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 inserita:: 31 Gennaio, 2012, 09:20:11 pm 
Aperta da Gianandrea.Serafin - Ultimo messaggio da Gianandrea.Serafin
Corso interamente in modalità F.A.D. (videoconferenze, slide e dispense)
NUMERO CHIUSO – MASSIMO 15 PARTECIPANTI (inizio: ogni mese)

Premessa – Obiettivi formativi
Il corso si propone di analizzare, attraverso l’apporto di una pluralità di approcci metodologici e operativi, le tematiche della criminalità e della sicurezza urbana sottolineando l’importanza che la percezione del problema sicurezza da parte di ogni singolo individuo è in stretta relazione con il gruppo cui appartiene e la cultura in cui vive.
Pertanto, gli obiettivi formativi che si intendono perseguire sono volti allo studio delle problematiche correlate alla sicurezza urbana, del mutamento sociale, della globalizzazione in rapporto alle nuove forme di criminalità e dei processi di vittimizzazione. Questo studio non può prescindere da un’analisi che si struttura a più livelli e che comprende le tecniche investigative, le metodologie di ricerca, l’analisi degli interventi legislativi e la valutazione delle esperienze utili per delineare efficaci ed adeguate azioni nell’ambito delle politiche urbane per la sicurezza.


Destinatari – Titoli di accesso
Laureati in possesso di laurea di 1° livello in scienze sociali (sociologia, psicologia, scienze politiche, scienze giuridiche, scienze dell’educazione, scienze della comunicazione ecc.).
(Si potranno valutare anche curricula di soggetti in possesso di altro tipo di laurea – per informazioni, contattare la Segreteria Studenti).
Diplomati con significative competenze e/o esperienze in ambito di sicurezza urbana, amministratori locali (sindaci, assessori alla sicurezza ecc.), operatori delle forze di polizia, dirigenti di istituiti di vigilanza, investigatori privati ecc.


A cosa prepara / Sbocchi professionali

La figura professionale uscente avrà competenze avanzate di natura socio-comunicativa e competenze avanzate nella creazione, gestione e valutazione di progetti relativi alle politiche integrate di sicurezza urbana. Sarà preparata, inoltre, a pianificare gli interventi di prevenzione e supporto in favore delle vittime di reato.
La conoscenza delle nuove evoluzioni della criminalità, quali la criminalità informatica ed i “computer crimes”, formeranno altresì un professionista in grado di tenere il passo con i processi di globalizzazione.
Per i laureati in giurisprudenza il corso è utile per ottenere le abilità richieste per lo svolgimento dell’attività dettata dal trasferimento della competenza per i reati informatici alle procure distrettuali. Inoltre, a seguito dell’introduzione delle investigazioni difensive con la legge 397/2000, con la quale possono essere svolte attività di indagine parallele a quelle della polizia e dell’Autorità Giudiziaria, lo studente del corso potrà vantare specifiche conoscenze richieste dal contesto sociale e giuridico attuale.

In particolare, il Corso di Alta Formazione in Scienze Criminologiche per la Sicurezza Urbana si propone di formare profili professionali richiesti nel mercato del lavoro quali:

•consulente in pianificazione e gestione della sicurezza urbana
•consulente nella progettazione di piani di intervento in favore delle vittime di reato;
•consulente presso il Tribunale Ordinario Penale e Civile;
•giudice Esperto presso il Tribunale di Sorveglianza;
•giudice Onorario presso il Tribunale dei Minori;
•consulente per i Servizi Sociali e Sanitari territoriali;
•consulente per Strutture del Privato Sociale;
•investigatore nel settore pubblico e privato.


Durata del Corso

Il Corso prevede un impegno complessivo di 198 ore circa (12 settimane), così suddivise:

•Lezioni in videoconferenza: 18 ore
•Lezioni su slide e dispense: 12 ore
•Studio individuale: 70 ore
•Attività di ricerca: 58 ore
•Tempo impiegato per rispondere ai quesiti: 40 ore
Programma

•Elementi di Criminologia
•Sociologia della devianza
•Criminalità e sicurezza del cittadino
•Politiche di sicurezza urbana
•Polizia locale e sicurezza urbana
•Progettazione per la sicurezza
•Vittimologia
•Supporto alle vittime e Counseling vittimologico
•I Crimini informatici nell’ordinamento legislativo italiano
•Le singole fattispecie penali e analisi dei reati più gravi
•Disposizioni procedurali per il contrasto al crimine informatico
•Tecniche investigative e mappatura del crimine
•Teorie criminologiche applicate alla sicurezza urbana ed apporti operativi
•Sistemi di crime mapping

Attestazione finale

Al positivo superamento delle prove intermedie, unitamente alla valutazione dell’elaborato finale, viene rilasciato un Attestato di Partecipazione e Profitto che dimostrerà l’acquisizione di conoscenze di elevato profilo nel campo delle scienze criminologiche applicate alla sicurezza urbana.
L’Attestato in argomento è riconosciuto ai fini curriculari.
Per gli enti pubblici, anche se non costituisce obbligo di legge, di norma l’Attestato viene riconosciuto nell’ambito della ricerca e selezione di consulenti ed esperti nel campo della sicurezza urbana.
Nel settore privato, l’Attestato ha valore nel merito della libera contrattazione tra le parti per affidamento di incarichi peritali ovvero di consulenza. Inoltre, l’Attestato conferisce il diritto a richiedere l’iscrizione al Registro Criminologi specialisti in Criminologia Applicata per la Sicurezza dell’Associazione Nazionale Esperti Sicurezza Pubblica e Privata.
Nota: per il riconoscimento di CFU, si invita a consultare la propria facoltà universitaria.

Per maggiori informazioni:

www.unipss.it

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 inserita:: 31 Gennaio, 2012, 09:19:36 pm 
Aperta da Gianandrea.Serafin - Ultimo messaggio da Gianandrea.Serafin
Il Corso è una introduzione al tema del “Criminal Profiling”.
La sessione di studio ha lo scopo di offrire una panoramica delle origini e degli ambiti di applicazione del criminal profiling nonché delle principali metodologie ed approcci utilizzati.
Ci si soffermerà su una questione cruciale per la costruzione di un profilo criminale di un autore sconosciuto di reato, cioè l’analisi della scena del crimine, sul sopralluogo tecnico e sugli aspetti del sopralluogo criminologico.
Al termine dell’attività formativa i partecipanti acquisiranno le basi ed i concetti introduttivi necessari per addentrarsi nella tecnica del “profiling”, interrogandosi anche su quanto sia difficoltoso, al di là dei sensazionalismi televisivi, tracciare un profilo di un autore sconosciuto di reato.

Modalità di erogazione

L’Università Popolare degli Studi Sociali utilizza, oltre il tradizionale metodo di insegnamento frontale, le moderne tecnologie informatiche che permettono l’abbattimento delle barriere spazio temporali consentendo la frequenza delle lezioni in qualsiasi luogo e orario.
Questo Corso è erogato in modalità e-learning, metodo che consente allo studente di conciliare gli impegni personali e lavorativi con lo studio.
Lo studente dovrà avere a disposizione un personal computer dotato dell’applicazione Word (Office©) e collegato a Internet.

Destinatari

Operatori di polizia, operatori psico-sociali, educatori, amministratori di enti locali (sindaci, assessori ecc.), investigatori, guardie particolari giurate, operatori di sicurezza e, in genere, a tutti coloro che intendono affacciarsi alla materia partendo dalle sue conoscenze di base.

Modalità di svolgimento del Corso

Il Corso inizia ciclicamente il primo giorno di ogni mese. Lo studente riceve, su una casella di posta elettronica dedicata su dominio unipss.it, le slides relative all’argomento ed ha 10 giorni di tempo per completare gli studi e rispondere ai quesiti che gli verranno inviati.

Durata

Il Corso prevede un impegno complessivo di 12 ore circa, così suddivise:
2 ore per la lettura delle slides;
6 ore di ricerca;
4 ore per fornire le risposte ai quesiti.

Direzione del Corso e Segreteria

Domingo Giorgio Magliocca
Criminologo esperto di Tecniche investigative e Criminal profiling
Segreteria Studenti: segreteria.studenti@unipss.it
Tel. 02.36.72.83.10 – Fax: 02.36.72.36.78

Attestazione finale

Ai partecipanti che supereranno le prove scritte finali, verrà rilasciato l’Attestato di Partecipazione al Corso introduttivo in Criminal Profiling da parte della Università Popolare degli Studi Sociali.

Pe informazioni:

www.unipss.it

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 inserita:: 31 Gennaio, 2012, 09:18:56 pm 
Aperta da Gianandrea.Serafin - Ultimo messaggio da Gianandrea.Serafin
La criminologia è la scienza che studia i reati, gli autori, le vittime, le condotte criminali e la conseguente reazione sociale, le forme di prevenzione e controllo.
Questo Corso in Criminologia di 1° livello si propone di fornire una panoramica sulle origini delle scienze criminali, le diverse metodologie di approccio per lo studio della criminalità, le tipologie principali di delitto e le finalità, le componenti di rischio e le forme di prevenzione e controllo sociale.




Modalità di erogazione

L’Università Popolare degli Studi Sociali utilizza, oltre il tradizionale metodo di insegnamento frontale, le moderne tecnologie informatiche che permettono l’abbattimento delle barriere spazio temporali consentendo la frequenza delle lezioni in qualsiasi luogo e orario.
Questo Corso è erogato in modalità e-learning, metodo che consente allo studente di conciliare gli impegni personali e lavorativi con lo studio.
Lo studente dovrà avere a disposizione un personal computer dotato dell’applicazione Word (Office©) e collegato a Internet.


Destinatari

Operatori di polizia, operatori psico-sociali, educatori, amministratori di enti locali (sindaci, assessori ecc.), investigatori, guardie particolari giurate, operatori di sicurezza e, in genere, a tutti coloro che intendono affacciarsi alla materia partendo dalle sue conoscenze di base.


Programma
1° Modulo
Le scienze criminali e la criminologia;
Metodi di approccio al crimine:
antropologico e sociologico;
Definizione di delitto;
Fenomeni che inducono al delitto.

2° Modulo
Classificazione dei delitti secondo l’oggetto della tutela giuridica;
Tipologia dei delitti;
Tipologia dei delitti in base alla finalità.

3° Modulo
Teorie sociologiche;
Teorie psicologiche;
Teorie multifattoriali;
Teorie biologiche.

4° Modulo
Disturbi mentali;
Dipendenze da sostanze;
Attività legislativa in relazione alla criminalità;
Introduzione alla criminologia clinica e alla vittimologia.

Modalità di svolgimento del Corso

Il Corso inizia ciclicamente il primo giorno di ogni mese. Lo studente riceve, su una casella di posta elettronica dedicata su dominio unipss.it, le audio lezioni e le slides relative agli argomenti ed ha 4 settimane di tempo per completare gli studi e rispondere ai quesiti che gli verranno inviati al termine di ogni argomento.
Il Corso è suddiviso in “moduli” come da programma. I corsisti riceveranno dei questionari relativi ad ogni modulo validi ai fini del giudizio finale. Al termine del Corso, dovrà essere composto un elaborato su un argomento a scelta dello studente fra quelli trattati.

Durata

Il Corso prevede un impegno complessivo di 40 ore circa, così suddivise:
10 ore per l’ascolto delle audio lezioni e per la lettura delle slides;
20 ore di ricerca;
10 ore per fornire le risposte ai quesiti.

Direzione del Corso e Segreteria

Massimo Blanco
Criminologo spec. Politiche di sicurezza urbana
Segreteria Studenti: segreteria.studenti@unipss.it
Tel. 02.36.72.83.10 – Fax: 02.36.72.36.78

Attestazione finale

Al positivo superamento delle prove intermedie, unitamente alla valutazione dell’elaborato finale, sarà rilasciato un Attestato di profitto che dimostrerà l’acquisizione di conoscenze di elavato profilo inerenti gli argomenti del Corso.
L’Attestato potrà essere riconosciuto a fini curriculari da enti pubblici e privati a seconda della professionalità richiesta (parametro non vincolante agli effetti di legge che, però, di norma viene preso in considerazione).
L’Attestato di Partecipazione 1° Livello base in Criminologia, per i soli corsisti in possesso di laurea o diploma di maturità, dà diritto alla partecipazione ai Corsi di 2° Livello in Criminologia Applicata nei vari indirizzi (Sicurezza Urbana, Servizi di Security ecc.) organizzati dalla Unipss.
Nota: per il riconoscimento di CFU, si invita a consultare la propria facoltà universitaria.

Per maggiori informazioni:

www.unipss.it

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 inserita:: 11 Ottobre, 2011, 06:31:12 pm 
Aperta da elisa702008 - Ultimo messaggio da Agata Romeo
Arrivo in gran ritardo ma, chiedo venia, non mi ero accorta. Rispondo in ogni caso per coloro i quali nutrano gli stessi dubbi del collega.
Se si è nel ruolo di CTP è ovvio che bisogna parlarci col proprio cliente senza dover chiedere il "permesso" a nessuno!
E' importante per conoscere bene il caso e se ci riteniamo in grado di poter seguore il caso in questione,non si accetta un incarico solo per "fare cassa" non sarebbe etico!
Si procede quindi con un colloquio preliminare conoscitivo e poi, essenso nominati CTP del sig/signora "X" si presenzierà a tutte le sedute che il nostro cliente farà presso il CTU. Fare un test serve poco ma se il CTU dovesse farlo al nostro cliente noi possiamo essere presenti (anche se di solito si lascia campo libero ai CTU per non interferire nel setting) o si può chiedere copia dei test somministrati. A volte i CTU glissano e tentano di no produrre i test ma noi dobbiamo insistere altrimenti non saremmo nelle condizioni di replicare nelle controdeduzioni.

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 inserita:: 07 Gennaio, 2011, 09:05:07 pm 
Aperta da elisa702008 - Ultimo messaggio da Del Signore
Salve a tutti,
ho una serie di dubbi in merito ad una valutazione psicologia (ancora non come CTP) che mi è stata chiesta da un avvocato. Volevo sapere se è possibile la somministrazione di una batteria di test (oppure se è opportuno farlo..) e se posso scegliere quante volte e come vedere il mio cliente, senza chiedere il parere del CTU.
Insomma è la prima volta che mi dedico a questo lavoro e non so' bene come regolarmi con gli altri attori (avvocati, consulenti, giudice, ecc.)
grazie

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 inserita:: 21 Novembre, 2010, 06:17:20 pm 
Aperta da Agata Romeo - Ultimo messaggio da Agata Romeo
Grazie Michelangelo per aver voluto condividere con noi le tue emozioni legate al convegno urbinate.
Sono concorde con te, conosco bene molti degli intervenuti al convegno e per anni ho  respirato quell'aria che ti da la carica e ti rimette in moto certo che le cose andranno sempre piùavanti.
Piacerebbe a me e a molti amici che frequentano il sito psicologiagiuridica.net avere un assaggio (abstract o altro materiale) di quanto discusso al convegno, chissà...magari prima o poi qualcuno che ci legge troverà il tempo.

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 inserita:: 18 Ottobre, 2010, 04:58:34 pm 
Aperta da Agata Romeo - Ultimo messaggio da Michelangelo Sassi
Salve a tutti,
ho partecipato volentieri e con molto interesse alla "tre giorni" di Urbino. Un convegno organizzato in maniera ottimale, con spunti di riflessione attuali e fondamentali. Le relazioni sono state (quasi) tutte utili per farsi un'idea completa sullo stato dell'arte.
Ho seguito con attenzione tutte le relazioni, ma una in particolare ha risvegliato in me una passione che avevo lasciato nel comodino per un po'. Si tratta del lavoro svolto dal team diSartori sullo A-IAT, uno strumento computerizzato rivoluzionario, che rappresenta un valido aiuto scientifico per le indagini peritali. Uno strumento che, almeno fino ad oggi, risulta valido ed attendibile e rispettoso dei criteri DAUBERT.
Cosa dire...mi è sembrato di fare un viaggio nel futuro del nostro complesso e splendido mestiere. Capire con un grado di attendibilità del 92% se una persona ha in memoria un determinato evento autobiografico sicuramente aiuterà la giustizia italiana (e forse anche mondiale) ad avvicinarsi alla realtà dei fatti.
Oltre a questa magnifica novità, è stato un onore per me ascoltare i padri della psicologia giuridica perchè, nel mio piccolo, mi sono sentito loro "figlio", accolto in una famiglia giovane, piena di risorse e volontà.
Grazie a tutti gli organizzatori del convegno che hanno reso possibile un incontro così produttivo e di alto livello.

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 inserita:: 20 Luglio, 2010, 07:44:26 pm 
Aperta da Agata Romeo - Ultimo messaggio da Agata Romeo
Per superare la non-raccontabilità del carcere italiano occorre avere più coraggio per  ciò in cui si crede, per non lasciare inalterata questa condanna aggiunta ingiustamente alla condanna da scontare, affinché l’uomo che convive con la propria pena, colga il senso di ciò che si porta dentro.
Chi sbaglia e paga il proprio debito con decenni di carcere ( quando giungerà il tempo di sostituire quel verbo “pagare” con “riparare” sarà sempre troppo tardi ), attraversa davvero tempi e contesti di un lungo viaggio di ritorno, lento e sottocarico. 
Non c’è più l’uomo sconosciuto a se stesso, ma uomini nuovi che tentano di riparare al male fatto, con una dignità ritrovata, accorciando le distanze tra una giusta e doverosa esigenza di giustizia per chi è stato offeso, e quella società che è tale perché offre, a chi è protagonista della propria rinascita, opportunità di riscatto e di riparazione.
Continuare a parlare del carcere che ancora non c’è, del carcere che occorre quanto meno migliorare, è obbligante non solo per l’uomo detenuto, ma anche e soprattutto per la ricerca di una Giustizia giusta ed equa, una Giustizia che è anche perdono, e che comprenda un granello di pietà, perché la pietà non è mai un atto di debolezza.
Questo mondo penitenziario deprivato di ruolo, di scopo, di utilità, è ridotto così perché è il risultato creato e prodotto dal sistema? Quale sistema? Il sistema per cui qualcuno pensa che per risolvere il problema della devianza, basta mettere in prigione il delinquente e gettare via la chiave, tutto è risolto? Il sistema che esclude, e conclude in noi stessi, la non volontà a recuperare la persona con un impegno reale e coerente?
Penso ai tanti uomini che in un carcere sopravvivono a se stessi, inchiodati alle loro storie dimenticate, sono convinto che non esistono slanci in avanti utopisti, esistono esistenze sconfitte dal tempo e dalle miserie che ci portiamo addosso.
Mi chiedo se è possibile perdonare, nella necessità di salvaguardare la collettività, ormai improntata alla sola risposta penale, al solo deterrente carcerario.
Forse sarebbe il caso di trasformare un contesto disumanizzato e disumanizzante, in un tempo che non estrania dalla propria identità, dal proprio valore di persona.
Se è vero che ognuno vive il suo presente in funzione delle scelte del passato, è anche più vero che rielaborando e rivisitandone gli anfratti, può accadere che il detenuto abbandoni la mera convinzione di avere pagato quanto dovuto.
Occorre riconoscere il bisogno di un percorso umano ( non solo cristiano ) nella condivisione e nella reciprocità, quindi nella accettazione di una possibile trasformazione e cambiamento di mentalità,  non certamente quella di lasciarsi andare e volgere le spalle al proprio rinnovamento, imparando che anche dalle critiche più feroci, c’è insita la possibilità di dialogare e confrontarsi, soprattutto di  crescere insieme, affinché anche il carcere, senza sterili contrapposizioni ideologiche, possa diventare un luogo, sì, di pena, ma anche a davvero un luogo di speranza, con il coraggio di scegliere fra tanti dubbi, un percorso significativo su cui giocarsi un pezzo di vita, per il bene di tutti, società libera e detenuta.

Vincenzo Andraous

 9 
 inserita:: 07 Giugno, 2010, 10:33:53 pm 
Aperta da Agata Romeo - Ultimo messaggio da Agata Romeo
Nelle scuole a parlare di bullismo, senza indebite appropriazioni, sfuggendo l’elargizione dei soliti consigli, perché su questo fenomeno accade di sentire che il mondo adulto, professorale, genitoriale, è confuso, perché non è sufficientemente formato per accorgersi, eventualmente per indagare, intervenire, aiutare, non è attrezzato per mettersi di traverso a questo proliferare di guerrieri in erba.
Eppure una buona dose di intenzionalità al fare male, di persistenza nell’usare il colpo di taglio, una asimmetria a dir poco scandalosa, non possono restare sottotraccia, non consentire un più appropriato accertamento su quanto si genera in una classe e si rigenera intorno a noi.
Forse per reimpostare il presente, occorre un pò di pedagogia della nonna, ossia del buon esempio, che riporta consapevolezza del rispetto come valore inalienabile, persino per chi lo ha sempre inteso  come una merce di scambio.
Rispetto che non è, non può essere inteso come una “deferenza dovuta” molto in voga in certe sottosocietà coperte, bensì rispetto dell’attenzione, considerazione, riguardo per le persone, per le cose, per le regole, e questo rispetto lo si apprende unicamente attraverso l’esempio di riferimenti autorevoli, perché accreditati di autorità, che non hanno paura della fatica per tirarci su dal baratro in cui sovente siamo caduti, in quel dirupo che spesso scaviamo a nostra misura.
Dentro una scuola e una classe anonima, con una bravata ripetuta all'infinito, una ragazzata autorizzata a passare inosservata, si comincia sempre così, ma spesso dietro l'angolo c'è la tragedia, il recinto dove tutto può esser condiviso, persino
 la follia più lucida, inaspettata, imprevedibile.
Parlare di bullismo fa paura perchè semplicisticamente disconosciamo, perchè ci illudiamo che non capiti a noi, a nostro figlio, piuttosto succede al tuo, non al mio,
 siamo illusoriamente a distanza di sicurezza, eppure non è per niente un
 fenomeno celato, siamo allarmati, spaventati, preoccupati ma ipocritamente,
 mentre nelle aule si pesta e si rompe, sotto casa si spaccia, si consuma, si vende, si compra.
Il bullismo è percepito come una prova che mette chiarezza, da una parte l'imperatore e i suoi viceré, tra omertà e aggressività che    sfocia nella violenza, in mezzo la tribù degli impauriti
 plaudenti, quelli che fanno consenso di partenza e mai di arrivo, per ultimo
 l'angolo dello sfigato, del più debole, della carne da macello, quello da
 cui mai bisogna venire contaminati,  mai correre il rischio di
 affiancare, perché si finisce minoranza.
Una sorta di sottosocietà dell'io vinco e tu perdi, non si fanno
 prigionieri, il ruolo non è riconosciuto, a volte neppure il valore della
 persona.
L’adulto c’è, esiste, eppure nel gruppo dei pari, dove la battaglia infuria, non c’è alcun riconoscimento, perché s’è inabissato con tutto il suo carico di esempio-autorevolezza-autorità.
Occorre prendere posizione e metterci di traverso per portare il
pensiero su stati della mente e del cuore altrimenti difficili, per non riconfermare il rifiuto delle regole che invece sono spesso
 vere e proprie salvavita, a tutela dei deboli e a tutela anche dei falsi
 vincenti, per non ricadere negli stessi errori, quelli che a
 volte non hanno altra riparazione che il perdono.
Vincenzo Andraous

 10 
 inserita:: 26 Aprile, 2010, 03:50:36 pm 
Aperta da Agata Romeo - Ultimo messaggio da Agata Romeo
Il carcere reclama sacrifici umani, lo fa con inusitata violenza, senza andare troppo per il sottile, in fin dei conti parliamo di materiali difettati, di prodotti cancerogeni, di merce da smaltire in fretta senza fare rumore.
Sul carcere non è consentito affermare un bel niente davanti al collasso della giustizia che dovrebbe sostenere il diritto all’equità e alla dignità di una pena da scontare non solamente come castigo fine a se stesso, bensì per ritornare a essere uomini che possono rientrare in seno alla collettività.
Dall’inizio dell’anno uno, cinque, dieci, venti corpi avvelenati dall’incuria, con gli occhi spalancati e resi ciechi dal dolore della solitudine.
In alcuni istituti monta una follia ingannevolmente liberatoria, si prendono e si danno botte, si sequestrano gli uomini e si disperdono le dignità,  all’irresponsabile fragilità del disagio che genera violenza, e che chiaramente non consente giustificazione, si risponde con l’esemplarità dell’ulteriore punizione, eppure manca quella sicurezza e quella pietà che rendono umane le sconfitte più tragiche.
Ancora una volta è consigliabile pensare alla galera non come a un contenitore per incapacitare ed espellere definitivamente dal contesto sociale, perché in carcere si va, ma prima o poi si esce, e allora bisognerebbe evitare la pratica dell’induzione a diventare peggiori di quando si entra, per tentare di vincere, da una parte, quell’infantilizzazione galoppante che partorisce tanti uomini bambini, e dall’altra, quella subcultura criminale che trasforma il poveraccio in un uomo bomba.
Quei ragazzi appesi a una corda e quegli uomini in procinto di rifare nuovamente del male a se stessi e agli altri, sono il risultato del carcere che non cambia, che, se non può cambiare, neppure intendiamo migliorarlo.
Nonostante i segnali d’allarme di quei fastidiosi lamenti, ci limitiamo a osservare il carcere, come se fosse sufficiente a stabilirne le utilità e gli scopi (mai raggiunti), mentre per riappropriarsi delle proprie funzioni di castigo e recupero, esso avrebbe bisogno dello sviluppo di teorie e pratiche interne alla pena, e alternative ad essa.
Avrebbe bisogno di una decongestione sistemica del sovraffollamento, della carenza di personale e di fondi, ma sarebbe ingenuo non affiancare a questi problemi endemici, un ripensamento culturale, che sottolinei il valore umano della pena, perché in carcere si va perché puniti, e non per essere puniti.
Finchè il carcere sarà inteso come un momento fermato per sempre, esso rappresenterà una fotografia, un’immagine che non svela la vera essenza-assenza di ciò che vi è  ritratto. Ecco perché nelle tante parole-valigia  che si sprecano sul mondo penitenziario, più che altro per farci stare “dentro” tutto e più di tutto, esse non ci permettono di vedere il tutto nella sua complessità.
Non si prende in considerazione l’opportunità di pensare che occorre rivedere qualcosa, che manca qualcosa. L’antidoto non può essere sintetizzato nella sola richiesta di più operatori, piuttosto nella consapevolezza che è in atto un plagio fisiologico operato da chi vuole mantenere il carcere nella sua inutilità e antitesi a ogni riabilitazione, nell’indifferenza che cancella ogni forma di prevenzione e dunque di interesse collettivo.
Forse occorrerebbe un po’ di sbalordimento, affinché non ci sentiamo rassicurati e lontani dagli accidenti, relegando all’interno di una prigione tutte le nostre contraddizioni, come se tutto acquistasse un equilibrio normale, dove il calcolo, la corrispondenza  e il tornaconto giocano decisamente a discapito di chiunque, innocenti e colpevoli.

Vincenzo Andraous

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