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Autore Discussione: quesiti da parte del giudice in una CTU  (Letto 5715 volte)
valeriana
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« inserita:: 13 Ottobre, 2008, 09:40:38 pm »

Se il Giudice oltre a chiedermi di valutare il perchè una figlia respinge il padre e si rifiuta di osservare i giorni di visita stabiliti, mi chiede anche di effettuare una terapia alla famiglia comprese le figlie, io cosa debbo fare? Indeciso
La ctu per la prima fase la posso fare, ma una terapia (soprattutto a carattere familiare) richiede tempistiche più lunghe di 60 gg. Che?!? Che?!?
Rispondergli che si richiede la sua autorizzazione dopo la consegna della relazione scritta è consigliabile? Scioccato
Grazie mille. Occhiolino
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Agata Romeo
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« Risposta #1 inserita:: 14 Ottobre, 2008, 03:47:58 pm »

Salve Valeriana,
sarebbe interessante conoscere il quesito del giudice, anche se oggi non è affatto inusuale che un giudice indichi una terapia, il tipo di terapia da eseguire e l'esperto da coinvolgere, pur non essendo un "addetto ai lavori" (dico in termini di psicoterapia).
Tuttavia non mi è chiara quale sia la tua richiesta,  che intendi quando scrivi:"Rispondergli che si richiede la sua autorizzazione dopo la consegna della relazione scritta è consigliabile?".
Vorresti una autorizzazione dal giudice a procedere con la terapia? Ti preoccupa altro?
Vediamo un po' se ti possiamo aiutare.
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valeriana
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« Risposta #2 inserita:: 15 Ottobre, 2008, 08:51:21 pm »

Il quesito del giudice è stato: "Consulenza psicologica famigliare, con conseguente attività terapeutica nei confronti di entrambe le parti."
In effetti come compare dall'ultimo verbale dell'udienza si sottolinea la necessità di conoscere le motivazioni che portano la figlia maggiore a rifiutare le visite al padre.
Ho sottolineato il giorno dell'accettazione della perizia questa cosa di fronte agli avvocati , ma il giudice ha lasciato quella dicitura. Pianto
Una terapia famigliare non può essere limitata ai 90 gg della perizia, quindi se si dovrà fare e si riterrà opportuno che sia io a farla, scriverò nella perizia che sarò disponibile ma solo dietro diretta autorizzazione da parte del Giudice medesimo.
Non So se sono riuscita a spiegarmi.
Ti ringrazio per qualsiasi aiuto o suggerimento mi potrai dare. Ghigno


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Danilo Musso
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« Risposta #3 inserita:: 15 Ottobre, 2008, 10:54:52 pm »

Dopo tanto tempo di silenzio rieccomi qui....
Saluto intanto tutti i nuovi iscritti. Vedo con piacere carissima Agata che sono aumentati gli "adepti" (complimenti; merito della tua promotion e professionalità).
Devo dire che il quesito affidato alla collega è veramente strano!!!! E' la prima volta che sento un quesito del genere..... Ma la collega ha riportato tutto il quesito o solo una parte? Perchè così sembra davvero senza senso.....
Valeriana puoi darci qualche informazione in più?
Buon Lavoro
PS: 25-27 Settembre ero a Bari. Chi c'era?

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Agata Romeo
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« Risposta #4 inserita:: 16 Ottobre, 2008, 02:36:06 pm »

Bentornato Danilo! Finalmente i tuoi impegni da super lavoro ti hanno mollato un istante. Il tuo contributo è sempre preziosissimo per noi. Ti chiederei di scriverci qualcosa sul congresso tenutosi a Bari cliccando a questo link  http://www.psicologiagiuridica.net/forum/index.php?topic=26.0

Tornando al quesito di Valeriana...è un quesito "anomalo" ma non è inusuale che un giudice ponga un quesito del genere. Ci si potrebbe chiedere come abbia fatto questo giudice a credere che una terapia famigliare potesse essere utile alle persone coinvolte...non sono fissati dei tempi, non si fa riferimento al terapeuta, se questi dovrebbe essere lo stesso per "entrambe le parti" ecc. In genere in questi casi si interloquisce col giudice verbalmente, si cerca di captare cosa intende il giudice con quel quesito e, una volta svolta la ctu, si scrive la relazione. Nella relazione si scriverà anche ciò che si ritiene riguardo alla terapia citata, se occorre farla o meno e se si intende segnalare un terapeuta.
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