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Autore Discussione: Bullismo  (Letto 3592 volte)
Agata Romeo
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« inserita:: 20 Ottobre, 2007, 12:14:44 pm »

Da poco è stato approvato il decreto anti-bullismo. Pare non sia chiaro ai più il concetto specifico e quali i parametri per la sua individuazione.
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Agata Romeo
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« Risposta #1 inserita:: 30 Novembre, 2007, 05:40:51 am »

Sarà un caso? Io non credo!
Dopo il decreto anti-bullismo la cronaca riporta quasi quotidianamente vicende che vedono protagonisti i bulli. Non si distingue più la delinquenza giovanile dalla depressione adolescenziale che sfocia in suicidio, il fenomeno baby gang dalla prevaricazione tipica del vero bullismo.
E' vero, Nord e Sud della nostra Naazione sono afflitti da tutti questi fenomeni. Mi domando però...perchè mettere tutto in un inuco calderone?
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Alessia Micoli
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« Risposta #2 inserita:: 27 Agosto, 2008, 06:48:16 am »

purtroppo non sono aggiornata sul decreto anti bullismo, ma lo farò in breve tempo.
il problema, secondo me è sempre lo stesso, poca informazione tante richieste di intervento e poca gente preparata in merito al fenomeno, se non i "grandi nomi", che intervengono in giornate dibattito in cui vi è un calderone di professionisti pronti a farsi pubblicità....
ho cercato di occuparmene per un periodo. entrando nelle scuole con delle giornate studio, incontrando insegnanti e alunni, sono arrivata fino in Sardegna.. ma poi il tutto finisce in una bolla di sapone, tutti hanno bisogno di una soluzione immediata, molti aspettano fondi per dei progetti, ed ecco che piano piano la voglia di continuare ad insistere su un fenomeno svanisce...
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Agata Romeo
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« Risposta #3 inserita:: 27 Agosto, 2008, 10:03:59 am »

La problematica del bullismo è oggetto di studio della psicologia da breve tempo, specie in Italia, se poi si pensa che le cronache confondono il fenomeno con altre piaghe giovanili è davvero difficile districars negli imbrogli di questa matassa.
Occorre pertanto studiare, avviare ricerche, confrontarsi e fare molta pratica. Non è pensabile purtroppo risolvere la problematica con pochi sforzi, bisogna, avviare progetti di prevenzione, recupero e sensibilizzazione degli adulti ( genitori, educatori, insegnanti, ecc). Il lavoro è davvero immane!
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Alessia Micoli
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« Risposta #4 inserita:: 30 Agosto, 2008, 07:47:37 am »

si Agata, ma è tutto molto difficile, nel senso che prepari un progetto, ci studi sopra, trovi collaboratori, e poi c'è sempre qualcosa per cui il progetto non viene attivato.. magari una scuola che ti dice: non abbiamo i fondi. oppure convegni in cui vieni invitata, parli con la speranza che vi sia un seguito.. tutti molto interessati e poi svanisce tutto nel nulla... hai qualche suggerimento da darmi in proposito?
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Agata Romeo
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« Risposta #5 inserita:: 31 Agosto, 2008, 06:48:09 am »

Purtroppo questi che tu menzioni sono alcuni dei punti oscuri della nostra professione ma, di fatto, chi sceglie di intraprendere questo genere di carriera lo fa quasi per "vocazione", per cui l'unico consiglio che posso darti è quello di prendere atto della realtà e non mollare mai nel perseguire obiettivi come quelli che tu hai condiviso con noi...nonostante tutto.
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Alessia Micoli
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« Risposta #6 inserita:: 31 Agosto, 2008, 05:45:09 pm »

farò tesoro delle tue parole, ti ringrazio dell' incoraggiamento. forse ogni tanto serve qualcuno che ti sproni un pò!
grazie mille. Alessia
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Agata Romeo
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« Risposta #7 inserita:: 07 Giugno, 2010, 04:33:53 pm »

Nelle scuole a parlare di bullismo, senza indebite appropriazioni, sfuggendo l’elargizione dei soliti consigli, perché su questo fenomeno accade di sentire che il mondo adulto, professorale, genitoriale, è confuso, perché non è sufficientemente formato per accorgersi, eventualmente per indagare, intervenire, aiutare, non è attrezzato per mettersi di traverso a questo proliferare di guerrieri in erba.
Eppure una buona dose di intenzionalità al fare male, di persistenza nell’usare il colpo di taglio, una asimmetria a dir poco scandalosa, non possono restare sottotraccia, non consentire un più appropriato accertamento su quanto si genera in una classe e si rigenera intorno a noi.
Forse per reimpostare il presente, occorre un pò di pedagogia della nonna, ossia del buon esempio, che riporta consapevolezza del rispetto come valore inalienabile, persino per chi lo ha sempre inteso  come una merce di scambio.
Rispetto che non è, non può essere inteso come una “deferenza dovuta” molto in voga in certe sottosocietà coperte, bensì rispetto dell’attenzione, considerazione, riguardo per le persone, per le cose, per le regole, e questo rispetto lo si apprende unicamente attraverso l’esempio di riferimenti autorevoli, perché accreditati di autorità, che non hanno paura della fatica per tirarci su dal baratro in cui sovente siamo caduti, in quel dirupo che spesso scaviamo a nostra misura.
Dentro una scuola e una classe anonima, con una bravata ripetuta all'infinito, una ragazzata autorizzata a passare inosservata, si comincia sempre così, ma spesso dietro l'angolo c'è la tragedia, il recinto dove tutto può esser condiviso, persino
 la follia più lucida, inaspettata, imprevedibile.
Parlare di bullismo fa paura perchè semplicisticamente disconosciamo, perchè ci illudiamo che non capiti a noi, a nostro figlio, piuttosto succede al tuo, non al mio,
 siamo illusoriamente a distanza di sicurezza, eppure non è per niente un
 fenomeno celato, siamo allarmati, spaventati, preoccupati ma ipocritamente,
 mentre nelle aule si pesta e si rompe, sotto casa si spaccia, si consuma, si vende, si compra.
Il bullismo è percepito come una prova che mette chiarezza, da una parte l'imperatore e i suoi viceré, tra omertà e aggressività che    sfocia nella violenza, in mezzo la tribù degli impauriti
 plaudenti, quelli che fanno consenso di partenza e mai di arrivo, per ultimo
 l'angolo dello sfigato, del più debole, della carne da macello, quello da
 cui mai bisogna venire contaminati,  mai correre il rischio di
 affiancare, perché si finisce minoranza.
Una sorta di sottosocietà dell'io vinco e tu perdi, non si fanno
 prigionieri, il ruolo non è riconosciuto, a volte neppure il valore della
 persona.
L’adulto c’è, esiste, eppure nel gruppo dei pari, dove la battaglia infuria, non c’è alcun riconoscimento, perché s’è inabissato con tutto il suo carico di esempio-autorevolezza-autorità.
Occorre prendere posizione e metterci di traverso per portare il
pensiero su stati della mente e del cuore altrimenti difficili, per non riconfermare il rifiuto delle regole che invece sono spesso
 vere e proprie salvavita, a tutela dei deboli e a tutela anche dei falsi
 vincenti, per non ricadere negli stessi errori, quelli che a
 volte non hanno altra riparazione che il perdono.
Vincenzo Andraous
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