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	<title>Psicologia Giuridica &#187; Psicologia Giuridica e Società</title>
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		<title>Contributo della psicologia forense nella valutazione della capacita’ d’intendere e di volere (art. 85 c.p)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 18:15:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Alessandra Faino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Giuridica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tema della capacità d’intendere e di volere legata ai disturbi psichici è uno dei punti più problematici della criminologia e della psichiatria forense. A partire dal principio che la legge afferma che nessuno può essere punito per un reato se non è imputabile, ossia capace d’intendere e di volere, viene spontaneo chiedersi chi sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/11/giustizia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-858" title="giustizia" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/11/giustizia-267x300.jpg" alt="giustizia" width="267" height="300" /></a>Il tema della <strong>capacità d’intendere e di volere </strong>legata ai disturbi psichici è uno dei punti più problematici della criminologia e della psichiatria forense. A partire dal principio che la legge afferma che nessuno può essere punito per un reato se non è imputabile, ossia capace d’intendere e di volere, viene spontaneo chiedersi chi sia davvero in grado di decidere quando un soggetto debba essere punito e quando invece debba essere curato. Negli ultimi anni il codice penale ha subito delle modifiche, nel senso che tra le malattie incidenti sulle capacità intenzionali e volitive del soggetto non ci sono più solo le psicopatie, le nevrosi, i disturbi dell’affettività, ma sono compresi i disturbi di personalità che anche se non sempre inquadrabili  nel novero delle malattie mentali, possono rientrare nel concetto d’infermità purché siano di consistenza tale da incidere sulle suddette capacità, e a condizione che sussista un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa, per il quale il fatto sia ritenuto casualmente determinato dal disturbo mentale (sentenza 9163 del 25 gennaio 2005). Non assumono rilievo le anomalie caratteriali o gli stati emotivi e passionali.<br />
La giurisprudenza si è molto avvicinata al paradigma della scienza psichiatrica che tiene conto delle variabili psicologiche, sociali e relazionali, e non solo biologiche che originano e condizionano l’infermità mentale. Un tema delicato non riguarda solo il rapporto tra giurisprudenza e scienza psichiatrica, ma anche tra quest’ultima e la psicologia. Infatti quando si parla di perizia ci si riferisce esclusivamente a quella psichiatrica, ma nella prassi è necessaria un’integrazione tra queste due discipline, poiché in modo diverso ma complementare permettono un’analisi più dettagliata della personalità di un individuo e delle probabili condotte criminose.<br />
<strong>La perizia psichiatrica </strong>è solitamente di tipo nosologico e psicopatologico ed è effettuata attraverso un colloquio clinico e anamnestico eventualmente integrato dalla somministrazione di scale di rilevazione della sintomatologia psichiatrica. L’obiettivo è quello di definire una diagnosi psichiatrica spesso secondo i criteri nosografici delle classificazioni internazionali del DSM-IV o dell’ICD-10. <strong>La diagnosi psicologica</strong> può essere invece di tipo più ampio: oltre che alla rilevazione di sintomatologia psicopatologica, infatti la psicodiagnosi può essere riferita  anche alla valutazione di atteggiamenti, modalità relazionali, livello e tipologia di competenze cognitive, strutture di personalità etc. Il magistrato non chiede al perito di spiegare il reato quanto piuttosto di affermare se il soggetto presenta disturbi psicopatologici tali per cui la sua condotta non deve essere intesa come espressione di criminalità ma di malattia mentale.<br />
Il sistema giuridico riduce le dimensioni dell’essere umano ad una dicotomia e non tiene conto del complesso delle funzioni psichiche tra loro inscindibili e di tutte le dimensioni che attengono ai meccanismi dell’inconscio. Non ogni malattia in senso clinico ha valore di malattia in senso forense, come vi possono essere situazioni clinicamente non rilevanti o non classificate che in ambito forense assumono valore di malattia. Nell’ambito della <strong>psichiatria forense </strong>costituiscono vizio di mente solo quei disturbi che causano alterazioni patologiche delle funzioni dell’io.<br />
<strong>Le teorie psicologiche</strong> rendono conto delle molteplici ragioni legate all’ambiente, ai rapporti fra gruppi e alle loro reazioni che favoriscono le scelte criminose di molti individui ma non possono spiegare la variabilità del comportamento individuale dinanzi ad analoghi fattori socio-ambientali, poiché essa è da ricondurre alle diverse caratteristiche psicologiche e biologiche di ogni individuo. È necessario utilizzare un approccio integrato che miri ad evidenziare quali sono i fattori che rendono ogni persona un’entità unica ed irripetibile, così che differiscono per ogni soggetto anche le risposte ai fattori criminogenetici insiti nella società, fattori che rappresentano componenti di vulnerabilità individuale nei confronti delle scelte criminose. Lo studio delle componenti di vulnerabilità può essere condotto:<br />
-    Attraverso lo studio delle teorie psicologiche della personalità<br />
-    In una prospettiva biologica<br />
-    In una prospettiva clinica.<br />
Nel considerare le correlazioni fra individuo e ambiente va sottolineato che esiste in ogni tipo di comportamento una loro costante integrazione. L’aspetto più caratteristico di questa correlazione è rappresentato dal rapporto inversamente proporzionale fra le componenti di vulnerabilità individuale e i fattori ambientali: quanto più criminogenetici  sono questi ultimi tanto rilevanti sono le componenti della personalità che rendono l’individuo più incline alla condotta criminosa o deviante, tanto meno significativi risultano le carenze, le sollecitazioni e in generale i fattori criminogeni legati alla società. Per molti anni psichiatri e psicologi hanno discusso sul perché alcune persone divenissero aggressive e violente. La prima interpretazione soddisfacente sul comportamento aggressivo e violento si deve a <strong>Freud</strong>, secondo cui:<br />
-    la personalità è il risultato dell’esperienza sociale<br />
-    sono importanti le esperienze della prima infanzia e dei conflitti tra i bisogni dell’individuo e le richieste della società;<br />
-    la personalità si distingue in tre parti spesso in conflitto tra loro.<br />
Secondo <strong>Alexander e Staub</strong> (1929) la condotta criminosa è l’effetto di molteplici modalità dello svincolo dal controllo del super-io. Essi identificano diverse condizioni nelle quali il controllo dell’istanza superiore si riduce fino ad abolirsi completamente e descrivono tre tipi di delinquenza:<br />
-    ACCIDENTALE<br />
-    CRONICA<br />
-    PER SENSO DI COLPA.<br />
Tali interpretazioni comportano il rischio di fornire una lettura della condotta criminosa che finisce per deresponsabilizzare il delinquente, la quale viene percepito come costretto a delinquere da forze da lui non governabili. Infatti la psicanalisi con l’eccessivo indulgere nella ricerca di interpretazioni psicodinamiche può comportare il rischio di intendere ogni persona come un soggetto  in qualche modo psicologicamente disturbato, col risultato di patologizzare la delinquenza, tenendo conto che le inconsce dinamiche ipotizzate in chiave psicanalitica rischiano di far perdere di vista la quotidiana realtà.</p>
<p><strong>La responsabilità individuale</strong> deve tener conto della personalità del reo ma senza sconfinare nella cosi detta “responsabilità per il modo di essere del reo”. Occorre distinguere tra TRATTI, quali modi costanti di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di se stessi, e DISTURBI DI PERSONALITA, i quali si costituiscono quando i tratti sono rigidi e non adattivi e causano una compromissione del funzionamento sociale o lavorativo, oppure una sofferenza soggettiva.<br />
È  importante dunque un incrocio tra psichiatria e psicologia, ma occorre soffermarsi su un singolo approccio o un’unica chiave di lettura; è tanto più opportuno utilizzare diversi approcci, integrare diversi strumenti ed essere il più oggettivi possibile perché ogni persona è unica com’è unico il mondo interno e la percezione che ne abbiamo di ognuno di noi.  Rimane però il problema che la legge vieta l’esame scientifico della personalità dell’imputato, affermando che non sono ammesse perizie per stabilire l’abitualità o la professionalità del reo, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell’imputato, ed in genere le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche; la valutazione della personalità viene compiuta dal giudice stesso, mentre la perizia psichiatrica è ammessa solo nel caso di sospetto di esistenza di un’infermità di mente. Come si giustifica tale diffidenza?</p>
<p style="text-align: right;"><strong><strong>Dott.ssa Alessandra Faino</strong></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><strong>Psicologo</strong></strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><strong><br />
</strong></strong></p>
<p>BIBLIOGRAFIA:<br />
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11.    -Di Nuovo S.,Xibilia A., “L’esame psicologico in campo giudiziario”,<br />
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Gennaio 2002 del “Bollettino d’informazione dell’Ordine degli Psicologi<br />
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14.    -Frati, F. (2002) &#8211; La deontologia come parametro di qualità nell’esercizio<br />
della professione di psicologo”, sul n. 3 – Anno VII – Giugno 2002 del<br />
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21.    -Ponti G., “Compendio di criminologia”, Cortina Editore, Milano, 1990<br />
22.    -Recrosio, L. (2001) -  “Aspetti deontologici dell’intervento  dello Psicologo in Psicologia giuridica”, relazione presentata al Convegno “Psicologia  e<br />
23.    Giustizia:ruoli, funzioni, competenze  dello Psicologo in campo giudiziario e<br />
penitenziario“organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia   Giulia a Trieste il 17 febbraio 2001,-Sarchielli, G. e Frati, F. (2002) .</p>
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		<title>La psicologia dello sport</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 14:06:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agata Romeo - Psicologo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Giuridica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[“educare, formare,  - aiutare a cooperare, a gareggiare, a competere, a vincere &#8211; , alunni, dilettanti ed atleti”. La Psicologia dello sport mira a trovare e ad applicare le più aggiornate metodologie, per essere in grado di aiutare sia i giovani che si avviano alla pratica delle attività motorie e sportive sia gli atleti professionisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/02/competizione.jpg"></a><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/02/competizione.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-670" title="competizione" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/02/competizione-150x150.jpg" alt="competizione" width="150" height="150" /></a>“educare, formare,  </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>- aiutare a cooperare, a gareggiare, a competere, a vincere &#8211; , </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>alunni, dilettanti ed atleti”.</strong></p>
<p>La Psicologia dello sport mira a trovare e ad applicare le più aggiornate metodologie, per essere in grado di aiutare sia i giovani che si avviano alla pratica delle attività motorie e sportive sia gli atleti professionisti e per migliorare il loro adattamento psicologico ed il loro rendimento fisico durante gli allenamenti e le gare agonistiche.<br />
Fornisce una visione d’insieme del settore, tra cui le definizioni, la storia, i paradigmi e le metodologie di ricerca ed applica i principi della psicologia.<br />
Lo psicologo mira al miglioramento delle prestazioni nello sport:</p>
<p>1) la Psicologia clinica dello Sport, si adegua e si migliora sperimentando le teorie e le applicazioni metodologiche-comportamentali”, che hanno accompagnato la vita sportiva degli atleti nel corso dell’ultimo decennio, esamina l’intelligenza, il carattere, le attitudini, le “differenze nelle relazioni individuali”, cioè tutte le caratteristiche che influenzano il comportamento delle persone durante le attività fisiche e sportive;<br />
2) tende a creare una forma di sinergia attiva tra i programmi atletici ed la ricerca del benessere mentale;<br />
3) approfondisce la panoramica delle risorse di aiuto agli studenti, ai docenti, agli istruttori, agli allenatori, ai direttori di campo, ai dilettanti ed agli atleti che vogliono migliorarsi e ricerca gli stimoli per ottenere il massimo rendimento;<br />
4) fornisce una illustrazione delle principali tendenze applicative della psicologia nelle attività motorie e sportive utili a migliorare le prestazioni atletiche;<br />
5) esamina o suggerisce anche i modi correttivi circa i vari fattori sociali-ambientali che possono incidere sul comportamento dei partecipanti allo sport, infatti conduce ricerche psicologiche teorie e pratiche, con questionari, colloqui ed interviste, per selezionare le tecniche di intervento più appropriate, da utilizzate quando occorre migliorare o correggere il comportamento scorretto degli atleti e dei tifosi.</p>
<p>Attraverso questi complessi e significativi interventi, la psicologia dello sport permette attualmente di spiegare anche ai professionisti del settore ciò che ancora essa può sperimentare, onde creare, in prospettiva, un punto di riferimento di aiuto clinico per le nuove leve.<br />
Essa affronta i temi di ricerca partendo dall’elencazione e dall’analisi dei singoli fattori che influenzano il comportamento nei contesti dell’attività motoria, fisica e sportiva:<br />
• personalità e comportamento sportivo (differenze individuali e sociali),<br />
• il ragionamento morale (lo sviluppo morale e lo sport),<br />
• relazione tra attività fisica e la salute mentale,<br />
• genere (sesso m-f) e comportamento sportivo,<br />
• il pregiudizio atletico e comportamento sportivo,<br />
• dinamiche di gruppo nello sport, cooperazione ed attriti (socializzazione nello sport),<br />
• auto-percezione, motivazione, orientamento,<br />
• impostazione dell’obiettivo sportivo,<br />
• ansia per le prestazioni,<br />
• capacità di attenzione nelle prestazioni atletiche,<br />
• auto-efficacia,<br />
• picco delle prestazioni,<br />
• competenze tecniche di intervento psicologico,<br />
• coaching,<br />
• utilizzo di immagini nello sport,<br />
• esercizio motorio e sportivo nella terapia dei disturbi psicologici.<br />
.<br />
Una delle tendenze evidenti nelle scienze dello sport, è rappresentata dall’interesse mostrato dalla medicina verso l’attività fisica e l’esercizio sportivo per il miglioramento della salute.<br />
Oggi, nelle comuni patologie riesce di grande giovamento esercitare una attività sportiva qualsiasi, che possa migliorare il comportamento generale e lo stile di vita, indipendentemente dalle altre terapie consigliate, nell’attesa di ulteriori ricerche necessarie a definire esattamente la relazione tra attività fisica e salute mentale.<br />
Intanto. anche se esistono preoccupazioni metodologiche, c&#8217;è un cauto ottimismo per quanto riguarda la potenziale efficacia dell’esercizio fisico come una possibilità terapeutica.<br />
Si conferma quindi sempre più al momento attuale, il ruolo dello sport quale “esercizio terapeutico aggiunto”, aggiornato rispetto ai modelli di cura tradizionali, quale esercizio e trattamento terapeutico psicologico clinico delle condizioni di disarmonia mente-corpo (per il miglioramento della percezione del proprio corpo).<br />
Vi è quindi una crescente convinzione nel mondo scientifico che la diffusione dello sport, in generale può promuovere il benessere mentale e servire ad individuare  terapie di varie condizioni patologiche, come ad esempio l&#8217;ansia, la depressione, e la paranoia, la bulimia e l’anoressia.<br />
Ci si augura che la richiesta sociale di sport spinga i ricercatori e coloro che lavorano nei vari campi e settori delle scienze ad associarsi e ad affrontare da più prospettive lo studio del ruolo potenziale, dell’esercizio fisico nell’alleviare anche gli oneri finanziari che gli Stati sostengono per il miglioramento della qualità della vita delle persone.</p>
<p>I metodi operativi della psicologia sportiva attuali  danno l’opportunità agli atleti ed ai dilettanti, di essere seguiti dallo Psicologo dello sport, pertanto si stanno esprimendo una serie di indicazioni e necessità che, se ben approfondite dagli specialisti, possono fornire un’utile guida nell’intervento specifico.<br />
Bisogna notare che specialmente in America, gli sportivi sfruttano moltissimo l’aiuto ed il supporto psicologico, durante le loro preparazione e durante le loro esibizioni, sia individuali che di gruppo, ma lamentano molto spesso la necessità di una maggiore cura personalizzata (richiesta di colloquio e di intervento psicologico personalizzato), proprio perché negli Stati Uniti si dà molta importanza al raggiungimento della “qualità totale”, preferendo le sedute collettive, di gruppo, programmate continuamente secondo un calendario stabilito, con la presenza di Psicologi Formatori nella “direzione” tecnico-specialistica”.<br />
Ma gli atleti lamentano la necessità di un maggiore rapporto “uno ad uno”, faccia a faccia con lo psicologo, perché vogliono approfittare di un’occasione colloquiale che consenta loro il chiarimento delle problematiche personali ed “intime”.<br />
In Italia, i primi fortunati esperimenti sono alquanto misti, perchè si basano alternativamente sulle discussioni plenarie e sui “colloqui” personali che danno l’impressione allo sportivo di essere maggiormente seguito.<br />
Ma, a nostro parere scientifico, hanno ragione gli americani ed i giapponesi quando parlano di standard di qualità totale che deve essere un obiettivo generalizzato e chiaro per tutti, senza indulgenze, pietismi e personalismi che finiscono per impoverire la disciplina e la classe dello sport, sebbene occorra predisporre altri percorsi per rispondere al giusto bisogno di deroga e comprensione per le persone portatrici di patologie che menomano il normale rendimento.<br />
In questo momento storico della globalizzazione, gli specialisti dell’esercizio fisico e dello sport, sono sempre più interessati a dedicarvi le applicazioni delle loro sperimentazioni per giungere ad ulteriori scoperte di metodi operativi in aggiunta alle presenti tendenze di ricerca.<br />
Questa crescente pluralità di interventi operativi è un segno di maturazione conseguente ad una maggiore collaborazione tra ricercatori e professionisti, provenienti da diverse discipline riguardanti la medicina, la psicologia, l’educazione motoria e la pratica sportiva.<br />
Nell’ambito della formazione e dell’aggiornamento dei docenti di educazione motoria e sportiva si individuano problematiche da studiare concernenti la psicologia  applicata alle scienze motorie ed allo sport, l’educazione fisica, motoria e l’avviamento alla pratica sportiva, anche nell’ottica del “benessere” a scuola.</p>
<p>Argomenti dell’ambito psicologico, trattati nella pluralità di interventi operativi:</p>
<p>• Cenni di psicologia dell’età evolutiva.<br />
• Concetti di intelligenza, carattere, attitudini, personalità, fantasia e tendenze (l’attenzione distribuita e concentrata, la distrazione, l’elaborazione fantasmatica e i sogni, la dignità, la sofferenza, la sottomissione, il riscatto, la motivazione, il livello di aspirazione, il livello di adattamento).<br />
• Evoluzione delle caratteristiche psico-sessuali infantili e preadolescenziali.<br />
• Sviluppo psicologico e principali manifestazioni della personalità dai tre ai cinque anni, (infanzia: interessi primari &gt; mamma, cibo, caldo, freddo, gioco); dai cinque ai dieci anni, (fanciullezza: apertura alla conoscenza fisica del mondo esterno e delle sue regole biologiche, chimiche, meccaniche, teoriche, ma con insufficiente interesse sessuale, riproduttivo, ideologico, economico, politico); dai dieci ai tredici anni (auto-preparazione e tensione verso interessi relazionali, sesso, allontanamento dalla famiglia, esplorazioni socio-ambientali).<br />
• La strutturazione della personalità quale risultante dell’interazione tra 4 aree: 1) area motoria  (educazione al corpo ed educazione del corpo – forza, resistenza, velocità, flessibilità, coordinazione); 2) area sociale  (sviluppo delle relazioni con gli altri – amicizia, collaborazione, ordine, rispetto delle regole); 3) area cognitiva  (ragionamento – attenzione, concentrazione, conoscenza, risoluzione delle problematiche); 4) area emotiva.-affettiva (conoscenza del proprio corpo, resistenza, tenacia, coraggio, autocontrollo, calma).<br />
I docenti delle scuole primarie e delle scuole secondarie devono affrontare e risolvere un problema di non facile soluzione che consiste nella individuazione sistematica  delle regole da adottare per combattere gli errori delle famiglie e recuperare  le funzioni indispensabili della loro professione, che deve essere in grado di armonizzare chiaramente, ai fini istruttivi educativi e formativi, le istanze fisiche, cognitive, sociali, emotive e i bisogni sportivi dei loro studenti. <br />
I Docenti devono conoscere e fornire ai genitori un elenco dettagliato delle azioni didattiche che si impegnano ad attuare al fine di soddisfare tali esigenze educative, formative e sportive, perché esistono:</p>
<p>• problemi di sport e gare (concorrenza)  a livello elementare: soltanto gli studenti più qualificati e adatti ad un tipo di sport in ogni classe traggono un maggior vantaggio dalla gara (concorrenza), ma i ragazzi non sempre sono pronti per gareggiare in concorrenza, infatti l’orientamento generale degli studi psicologici ci dice che alcuni ragazzi, per raggiungere la maturità sociale e cognitiva, necessarie per poter partecipare con successo a uno sport organizzato (gara e concorrenza), devono raggiungere almeno l’età di otto anni;<br />
• problemi derivanti dalla capacità di capire psicologicamente la complessità delle strategie di gioco che, in genere, è raggiunta dagli alunni a dodici anni di età, cosicché la maggior parte degli alunni non sono pronti per competizioni sportive, prima di completare il primo o il secondo anno di scuola media;<br />
• problema, per quanto riguarda l’inadeguatezza di gare (inter-concorso), presso la scuola elementare, che nasce dalle preoccupazioni dei potenziali rischi espresse da parte degli psicologi, per gli stress mentali degli allenamenti precoci e dall’intensa specializzazione nel gareggiare (concorrenza fisica e psichica);</p>
<p>  I problemi e i rischi psicologici emergenti da un rapido avvio a gareggiare ed a concorrere, non sembrano essere correlati ad una particolare attività sportiva, ma sono strettamente rapportati ai livelli di intensità, di durata e di frequenza di allenamento in un determinato impegno sportivo.<br />
Il concentrarsi su una sola attività motoria, nonché l’esclusione di altre pratiche sportive è sbagliato, perché espone il bambino al movimento ripetitivo e ad infortuni, che colpiscono specifici arti e le articolazioni (ad esempio, le lesioni che si verificano sulla caviglia, spalla, polso e gomito).<br />
Le continue sconfitte al termine delle gare possono influenzare negativamente il livello di aspirazione dei ragazzi, che corrono il rischio di demotivarsi e di abbassare l’autostima fino ad accusare problemi di adattamento sociale.<br />
Un altro rischio si determina nei campionati di durata annuale, quando vi sono decine di squadre diverse che si contendono il raggiungimento di un solo posto, questa modalità competitiva porta al un inutile e demotivante “campionato di campioni”, che danneggia psicologicamente una moltitudine di concorrenti perdenti a fronte del beneficio tratto da un solo vincitore che prende tutto.</p>
<p>Non bisogna far pesare le situazioni psicologiche di sconfitta sui ragazzi che si sentono responsabili di risultati negativi, che invece dipendono da una molteplicità di fattori organizzativi, nonostante i ragazzi abbiano giocato la loro migliore partita usando tutti l’impegno nelle situazioni difficili.<br />
I ragazzi devono capire che nelle partite si può perdere anche quando si gioca bene. <br />
L’inizio delle partite deve essere graduale, altrimenti i ragazzi incorrono subito nello stress e, dopo i primi errori, per la paura di perdere cominciano ad arrendersi ed a desiderare di smette di gareggiare.</p>
<p>Si nota che molti docenti e allenatori ritengono che il gareggiare già a livello della scuola primaria insegni utilmente agli alunni a come perdere senza traumi psicologici e favorisca l’inclusione di tutti i bambini (socializzazione ed inclusione interculturale).<br />
 <br />
Obiettivo salute e benessere<br />
I vigenti indirizzi pedagogici del Ministero dell’Istruzione ed il parere condiviso dai medici sull’attività motoria e sportiva nella scuola sottolineano l’importanza per la salute psicofisica dello studente pertanto i temi di intervento sono:<br />
• il mondo dello sport dei giovani e la visione della salute e del benessere dello studente, integrato territorialmente con gli altri soggetti affermati (i campioni);<br />
• l’A.M. e la salute (educazione alimentare, corretti stili di vita, prevenzione dell’uso e dell’abuso degli integratori alimentari e dei farmaci);<br />
• l’A.M. la socializzazione e  la cooperazione (il linguaggio del corpo e la vita di relazione).</p>
<p>Obiettivo stili di vita corretti<br />
L’attenzione potrà essere rivolta a promuovere :<br />
• il sostegno ai processi di sviluppo auxologici (crescita, confrontata con gli schemi) e psicologici;<br />
• il miglioramento del coordinamento motorio e delle abilità specifiche  degli alunni;<br />
• la prevenzione delle alterazioni morfo-funzionali e psico-attitudinali;<br />
• l’orientamento, l’auto orientamento, il riorientamento scolastico attraverso lo sport e la motivazione.</p>
<p>Obiettivo POF: ambito socio – psico – pedagogico<br />
Occorre applicare la normativa vigente circa i CSS per le attività motorie, fisiche e sportive nelle singole scuole, inserire la scheda di progetto nel POF, per l’ampliamento dell’offerta formativa relativa alla promozione delle attività motorie, fisiche e sportive, nominare un docente di ed. fisica responsabile laboratoriale del CSS, avviare tutte le componenti scolastiche alla valorizzazione della sport in maniera multidisciplinare.</p>
<p>Obiettivo competizioni sportive<br />
 Le competizioni sportive lentamente si stanno inserendo anche tra le attività di avviamento alla pratica sportiva nella scuola primaria per ragioni che vanno ricercate nella propaganda effettuata dalle Società sportive durante l’organizzazione di gare territoriali e per la grande visibilità che hanno le partite e le competizioni sportive degli studenti di liceo. Tali eventi contribuiscono a determinare un cambiamento di mentalità da parte dei genitori che desiderano l’inserimento di  eventi e gare anche a livello elementare.</p>
<p>I genitori incoraggiano i loro figli ad impegnarsi in attività motorie e sportive e molti di essi, in sempre maggiore percentuale, seguono direttamente programmi sportivi e partecipano a gare, quindi contribuiscono incisivamente all’attuale diffusione di competizioni sportive nelle scuole.<br />
 Anche gli sport giovanili “fuori dell’orario scolastico” sono in rapida crescita e coinvolgono moltissimi ragazzi nonostante le scuole si siano attrezzate per le attività motorie e per le gare: varie fondazioni, associazioni, organizzazioni sportive, società commerciali private e grandi imprese cavalcano l’entusiasmo dei giovani verso lo sport.<br />
Si osservi però l’enormità del fenomeno sportivo che coinvolge i ragazzi: molte esperienze private di competizione tra ragazzi al di sotto di otto anni si effettuano al di fuori del sistema scolastico e spesso ignorano completamente le preoccupazioni didattiche e psico-mediche dei professori di educazione fisica, degli educatori,  degli psicologi,  dei sociologi, e dei medici che non possono legittimare l’introduzione di anticipazioni indiscriminate di pratiche sportive nel piano dell’offerta formativa scolastica.<br />
Intanto, i genitori e l’associazionismo sportivo esercitano una pressione sempre più forte sulla organizzazione scolastica e sui docenti di educazione fisica, affinché recepiscano queste nuove richieste formative e diano una risposta adeguata.</p>
<p>Obiettivo successo scolastico attraverso la trasparenza<br />
Anche i docenti di educazione fisica, come avviene per altre professioni, devono operare in piena trasparenza per quanto riguarda le loro responsabilità ed il loro impegno nella scuola, per raggiungimento degli obiettivi dell’offerta formativa. <br />
Obiettivo “benessere”<br />
Occorre inserire l’obiettivo “benessere” nella programmazione scolastica dell’ed. fisica, motoria e sportiva, ed accertarsi continuamente se le attuali conoscenze, capacità e competenze raggiungibili a scuola sono compatibili con gli standard di “benessere”  indicati dalla psicologia e dalla medicina.</p>
<p>Obiettivo interazione e conoscenza del territorio<br />
L’educazione motoria e lo sport a scuola  realizzano l’interazione degli alunni col territorio ed appunto attraverso la realizzazione di questo legame l’alunno è aiutato a raggiungere un soddisfacente benessere personale nella società.<br />
Il docente dovrà promuovere :</p>
<p>• l’educazione civica<br />
• l’accettazione e condivisione delle regole da parte degli alunni,<br />
• l’inserimento consapevole all’interno del gruppo degli alunni,<br />
• la disponibilità alla cooperazione degli alunni, nell’ambito delle attività motorie e scolastiche in generale,<br />
• la motivazione alla partecipazione,<br />
• la legalità  (l’accettazione e la condivisione della regola attraverso il gioco, fair play, correttezza in campo, ecc. ).<br />
• l’acquisizione di competenze specifiche ( giudice/arbitro; dirigente sportivo; reportage sportivo, ecc.).</p>
<p>Obiettivo convivenza democratica ed integrazione<br />
Si deve programmare l’educazione motoria e la pratica sportiva nelle Scuole, predisponendo un’offerta formativa onnicomprensiva che promuova lo sviluppo armonico della personalità e l’equilibrio psico-fisico degli allievi, in un contesto favorevole alla trasmissione dei valori educativi della cooperazione scientifica e della democrazia:<br />
• pari opportunità, anche a vantaggio di studenti/studentesse stranieri,<br />
• superamento di situazioni di emarginazione e di rischio sociale;  l’integrazione assistita,<br />
• interculturalità attraverso scambi e gemellaggi internazionali.</p>
<p>Obiettivo gioco, l’attività motoria e lo sport come momenti educativi.<br />
Il gioco, l’attività motoria e lo sport sono momenti educativi di apprendimento, socializzazione ed integrazione degli Alunni diversamente abili; favoriscono i processi di socializzazione e sviluppano le capacità di cooperazione nei ragazzi.</p>
<p>Obiettivo associazionismo sportivo scolastico,<br />
La promozione dell’associazionismo sportivo scolastico è uno strumento di aggregazione giovanile che riesce a prevenire il disagio, le devianze giovanili ed il bullismo.</p>
<p>Obiettivo equilibrio delle prestazioni psicofisiche dei gruppi<br />
Per ottenere l’equilibrio delle prestazioni psicofisiche dei gruppi, l’educazione fisica prevede che gli insegnanti abbiano il pieno controllo delle capacità dei membri di tutte le squadre delle loro classi. Essi dedicano quindi una particolare attenzione alla formazione di gruppi costituiti da individui in gruppi di pari forza ed abilità.</p>
<p>L’esempio del  TENNIS: i benefici psicologici.<br />
Benefici effetti educativi e psico-formativi si ottengono favorendo l’attività fisica attraverso i professionisti della salute che forniscono counselling e indicazioni sull’esercizio fisico risultante dal “tennis”.<br />
Lo Psicologo dello sport  orienta parte del proprio lavoro in azioni rivolte alla comunità scolastica, per aumentare le opportunità di fare attività fisica di “tennis” in armonia tra individui e gruppi (sviluppo delle intelligenze multiple e socializzazione).<br />
  La presenza (o l’intervento) dello Psicologo all’interno della Scuola destinata all’attività sportiva e motoria del “tennis”  viene consigliata, affinché la diffusione della cultura sportiva sia accompagnata da una adeguata tutela psicologia della personalità dei singoli praticanti a tutti i livelli.<br />
Lo psicologo segue direttamente (oppure indirettamente attraverso la partecipazione allo staff) la metodica operativa intesa ad esercitare la concentrazione dell’alunno dal punto di vista psico-sensoriale, quando l’allenamento e l’esercizio puntano all&#8217;esatta esecuzione dei colpi.<br />
Il tennis, infatti, attraverso la stimolazione ottica aumenta fortemente la concentrazione, la regolazione e l&#8217;organizzazione senso-motoria.<br />
L’istruttore spinge l’Alunno a valutare e tenere ben presente l’obiettivo da raggiungere, attraverso un preciso schema di movimento. Via via la concentrazione psicologica consente di eseguire movimenti più armoniosi e precisi, in base allo scopo da raggiungere.<br />
L’allenamento alla precisione delle azioni cinetiche del corpo, si traduce nella soddisfazione dell’Alunno che raggiunge il risultato: impara a superare senza timori le situazioni impreviste (col grande vantaggio di superare la timidezza e l’angoscia infantile)<br />
Lo Psicologo favorisce contestualmente l’attività sportiva e motoria diretta anche agli alunni diversamente abili, rendendo il TENNIS accessibile, individuando le modalità e tempi di pratica e collaborando all’eliminazione di eventuali impedimenti ambientali. Favorisce la formazione psicologica con la presenza di istruttori specializzati nel sostegno alle persone disabili, operando in sinergia d’équipe con i Docenti e le Figure interne già impegnati nel sostegno e nella la promozione dello sport per la piena integrazione. Promuove l’approccio all’attività motoria anche ai soggetti più obesi (lotta alla bulimia ed all’alimentazione compulsiva), per i quali l’inattività e la sedentarietà possono essere responsabili di diverse patologie, mentre un’adeguata attività motoria può costituire un aiuto, sia fisico sia psicologico.<br />
Favorisce le motivazioni all’attività fisica, dialogando ed orientando anche gli alunni portatori di disagio e disturbo mentale, usando la pratica del tennis quale strumento terapeutico-riabilitativo, per stimolare l’attenzione distribuita e concentrata e migliorare l’integrazione sociale.<br />
            Laboratorio CSS<br />
Essendo la scuola il luogo deputato ad ogni riflessione sulla crescita dell’alunno, sulla trasmissione dei saperi e sullo sviluppo delle capacità e competenze, anche la diffusione dell’attività motoria e delle buone pratiche per la salute dello studente necessitano di una attenzione laboratoriale, che non si può surrogare con mere azioni di implementazione di metodologie di gioco datate e prese a prestito, dal di fuori, da altre agenzie educative.<br />
Ciò premesso, soltanto un laboratorio che osservi ed operi dall’interno può arrecare benefici mirati e sottendere l’aggiornamento del personale docente rispetto ai bisogni che via via vengono rilevati.<br />
Un laboratorio per la diffusione dell’educazione motoria nelle scuole, articolato, a livello periferico, in laboratori allocati presso le scuole per sostenere l’autonomia delle istituzioni scolastiche nella dimensione ispirata dell’Unione europea ed i processi di innovazione e di ricerca didattica nel campo delle scienze motorie, salute e benessere, trae l’importanza educativa e formativa dai collegamenti multidisciplinari con altre educazioni e con altri linguaggi:</p>
<p>• musica, coreografia, disegno, pittura, fotografia,<br />
• topologia, geometria, calcolo matematico,<br />
• psicologia,<br />
• allenamento, partecipazione ad attività  motorie, fisiche e sportive.<br />
• regolamenti disciplinari, strumenti per verifica e valutazione dell’incidenza educativa e formativa della disciplina,<br />
• indicatori quantitativi e qualitativi, del successo scolastico e formativo,<br />
• auto-valutazione degli esiti scolastici,</p>
<p>Funzione:<br />
• valorizzare tutte le iniziative riguardanti le attività motorie, fisiche e sportive della scuola e favorirne i collegamenti col territorio;<br />
• favorire l’associazionismo scolastico consentendo agli studenti di fare esperienze positive mediante impegni disciplinari plurimi e rapporti sociali allargati, controllati e “filtrati” rispetto ai fenomeni di devianza giovanile;<br />
• rilevazione dati sui bisogni formativi ed educativi motori e sportivi;<br />
• richiedere ed utilizzare i supporti delle scienze psico-pedagogiche (questionari, interviste, colloqui, osservazioni) riferiti all’educazione motoria ed alla pratica sportiva;<br />
• attuare utili forma di documentazione didattica e statistica rispetto alle attività sperimentali svolte;<br />
• consentire la partecipazione dei docenti ai convegni ed agli eventi locali ed internazionali riguardanti il loro ambito professionale;<br />
• collaborazione con il CONI, le regioni e gli enti locali per l’espletamento di gare ed eventi;<br />
• partecipare all’organizzazione della formazione e dell’aggiornamento periodico dei docenti e del personale non docente.</p>
<p>Occorre adottare testi sulla teoria che siano utili ad integrare e rafforzare le comunicazioni e le istruzioni date dal docente e servano ad integrare lo studio di altre discipline scolastiche.<br />
Occorre chiedere agli studenti di fornirsi di un abbigliamento e di accessori tecnici adeguati agli sport praticati. I docenti di educazione fisica devono attivarsi costantemente, all’interno della vita scolastica, con fiducia in se stessi, piuttosto che essere costantemente in difensiva, orgogliosi di svolgere un’attività d’insegnamento ispirata alla salute ed al benessere degli studenti.<br />
La Psicologia dello sport  per la categoria professionisti  -  (riguarda gli atleti e l’allenatore).<br />
   Lo psicologo dello sport deve adeguare l’intervento ai differenti obiettivi indicati dall’allenatore in base al tipo di sport:<br />
1) gli sport individuali presuppongono interventi psicologici sulla persona,<br />
2)  gli sport di squadra presuppongono un intervento sulle tensioni psicologiche del gruppo e tra i gruppi,<br />
3) gli sport collettivi presuppongono interventi di razionalizzazione delle energie psicologiche per adeguarle alla durata della prestazione.<br />
Dopo aver conosciuti gli ambiti prestazionali, in cui lo sportivo desidera migliorare o potenziarsi, interviene puntando all’analisi delle condizioni psico-attitudinali ed ai suggerimenti compatibili con la sua capacità di resistenza psicosomatica.<br />
Lo psicologo pur non avendo approfondite conoscenze delle  modalità di svolgimento di tutti gli sport o di una specifica competizione, cerca di individuare e gestire le ansie e le tensioni psicosomatiche che colpiscono l’atleta impegnato.<br />
Nella ginnastica artistica, la competizione è diversa da tutte le altre perché non vi è il problema della resistenza, ma quello di evitare l’errore: ciò comporta – nel caso di riuscita – un continuo appagamento psicologico e la riduzione dell’ansia originaria.<br />
Serve il coaching (accompagnamento psicologico – sostegno psicologico)  che consente un  miglioramento nella gestione delle risorse umane,  durante il periodo di preparazione di uno sportivo o di un’intera squadra.<br />
Occorre anche gestione dello stress agonistico quando lo psicologo dello sport interviene per  individuare i fattori ansiogeni e migliorare la gestione dello stress competitivo secondario (evidenziato da particolari comportamenti e segnali psicosomatici).<br />
Una volta che si è ridotta la produzione di stress, automaticamente, si consente all’atleta di concentrarsi meglio sulla sua tecnica e di esprimere al massimo la sua abilità sportiva.<br />
Si possono raggiungere molti miglioramenti, quando si interviene psicologicamente sulle idee “fisse” che assorbono l’atleta prima e durante le gare, orientando il pensiero sulla tecnica della prestazione corrente, (pensare ad eseguire il meglio possibile la propria azione sportiva) indipendentemente dalla ricerca ossessiva di un risultato favorevole, perché ciò che conta è la concentrazione sui passaggi e sulle manovre che si devono realizzare durante la prestazione.<br />
Lo psicologo valuta se l’atleta conduce il suo sport o la sua gara in armonia con la sue attitudini psicosomatiche e con gli obiettivi indicati dall’allenatore.<br />
L’azione sportiva viene seguita per vedere se l’atleta si discosta psicologicamente dal percorso prescritto in uno o più momenti della competizione, per accrescerne le capacità di resistenza e di concentrazione nel controllo del metodo usato e nelle valutazione dei risultati via ottenuti.<br />
Il sostegno psicologico alle capacità di attenzione serve all’eliminazione delle potenziali distrazioni e  dei punti deboli, perché ogni sport esige una buona dose di concentrazione e di attenzione per poter dare dei buoni risultati.<br />
In alcuni sport l’attenzione è rivolta principalmente:<br />
1. al movimento del proprio corpo (sport di precisione, sport con scatto, danza, nuoto),<br />
2. ai segnali esterni (calcio, tennis, lotta, vela, guida).</p>
<p>In ogni caso occorre un sostegno psicologico per accrescere e rendere continuative nel tempo alcune competenze ed abilità psicologiche specifiche: motivazione, impegno, tenacia, fiducia, ottimismo, accettazione del cambiamento e collaborazione.<br />
 La squadra è costituita da un gruppo di individui che devono avere buone relazioni tra di loro.<br />
Ciò vuol dire che il gruppo si deve basare su alcune regole che si spiegano e si realizzano col  “FSNP” (sigla formata accorpando la prima lettera delle principali attività di supporto: Forming- Storming- Norming- Performing) e  col knowledge management.<br />
Forming (si costituisce un gruppo di lavoro, stabilendo i compiti e i limiti di ciascun membro; tutti i membri del gruppo si formano e si adeguano ai comportamenti stabiliti sia nei confronti dei compagni sia verso i responsabili dell’organizzazione).<br />
Storming  (si consente un inizio creativo, dirompente e conflittuale a scopo didattico; ciascuno pensa per sé e dichiara di non saper e non voler lavorare, perché inconsciamente teme di dover sopperire con i propri sforzi alla svogliatezza degli altri).<br />
Norming (quando si provvede alla stesura delle norme di gruppo e delle regole applicative tutti cominciano ad accettarsi reciprocamente e a fornire il proprio impegno).<br />
 Performing (tutti i membri del gruppo accettano gli incarichi differenziati secondo le esigenze e cominciano a lavorare con impegno nella realizzazioni degli obiettivi stabiliti).<br />
Knowledge (scienza del conoscere, sapere, avere cognizione, avere notizia, avere consapevolezza).<br />
 Management  (rappresenta un metodo per abituare un gruppo a migliorare la collaborazione ed a condividere tutte le informazioni professionali e le scoperte personali che ogni membro mette a disposizione della squadra, per potenziare l’impegno collettivo).<br />
  Il knowledge management  si svolge secondo alcune operazioni fondamentali:<br />
1. organizzazione dei dati raccolti dalle esperienze professionali personali in archivi di facile accesso;<br />
2. lavorazione dei dati raccolti, per renderli semplici;<br />
3. trasmissione,  di tali dati (costituiti delle conoscenze professionali positive che ogni componente ha sperimentato) a tutti i membri del gruppo al fine di ottenere una condivisione delle esperienze migliori (senza alcuna opposizione da parte di chi ha lavorato maggiormente).<br />
Contestualmente lo specialista provvede a spiegare:<br />
• come si apprende<br />
• che cosa bisogna conoscere<br />
• come si trasmettono le informazioni<br />
• come si effettua la consulenza tecnica<br />
e provvede anche ad insegnare le regole su cui si deve basare il lavoro di gruppo (FSNP):<br />
Adjourning  (pausa nel lavoro per calcolare i risultati ottenuti al fine di aggiornare eventualmente le modalità di lavoro).<br />
Brainstorming ( si passa alla stimolazione del  “pensiero” libero, creativo, senza limiti prestabiliti chiedendo di focalizzare l’attenzione e la critica, di tutti i membri del gruppo, su un problema qualsiasi da risolvere, per ottenere una ricchezza di idee e di proposte.<br />
Le soluzioni offerte disordinatamente dal gruppo saranno poi sottoposte alla correzione da parte degli specialisti esperti delle singole discipline e saranno quindi utilizzate nell’organizzazione e calendarizzazione del lavoro annuale).<br />
Coach  (aiuta tutti i componenti a lavorare in gruppo, migliorando gli atteggiamenti, attenuando gli attriti interpersonali, scoprendo i motivi e le passioni che migliorano le relazioni e danno slancio alle motivazioni condivise nella scalata al successo; le informazioni raccolte gli consentiranno di aiutare i membri del gruppo nella soddisfazione dei bisogni rilevati; incoraggia i componenti del gruppo a far tesoro delle idee degli altri e cercare di aggiungervi modifiche, miglioramenti e collegamenti con quelle personali già espresse. Cosicché ciò che non riesce a fare l’autore diretto di una proposta viene pianificato e messo in pratica ottimamente dagli altri partecipanti al lavoro).<br />
Leader ( fornisce le direttive necessarie all’avanzamento dei lavori di squadra e soprattutto sostiene psicologicamente le persone più incerte).<br />
Team leader (gruppo unito che mette in pratica, con spirito di collaborazione, le indicazioni del leader).<br />
Team building” (la costruzione del gruppo avviene attraverso attività sufficientemente piacevoli che servono ad allenare e ad esercitare i membri all’impegno reciproco ed alla collaborazione fattiva col capogruppo nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti. Pertanto nel team building” è compresa una attività di raccolta di informazioni (debrief)  attraverso interviste con domande strutturate sui bisogni personali dei vari membri).<br />
Team work (tutti gli individui che costituiscono il gruppo sono in grado di collaborare ed interagire positivamente durante i lavori o le gare).<br />
Per ottenere il perfezionamento delle strategie sportive:<br />
a) Parliamo con l’atleta dei comportamenti da migliorare: motivazioni, emozioni, strategie mentali in allenamento e in gara, rapporto con l&#8217;équipe tecnica.<br />
b) Formuliamo semplici questionari motivazionali, da somministrare agli atleti per rilevare eventuali aspirazioni od ostacoli da eliminare. </p>
<p style="text-align: right;">  Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p style="text-align: right;">docente di Psicologia giuridica</p>
<p style="text-align: right;"> Facoltà di giurisprudenza Università Parthenope-Napoli</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p>http://www.giurisprudenza.uniparthenope.it/siti_docenti/SitoDocentiStandard/default.asp?sito=giasevoli</p>
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		<title>Aspetti psicologici e giuridici della fragilità mentale dei &#8216;cosiddetti pazzi randagi&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Giuridica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Per rappresentare gli aspetti psicologici osservabili e nascosti dei fragili mentali e dei “cosiddetti pazzi randagi” devo esemplificare alcune condotte (modi di comportarsi) dipendenti da tali patologie psicologiche e psichiatriche, cercando anche di accennare alle differenze correlate alle varie tappe dello sviluppo. Parto col dire che la fragilità mentale e la sindrome da pazzia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/01/ospedale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-644" title="ospedale" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/01/ospedale-300x197.jpg" alt="ospedale" width="300" height="197" /></a>Per rappresentare gli aspetti psicologici osservabili e nascosti dei fragili mentali e dei “cosiddetti pazzi randagi” devo esemplificare alcune condotte (modi di comportarsi) dipendenti da tali patologie psicologiche e psichiatriche, cercando anche di accennare alle differenze correlate alle varie tappe dello sviluppo.</p>
<p>Parto col dire che la fragilità mentale e la sindrome da pazzia di strada possono dipendere da fattori genetici, neo-natali o post-natali:</p>
<p>1. le cause genetiche sono diverse e derivano dal danneggiamento del DNA (che può avvenire per esempio a causa della “tossicità” dei genitori o per altre malattie e aspetti patologici dei genitori, oggetto della genetica);<br />
2. le cause neo-natali sono varie e derivano dal danneggiamento dell’encefalo (che può avvenire per esempio a causa della “anossia neo-natale” o per altri accidenti patologici dei periodo neo-natale);<br />
3. le cause post-natali sono moltissime, disseminate nelle varie età e non sempre individuabili. Esse possono riferirsi al:</p>
<ol></ol>
<p>a) danneggiamento strutturale/biochimico dell’encefalo (che può avvenire per esempio a causa di malnutrizione, assunzione di tossici di varia natura e per varie vie, infezioni batteriche, virali, tumorali o traumi meccanici),<br />
b) danneggiamento psichico (dovuto a: rifiuto della propria immagine o del proprio “sé”, difficoltà di relazione, stress, pressioni psicologiche, paure, incontri traumatici, condotte e frequentazioni avvilenti, esaltanti o abominevoli).<br />
Dopo aver dato uno sguardo alle cause, si comprende che i comportamenti derivanti dalla fragilità mentale e dalla “pazzia di strada” sono in qualche modo contigui ed omologabili, proprio perché hanno la radice nelle stesse cause suaccennate.<br />
Ecco gli esempi di riferimento, a partire dall’infanzia:<br />
1. i genitori che sono a conoscenza della fragilità mentale di una ragazza di 8 anni evitano di lasciarla sola in casa con un bambino di 3 anni, perché immaginano che se, per ipotesi, il piccolo tira giù una pentola, la ragazza non è in grado di portare prima in salvo il bimbo e mettersi rapidamente in contatto con loro, oppure, con fare resiliente, ricorrere ai vicini di casa senza perder d’occhio il fratellino;<br />
2. un’adolescente quindicenne, affetta da fragilità mentale lieve, non cura adeguatamente la propria immagine e la propria motricità corporea, pertanto non riesce a frequentare il liceo, compiendo il tragitto a piedi o in autobus, senza incorrere in frequenti molestie verbali e non verbali, persino da parte dei compagni di scuola maleducati od intruppati in branco;<br />
3. una giovane donna affetta da fragilità mentale lieve guarda al matrimonio senza sottilizzare molto nelle scelte, fino ad accettare incoscientemente situazioni penose o pericolose.<br />
Ecco altri esempi di riferimento, a partire dall’infanzia maschile:<br />
4. i genitori che sono a conoscenza della fragilità mentale di un ragazzo di 8 anni evitano di lasciarlo solo in casa con un bambino di 3 anni, perché immaginano che se, per ipotesi, il piccolo tira giù una pentola, il ragazzo non è in grado di portare prima in salvo il bimbo e mettersi rapidamente in contatto con loro, perché preso dall’interesse per il videogioco;<br />
5. un adolescente quindicenne, affetto da fragilità mentale lieve, non riesce a relazionarsi adeguatamente con i coetanei, e non riesce a frequentare il liceo, compiendo il tragitto a piedi o in autobus, senza incorrere in frequenti molestie verbali e non verbali, persino da parte dei compagni di scuola maleducati od intruppati in branco: incorre in continue trappole che gli vengono tese per saggiare le sue reazioni;<br />
6. un giovane uomo affetto da fragilità mentale lieve guarda ai legami sentimentali con pigrizia e senza sottilizzare nelle scelte, fino ad accettare incoscientemente situazioni penose o pericolose.<br />
Nell’età adulta avanzata, la fragilità mentale porta principalmente alla chiusura in se stessi, al disimpegno lavorativo, all’incostanza, alle fissazioni, alle ossessioni ed alle reazioni esagerate agli stimoli esterni.<br />
Dalla fragilità mentale alla pazzia di strada (fenomeno dei pazzi randagi) il passo è breve, perché appena le persone fragili escono da un contesto familiare accogliente o addirittura ostile od inesistente, cominciano a vagare per un mondo poco compreso, irto di vaghe sorprese (gli ostacoli non vengono percepiti come tali o misurati correttamente) ed esperienze che stimolano la loro reazione standardizzata-premeditata, (generalmente di tipo infantile, perché correlata al quoziente intellettivo medio-basso).<br />
Da questa sommaria descrizione tipologica-comportamentale si ricava un concetto di marcata pericolosità individuale e sociale dei soggetti affetti dai suddetti disturbi psichici.<br />
Queste persone, meritevoli di accoglienza ed affetto, devono essere curate, nel loro primario interesse, continuamente in maniera multifattoriale (principalmente con la psicologia e con la psichiatria) e seguite da parte della famiglia (ove possibile) e da parte dei Sindaci, attraverso i servizi sociali comunali, che le hanno in “carico” ai sensi del combinato disposto seguito alla legge Basaglia, come prescrivono le vigenti norme, fino ai trattamenti temporanei intensivi in reparti ospedalieri specializzati, con l’intervento del servizio sanitario nazionale.<br />
Ciò  perché i fragili mentali hanno una risposta psichica alle situazioni di contrasto (risposta psichica intesa ad annientare le fonti di segnali esterni, percepiti, anche se erroneamente, in contrasto con la loro vita), meno razionale delle persone normali, che si esprime in azioni “bambinesche” e pericolose. Infatti appena la loro mente fragile percepisce una fonte del contrasto alla loro volontà, senza regole e senza guida etica, decidono ed iniziano puerilmente a cancellarla con ogni mezzo.<br />
Sul piano giuridico,  la LEGGE 13 Maggio 1978, n° 180 sulla diagnosi e la cura volontaria o  obbligatoria, promossa da Francesco Basaglia, dopo aver decretato la chiusura dei manicomi, ha stabilito le norme sul trattamento obbligatorio, e sui servizi di igiene mentale. Il 23 dicembre 1978 è seguita la legge 833/78 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale e confermato all’articolo Art. 33, sulle &#8211; Norme per gli accertamenti ed i trattamenti sanitari volontari e obbligatori -, che &lt;&lt;____• Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del sindaco nella sua qualità di autorità sanitaria, su proposta motivata di un medico. …….• Chiunque può rivolgere al sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio. Sulle richieste di revoca o di modifica il sindaco decide entro dieci giorni___&gt;&gt;,  confermando quanto già prescritto dall’Art. 1  della Legge 13 Maggio 1978, n° 180.<br />
Sul piano procedurale non vi sono grandi novità, a conferma delle già rimarcate responsabilità deontologiche ed amministrative che la Legge Basaglia ha trasferito in solido ai sindaci, ai servizi sociali ed ai servizi sanitari territoriali nei confronti dei fragili mentali, e quindi dei soggetti che verosimilmente sfociano nella pazzia e nel randagismo, in seguito a particolari evoluzioni endogene della loro patologia.<br />
In pari tempo, le responsabilità in capo alle istituzioni amministrative, sociali e sanitarie territoriali, comprendono il rispetto della salute dei terzi danneggiati a seguito delle eventuali omissioni degli interventi spettanti ai servizi sociali.<br />
I servizi sociali comunali sono tenuti alla prevenzione sociale a partire dalla eventuale costituzione una rubrica aggiornata (riservata), con i nomi reperiti preventivamente dai medici di base e dai servizi sanitari, dei soggetti pericolosi e “randagi”, che sono molto spesso già largamente riconosciuti dalle “frequenti vittime” cittadine.</p>
<p style="text-align: right;">Prof.  Gennaro Iasevoli</p>
<p><a href="http://www.giurisprudenza.uniparthenope.it/siti_docenti/SitoDocentiStandard/default.asp?sito=giasevoli">http://www.giurisprudenza.uniparthenope.it/siti_docenti/SitoDocentiStandard/default.asp?sito=giasevoli</a></p>
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		<title>Psicologia giuridica: le tendenze patologiche e scelte delinquenziali nascoste</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 16:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Giuridica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi nei procedimenti giudiziari si rende necessaria, molto spesso, la perizia psicologica del soggetto indagato, perché quando non si riesce ad individuare il responsabile di un reato, nelle prime trentasei ore,  poi, per varie ragioni tecniche, passano mesi ed anni per trovarne l’autore, che si eclissa tra la gente comune. Si sentono in proposito i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/10/bulli.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-566" title="bulli" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/10/bulli-150x150.jpg" alt="bulli" width="150" height="150" /></a>Oggi nei procedimenti giudiziari si rende necessaria, molto spesso, la perizia psicologica del soggetto indagato, perché quando non si riesce ad individuare il responsabile di un reato, nelle prime trentasei ore,  poi, per varie ragioni tecniche, passano mesi ed anni per trovarne l’autore, che si eclissa tra la gente comune. Si sentono in proposito i commenti delle persone vicine al luogo del reato, che ripetono di non aver mai notato nel quartiere persone o movimenti sospetti.</p>
<p>Allora  bisogna dire, che in base alle correnti osservazioni scientifiche, le persone, salvo rarissimi casi, hanno tutte una fisionomia ed un’immagine sociale ed estetica più o meno simile, intercambiabile e mascherata, perché ormai il “sacco esterno” (costituito dal viso, capelli, corporatura, dagli abiti e andatura) è fondamentalmente simile. Cosicché le informazioni dei “testimoni di strada”, servono a dare soltanto un giudizio sul “sacco esterno” dei sospettati, ma non fotografano mai bene le patologie comportamentali, le tendenze, gli obiettivi e le abitudini “contenute” all’interno della sfera psicologica dei sospettati.</p>
<p>Questi concetti, tratti dalle premesse psicologiche alle indagini criminologiche dei giorni nostri, devono dare una risposta scientifica alle gente comune che, in buona fede, si ostina ancora a parlare di bravi ragazzi che non hanno dato mai segni di squilibrio e fastidi al prossimo, ogni volta che scopre autori di crimini efferati, provenienti anche da ambienti “perbene”.</p>
<p>La tecnica di riconoscimento del soggetto criminale non si può basare sull’osservazione del “bello aspetto” dell’individuo (aspetto del sacco esterno), ma si deve fondare sulla conoscenza delle “tendenze” che effettivamente ha e sulla conoscenza degli obiettivi nascosti che “vuole raggiungere” nella vita”.</p>
<p>Abbandoniamo quindi la speranza di conoscere, a vista, il passato ed il futuro delle persone incontrate per strada o nel condominio, altrimenti saremo sempre ingannati ingenuamente (e pericolosamente) da questo “sacco esterno” (che ormai è simile per milioni di individui).</p>
<p>Nella mente (psiche) di alcuni individui ci sono idee e progetti perversi, criminali e catastrofici, sotto un aspetto estetico molto curato, definito, elegante, piacente, simpatico, spiritoso, attraente ed accattivante; ma quando uno specialista va a dare un’occhiata, (con una semplice osservazione psicologica attraverso un colloquio e qualche mental-test) all’interno del “sacco” (della sfera psichica) della persona, scopre subito  le eventuali tendenze criminali, gli obiettivi pericolosi e le abitudini malvagie.</p>
<p>Risulta quindi necessario rimodellare i termini della cultura sociale e del senso comune per poter capire il concetto della “inconsistenza dell’osservazione occasionale” dell’individuo che si vuole definire e descrivere sul piano comportamentale, e per poter dare nuova importanza all’indagine psicologico laboratoriale, che risulta rapida, sicura e funzionale alle indagini.</p>
<p>In riferimento agli scopi dell’indagine psicologica, nel corso degli anni si è notato che la stesura del profilo del soggetto indagato risulta interessante soprattutto per la descrizione della personalità, ottenuta attraverso il colloquio, l’osservazione delle dinamiche espressive e l’applicazione dei mental-test.</p>
<p>La parte della perizia che più interessa la magistratura, riguarda la rilevazione e la indicazione delle “tendenze e delle abitudini psicologiche-comportamentali della persona esaminata, perché, elencando e descrivendo le “tendenze e le abitudini psicologiche” del soggetto, si ottiene la mappa della sfera caratterologica psichica, con il riferimento ai “gusti ed alle scelte delinquenziali abituali” dell’individuo periziato.</p>
<p>In altre parole costruendo il profilo psicologico attraverso la rilevazione e lo studio delle tendenze, si trasmette al magistrato una mappa dei “percorsi reali compiuti abitudinariamente” dalla persona oggetto d’indagine.</p>
<p>Per raggiungere tale obiettivo professionale, sotto il profilo psicologico-giuridico, consigliamo una relazione descrittiva sull’osservazione di alcuni fattori della personalità:</p>
<ul>
<li>intelligenza (controllare le capacità di risolvere problemi),</li>
<li>cultura (indicare i corsi frequentati ed il titolo di studio posseduto),</li>
<li>attitudini (individuare e descriver sommariamente le abilità nello studio, nel lavoro e nel tempo libero),</li>
</ul>
<p>carattere ( il modo personale di “agire e reagire” nelle situazioni, rispetto alle stimolazioni esterne è determinato principalmente dall’imprinting originario familiare, dalle esperienze di vita e dallo stato di salute fisica &#8211; funzionalità sensoriale ed ormonica normali o compromesse -); non si può “misurare”, ma si può “ rilevare, evidenziare, descrivere”, partendo dal colloquio ed applicando il test proiettivo delle “macchie d’inchiostro di <em>Rorschach”</em>.</p>
<p>Comunque, secondo più recenti esperienze, per mettere in chiaro e completare con sufficiente precisione il “quadretto delle tendenze psicologiche personali” di un qualsiasi individuo, e per relazionare utilmente alla magistratura inquirente o giudicante, si devono individuare alcune tendenze prevalenti tra quelle indicate nella seguente tabella:</p>
<p><strong></strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td width="9" height="5"> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td width="463" height="273" align="left" valign="top" bgcolor="#ffffff">
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>
<p align="center"><strong></strong></p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">tendenze riguardanti:</span></strong></p>
<p align="center">
<ul>
<li>§ sport : (individuale, di squadra, estremo, tifoso assiduo, demotivato, non segue)</li>
<li>§ condotta lavorativa (normale, incostante, problematica)</li>
<li>§ sesso:  (normale, iper-attivo, particolare -stesso sesso-, multietnico, demotivato, perverso)</li>
<li>§ dipendenza:  (fumo, alcool, droga, non fa uso)</li>
<li>§ gioco:  (divertimento, azzardo, demotivato,non segue)</li>
<li>§ tempo libero:  (attività particolare, riposo, viaggi, compagnia, incontro)</li>
<li>§ religione: (ufficiale, straniera, setta, ateismo, demotivato, non segue)</li>
<li>§ politica: ( elettore, eletto, attivista, demotivato, non segue)</li>
</ul>
<p align="center">
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;">abitudini e disturbi alimentari:</span></strong></p>
<p align="center">(funzioni normali o compromesse da anoressia e bulimia)</p>
<p align="center"> </p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Raccogliendo ed incrociando i dati dell’osservazione psicologica sulle tematiche, riportate nella suddetta tabella multifattoriale, stilata personalmente a seguito di esperienze professionali, si giunge agevolmente alla chiara individuazione dei comportamenti normali, patologici e delinquenziali delle persone.</p>
<p>(Nota) &#8211; Per indicare numericamente quante siano le persone che hanno tendenze strane e che nascondono obiettivi insensati, si ricorre ad un piccolo modello statistico, preso a prestito, per “traslato”, dal grazioso mondo animale: per contare tutti i topi della Terra bisogna moltiplicare per un numero X il numero di quelli che si riescono a vedere …….. così per contare sulla Terra le persone con tendenze strane, bisogna moltiplicare per lo steso numero X il numero di quelle che vengono scoperte. Sebbene si tratti di una cifra molto grossa, essa è percentualmente poco significativa.</p>
<p style="text-align: right;">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p style="text-align: right;">Docente di Psicologia giuridica</p>
<p style="text-align: right;">Facoltà di Giurisprudenza</p>
<p style="text-align: right;">Università di Napoli &#8211; Parthenope.</p>
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		<title>Aspetti giuridici e psicologici del marketing</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 13:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-296" title="marketing-img1" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/08/marketing-img1-150x150.jpg" alt="marketing-img1" width="150" height="150" />Il presente commento intende fornire succintamente alcuni spunti conoscitivi-operativi ai professionisti di marketing “non psicologi”, per un marketing compatibile con lo sviluppo autonomo degli stati di coscienza del cittadino, non aggressivo, che non valichi i fragili confini della vita privata del consumatore.<br />
Il problema della “soglia” della vita privata del cittadino si è affacciato con prepotenza già negli ultimi due secoli scorsi, col diffondersi della propaganda a mezzo stampa, di esperti di pubbliche relazioni; poi nel 900, con l’avvento della televisione, di informatori scientifici, rappresentanti addetti alla vendita, promotori finanziari e di commercio, infine con internet, vi è stato uno sbocco tecnico invasivo, inevitabile, perché si doveva riempire il vuoto dell’informazione evidenziato dalle masse che si sono dimostrate subito avide di “notizie, filmati, spot, comunicati alla moda”. E le notizie “ audio- video concernenti la moda” sono diventate il mezzo poco costoso e fortemente redditizio per tutte quelle operazioni economiche che si espandono attraverso l’informazione e la propaganda. Dietro la televisione e dietro internet si è sviluppato il “megagalattico” interesse del marketing applicato. E’ facile immaginare tutta la macchina nata dal marketing: economie, redditi, operatori, tecnologie, studi di settore, specialisti, scienziati, tesi, e ricerche. Ecco che gli studi psicologico-giuridici scoprono un marketing che dovendosi imperniare sull’individuo attinge a piene mani dalle scienze sociali, dalla psicologia e più ancora dalla psicologia del profondo; infine per non lasciare nulla di intentato il marketing procede a cominciare “dalla culla”, partendo dall’informazione delle madri e dei padri e seguendo passo passo la psicologia evolutiva del bambino, del ragazzo, dell’adolescente, del giovane e così via fino alla terza età.<br />
Le procedure di marketing, spesso, non sono scelte per la loro valenza clinica dagli “addetti ai lavori”, essi partendo dalle conoscenze economiche aziendali si danno all’acquisizione ed all’utilizzazione di metodi psicotecnici e comportamentistici, finanche studiando le vie della percezione e della coscienza, spesso senza utilizzare i protocolli, e senza quindi il personale specializzato (psicologi della comunicazione). In più di un caso il marketing, attraverso i mass media, sostituisce l’educazione dei padri e delle madri nei confronti dei figli. Allora, che fare dal punto di vista psicologico clinico e giuridico per prevenire o limitare eventuali forzature degli stati “coscienza”?: quello che si è sempre fatto: gli psicologi, i medici, i fisici, gli ambientalisti, i moralisti, studiano il fenomeno, chiariscono l’incidenza della problematica, intervengono ove è necessario. Vanno giustamente per la loro strada etica, giuridica e scientifica e rappresentano un utile e sicuro punto di riferimento, che in fin dei conti anche gli stessi fautori del marketing seguono con attenzione “circospetta”; infatti talvolta osserviamo che, in alcune azioni ed in alcuni processi paradigmatici si cercano di evidenziare davanti al “cliente”, finalità bio-compatibili, si percorrono tracciati “ecologici” e si evidenzia una marcata sensibilità bio-psico-antropologica.<br />
Per un approccio semplice e significativo allo studio degli aspetti giuridici e psicologici del marketing, che ormai abbraccia attività di grande rilievo culturale ed economico, si deve mantenere attivo il costante raffronto scientifico tra le finalità antropiche, psicomediche e socio-eco-ambietali  delle scienze umane e i vari aspetti emergenti dall’approccio di questa X o di quest’altra Y operazione di marketing.<br />
In tale ottica di verifica scientifica dell’impatto fisico, psichico, sociale ed eco-ambientale, originato da una determinata operazione di marketing si ci può riferire agli studi fatti costantemente dagli specialisti dei settori scientifici clinici (medici, psicologi, sociologi, biologi, fisici, ecologisti, ecc.) che valutano anche statisticamente gli effetti finali determinati dal marketing sugli individui, sulle masse di individui e sull’ambiente naturale.<br />
Nel  marketing si guarda ai bisogni della gente, in funzione del commercio e della vendita dei prodotti: vi è la consuetudine di osservare le tendenze negli acquisti o nella scelta del personale (dell’industria, delle amministrazioni e dei servizi), di annotare gli spostamenti delle persone (statistiche dei viaggi, per percorsi geografici mondiali), di misurare la persistenza di una moda nei consumi, di quantizzare gli apprezzamenti positivi e le critiche più eclatanti &#8211; riferite a mode, servizi, prodotti e professioni -, di approntare e raccogliere una serie di metodi, percorsi, espedienti e tecnologie per lanciare e mantenere il livello di gradimento (o accrescere la diffusione) di un prodotto, un servizio, una professione, un percorso culturale, una moda, un comportamento individuale o sociale.<br />
Gli aspetti psicologici colti dal marketing consistono nello scoprire, dall’esterno i bisogni consapevoli (espliciti) ed inconsapevoli (inconsci) delle persone per orientarli verso un soddisfacimento “predeterminato”, e “guidato” (non per questo aprioristicamente buono o sbagliato), attraverso risorse disponibili o tecnicamente prodotte con metodi più o meno complessi e più o meno redditizi. I mezzi, i metodi e le risorse specialistiche del marketing che oggi ritroviamo nel percorso della vita quotidiana, mondiale, sono, (cominciamo a farcene un’idea) estremamente vari e comportano un costo approssimativo pari, (per dare un’idea) a circa un quarto del prodotto interno lordo.<br />
E vi sono due esempi facilmente comprensibili: 1) la cassetta di legno della frutta recante un’etichetta appositamente disegnata (spesso costa più di quanto sia stata pagata al contadino la frutta contenuta), 2) le emittenti televisive che in qualche caso sopperiscono ottimamente alla spesa per le infrastrutture, per il personale e per il fisco attraverso il ricavato dalle inserzioni pubblicitarie.<br />
Se il parlare di marketing significa comprendere e consolidare il legame uomo-consumo vuol dire anche che tale rapporto uomo-consumo spesso soggiace alla guida o meglio alla teleguida del marketing<br />
Per chiarire questo interessante quesito bisogna partire con l’osservare che oggi i maggiori utenti delle metodologie del marketing sono le industrie e comunque tutte le società o ditte interessate al raggiungimento degli obiettivi aziendali. Però, anche se timidamente, il marketing sta diventando il mezzo per veicolare anche le stesse informazioni provenienti da ogni tipo di istituzione e da ogni tipo di agenzia culturale.<br />
Ne viene, d’intuito, un concetto di marketing quale “teleguida” dell’individuo verso un consumo correlato al concetto della soddisfazione del bisogno (di un individuo che per sua naturale timidezza non sempre sarebbe in grado di esplicitare appieno i desideri da soddisfare).<br />
In realtà se si analizzano gli effetti del marketing in termini di psicologia giuridica-clinica-motivazionale i fenomeni appaiono molto più complessi, anche per le modificazioni comportamentali che a lungo termine si possono determinare nelle persone a livello relazionale.<br />
Il marketing sfrutta un meccanismo psicologico per “convincere” le persone, che fa perno sul concetto statistico qui appresso spiegato: “se molte persone intervistate desiderano questo prodotto e questo servizio, anche tu – singola persona – che non hai manifestato ancora questo bisogno, per il principio di deduzione, devi sicuramente possedere, anche se nascostamente, questo bisogno: pertanto oggi ti informiamo di questa offerta, che sicuramente ti farà vivere con maggiore soddisfazione, secondo quanto statisticamente confermato dalla massa”. Si osservi anche che ogni intervento di marketing comporta una parte strutturale di natura tecnologica, una parte scientifica attinente alle scienze statistiche e una parte psicologica- sistemica, secondo il principio sistemico che considera, il comportamento del singolo, dipendente dal sistema in cui è immerso: secondo gli enunciati del logicismo di Bertrand Russell, infatti scopriamo che il pensiero del singolo per trovare una dimensione logica si deve adeguare ad una logica collettiva.<br />
Qui si pone però l’esigenza psicologico- giuridica del diritto della persona alla propria realizzazione ed all’espansione della propria personalità, senza ostacoli, costrizioni, pressioni, azioni di incanalamento sub-liminale in contrasto col configurarsi di vari stati e sollecitazioni ambientali “artificiose” precostituite e “teleguidate” dal marketing.<br />
Si possono configurare situazioni in cui una persona – magari periziata, perché coinvolta in un procedimento giudiziario -, dimostri che la sua personalità o il suo comportamento sia conseguente al tipo di marketing presente nel sistema (ambiente vitale in cui è immersa). Cosicché l’apertura all’informazione rappresenta una situazione boomerang per l’individuo (limitazione, induzione, stalking), spiegabile con le teorie dalle stessa psicologia sistemica, che potrebbe essere utilizzata anche in sede giudiziaria, ai fini più diversi: 1) giustificare un’inadempienza, 2) giustificare un eccesso, 3) giustificare una condotta sanzionabile.<br />
Lo psicologo giuridico, nel malaugurato caso di accertamenti di eventuali condizionamenti da marketing (particolarmente aggressivi) e di eventuali informazioni o sollecitazioni, non conformi alle linee indicate dalle carte internazionali e dai programmi scolastici ministeriali, attinenti sia ai minori che alle persone adulte affette da fragilità mentale (che necessitano di protezione psicologica ed ambientale), dovrà operare secondo le indicazioni e le prescrizioni contenute nella Carta di Noto, aggiornata nel 2002 e della  Carta europea dei diritti del fanciullo, RISOLUZIONE A3-0172/92. Il consulente (perito psicologo) potrà intervenire come assistente agli interrogatori, come consulente del magistrato o come tecnico chiamato alla effettuazione di una perizia giurata. Comunque il concetto seguito nella evidenziazione del danno morale, psichico ed esistenziale attiene principalmente alle modifiche dello stile di vita e quindi del rapporto col mondo esterno: una situazione osservabile, da cui nasce il richiamo psicologico- giuridico alla valutazione della eventuale violazione dall’esterno della soglia della vita privata.</p>
<p align="right">
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
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		<title>Dinamiche comunicative in coppie miste</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 13:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Paola Catalano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Giuridica e Società]]></category>
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		<category><![CDATA[comunicazione interculturale]]></category>
		<category><![CDATA[coppie miste]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche comunicative]]></category>

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		<description><![CDATA[In tempi recenti, l’Italia è interessata da un fenomeno che ha ormai assunto dimensioni di un certo rilievo: i matrimoni misti. La famiglia mista è un fenomeno sociale che si caratterizza per l’appartenenza dei partner a gruppi culturali diversi. Alla base dell’unione mista ci sono molteplici fattori: flussi migratori, continui scambi turistici, commerciali, comunicativi, soggiorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-270" title="immagine-coppie-miste" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/07/immagine-coppie-miste-150x150.jpg" alt="immagine-coppie-miste" width="150" height="150" />In tempi recenti, l’Italia è interessata da un fenomeno che ha ormai assunto dimensioni di un certo rilievo: i matrimoni misti. La famiglia mista è un fenomeno sociale che si caratterizza per l’appartenenza dei partner a gruppi culturali diversi. Alla base dell’unione mista ci sono molteplici fattori: flussi migratori, continui scambi turistici, commerciali, comunicativi, soggiorni di studio. Ma è proprio sui flussi migratori che è opportuno concentrare l’attenzione. Esiste un legame molto forte tra immigrazione e coppia mista: senza dubbio l’immigrazione sta diventando sempre più un fatto strutturale, una componente sociale che lentamente continua a modificare gli scenari linguistici, etnici, culturali e religiosi delle nostre città e la coppia interetnica si inserisce perfettamente in questi nuovi scenari (Vittorini 2003). Uomini e donne accolti in Italia e provenienti da paesi stranieri, non si limitano a lavorare ma vivono anche dei momenti importanti di socializzazione, uno di questi può essere, appunto, una relazione sentimentale con un individuo autoctono. La nuova relazione crea così un forte elemento di stabilizzazione nel nuovo territorio. L’unione mista diventa quindi simbolo assoluto dell’integrazione dell’individuo straniero nella società ospitante. Cultura e comunicazione sono strettamente legate. Hall (1959) racchiude in una frase questo concetto: ‘culture is communication and communication is culture’. Comunichiamo in una determinata maniera perché siamo stati allevati in una determinata cultura, apprendendo delle regole e delle norme che le sono proprie, una lingua e dei simboli che ci permettono di condividere i significati nelle interazioni con altri individui del nostro stesso gruppo. Poiché tali regole e norme sono apprese nell’infanzia, siamo generalmente incoscienti di come la cultura influenzi il nostro comportamento in generale e il nostro modo di comunicare. È solo quando ci troviamo a dover interagire con individui di altre culture che ci confrontiamo con una lingua, con regole e norme di comportamento diverse, e analizziamo le nostre da una prospettiva nuova.<br />
La crescente consapevolezza degli ostacoli che possono impedire una comunicazione efficace tra individui appartenenti a culture diverse, ha sviluppato un interesse particolare nei riguardi delle problematiche connesse alla comunicazione interculturale. Nello specifico, all’interno di una relazione di coppia, le differenze culturali non sembrano però rappresentare esclusivamente un fattore di disturbo; esse sono piuttosto una ricchezza espressiva da utilizzare.  La lingua madre, oltre a rappresentare uno degli aspetti cruciali della propria etnicità (Altan, 1995), è anche lo strumento attraverso cui l’individuo accede ai significati condivisi di una cultura e costruisce quindi la sua identità culturale (Mancini, 2006).  Come sostiene Lisa Hoecklin (1995), dobbiamo cominciare a pensare alle differenze culturali come ad una fonte di vantaggi interazionali, che producono benefici tangibili se usate in modo efficace.<br />
Lo studio dei processi di acculturazione, permette di comprendere ciò che accade quando due culture diverse entrano in contatto. L’incontro tra le due diverse culture comporta dei cambiamenti all’interno della relazione (Sam e Berry, 1997). Il modello di acculturazione di Berry spiega efficacemente le strategie che gli individui mettono in atto quando vengono a contatto con culture differenti (Berry et al., 1989). Ogni individuo si pone lungo un continuum, relativamente a due dimensioni: la continuità culturale, cioè il mantenimento della cultura di origine, ed il contatto, cioè la ricerca di relazione con membri dell’altra cultura. Ogni individuo potrà posizionarsi tra il totale rifiuto o l’accettazione incondizionata, e darà luogo a quattro differenti strategie nelle relazioni interculturali:<br />
1. Integrazione: questa strategia viene messa in atto da coloro che sono interessati tanto a mantenere la propria cultura d’origine, quanto ad intraprendere interazioni quotidiane e significative con i membri della cultura di accoglienza. In questo caso, mentre viene mantenuto un certo grado di identità culturale, gli individui cercano di essere membri attivi della più ampia società in cui vivono, partecipandovi attivamente.<br />
2. Assimilazione: questa strategia è definita da una sorta di “appiattimento” sulla cultura di accoglienza e caratterizza quegli individui che non ritengono la propria origine un valore da mantenere, mentre sono interessati a conoscere ed assumere la nuova cultura, attraverso scambi frequenti e significativi con i suoi membri.<br />
3. Separazione: questa strategia viene messa in atto da coloro che vedono come valore esclusivamente la propria origine ed evitano il contatto con i membri della cultura di accoglienza. In questo caso, la propria identità culturale di origine viene fortemente preservata, mentre è scarso l’interesse per la creazione di relazioni significative con membri della nuova cultura.<br />
4. Marginalizzazione: questa strategia caratterizza coloro che non desiderano mantenere la propria cultura d’origine e neppure intraprendere relazioni positive con la cultura di accoglienza.<br />
La comunicazione tra culture differenti, dunque, si presenta come integrativa di abilità e facoltà generali e non come insieme di competenze specifiche; ciò non esclude, tuttavia, che si possano acquisire conoscenze particolari che arricchiscano la relazione comunicativa stessa. In particolare, la conoscenza della lingua costituisce un modo per &#8221;accorciare le distanze&#8221; e per dimostrare interesse e rispetto verso la nuova cultura. Il linguaggio, oltre ad essere uno strumento di comunicazione, è anche un &#8221;sistema di rappresentazione della percezione e del pensiero&#8221; (Baraldi, 2003).<br />
Un altro elemento di conoscenza specifica è la conoscenza non stereotipata di valori e tradizioni. Gli studi sulla comunicazione interculturale fanno poi riferimento all’essenziale conoscenza degli stili di comunicazione e delle regole di interazione (Bardone E., Rossi E.2004). La competenza specifica risiederà, pertanto, nella capacità di interpretare i modi particolari con cui stili e regole vengono espressi attraverso la comunicazione dalle singole persone.<br />
Una comunicazione interculturale correttamente intesa si focalizzerà, quindi, sulla modalità soggettiva con cui le altre culture vengono vissute: la lingua parlata, la comunicazione non verbale, gli stili di comunicazione. Essa è centrata su una relazione &#8221;face-to-face&#8221; tra esseri umani, ma ugualmente richiede una conoscenza approfondita dei tratti culturali dei diversi gruppi di appartenenza. Un&#8217;attenzione particolare della comunicazione in questo ambito è fornita dal linguaggio non verbale, quella che Hall (1959) chiama la &#8221;dimensione nascosta&#8221;. Secondo questo autore, gli esseri umani sono guidati da due forme di informazioni alle quali si può accedere in due modi diversi: quello della cultura manifesta, che viene appreso tramite le parole e i numeri, e quello della cultura tacitamente acquisita, che non è verbale ma altamente situazionale e opera secondo regole che non sono consapevoli, ossia non vengono apprese nel senso comune del termine, ma vengono acquisite durante il processo di crescita o quando ci si trova in ambienti diversi. Le distorsioni e i malintesi che si creano a seguito di questa mancanza naturale di consapevolezza sono molto frequenti nell&#8217;incontro interculturale. Uno degli ostacoli della comunicazione è, ad esempio, costituito dal contesto in cui le espressioni vanno collocate per poterle interpretare correttamente. Esistono infatti culture definite &#8221;ad alto contesto” (Balboni, 1999) dove la maggior parte delle informazioni non viene fornita in modo esplicito, bensì va desunta dal contesto, dalla gestualità o dal tono di voce.<br />
In sintesi, la comunicazione si realizza a condizione che ci sia una comprensione, poiché esiste a prescindere dalla volontà dei soggetti (anche tacendo si comunica). La cura della comunicazione interculturale contribuisce a realizzare, unita all&#8217;empatia nelle sue molteplici dimensioni, la comprensione dell&#8217;altro. Non è però possibile immaginare una piena comprensione per l&#8217;immensa varietà di significati che noi stessi attribuiamo alla vita e alle espressioni culturali. Va, infatti, sottolineato che la comprensione dipende strettamente dal contesto, dalla situazione in cui si colloca la relazione.<br />
La comprensione interculturale incontra &#8211; oltre ai meccanismi sociali e politici &#8211; tutta una serie di ostacoli psico-affettivi, che vanno dalla paura del “diverso” alla tentazione di vedere in esso un capro espiatorio.<br />
LaRay Barna (2002) ha elencato gli ostacoli che a suo parere impediscono la comunicazione interculturale:<br />
• la presunzione di essere uguali, che impedisce di vedere la diversità<br />
• la differenza linguistica<br />
• i fraintendimenti verbali<br />
• i preconcetti e gli stereotipi<br />
• la tendenza a giudicare<br />
• la forte ansia.<br />
A livello personale, invece, impediscono la comprensione gli automatismi affettivi, cognitivi e di comportamento derivati dall&#8217;etnocentrismo, uniti &#8221;all&#8217;assenza di quell&#8217;investimento psicologico che il decentramento, il pieno esercizio della razionalità e l&#8217;impegno in una dinamica relazionale affettiva esigono&#8221; (LeRay Barna,2002). Comprendersi non è un &#8221;evento naturale&#8221; ma uno sforzo che va in controtendenza con l&#8217;individualismo e la chiusura.<br />
Per anni il mantenimento della relazione è stato concettualizzato includendo sia il mantenimento strategico che quello di routine (Stafford, 2003). Il mantenimento strategico è messo in atto da persone “con il consapevole intento di preservare o migliorare la relazione”. Il mantenimento di routine viene praticato in maniera più casuale, con minore consapevolezza, come quando un partner dice “ti amo” prima di uscire per il lavoro. Dire “ti amo” come atto abitudinario può essere ben considerata una strategia mirata a rassicurare la persona amata dopo un brutto litigio. Alla luce di questo, Stafford (2003) ha proposto che il termine comportamenti di mantenimento relazionale venisse usato al posto di strategie di mantenimento relazionale, dato che questo nuovo termine include sia il mantenimento strategico che quello di routine.<br />
Tra i comportamenti di mantenimento considerati centrali per preservare una relazione, riscuotono notevole importanza le 5 strategie ipotizzate da Stafford e Canary (1991): positività, apertura, rassicurazione, reti sociali e condivisione di obiettivi comuni. Questo modello di mantenimento relazionale è stato recentemente esteso ed include l’evitamento e la gestione dei conflitti.<br />
Altri ricercatori, hanno suggerito che oltre all’impegno nella comunicazione, anche l’evitamento della comunicazione è una strategia di mantenimento attuata all’interno della coppia (Baxter e Dindia, 1990). Ayres (1983) conferma che molti partner preservano la propria relazione attraverso l’evitamento piuttosto che tramite una comunicazione diretta. Questa scoperta trova conferma in Knobloch e Carpenter-Theune (2004), che hanno rilevato come evitare discussioni riguardo temi sensibili, discenda dal timore che tali discussioni possano impattare negativamente sull’immagine della persona e sul buon andamento della relazione. Nello stesso momento, tuttavia, Dailey e Palomares (2004) rilevano che l’evitamento di argomenti che possono generare conflitto.</p>
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