuti al fine di aggiornare eventualmente le modalità di lavoro).<br />
Brainstorming ( si passa alla stimolazione del  “pensiero” libero, creativo, senza limiti prestabiliti chiedendo di focalizzare l’attenzione e la critica, di tutti i membri del gruppo, su un problema qualsiasi da risolvere, per ottenere una ricchezza di idee e di proposte.<br />
Le soluzioni offerte disordinatamente dal gruppo saranno poi sottoposte alla correzione da parte degli specialisti esperti delle singole discipline e saranno quindi utilizzate nell’organizzazione e calendarizzazione del lavoro annuale).<br />
Coach  (aiuta tutti i componenti a lavorare in gruppo, migliorando gli atteggiamenti, attenuando gli attriti interpersonali, scoprendo i motivi e le passioni che migliorano le relazioni e danno slancio alle motivazioni condivise nella scalata al successo; le informazioni raccolte gli consentiranno di aiutare i membri del gruppo nella soddisfazione dei bisogni rilevati; incoraggia i componenti del gruppo a far tesoro delle idee degli altri e cercare di aggiungervi modifiche, miglioramenti e collegamenti con quelle personali già espresse. Cosicché ciò che non riesce a fare l’autore diretto di una proposta viene pianificato e messo in pratica ottimamente dagli altri partecipanti al lavoro).<br />
Leader ( fornisce le direttive necessarie all’avanzamento dei lavori di squadra e soprattutto sostiene psicologicamente le persone più incerte).<br />
Team leader (gruppo unito che mette in pratica, con spirito di collaborazione, le indicazioni del leader).<br />
Team building” (la costruzione del gruppo avviene attraverso attività sufficientemente piacevoli che servono ad allenare e ad esercitare i membri all’impegno reciproco ed alla collaborazione fattiva col capogruppo nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti. Pertanto nel team building” è compresa una attività di raccolta di informazioni (debrief)  attraverso interviste con domande strutturate sui bisogni personali dei vari membri).<br />
Team work (tutti gli individui che costituiscono il gruppo sono in grado di collaborare ed interagire positivamente durante i lavori o le gare).<br />
Per ottenere il perfezionamento delle strategie sportive:<br />
a) Parliamo con l’atleta dei comportamenti da migliorare: motivazioni, emozioni, strategie mentali in allenamento e in gara, rapporto con l&#8217;équipe tecnica.<br />
b) Formuliamo semplici questionari motivazionali, da somministrare agli atleti per rilevare eventuali aspirazioni od ostacoli da eliminare. </p>
<p style="text-align: right;">  Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p style="text-align: right;">docente di Psicologia giuridica</p>
<p style="text-align: right;"> Facoltà di giurisprudenza Università Parthenope-Napoli</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p>http://www.giurisprudenza.uniparthenope.it/siti_docenti/SitoDocentiStandard/default.asp?sito=giasevoli</p>
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		<title>La valutazione delle cure genitoriali nelle situazioni a rischio: il colloquio clinico</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 13:34:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Marisa Nicolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è superfluo sottolineare l’importanza delle cure genitoriali che i bambini ricevono nell&#8217;infanzia come base del loro benessere emotivo e affettivo attuale e di gran parte di quello futuro. Gli studi sull’attaccamento indicano infatti che le cure e le attenzioni ricevute dalla figura di riferimento (caregiver) nelle prime fasi di sviluppo contribuiscono a formare i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/10/genitori-che-litigano.gif"></a><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/10/tu-cosa.jpg"></a><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/10/tu-cosa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-571" title="tu cosa" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/10/tu-cosa-300x272.jpg" alt="tu cosa" width="300" height="272" /></a>Non è superfluo sottolineare l’importanza delle cure genitoriali che i bambini ricevono nell&#8217;infanzia come base del loro benessere emotivo e affettivo attuale e di gran parte di quello futuro.</p>
<p>Gli studi sull’attaccamento indicano infatti che le cure e le attenzioni ricevute dalla figura di riferimento (<em>caregiver</em>) nelle prime fasi di sviluppo contribuiscono a formare i cosiddetti Modelli Operativi Interni, che rimangono attivi, spesso con pochissime variazioni, in tutto l’arco della vita, influenzando le scelte – soprattutto affettive e relazionali – di ciascun individuo.</p>
<p>Sono dunque estremamente duraturi gli effetti prodotti dalle carenze nell’educazione e nella protezione ricevuta dai propri genitori nei momenti di bisogno (oltre che della violenza vera e propria di cui si può essere stati spettatori) e questo, a sua volta, evidenzia il rischio della continuità intergenerazionale dell&#8217;inadeguatezza genitoriale in quelle persone che hanno sofferto nell’infanzia della distorsione delle cure parentali.</p>
<p>Quando si possono intravedere i presupposti di una continuità del rischio genitoriale, è necessario richiedere un intervento preventivo e riparativo agli enti pubblici preposti a tutelare e a sostenere il diritto dei figli alla cura e alla protezione e il diritto dei genitori a essere sostenuti nei momenti di difficoltà (sostegno alla genitorialità).</p>
<p>In genere sono i Tribunali e i servizi psicosociali territoriali gli organismi deputati a prendere decisioni in questo ambito così delicato, decisioni che influenzeranno in modo permanente la vita di adulti e minori a rischio. Di fronte a queste valutazioni agli operatori sono richieste competenze tecniche e pragmatismo, ma anche tanta sensibilità, accortezza, professionalità e profonda coscienza.</p>
<p>Nel processo di valutazione delle cure genitoriali che precede la decisione di allontanare temporaneamente un bambino dalla sua abitazione per affidarlo ad un’altra famiglia o ad una comunità d’accoglienza o, viceversa, che consente di ritenere l’ambiente d’origine idoneo             alla crescita e sviluppo dei minori, nonostante i rischi presenti, riveste un’importanza             cruciale la capacità di condurre colloqui diagnostici per costruire la necessaria alleanza tra figli, genitori e chi è chiamato ad aiutarli, premessa indispensabile alla riuscita di ogni intervento di aiuto.</p>
<p><em>Il colloquio con i genitori &#8220;a rischio&#8221;</em></p>
<p>Il processo di valutazione delle capacità genitoriali delle famiglie sulle quali pesano forti dubbi di adeguatezza richiede da parte dei professionisti pubblici e privati chiamati ad intervenire, spesso all’interno di una Consulenza Tecnica d’Ufficio disposta dal Giudice, un utilizzo esteso dello strumento del colloquio. Il colloquio, in questi casi, può aver luogo nel corso di un incontro programmato e comunicato alla famiglia tramite invito diretto da parte del servizio stesso, può essere richiesto direttamente dal Tribunale dei minorenni che, pertanto, ne fa prescrizione alla famiglia, o con convocazione del CTU nell’ambito delle operazioni peritali.</p>
<p>In questi ultimi casi siamo in presenza di una consultazione coatta, che non necessariamente coincide con una iniziale partecipazione motivata da parte dei genitori, anche se non si esclude che una sincera motivazione possa intervenire in seconda battuta.</p>
<p>Anzi, di prassi, all’inizio i genitori si sentono sotto osservazione e giudicati e questo elicita potenti meccanismi di difesa e di negazione che devono essere ben conosciuti dagli operatori che devono lavorare, come detto, primariamente alla costruzione di una adeguata “alleanza”.</p>
<p>Il colloquio condotto ai fini della valutazione dell’adeguatezza genitoriale può essere preordinato dettagliatamente dall&#8217;operatore o può assumere una modalità più libera e discorsiva. Nei casi in cui sia prevista una strutturazione più alta, che coincidono generalmente con il mandato diagnostico, vengono impiegati anche strumenti di valutazione standardizzati che consentono di effettuare misurazioni specifiche del funzionamento familiare, quali:</p>
<ul>
<li>il <em>Family Environment Scale (FES)</em> che valuta tre diverse dimensioni del funzionamento familiare: le relazioni, la crescita personale e la perpetuazione del sistema,</li>
<li>il <em>Family Inventory of Life Events and Changes</em> (FILE),</li>
<li><em>l’F-COPES</em> che valuta le strategie di fronteggiamento adottate dalla famiglia e</li>
<li>la <em>Parent Adolescent Communication Scale</em> (PACS) che misura la qualità della comunicazione tra genitori e figli adolescenti.</li>
</ul>
<p>La scelta di una conduzione libera o più rigidamente strutturata del colloquio comporta inevitabili conseguenze nelle modalità di partecipazione della famiglia stessa che può essere particolarmente motivata ad aderire alle richieste effettuate per mostrarsi compiacente nel tentativo di ridurre la negatività della valutazione percepita o, viceversa, può ancorarsi a strategie difensive che riducono ogni possibile partecipazione attiva alla situazione</p>
<p>proposta.</p>
<p>E&#8217; necessario sottolineare, però, che gli approcci meno strutturati rischiano a loro volta di indurre una situazione ben nota ai servizi sociali ed agli psicologi, caratterizzata dal racconto all&#8217;intervistatore, da parte del genitore/i, di quello che pensa lui/lei voglia sentirsi dire.</p>
<p>In generale, un atteggiamento poco giudicante da parte di chi conduce il colloquio, assieme ad una esplicita e chiara dichiarazione degli obiettivi perseguiti riscuote maggiori probabilità di successo.</p>
<p>Al contrario, genitori troppo “stressati” dalle modalità di conduzione dei colloqui possono mettere in atto meccanismi di difesa inconsci e atteggiamenti altamente disfunzionali alla valutazione stessa, con alte possibilità di errori di I e II tipo.</p>
<p><em>Le aree del colloquio di valutazione dell&#8217;adeguatezza genitoriale</em></p>
<p>In un colloquio che si propone di valutare l&#8217;attualità delle competenze genitoriali saranno molteplici e complesse le informazioni da reperire. Segue un elenco delle principali che servono ad indirizzare l’osservatore verso le aree più significative nell&#8217;anamnesi familiare e nel colloquio con i diversi membri.</p>
<p>Sono aree tematiche che si adattano alle diverse strutture familiari e alle diverse condizioni sociali e culturali dei loro membri. Nell&#8217;insieme garantiscono un’accurata ricostruzione del quadro complessivo del funzionamento genitoriale, anche se, a seconda dei casi, alcune andranno approfondite in maniera più specifica.</p>
<p>I temi da approfondire possono essere così  sintetizzati:</p>
<p>a)  adattamento al ruolo di genitore,</p>
<p>b) la relazione con i figli,</p>
<p>c) influenze della famiglia,</p>
<p>d) l’interazione con il mondo esterno,</p>
<p>e) le potenzialità di cambiamento.</p>
<p><em>L’adattamento al ruolo di genitore.</em> A seconda dell’età del figlio/a è necessario poter rispondere, nel corso del colloquio, ad alcune domande cruciali quali le seguenti:</p>
<p>Il genitore provvede adeguatamente alle cure fisiche essenziali alla sopravvivenza e al             benessere del proprio figlio/a?</p>
<p>Fornisce le cure emotive appropriate all&#8217;età?</p>
<p>Favorisce lo sviluppo delle dinamiche di attaccamento?</p>
<p>Qual è il suo atteggiamento nei confronti dei compiti che in quanto genitore gli competono? Accetta le responsabilità del proprio ruolo genitoriale o, viceversa, c&#8217;è l&#8217;aspettativa che siano i figli a dover rispondere in maniera autonoma alla propria protezione?</p>
<p>Sanno riconoscere i problemi laddove insorgano e vi sanno trovare risposte contingenti e adeguate?</p>
<p>Risulta evidente come attraverso la capacità del conduttore di trovare nel corso del colloquio una risposta a questi quesiti si possa comprendere quale sia e se si sia verificato un adattamento minimale dell&#8217;adulto o della coppia al ruolo genitoriale che possa considerarsi sufficiente a garantire al proprio figlio/a le condizioni essenziali a soddisfare le esigenze vitali di cura, e benessere. Si intendono in questo senso sia le cure necessarie a soddisfare i bisogni di nutrizione e cura, sia la natura relazionale delle cure fisiche elargite e cioè la capacità empatica di riconoscere e interpretare i bisogni dei figli in qualunque forma siano espressi e di fornire risposte contingenti adeguate e soddisfacenti.</p>
<p>E’ inoltre necessario sincerarsi della capacità del genitore di provvedere a fornire le cure emotive appropriate all’età dei figli in modo da rafforzare la loro autostima e la loro sicurezza nell’esplorazione di nuovi ambienti e condizioni.</p>
<p>Perché ciò avvenga gli adulti debbono costituirsi come idonei punti di riferimento affettivo e come partner competenti in grado di facilitare gli ostacoli rappresentati dalle nuove esperienze.</p>
<p><em>La relazione con i figli</em>. Il colloquio con il /i genitore/i deve consentire al professionista di potersi esprimere in merito alla prevalenza dei sentimenti provati verso i propri figli. E&#8217; innegabile infatti che ogni relazione, compresa quella genitori/figli, sia caratterizzata da una complessità e da un&#8217;alternanza di emozioni e di affetti, ma perché una relazione di questo tipo possa ancora considerarsi sufficientemente adeguata è necessario che non siano prevalenti e persistenti sentimenti di rabbia, di odio, di invidia, di biasimo, di svalutazione e/o di rifiuto e la loro traduzione in azioni di segno opposto alle caratteristiche richieste ad un ambiente protettivo.</p>
<p>E&#8217; inoltre necessario accertarsi se il genitore/i è capace di provare empatia per i propri figli e se riesce quindi a mettersi nei loro panni per comprenderne disagi, bisogni, emozioni, richieste di aiuto, di affetto e di protezione.</p>
<p>L&#8217;empatia, laddove sia presente, consente anche di valutare quanto l&#8217;adulto si riconosca come             separato e distinto dal figlio/a e quanto sia capace di rispondere ai bisogni dell&#8217;altro senza proiettare i propri.</p>
<p>Quando esiste una sufficiente differenziazione tra genitore e figlio, infatti, i bisogni e le esperienze del bambino/a vengono riconosciuti, presi in considerazione e rispettati tramite l&#8217;adozione di comportamenti idonei a soddisfarli.</p>
<p><em>Le influenze della famiglia</em>. L&#8217;ambiente familiare agisce direttamente come fonte di supporto alla diade genitore/figlio o, viceversa, come fonte di disagio e di incremento delle difficoltà relazionali in atto (si pensi al coinvolgimento dei figli nelle dispute e nelle discordie che precedono e, spesso, accompagnano, separazioni e divorzi) o indirettamente attraverso la rappresentazione e il ricordo delle proprie esperienze filiali da parte dei genitori.</p>
<p>Nelle situazioni a rischio, caratterizzate da nuclei profondamente e a lungo segnati da difficoltà relazionali, trasmesse di generazione in generazione, un aspetto prognostico che consente di valutare come residuale il rischio di trasmissione intergenerazionale del disagio è il livello di consapevolezza raggiunto dai genitori rispetto alle esperienze di accudimento della propria infanzia.</p>
<p>E&#8217; stato infatti dimostrato che una madre e/o un padre si mostra più sensibile e             premurosa/o nei confronti del proprio figlio/a quanto più riesce a ricordare nitidamente la relazione con i propri genitori quando era bambina/o e ciò che desiderava che loro facessero quando si trovava in difficoltà o soffriva.</p>
<p>Quando un genitore riesce a riesaminare le proprie esperienze negative passate, riattribuendo nuovi significati e nuove interpretazioni di sé e dei propri genitori, riesce a ridurre drasticamente il rischio di riproporre con i propri figli i pattern relazionali disadattivi sperimentati nell&#8217;infanzia. Inoltre, non è da sottovalutare che la capacità di rievocare le esperienze dell&#8217;infanzia è un fattore prognostico per il trattamento di eventuali disturbi o psicopatologie concomitanti, co-fattori nella condizione di rischio in analisi.</p>
<p>In altre parole il colloquio con i genitori deve consentire al professionista di comprendere sia la qualità del mondo relazionale interiorizzato dal genitore, sia la sua capacità di rielaborarlo, in quanto, come è stato ribadito, non è la presenza di buone relazioni passate con i propri genitori a garantire l&#8217;attuale funzionamento positivo con i figli, ma è la capacità di ricordare e rielaborare anche quelle esperienze connotate in maniera più negativa.</p>
<p>Questa area tematica richiede anche l&#8217;esplorazione di quanto e come il genitore riesca a mantenere una relazione di sostegno reciproco con il partner tale da evitare o ridurre conflitti e tensioni, specialmente nel caso di separandi/divorziandi.</p>
<p>Gli ambienti caratterizzati da conflitti perduranti e accesi che coinvolgono direttamente il figlio o lo espongono alle minacce e alle violenze verbali e/o fisiche tra i genitori, infatti,            sottopongono a così grave minaccia il benessere emotivo del bambino/a da richiederne, a volte, il suo immediato allontanamento, o l’allontanamento del genitore disfunzionale, violento.</p>
<p>Inoltre è necessario comprendere quanto e come la famiglia sa rispondere alle condizioni di stress relazionale e quali sono i significati che il figlio assume agli occhi dei genitori.</p>
<p>Non è raro, infatti che in situazioni dove è gravemente compromesso il benessere del bambino emerge come egli rappresentasse per il genitore maltrattante l&#8217;oggetto di un conflitto irrisolto o l&#8217;espressione di un fallimento personale o quant&#8217;altro era vissuto dal genitore stesso come invalidante per l&#8217;immagine di sé e delle proprie capacità.</p>
<p>Infine, va valutato il contributo apportato dal figlio/a stesso/a alla relazione con i genitori. Bambini con temperamento difficile, ad esempio, sono più esposti al maltrattamneto da parte di genitori stressati o in difficoltà, così come quelli che interagiscono aggressivamente o negando i partner dei propri genitori nelle famiglie ricostituite alle quali appartengono, contribuendo a generare in quest&#8217;ultimi e nei propri genitori naturali sentimenti di impotenza, vissuti di distanza emotiva e riduzione della disponibilità ad occuparsene.</p>
<p><em>L&#8217;interazione con il mondo esterno.</em> La valutazione del funzionamento familiare non può prescindere da un&#8217;accurata disamina delle opportunità di sostegno offerte dall&#8217;ambiente allargato in termini di risorse formali (servizi per il bambino e la famiglia) o informali (vicinato, volontari, famiglia allargata…) rese disponibili dalle reti sociali di sostegno.</p>
<p>Anche in questo caso la letteratura ha sottolineato con grande coerenza come i genitori socialmente isolati tendano a trascurare più degli altri i propri figli.</p>
<p>Sono questi i casi dove si verificano frequenze maggiori di diverse forme di abuso.</p>
<p>Nella valutazione del rapporto con l&#8217;esterno merita una particolare attenzione la forma assunta dalle relazioni intrattenute dalla famiglia e/o dal figlio/a con gli operatori dei servizi territoriali.</p>
<p>Un sentimento di profonda ostilità percepito nei confronti delle istituzioni, ad esempio, potrà indirizzare in maniera più corretta sia i possibili interventi mirati al ripristino del funzionamento familiare sia la capacità prognostica dell&#8217;operatore, così come un&#8217;eccessiva dipendenza dalle decisioni assunte dagli altri daranno utili informazioni sul livello di deresponsabilizzazione assunto.</p>
<p>Infine vanno valutate <em>le potenzialità di cambiamento</em> che consentono al professionista di comprendere quali probabilità vi sono che un aiuto terapeutico possa risultare utile per il superamento della inadeguatezza attuale.</p>
<p>Va infatti compreso quanto e se la famiglia sia in grado di trarre vantaggio dall&#8217;aiuto proposto o se, al contrario, la tutela del bambino imponga si scegliere un altro contesto di vita.</p>
<p>La capacità di avvalersi dell&#8217;aiuto offerto può essere valutata attraverso l&#8217;esplicito riconoscimento del problema e l&#8217;interesse a collaborare alla sua soluzione. Al contrario, troviamo scarse potenzialità di collaborazione e cambiamento in chi si oppone alle proposte degli operatori, a chi si ostina nella negazione dei problemi esistenti, in chi non accetta la responsabilità per il ruolo assunto nella situazione problematica, in chi nega la necessità di un aiuto esterno, in chi è incapace di vedere in altre persone delle potenziali fonti di aiuto.</p>
<p>Inoltre, dal colloquio effettuato il conduttore deve essere in grado di comprendere quali reazioni hanno suscitato i tentativi di aiuto precedenti per non incorrere in un analogo fallimento.</p>
<p>Risulta ormai chiaro che valutare l&#8217;idoneità dell&#8217;ambiente di vita familiare non consiste nel giudicare le caratteristiche del /dei genitori, ma comprendere quali sono le modalità ricorrenti di             interazione di quel nucleo in modo da capire se la crisi attualmente attraversata sia momentanea e occasionale e passibile di cambiamento attraverso un intervento mirato esterno,  o se rappresenti invece un adattamento cronico altamente disfunzionale e non sensibile alle risorse esterne accessibili.</p>
<p>In termini operativi si può affermare che la validità genitoriale dipende tanto dalla capacità di promuovere nel figlio nell&#8217;arco dell&#8217;infanzia quelle competenze necessarie al bambino/a per sviluppare una rappresentazione del genitore come capace di offrire sicurezza e protezione e una corrispondente immagine di sé come efficace e degno di amore, quanto dalla capacità di evitare che i figli stabiliscano nel tempo modalità di adattamento magari efficaci nel presente, ma che a lungo tempo estremamente dannose (si pensi al bambino/a che si adatta positivamente alle molestie sessuali ricevute dal genitore, ad esempio per paura di maltrattamenti fisici o di procurargli dispiacere rifiutandosi), perché tali modalità verranno ripetute in altri contesti diventando una risposta coerente ma altamente disadattiva alla relazione con adulti e coetanei.</p>
<p>Allo scopo di meglio comprendere la stabilità/ instabilità disadattiva del funzionamento familiare, la prospettiva sistemica, ormai consensualmente adottata da chi si occupa di famiglie,            consiglia di valutare i seguenti aspetti del sistema familiare che, integrando le aree già esposte, consentono di realizzare al meglio il compito affidato al colloquio di valutazione: il ciclo di vita familiare, la transgenerazionalità, l&#8217;evoluzione della famiglia, il genogramma, gli attaccamenti, le convinzioni e le percezioni, le attribuzioni causali e i livelli di significato del figlio per i suoi genitori.</p>
<p>Brevemente, l’analisi del <em>ciclo di vita familiare</em> consente di comprendere se la famiglia sta risolvendo in maniera adeguata i compiti evolutivi che ogni fase del ciclo di vita familiare prevede (la vigilanza e la cura dei piccoli nei primi anni, ad esempio, e la vigilanza, pur               nella concessione di più ampie autonomie in età adolescenziale).</p>
<p>La <em>transgenerazionalità </em>offre informazioni rilevanti sul peso nell&#8217;attualità di esperienze, miti e narrazioni che possono risalire anche a tre o quattro generazioni precedenti, ma che possono tuttora influenzare l&#8217;accettazione del figlio o l&#8217;attribuzione di sue caratteristiche a quelle di un avo screditato dalla famiglia stessa pervenendo ad una sua identica svalutazione.</p>
<p><em>L&#8217;evoluzione della famiglia</em>. Nella prospettiva sistemica, ormai ampiamente condivisa, la famiglia è un sistema vivente dotata di una propria evoluzione che ne garantisce la continua adattabilità alle trasformazioni subite lungo il suo ciclo di vita (matrimonio, nascita di un figlio, emancipazione e suo allontanamento in età adulta etc.). Laddove tali trasformazioni non solo non vengono percepite, ma sono ostacolate nell&#8217;illusoria fantasia di congelare il presente possono insidiarsi forme anche gravi di disadattamento (si pensi ad esempio ad una madre che continua a imboccare il bambino anche in età in cui è richiesta una sua completa autonomia               nella nutrizione).</p>
<p><em>Gli attaccamenti.</em> La comprensione del modello operativo di sé e della figura di attaccamento che il genitore possiede nell&#8217;attualità consente di comprendere quali sono le modalità               relazionali rivolte alla cura del proprio figlio e quali le possibili difficoltà presenti nel soddisfare i suoi bisogni.</p>
<p><em>Le convinzioni e le percezioni degli eventi familiari</em> condivisi o meno dai membri di una famiglia forniscono utili informazioni sui diversi vissuti e sulla condivisione di storie e narrazioni che assumono la connotazione di veri e propri &#8220;miti&#8221;, in grado di spiegare eventi e differenziare la famiglia dall&#8217;esterno.</p>
<p><em>Le attribuzioni causali</em> indicano i processi impiegati dai genitori per spiegare eventi funesti o fortunati della loro esperienza. I genitori maltrattanti tendono ad attribuire al fato, al destino, la responsabilità di ogni evento nel quale non sono stati capaci di proteggere e tutelare i loro figli così come attribuiscono a questi ultimi la responsabilità di loro azioni inadeguate (“Non ce l&#8217;ho più fatta perché è troppo cattivo”, “Non volevo picchiarlo ma mi ha esasperato”&#8230;)</p>
<p><em>I livelli di significato del figlio per i suoi genitori.</em> Chi è il bambino agli occhi dei genitori? Quali ricordi o immagini evoca e quali sentimenti suscita? La comprensione delle risposte a queste domande ha consentito, in molti casi, di spiegare durante il colloquio le ragioni di un abuso apparentemente immotivato o di un atto aggressivo non giustificabile solo tramite l&#8217;analisi della realtà oggettuale.</p>
<p><em>Conclusioni</em></p>
<p>In conclusione si può affermare che la buona conduzione di un accurato colloquio di valutazione delle cure genitoriali, dove sia richiesta la partecipazione di tutta la famiglia, consente un accesso privilegiato e diretto al contesto interattivo nel quale i membri agiscono e si rapportano gli uni agli altri.</p>
<p>Ciò consente di comprendere quali sono le caratteristiche emotive e simboliche della comunicazione in atto, quali i valori condivisi, i ruoli ricoperti dai partecipanti e quali i significati che ognuno assume agli occhi dell&#8217;altro. Questo accesso alla realtà comunicativa intrafamiliare offre molte garanzie di comprensione dell&#8217;attualità di quella famiglia e, anche se si può supporre che chi è sottoposto a valutazione tenterà di mostrare un&#8217;immagine di sé il più possibile positiva occultando le parti più esposte al giudizio negativo, il compito risulterà molto difficile da sostenere nel tempo e  nel corso del colloquio/i di valutazione si potrà effettivamente assistere a ciò che è molto simile alla normale interazione familiare.</p>
<p>In sintesi, si potrà pervenire grazie ad un colloquio ben condotto ad una accurata valutazione di quelle che sono le capacità genitoriali attuali per poter di conseguenza attuare interventi di sostegno ai figli in difficoltà e al nucleo con interventi che possano anche prevedere percorsi separati ma integrati quali l&#8217;affidamento a terzi del figlio e un programma contemporaneo di sostegno domiciliare alla famiglia per consentirle la riacquisizione delle proprie potenzialità educative.</p>
<p>A tal proposito il colloquio deve riuscire a valutare il funzionamento familiare nel presente e nel suo potenziale dispiegamento futuro ed è in  questo senso che bisogna saper selezionare in anticipo e in accordo con l&#8217;orientamento teorico adottato gli elementi che peseranno maggiormente nella valutazione in modo da orientare la conversazione proprio sulle tematiche ritenute più cruciali.</p>
<p>Quindi tanto più vasta e solida e chiaramente orientata teoricamente è la capacità valutativa del conduttore tanto più pertinenti e solide saranno le sue valutazioni, che potranno essere             esposte in forma convincente e comprensibile nella relazione di conclusione che segue l&#8217;iter valutativo e che viene consegnata al Tribunale, ente cui spetta il giudizio e la decisione finale.</p>
<p><em>Bibliografia</em></p>
<p>Associazione Italiana di Psicologia Giuridica (AIPG) (2008), Le capacità genitoriali. Aspetti valutativi e peritali, Edizioni Universitarie Romane, Roma</p>
<p>Andolfi M. (2003), Manuale di psicologia relazionale. La dimensione familiare. Accademia di Psicoterapia della Famiglia, Roma</p>
<p>Bianca C.M., Malagoli-Togliatti, Micci A.L. (2005), Interventi di sostegno alla genitorialità nelle famiglie ricomposte: giuristi e psicologi a confronto, Franco Angeli, Milano</p>
<p>Bolwlby J. (1969), Attaccamento e perdita, Bollati Boringhieri, Torino, 1983</p>
<p>Cambiaso G. (1998), L’affido familiare come “base sicura”, Franco Angeli, Milano</p>
<p>Donati P. (2006), Manuale di sociologia della famiglia, Laterza, Roma</p>
<p>Franceschetti E. (2007) (a cura di), La tutela del minore, Esperta Ed., Forlì</p>
<p>Gambini P. (2008), Psicologa della famiglia. La prospettiva sistemico-relazionale, Franco Angeli, Milano</p>
<p>Loriedo C., Picardi A. (2000), Dalla teoria generale dei sistemi alla teoria dell’attaccamento. Percorsi e modelli della psicoterapia sistemico-relazionale, Franco Angeli, Milano</p>
<p>Mazzoni S., Tafà M. (2003) (a cura di), Appunti per le tecniche di osservazione delle relazioni familiari, Edizioni Kappa, Roma</p>
<p>Novik K.K.., Novik J. (2009), Il lavoro con i genitori, Franco Angeli, Milano</p>
<p>Reder P., Lucey C., Cure genitoriali e rischio di abuso. Erickson, Trento 1995</p>
<p style="text-align: right;">Dott.ssa Marisa Nicolini</p>
<p style="text-align: right;">Psicologa-psicoterapeuta</p>
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		<title>Psicologia giuridica e teoremi educativi</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 13:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-244" title="maria-montessori" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/06/maria-montessori-150x150.jpg" alt="maria-montessori" width="150" height="150" />Agli inizi del 1900 italiano le prime conquiste psico-mediche influenzano la medicina scolastica e l’igiene praticata nelle scuole materne, elementari e medie: il pensiero di Maria Montessori (prima donna italiana laureata in medicina) conquista i docenti elementari e medi e nelle università se ne parla con grande interesse per i risultati tangibili ottenuti con i ragazzi disabili; intanto Giuseppe Lombardo Radice descrive le prime tecniche di ottimizzazione dell’apprendimento scolastico e Giovanni Gentile le utilizza nella sua riforma per la scuola, sopravvissuta più di mezzo secolo e giunta fino ai nostri giorni (solo recentemente rimaneggiata con gli <strong>interventi legislativi</strong> dei Ministri Moratti, Fioroni e Gelmini).<br />
Mentre la riforma Gentile resiste, quasi del tutto staticamente, nel dopoguerra per oltre mezzo secolo, la ricerca pedagogica nelle Università italiane, salvo rare eccezioni è rappresentata dai ricercatori legati al pensiero di M. Montessori, G. Gentile e Giuseppe Lombardo Radice; avviene una scelta strategica di presa di distanza dai pensatori italiani d’anteguerra che hanno ispirato la riforma Gentile e inizia un percorso di “trapianto” in Italia di idee e metodi mutuati da grandi filosofi di altre nazioni (Russia, Germania, Austria, Inghilterra, Cecoslovacchia, Stati Uniti).<br />
Questi filosofi-pedagogisti in effetti partono tutti da una concezione logicistica della realtà e bene o male approdano, dopo la crisi dell’idealismo, ad una concezione neoempirica che però si giustifichi sempre sul piano logico.<br />
Da tale succinta osservazione si può intuire la ragione della loro sofferenza nel dover conciliare la speculazione logico linguistica con  l’imperversare del mondo del reale (neorealismo – futurismo).<br />
Quindi, dal 1945, dopo un primo dibattito durato una quindicina d’anni sulla scia dell’esperienza di Maria Montessori, Giuseppe Lombardo Radice,  Dentice di Accadia, Della Valle, G. Graziussi, intervengono per dare un concreto avvio alla pedagogia della ricostruzione, pedagogisti, psicologi e sociologi ( per citarne alcuni-: Roberto Mazzetti, De Bartolomeis, A.M. Costa, Luigi Volpicelli,) e si conserva fluido il magma, – per citare alcuni esempi -, della filosofia del linguaggio, della filosofia descrittiva, della ricerca sociale e psico-pedagogica.<br />
E mentre tutto il mondo cerca di risolvere le problematiche educative ed istruttive degli alunni, che in massa sono “guidati” alle scuole superiori, “non per rimanerci” ma per uscirne con competenze immediatamente spendibili nel mondo industriale e tecnologico, il dibattito accademico anche in Italia cura il discorso didattico, affidato anche alle risorse interne Scuola-Ministero, e si ritorna, guardando anche al passato, a quelle questioni filosofiche “saporitamente” iniziate con la fondazione del circolo di Vienna organizzato da Moritz Schlick nel 1922 ed osteggiato da Hitler.<br />
Ciò premesso si ravviva nelle università quel dibattito filosofico, pedagogico e psicologico, che ancora oggi resiste con riferimenti forti ai filosofi Rudolf Carnap, Otto Neurath, Ludwig Wittgenstein,  Sigmund Freud (1856 &#8211; 1939), Karl Popper, verosimilmente per trovare una giustificazione psico-pedagogica e logica (filosofica), dei linguaggi da usare e dei contenuti da porgere, prima di indicare un percorso di apprendimento agli studenti.<br />
Quindi si riesaminano e si rivalutano anche le filosofie di Alfred Julius Ayer, Alfred Tarski, Arne Naess, Carl Hempel, Friedrich Waismann, Gustav Bergmann, Hans Hann,  Hans Reichenbach, Herbert Feigl, Karl Menger, Kurt Gödel, Ludwig von Bertalanffy, Philipp Frank, Viktor Kraft, W. V. Quine, Theodor Radakovic, Hans Hahn,  Herbert Feigl, Ludwig von Bertalanffy, Gustav Bergmann, Kurt Gödel, Marcel Natkin, Victor Kraft, Karl Menger, Olga Hahn-Neurath, Rose Rand, Friedrich Waismann.<br />
Si rivalutano le idee nate Palo Alto in California, ove, negli anni ’60, prende corpo la teoria dei sistemi logici portata alle estreme conseguenze da Bertrand Arthur William Russell, da George Edward Moore e poi dal biologo austriaco  Ludwig Von Bertalanffy.<br />
Il pensiero sistemico di Bertrand Arthur William Russell è apprezzato e seguito anche da Willard Van Orman Quine e da Karl Popper, però l’allievo Ludwig Wittgenstein dopo un congruo periodo di approfondimento nota e denuncia, alcune incoerenze, superficialità e falsità nella teoria dei sistemi del suo maestro Russell. Secondo l’allievo Ludwig Wittgenstein, Bertrand Arthur William Russell, col suo logicismo esasperato è incapace di cogliere l’aspetto <strong>etico-esistenziale dell’uomo</strong>, non nutre fiducia nel senso comune oggetto della sociologia, e non riesce a cogliere e riconoscere il valore (realtà, verità logica) dei fatti etici, sociali e politici, della vita quotidiana.<br />
C’è da osservare che il pensiero sistemico di Bertrand Arthur William Russell, rappresentante della Scuola di Palo Alto, <strong>tralasciando l’analisi valoriale e motivazionale dell’individuo</strong>, perché ingiustificabili sul piano della sua dottrina “logicistica”, svaluta le espressioni culturali e spirituali <strong>della vita umana integrale</strong>. Lo stesso John Dewey (1859-1952) pur pensando come Russell che la filosofia debba adottare una metodologia scientifica non attribuisce alla scienza (filosofia) la capacità di giungere in ogni caso a conclusioni certe e definitive; Russell crede che la scienza sia capace di portarci sicuramente alla verità, mentre il Dewey crede che le scienze servano alla sperimentazione e siano fallibili.<br />
Nell&#8217;opera (Education and Social Order, London 1932) &#8220;L&#8217;educazione e l&#8217;ordinamento sociale&#8221;, Bertrand Arthur William Russell spiega che una cosa è educare l&#8217;individuo ed un&#8217;altra è educare un perfetto “ cittadino sociale”, <strong>giuridicamente capace di rispettare le leggi e cooperare in un’ipotetica unione mondiale degli stati (utopia)</strong>, e preconizza un periodo intensivo di educazione del cittadino per arrivare a un futuro senza &#8220;cittadini&#8221;, per arrivare cioè ad un futuro con individui veramente liberi che siano capaci di ribellarsi a principi in contrasto “col bene collettivo del sistema”.<br />
In effetti, le sue affermazioni sono rigidamente ancorate alla filosofia logicistica e al di là della proposizione della libertà individuale, da raggiungere con le enunciazioni e senza inculcazioni, differentemente da John Dewey, tali affermazioni ipotizzano uno scenario vitale in cui la personalità dell’individuo deve obbedire al un “ferreo logicismo ateo” che si accompagna al rispetto assoluto delle regole del “sistema” in cui la persona stessa è immersa: se ne deduce che le persone non hanno potere di creare un sistema democratico, ma siano obbligate a rispettare il sistema che “logicisticamente” le avvolge.<br />
Parte appunto dall’accettazione degli assunti della filosofia sistemica logicistica di Palo Alto, una parte significativa della ricerca psico-pedagogica ed etico sociale,  e rimane ancorata da vari decenni alle conseguenti direttrici, mutuate da Ludwig von Bertalanffy, Lev Semënovič Vygotskij, Jean Piaget e Max Wertheimer.<br />
Gli studi psicologici di riferimento, considerati dall‘epoca di Sigmund Freud (1856 &#8211; 1939), e fino ad oggi, riguardano eminenti studiosi tra cui: Wilhelm Wundt (1832 &#8211; 1920), Franz Brentano (1838 &#8211; 1917), William James (1842 &#8211; 1910), Ernest Weber (1795 &#8211; 1878), Gustav Fechner (1801 &#8211; 1887), Ivan Pavlov (1849 &#8211; 1936), Jean Piaget (1896 &#8211; 1980), Kurt Lewin  (1890 &#8211; 1947), Ulric Neisser (1928 &#8211; in vita), Humberto Maturana (1928 &#8211; in vita), Gene Glass (1940 &#8211; in vita).<br />
La psicologia opera epistemologicamente dagli anni sessanta, partendo dalle tecniche funzionalistiche, cognitivistiche, comportamentistiche, costruttivistiche, strutturalistiche. Un grande apporto è venuto dall’epistemologia genetica e dalla neuropsicologia che hanno dato soprattutto una valenza medica alla psicologia “rendendola un indispensabile supporto della pedagogia”.<br />
Oggi non vi sono all’orizzonte cambiamenti significativi di obiettivi e metodi di ricerca, ma alla luce dell’emancipazione di <strong>nuovi paradigmi giuridici</strong>, si sta ripresentando il dialogo sul significato dell’educazione integrale e sull’approfondimento psicologico delle motivazioni antiomeostatiche(*1) individuali.<br />
Nascono e si migliorano via via, (attraverso un pullulare di metodi, tecniche, scuole, indirizzi): Psicoanalisi &#8211; Analisi transazionale &#8211; Counseling psicologico – Psicotecnica – Psicometria – Psicosomatica &#8211; Psicoterapia corporea &#8211; Psicoterapia della Gestalt &#8211; Psicoterapia dialettica -Psicoterapia familiare &#8211; Psicoterapia neuropsicologica &#8211; Psicosintesi &#8211; Psicodinamica -Psicodramma &#8211; Terapia breve strategica &#8211; Terapia cognitiva &#8211; Terapia cognitivo-comportamentale &#8211; Automotivazione &#8211; Terapia di gruppo &#8211; Vegetoterapia &#8211; Ludoterapia &#8211; Terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, basata sulla desensibilizzazione e sulla rielaborazione dei pensieri traumatici attraverso i movimenti oculari) – Ipnoterapia.<br />
Infine la Psicologia assume le svariate definizioni che oggi la connotano:<br />
Psicologia ambientale, Psicologia analitica, Psicologia clinica, Psicologia culturale, Psicologia dei gruppi, Psicologia del lavoro, Psicologia del marketing, Psicologia del turismo, Psicologia dell’educazione, Psicologia delle emergenze calamità e catastrofi, Psicologia dell’orientamento, Psicologia della formazione, Psicologia della Gestalt, Psicologia della religione, Psicologia della salute, Psicologia delle comunità e delle organizzazioni, Psicologia dello sport, Psicologia dello sviluppo, Psicologia di comunità, Psicologia dinamica, Psicologia ecologica, Psicologia evolutiva,  Psicologia fisiologica, <strong>Psicologia forense, Psicologia giuridica</strong>, Psicologia generale, Psicologia individuale comparata, Psicologia motivazionale, Psicologia positiva, Psicologia postraumatica, Psicologia sociale, Psicologia sperimentale, Psicologia trans personale, Psicologia umanistica.</p>
<p align="left">(*1) Motivazione anti-omeostatica: Desiderio intrinseco (domanda &#8211; bisogno &#8211; causa &#8211; motivo),  che tende a promuovere la crescita, ed il superamento dei risultati già raggiunti.  Ciò provoca aumento del bisogno dopo ogni soddisfazione dello stesso. Il soggetto non cerca l’equilibrio omeostatico (riduzione del bisogno) ma il raggiungimento sempre maggiore di un significato, o addirittura il soddisfacimento di un “desiderio mutabile” (ad esempio: l’autoaffermazione). I motivi antiomeostatici di autorealizzazione agiscono secondo una scala ascendente che innesca un processo dinamico di crescita continua i cui fattori sono la potenzialità e l’ottimismo. Si presume che psicologicamente l’uomo e la donna abbiano un compito aperto e siano portati a protendersi verso il superamento dei livelli già raggiunti, ipotizzando, attraverso l’impegno, una piena realizzazione (ad esempio: sociale) nel superamento di ogni precedente previsione.</p>
<p align="left">
<p align="right">
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
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