Anna
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« inserita:: 04 Novembre, 2007, 05:02:59 pm » |
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sapete direìmi se, nella stesura della consulenza tecnica di parte, nella descrizione di quanrto accaduto e nelle mie considerazioni si deve utilizzare l'indicativo o il condizionale?
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Agata Romeo
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« Risposta #1 inserita:: 04 Novembre, 2007, 05:16:59 pm » |
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Salve Anna, a dire il vero non mi sono mai preoccupata di che modo o tempo usare nella stesura della relazione peritale in termini "tattici". Credo che nel momento in cui tu decida di riportare parte della vicenda che ti servirà per curare gli interessi del tuo cliente, adopererai tempi e modi più consoni rispetto a quelle che sono le regole della lingua italiana. Forse il tuo dubbio è da riferirsi ad una situazione ben specifica, per cui, senza un minimo di elementi, risulta complicato fornirti una risposta più esaustiva. Ciao
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Anna
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« Risposta #2 inserita:: 04 Novembre, 2007, 05:21:46 pm » |
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è che per alcuni anni mi sono occupata di stendere relazioni basate su qaunto gli utenti mi riportavano e mi è statoo insegnato ad usare semnpre il condizionale perchè non si è mai certi se quello che viene raccontato corrisponde a realtà o no, o in latrenativa di utilizzare il virgolettato, ma erano situazioni in cui mi veniva chiesta imparzialità, mentre nelle CTP è chiaro che il consulente è schierato... ad esempio scriveresti "il bambino spventato, piange accanto alla madre ferita" o "il bambino, spaventato, avrebbe pianto accanto alla madre ferita"? grazie.
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Agata Romeo
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« Risposta #3 inserita:: 04 Novembre, 2007, 05:33:47 pm » |
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Non sei certo un avvocato che si schiera. E' vero che la posizione di Consulente di parte ti "autorizza" a mentire (anche per questo un C.T.P. non giura come fa invece il C.T.U.) tuttavia per il tuo buon nome e quello della categoria è sempre bene agire secondo scienza e coscienza. E' giusto quanto ti hanno insegnato cioè occorre esplicitare se scrivi tue personali considerazioni o se si tratta di fatti che ti hanno raccontato. Userai ad es: "A suo dire"...così si suole scrivere anche nelle cartelle cliniche, se sono fatti riportati dal cliente. Se usi il virgolettato è perchè tu esprimi un tuo concetto usando le parole di chi ti ha parlato. Proprio per questo non posso dirti io,non conoscendo i fatti, se usare l'indicativo piuttosto che il condizionale, solo tu, che conosci la vicenda e chi ti ha raccontato, cosa è meglio scrivere e in che modo.
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Agata Romeo
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« Risposta #4 inserita:: 04 Novembre, 2007, 05:37:30 pm » |
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Per toranre all'esempio che hai riportato nel forum, non si evince se te lo hanno raccontato o se l'hai visto tu piangere. Userei "ha pianto accanto alla madre", perchè si spera che mentre scrivi abbia già smesso, ma aggiungerei se l'ho visto io o chi me l'ha raccontato.
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Anna
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« Risposta #5 inserita:: 04 Novembre, 2007, 05:40:23 pm » |
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no, non ho avuto modo di vederlo io, ma è il racconto che mi fanno i genitori del bambino. il mio quesito non voleva indicare l'intenzione di alterare la realtà al fine di stendere una relazione più proficua per il cliente, ma capire quali forme sia formalmente corretto usare e quale sia la prassi diffusa.
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Agata Romeo
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« Risposta #6 inserita:: 04 Novembre, 2007, 05:51:38 pm » |
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Beh...credo che dovresti raccontare che "il bambino ha pianto davanti alla madre ferita" premettendo che sono i genitori che ti riferiscono quanto riporti nella tua relazione. Non ci sono protocolli in questa professione ma certamente si cerca di spiegare attraverso le parole, per iscritto, le vicende e la "regola" principe è quella di distinguere sempre quelle che sono le tue deduzioni o ipotesi e quanto ti viene raccontato. In questo modo tuteli anche te stessa perchè scrivi delle cose a cui non hai assistito ma che ti vengono riferite per uno scopo(che puoi indicare o meno a seconda della circostanza). Spero di esserti stata d'aiuto
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Anna
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« Risposta #7 inserita:: 04 Novembre, 2007, 05:54:29 pm » |
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grazie mille! farò tesoro dei tuoi consigli!
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Agata Romeo
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« Risposta #8 inserita:: 04 Novembre, 2007, 05:56:53 pm » |
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Spero di esserti stata utile, Grazie a te e Buon Lavoro!
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Danilo Musso
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« Risposta #9 inserita:: 12 Novembre, 2007, 03:33:49 pm » |
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Arrivo forse un po' tardi ma mi permetto di fare un'aggiunta che potrebbe essere utile per chi magari leggerà dopo.
Il C.T.P. è il consulente di parte. Credo che bisogna chiarire dalla parte di chi deve essere. In questi anni di formazione e di lavoro ho sempre lavorato, come ctp, dalla parte del minore (a volte rifiutando anche degli incarichi a causa di una non accettazione di questo modus operandi - da parte delle parti, scusate il gioco di parole, o da parte degli avvocati). Pertanto risulta necessario, a mio avviso, ricordarsi, che è il minore il nostro referente primario, anche quando questo va a discapito della parte (padre,madre) che poi deve pagarci.
Danilo
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Agata Romeo
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« Risposta #10 inserita:: 12 Novembre, 2007, 07:59:04 pm » |
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Non è mai troppo tardi, il bello del forum è proprio questo, ognuno può scrivere quando vuole ed il proprio punto di vista. Io ho spiegato il mio attenzionando l'aspetto giuridico tuttavia è importante quanto hai tenuto a sottolineare tu cioè un consulente deve, o dovrebbe, operare secondo scienza e coscienza. Sappiamo però che non tutti lo fanno e che finiscono per assimilarsi alla figura dell'avvocato. E' un mestiere difficile questo!
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LuisaMiao
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« Risposta #11 inserita:: 08 Aprile, 2008, 09:28:40 am » |
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Arrivo forse un po' tardi ma mi permetto di fare un'aggiunta che potrebbe essere utile per chi magari leggerà dopo.
Il C.T.P. è il consulente di parte. Credo che bisogna chiarire dalla parte di chi deve essere. In questi anni di formazione e di lavoro ho sempre lavorato, come ctp, dalla parte del minore (a volte rifiutando anche degli incarichi a causa di una non accettazione di questo modus operandi - da parte delle parti, scusate il gioco di parole, o da parte degli avvocati). Pertanto risulta necessario, a mio avviso, ricordarsi, che è il minore il nostro referente primario, anche quando questo va a discapito della parte (padre,madre) che poi deve pagarci.
Danilo
mi piace molto quello che hai detto. e sono le stesso cose che mi dice la CTU con cui sto facendo lo stage... adesso come adesso vorrei *lanciarmi* anche io nel lavoro del CTP, ma mi chiedo: come cominciare? come farmi conoscere dagli avvocati? voi che avete esperienza magari potete darmi qualche consiglio. Grazie!
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Não sei o motivo pra ir só sei que não posso ficar não sei o que vem a seguir mas quero procurar. (Mafalda Veiga) Il mio blog
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Agata Romeo
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« Risposta #12 inserita:: 08 Aprile, 2008, 05:40:55 pm » |
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Ciao LuisaMiao, se ho ben capito stai facendo uno stage con un CTU. Se hai modo di seguire il lavoro del consulente, di vedere come opera, come fa i colloqui, cosa ha bisogno di sapere per poter trarre le sue deduzioni, e poi scrivere la relazione, beh...approfittane. E' un mestiere complicato, pieno di insidie, perciò è bene, prima di agire, fare un po' di gavetta. Se ci si lancia e poi non si ha idea di dove mettere le mani si incorre in un doppio problema: 1) ci si stressa perchè non si conosco i modi e i tempi di azione, non si sa neanche cosa dire al cliente che ci tartassa di telefonate o all'avvocato che vuole seguire un certo tipo di linea d'azione; 2) si rischia di danneggiare terzi. Onde evitare di mettere in crisi noi stessi o i nostri clienti dobbiamo avere un margine di sicurezza in cui poter muovere con disinvoltura altrimenti ci si brucia ancor prima di iniziare la brillante carriera. Ciao e Buon lavoro
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Michelangelo Sassi
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Artista è chi fa della soluzione un enigma
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« Risposta #13 inserita:: 10 Aprile, 2008, 08:14:39 pm » |
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Arrivo forse un po' tardi ma mi permetto di fare un'aggiunta che potrebbe essere utile per chi magari leggerà dopo.
Il C.T.P. è il consulente di parte. Credo che bisogna chiarire dalla parte di chi deve essere. In questi anni di formazione e di lavoro ho sempre lavorato, come ctp, dalla parte del minore (a volte rifiutando anche degli incarichi a causa di una non accettazione di questo modus operandi - da parte delle parti, scusate il gioco di parole, o da parte degli avvocati). Pertanto risulta necessario, a mio avviso, ricordarsi, che è il minore il nostro referente primario, anche quando questo va a discapito della parte (padre,madre) che poi deve pagarci.
Danilo
mi piace molto quello che hai detto. e sono le stesso cose che mi dice la CTU con cui sto facendo lo stage... adesso come adesso vorrei *lanciarmi* anche io nel lavoro del CTP, ma mi chiedo: come cominciare? come farmi conoscere dagli avvocati? voi che avete esperienza magari potete darmi qualche consiglio. Grazie! Sono perfettamente d'accordo con quanto scritto da Danilo e Agata. Cara LuisaMiao...ti piacciono i gatti? Scherzi a parte, è molto facile incorrere in errori all'inizio. Visto che trattiamo con le persone, quindi con le menti, quindi con esseri sensibili e spesso fragili, quindi con tempeste di emozioni è sempre meglio iniziare il proprio lavoro con la supervisione di un professionista esperto e accreditato. I tribunali sono arene e spesso non si capisce chi è il toro e chi il torero, alla fine a soccombere è sempre il più debole e non sempre c'è la possibilità di gustare la propria vendetta. Noi da psicologi giuridici dobbiamo capire che non è sempre importante vincere, la cosa importante è preservare la salute psichica del materiale umano in gioco, dobbiamo essere sempre disposti ad accogliere qualsiasi verdetto....anche se nel nostro stomaco è in corso uno Tsunami di acidi gastrici. E' il nostro mestiere. E' la nostra missione. E' la nostra passione. Ti auguro di entrare nell'arena nel migliore dei modi. In bocca al lupo!
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FROM HELL........
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