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Le baby gang

Di Agata Romeo - Psicologo | 15 Settembre, 2007 | Visite a questo articolo: 445

Il tema delle bande metropolitane è stato ampiamente trattato dagli Stati Uniti, il primo studio è quello di Thrasher F.e Short J. F., pubblicato nel 1927 col titolo “The aby gang”, riferito alla situazione di Chicago.

In zone ben difinite, quali i margini suburbani, le bande trovano un ambiente favorevole per le loro attività e la loro vita segnata dal disordine e dalla povertà.

I ragazzi che vivono in aree caratterizzate dalla presenza di bande, godono di maggiore libertà e minori restrizioni, rispetto ai ragazzi “normali” che abitano le aree residenziali. Le condizioni che permettono l’aumentare del numero delle bande sono:

Tutti questi fattori non producono direttamente il fenomeno delle bande ma è una situazione complessa, favorita da una vita disorganizzata e ambienti degradati, che costituisce la matrice della nascita e lo sviluppo delle baby gang.

In questi ultimi anni sono stati fatti numerosi progressi nella stesura delle leggi per la tutela dei minori e dei loro  bisogni, tuttavia è ststo probabilmente sottovalutato il problema delle bande e dei giovani delinquenti.

L’aggregazione in gruppo può diventare l’incentivo o il meccanismo di iniziazione e di sostegno una volta intrapresa la “strada della delinquenza”. Il delinquente non è necessariamente un “disorganizzato”, disadattato o antisociale, egli è anzi spesso una persona adattata eben organizzata.In Italia l’allarme scoppia nel marzo del 1999 quando Giuseppe De Luca, reggente della Procura generale di Milano, denuncia la propensione al crimine di giovanissimi italiani appartenenti a famiglie normali. Gli autori dei furti e delle distruzioni scoperti dalla polizia risultano quasi sempre essere figli di “buona famiglia”. Giovani alla ricerca di un pizzico di emozioni e adrenalina in più. Da poco tempo il fenomeno sembra si riscontri anche nelle ragazze, è come le donne si fossero emancipate anche su questi piani.

I giornalisti hanno, delle volte, anche tentato a stilare una sorta di identikit che permettono di riconoscere attraverso, l’abbigliamento, il linguaggio e altri oggetti, le caratteristiche del bullo e delle baby gang.

Ognuno sceglie il modo, per sè migliore, di esprimersi e relazionarsi al mondo esterno, ciò non significa che questi ragazzi diventeranno tutti “bulli e pupe”. Saranno le differenze individuali, le relazioni familiari, i gruppi, le istituzioni che contribuiranno all’accettazione o al rifiuto delle occasioni di intraprendere o meno attività criminali.

Bibliografia:

De Luca M.N., “Soli e poco amati”, in La Repubblica, 15 settembre 1999

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Topics: Bullismo |

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