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Autore Discussione: chi chiama chi???  (Letto 5961 volte)
antonella
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« inserita:: 15 Novembre, 2007, 04:42:55 pm »

scusatema ma quando e chi stabilisce se ci deve essere una valutazione di tipo psicologica...per esempio nel caso di adozione o atro...??
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Agata Romeo
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« Risposta #1 inserita:: 17 Novembre, 2007, 11:53:28 am »

C'è qualcuno in rete che voglia rispondere agli interrogativi di Antonella? Si fa riferimento al caso di adozioni!  Occhiolino
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irenegiorgio
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« Risposta #2 inserita:: 17 Novembre, 2007, 12:57:45 pm »

Ciao Antonella
per ciò che ho studiato sulle adozioni nazionali (e sottolineo studiato perchè anch'io come te sto ancora formandomi e non ho alcuna esperienza lavorativa)posso dirti che la dichiarazione dello stato di adottabilità dei minori viene ratificata dal Tribunale dei Minorenni (del territorio di competenza in cui risiedono i minori). Prima però di emanare la dichiarazione di adottabilità ,il T.M deve accertare che il minore si trovi in "stato di abbandono" e cioè assicurarsi che i genitori non vogliano o non possano fornire al  figlio cure morali e materiali adeguate al suo sviluppo.
La legge per questo, prevede l'obbligo di fissare la comparizione in tribunale dei  genitori o di parenti entro il IV grado e di programmare una serie di accertamenti periodici. Proprio in questa fase il giudice può disporre una Consulenza Tecnica d'Ufficio allo scopo di valutare i genitori in questione o la relazione di questi con il minore (la relazione del CTU si atterrà ai quesiti specifici posti dal giudice).
Diverse sono le CTU disposte in caso di adozioni internazionali e di affidi.
In genere, in questi casi, lo psicologo è chiamato a valutare le coppie che intendono adottare un minore e che inoltrano quella che, appunto, viene definita "dichiarazione di disponibilità" al T.M. del territorio di competenza.Per gli accertamenti, il Tribunale può disporre una CTU allo scopo di verificare l'idoneità della coppia.

Beh, quello che ti ho dato è in realtà un quadro molto sintetico, ci sono una sacco di procedure diverse, la materia è molto più vasta ma spero di aver risposto alla tua domanda ( e soprattutto di non averti dato informazioni errate).
La tua confusione in materia è normalissima: la psicologia giuridica ha i suoi linguaggi e le sue procedure ma se ci entri dentro davvero vedrai che pian piano tutto sarà più chiaro. Comunque ti consiglio di comprare qualche manuale di psicologia giuridica o di frequentare qualche corso di formazione: io l'ho fatto e mi sono chiarita le idee. 
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Agata Romeo
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« Risposta #3 inserita:: 17 Novembre, 2007, 03:16:29 pm »

Bene Irene!
Grazie per il tuo contributo!
« Ultima modifica: 17 Novembre, 2007, 03:19:36 pm da Agata Romeo » Registrato
criminalpsy
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« Risposta #4 inserita:: 17 Novembre, 2007, 03:18:30 pm »

Potremmo aggiungere...che la segnalazione dello stato di abbandono piò essere fatta dai servizi sociali (hanno l'obbligo di segnalare), da pubblici ufficiali, da chiunque voglia segnalare, una volta individuata una situazione così grave, al Tribunale dei Minori.
L'art 12 della legge in questione la 184, prevede l'obbligo di comparizione dei genitori e dei familiari entro il IV grado di parentela che abbiano intrattenuto rapporti significativi col minore (non fa testo lo zio d'America, o la nonna dell'Australia di cui il minore non ha memoria) affinchè assistano e si prendano cura del minore. Giusto?
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antonella
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« Risposta #5 inserita:: 17 Novembre, 2007, 03:23:27 pm »

Grazie..per avermi riposto sei stata gentilissima...!!
 una volta che si è incaricati se nn ho capito male si procede facendo un colloquio "ai nostri clienti" e se necessario  alcuni test e infine si consegnerà una relazione al giudice sul nostro operato, tutto molto sinteticamente ma è x avere un idea...
ma uno psicologo giuridico che si interessa di "adozioni" deve anche essere informato/conoscere   leggi a cui fa riferimento il suo caso..??
 un ultima cosa : ma avvocato e psicologo giuridico possono essere
 in forte contrasto...e in questi casi come si fa??
Antonella
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Alfio
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« Risposta #6 inserita:: 17 Novembre, 2007, 03:28:03 pm »

Scusate se mi intrometto,
vorrei sottolineare che in ogni caso non è un lavoro così semplice se si pensa che "i nostri clienti" sono stati obbligati a venire presso di noi.
Mentiranno spudoratamente e tenteranno di confonderci.
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Agata Romeo
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« Risposta #7 inserita:: 17 Novembre, 2007, 03:41:02 pm »

Grazie..per avermi riposto sei stata gentilissima...!!
 una volta che si è incaricati se nn ho capito male si procede facendo un colloquio "ai nostri clienti" e se necessario  alcuni test e infine si consegnerà una relazione al giudice sul nostro operato, tutto molto sinteticamente ma è x avere un idea...
ma uno psicologo giuridico che si interessa di "adozioni" deve anche essere informato/conoscere   leggi a cui fa riferimento il suo caso..??
 un ultima cosa : ma avvocato e psicologo giuridico possono essere
 in forte contrasto...e in questi casi come si fa??
Antonella
Quanto relazionato dal C.T.U. viene consegnato al Giudice ma il "passaggio non è così diretto. Il consulente redige, firma la consulenza e la deposita in Tribunale poi da lì arriverà in mano al giudice. Questo per ricordare che il consulente non comunica direttamente col giudice e non lo rivedrà, a meno che venga convocato per chiarimenti.
Conoscere le leggi di riferimento è certamente una cosa buona, ci aiuta a capire come muoverci, cosa vuol sapere un giudice, ecc. ( http://www.psicologiagiuridica.net/adozione/iter-giudiziario-nelladozione/ )
A cosa ti riferisci quando accenni al contrasto fra psicologo e avvocato?
« Ultima modifica: 17 Novembre, 2007, 03:43:07 pm da Agata Romeo » Registrato
antonella
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« Risposta #8 inserita:: 17 Novembre, 2007, 03:43:18 pm »

nn conosco casi ,nè la psicologi GIUridica..e nn so se sto sbagliando a dare qesta risposta...
cmunque penso che in generale si riesce a capire se una persona mente, dipende dal caso ,per es. se un bambino è maltrattato e i genitori recitano la parte dei genitori perfetti, se nn verrà fuori la verità da loro ,lo capiremo dal bambino..attraverso il colloquio,il comportamento dei soggetti,attraverso il linguaggio del corpo..si possono avere preziose informazioni..in particolare penso anche l'uso dei test..è un esempio stupidospero sia così...
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« Risposta #9 inserita:: 17 Novembre, 2007, 03:48:00 pm »

Certo l'esempio del bimbo maltrattato (come quello abusato) è uno dei casi in assoluto più complicati. E' vero quanto dici, se uno psicologo è capace riesce ad andare oltre quanto detto verbalmente, sono altri gli elementi che forniscono indicazioni, tuttavia non è così semplice.
Capiterà che ad es: in una coppia che si separa la moglie accusi il marito di abusi sul figlioletto i 3 anni. La madre sembra sinceramente preoccupata, il padre tanto una brava persona e...il piccolo è davvero troppo piccolo. Queste sono rogne! E davvero frequenti!  Sorriso
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irenegiorgio
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« Risposta #10 inserita:: 17 Novembre, 2007, 03:59:40 pm »

Conoscere leggi e procedure giudiziarie è fondamentale ( io mi sono messa a studiare anche da manuali di diritto civile e penale), è importante capire che il lavoro psicologico in ambito peritale è per molti versi differente da quello in ambito clinico: cambia il linguaggio, cambia soprattutto la relazione con il periziando con cui spesso, come ha fatto ben notare Alfio,si costruisce un "alleanza" strumentale.La consulenza viene vissuta dai soggetti come un atto imposto e da cui  bene.L'intervento dello psicologo in ambito forense non è un intervento terapeutico ma un' attività i cui confini sono ben iscritti dal frame giuridico.
Per ciò che riguarda il rapporto con gli avvocati, beh, in questo caso subentrano le nomine dei Consulenti Tecnici di Parte che hanno la possibiltà di scrivere una controrelazione ...ma anche questo è un altro discorso ancora più vasto.

Antonella viste i tuoi dubbi vorrei consigliarti un libro che mi è stato molto utile all'università: GUIDA AL LAVORO PERITALE di Maria Elena Magrin...lì c'è quasi tutto, con leggi e procedure annesse.
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antonella
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« Risposta #11 inserita:: 17 Novembre, 2007, 04:02:33 pm »

certo che è molto complicato...nn si possono valutare comportamenti del bambino..tipo non so attraverso il gioco..il suo indice di tranquilità,cercando informazioni per esempio dalle maestre dell'asilo se questo nn è violare la privacy.... Che?!?
anto
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Danilo Musso
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« Risposta #12 inserita:: 18 Novembre, 2007, 03:11:42 pm »

L'argomento antonella, come ti sarai ben accorta, è ricco di riflessioni ed approfondimenti.
Una cosa che ritengo importante in questa professione ed in particolare in casi di maltrattamento o abuso è quella di adottare un'ottica falsificazionista.
Come ctu o come perito, devo cercare quegli elementi che falsifichino un evnto e non che lo confermino.
Buon lavoro
Daniòp
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