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	<title>Psicologia Giuridica &#187; Prof. Gennaro Iasevoli</title>
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	<description>Portale informativo sulla psicologia giuridica</description>
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		<title>Come intervenire sui bambini colpiti dalla P.A.S.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 19:03:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Separazione coniugale]]></category>
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		<description><![CDATA[La Parental Alienation Syndrome o P.A.S., sindrome da alienazione genitoriale, o parentale, è una patologia psicologica che ormai colpisce più di un terzo dei fanciulli italiani, figli di genitori separati o divorziati e li segue talvolta per tutta l’esistenza; intanto si cerca di intervenire con accorgimenti psicologici sui comportamenti degli adulti per eliminare i suoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/07/PAS.jpg"><img src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/07/PAS-242x300.jpg" alt="PAS" title="PAS" width="242" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-807" /></a>La Parental Alienation Syndrome o P.A.S., sindrome da alienazione genitoriale, o parentale, è una patologia psicologica che ormai colpisce più di un terzo dei fanciulli italiani, figli di genitori separati o divorziati e li segue talvolta per tutta l’esistenza; intanto si cerca di intervenire con accorgimenti psicologici sui comportamenti degli adulti per eliminare i suoi effetti più inquietanti.</p>
<p><strong>Le caratteristiche:</strong></p>
<p>La P.A.S. è chiaramente osservabile nei figli dei soggetti separati o divorziati già dal terzo anno di vita, perché tra l’altro già a questa età si manifesta con mutamenti di:</p>
<p>1. abitudini, (modi di dormire, alimentarsi, abbigliarsi);</p>
<p>2. carattere, (timidezza, chiusura, incertezza, paura, esibizionismo, reattività, sfida del rischio);</p>
<p>3. comportamenti (modi di reagire alle gratificazioni, alle sconfitte ed alle sollecitazioni della vita di relazione);</p>
<p>4. rendimento, (disturbi del rendimento scolastico e lavorativo);</p>
<p>5. motivazioni, (incostanza motivazionale ed incertezza degli obiettivi).</p>
<p><strong>I danni psicologici derivanti dalla compromissione della fantasia e delle motivazioni:</strong></p>
<p>I figli dei divorziati, dopo la “perdita” di uno dei genitori per effetto dell’allontanamento causato dal divorzio, contraggono la Parental Alienation Syndrome a causa di un “vissuto negativo”, cioè attraverso un percorso costellato di delusioni e sofferenze simile ad un piccolo calvario giornaliero che copre con la massima intensità tutto il periodo dell’età evolutiva, (all’incirca fino al 25° anno), poi si attenua, ma comunque dopo aver segnato il carattere ed aver lasciato effetti duraturi sulle motivazioni individuali riguardanti il lavoro, la famiglia e la società. </p>
<p><strong>Il vissuto negativo dei figli dei divorziati durante l’età evolutiva: </strong></p>
<p>Il piccolo calvario percorso dai figli dei divorziati (Parental Alienation Syndrome) inizia a far data dalla presa di coscienza dell’allontanamento di un genitore dalla famiglia, non tanto in senso fisico (infatti i figli ben sopportano i genitori impegnati in lavori lontani da casa) ma in senso psicologico- relazionale, cioè quando l’allontanamento significa bisticcio, incomprensione, intolleranza, freddezza, disaccordo, indifferenza, mancanza di dialogo. A tal punto il bambino, appena percepisce l’avvenuta separazione dei genitori, è preso da due fuochi (pressioni psicologiche): uno esterno ed uno interno.</p>
<p><strong>Un “fuoco esterno” attanaglia i figli dei divorziati ed alimenta la Parental Alienation Syndrome:</strong></p>
<p>Il fuoco esterno è prodotto dal genitore rimasto col figlio da allevare. Egli, nel migliore dei casi, senza polemizzare dice o fa capire al figlio che dopo la separazione od il divorzio la situazione è cambiata in tutti i sensi: sul piano affettivo, sul piano economico, sul piano abitativo, sul piano progettuale, sul piano degli interessi personali, sul piano relazionale. Contribuiscono a produrre disturbo, incertezza ed angoscia anche i discorsi e le puntualizzazioni di amici e parenti che “toccano”, volontariamente od involontariamente, l’argomento “separazione” in presenza del figlio o della figlia dei genitori separati. Talvolta il genitore separato parla col figlio ricorrendo a perifrasi del tipo: io non ho niente da perdere e non o niente a che vedere con te e con tuo padre (o con te e con tua madre) prefigurando una deresponsabilizzazione contornata di criminalità piuttosto che di chiara imbecillità ed azzardo. Ancor più arrecano sofferenze psichiche, ed anche fisiche in qualche caso, i “cerimoniali” socio-legali obbliganti il figlio o la figlia agli incontri con il genitore separato, l’assistente sociale, e via dicendo. La situazione diventa più negativa e pesante durante le cerimonie familiari, le feste e le vacanze perché maggiormente si notano le differenze nei comportamenti dei genitori separati.</p>
<p><strong>Un “fuoco interno” disturba la mente dei figli dei divorziati già dalla prima percezione della separazione o del divorzio.</strong></p>
<p>Il bambino quando fa i capricci, commette qualche piccolo errore, provoca contrattempi o si rifiuta di eseguire indicazioni, sente dire dalla madre o dal padre, magari stanchi, rammaricati od alquanto esauriti: &lt;&lt; .. guarda, figlio mio, io sono stanca/o, se continui a non ubbidirmi, un giorno farò come ha fatto tuo/a padre/madre, ti lascio e me ne vado anch’io&gt;&gt;. Il bambino nota anche, dopo il divorzio, (prima non vi faceva caso) tutti gli incontri, anche se fugaci ed occasionali, di strada o d’ufficio, della madre con altri uomini e del padre con altre donne, prefigurandosi un tradimento affettivo ed una sostituzione di fatto che annulli brutalmente e totalmente l’altro genitore. Nasce nel bambino un senso di colpa che lo induce a credere di essere forse egli stesso la causa della separazione o del divorzio.</p>
<p><strong>Come allentare la Parental Alienation Syndrome</strong></p>
<p>Oggi si spera di ottenere buoni risultati nei confronti dei figli dei divorziati affetti da P.A.S. migliorando le condizioni vitali e l’integrazione sociale attraverso lo studio, e le vacanze organizzate. Ma sul piano più propriamente clinico bisogna agire molto, mediante interventi psicologici e culturali, rivolti ai genitori separati, partendo col dire di non rappresentare, in nessun caso ed in nessun modo – mai -, neppure minimamente -, con discorsi, immagini o prove, le manchevolezze del genitore allontanato. Bisogna convincere i genitori, gli zii e i nonni a non commettere l’errore di disprezzare o discreditare il coniuge allontanato, davanti ai figli, al fine di evitare la produzione di un danno grave e duraturo che si abbatterebbe rovinosamente e principalmente sul loro equilibrio mentale e sulla loro futura riuscita socio-familiare e lavorativa.</p>
<p style="text-align: right;">Gennaro Iasevoli</p>
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		<title>Linee guida di psicologia giuridica volte ad arrestare il bullismo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 12:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’osservazione scientifica degli atti di bullismo, dopo molteplici studi, si sposta nuovamente sulla famiglia e sulla scuola, ma con un nuovo tipo di approccio epistemologico che implica la valutazione della “percezione infantile” della realtà.
Le percezioni errate che il fanciullo ha della famiglia e della scuola sarebbero la causa scatenante del bullismo.
Poiché si è notato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/04/bulli.jpg"></a><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/04/bullismo.bmp"></a><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/04/bullismo.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-750" title="bullismo" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/04/bullismo.bmp" alt="bullismo" /></a>L’osservazione scientifica degli atti di bullismo, dopo molteplici studi, si sposta nuovamente sulla famiglia e sulla scuola, ma con un nuovo tipo di approccio epistemologico che implica la valutazione della “percezione infantile” della realtà.<br />
Le percezioni errate che il fanciullo ha della famiglia e della scuola sarebbero la causa scatenante del bullismo.<br />
Poiché si è notato che le conclusioni del mondo scientifico, in generale, dopo anni di osservazioni non colpevolizzano gli autori degli atti di bullismo e nemmeno la famiglia e la scuola, si impongono nuove ricerche e credo che non siano del tutto superflue indagini mirate sulle modalità, abitudini e “distorsioni percettive” dei bulli.<br />
Infatti avviene che anche le buone famiglie e le buone scuole finiscono per apparire, a causa di alcuni particolari secondari, inadeguate alla “percezione infantile” del bullo, che pertanto le ripudia nella loro immagine totale e reagisce colpendo chiunque ovunque si trovi.<br />
Partendo da questa ipotesi “patogenetica della percezione” del bullo, credo sia utile pensare concretamente ad un intervento medico-psico-pedagogico atto a prevenire e debellare completamente il fenomeno, ricorrendo ad un semplice procedimento che si sviluppa in tre fasi.<br />
Procedo, quindi, nell’ esemplificare le modalità per “rilevare” nei bambini, ragazzi e adolescenti, i sintomi del nascente bullismo e delle condotte volgari, prevaricanti e criminali, affinché ogni insegnante infatti possa agevolmente dedicarsi ad una attenta e scrupolosa osservazione di “particolari sintomi” della condotta dell’alunno a lui affidato dalla famiglia e contribuire a prevenire e debellare completamente il bullismo, seguendo un procedimento, che si sviluppa in tre momenti:<br />
1. individuazione dei bulli,<br />
2. esame delle loro insoddisfazioni ed esigenze,<br />
3. interventi emendativi o terapeutici, secondo i casi.</p>
<p>a) Riconoscere i bulli.</p>
<p>Osservazione di “particolari sintomi” della condotta degli alunni (annotazione, con discrezione deontologica e trasmissione dei dati da sottoporre al vaglio del dirigente scolastico e del consiglio di classe di particolari sintomatologie comportamentali e tendenze di ragazzi che manifestano atti di bullismo marcato):</p>
<p>o poca attenzione in classe,<br />
o incapacità di ordine personale riguardo al corredo degli attrezzi,<br />
o indugio nei bagni,<br />
o difficoltà nella ripetizione di semplici spiegazioni ricevute,<br />
o largo uso di bugie e di giustifiche fantasiose,<br />
o linguaggio scurrile e truculento,<br />
o minacce, persecuzioni, scritte offensive, telefonate anonime, denigrazioni, raffigurazioni oscene ed aggressioni fisiche,<br />
o sottrazione di compiti e di oggetti,<br />
o lacerazione ed asportazione di pagine dai libri e dai quaderni,<br />
o lancio e distruzione di matite, cancellini, righelli, palle di carta, gomme da masticare,<br />
o comunicazione con lancio di richiami, con fischi da pastore di pecore, con colpi di tosse e rumori da percussione,<br />
o abbigliamento con scritte o monili poco pertinenti al ruolo svolto,<br />
o vandalizzazione di effetti personali, abbigliamento, suppellettili ed ambienti di studio,<br />
o spintonamenti, blocco, sequestro fisico, abuso dei compagni,<br />
o porto di oggetti pericolosi e proibiti atti a colpire,<br />
o torsione laterale alternata, continuata, della testa e del busto, durante la lezione, per richiamare altri svogliati ad osservarli,<br />
o gioco con la sedia (dondolio), con il banco, spostamento parossistico della cartella e della dotazione personale di pennarelli,<br />
o andamento motorio trotterellante, penzolante, con gambe divaricate o a “rana”, con le braccia allargate in maniera irregolare, (impegno esibizionistico con l’incedere nella parte centrale dei corridoio o con strofinio delle mani o del corpo presso le pareti).</p>
<p>b) Esaminare le insoddisfazioni e le esigenze dei bulli &#8211; (indagini mirate sulle modalità, abitudini e “distorsioni percettive” dei bulli).</p>
<p>Applicando i dettami della “psicologia evolutiva” (con l’ausilio di colloqui psicologici “protetti”, realizzati da specialisti) si individuano caso per caso le “richieste complessive” e le “aspettative” che l’alunno ha nei confronti della scuola e della famiglia e si provvede a soddisfarle con l’offerta didattica e formativa mirata, in piena serenità ed armonia. (Insoddisfazione della vita familiare per povertà, per disgregazione, per sofferenze, per sparizione di congiunti) – (insoddisfazione scolastica per carenza di stimoli nuovi, interessanti ed accattivanti – rifiuto del docente eventualmente incapace).</p>
<p>c) Agire con interventi emendativi e terapeutici, secondo i casi di bullismo.</p>
<p>Dall’approccio scientifico summenzionato emerge un metodo per la risoluzione positiva del bullismo la cui efficacia è direttamente proporzionata alle capacità didattiche personali del docente (preparato per l’intervento) e delle altre componenti scolastiche nel decriptare tali sintomatologie comportamentali esplicitate.<br />
I sintomi rilevati sono preziosi in quanto aiutano a capire la insoddisfazione, la “richiesta complessiva” e le “aspettative” dell’alunno nei confronti della scuola e della famiglia. (Aggiornamento dell’offerta formativa, collaborazione con le famiglie e con gli assistenti sociali).<br />
In determinati casi patologici, i sintomi non servono soltanto a determinare un profilo attinente al bullismo, ma sono necessari per individuare la presenza di patologie posturali e motorie o carenze e disordini attentivi-psico-attitudinali, da evidenziare nella eventuale diagnosi funzionale e nei successivi controlli auxolicici dello sviluppo. (Interventi delle ASL).<br />
&lt;&lt;&gt;&gt;</p>
<p>Trattasi di semplici procedure basilari, rapide ed efficaci per risolvere il bullismo (anche se si guardi come alla punta dell’iceberg di un’educazione errata), e per evitare anche l’instaurarsi dell’angosciante timore di atti delinquenziali e perversi tra le scolaresche bene ordinate.<br />
&lt;&lt;&gt;&gt;<br />
In conclusione, propongo ciò, senza aggiungere, altre pagine di parole superflue, di vecchio stampo psico-pedagogico, considerando per un attimo la possibilità di errori significativi commessi nel recente passato, ed abituandomi anche all’idea, emersa dalla critica pedagogica, secondo la quale il bullismo non trarrebbe origine dalla natura del bambino, ma sarebbe il risultato di erronee scelte metodologiche del secondo ‘900 italiano, che, dopo tutto, sono state descritte e propagandate negli anni settanta con nomi accattivanti ( = studio per problemi”, “bando al paternalismo”, “teoria dei sistemi”). Tali teorie, fortemente innovative hanno caratterizzato un diverso rapporto docente-studente ed in pratica hanno soppiantato, a partire dagli anni settanta, principalmente nella scuola statale, la pedagogia preventiva ed emendativa. Negli ultimi 50 anni, in molte realtà scolastiche, sono stati ignorati o sottaciuti i pregi della pedagogia preventiva, del metodo emendativo e dell’emulazione dei “grandi personaggi”, sebbene abbiano permesso in passato, di recuperare generazioni di ragazzi difficili, potenziandone l’io personale e responsabilizzandoli, con costante successo, anche in condizioni sociali di povertà e di arretratezza.</p>
<p style="text-align: right;">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p style="text-align: right;">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p style="text-align: right;">Facoltà di giurisprudenza – Università Parthenope –  Napoli</p>
<p style="text-align: right;">http://www.giurisprudenza.uniparthenope.it/siti_docenti/SitoDocentiStandard/default.asp?sito=giasevoli</p>
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		<title>Un metodo psicologico per curare l’autismo: il gioco della imitazione guidata</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 16:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Giuridica e Clinica]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo, grazie alla costante collaborazione del Prof. G. Iasevoli, docente di psicologia giuridica presso l&#8217;Università Parthenope di Napoli, un articolo centrato sull&#8217;autismo e su uno dei metodi psicologici utilizzati per curarlo, per non dimenticare quanto sia importante, per uno psicologo che opera nel settore della psicologia giuridica, l&#8217;aspetto clinico di una patologia. La dimensione forense [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/03/autismo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-724" title="autismo" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/03/autismo-150x150.jpg" alt="autismo" width="150" height="150" /></a><em>Pubblichiamo, grazie alla costante collaborazione del Prof. G. Iasevoli, docente di psicologia giuridica presso l&#8217;Università Parthenope di Napoli, un articolo centrato sull&#8217;autismo e su uno dei metodi psicologici utilizzati per curarlo, per non dimenticare quanto sia importante, per uno psicologo che opera nel settore della psicologia giuridica, l&#8217;aspetto clinico di una patologia. La dimensione forense ha molti aspetti che non coincidono con la sfera Psy ed è questo che rende peculiare il lavoro dello psicologo nominato perito/consulente tuttavia il diritto con la clinica, seppur diversi, si intersecano e noi che ci informiamo spetta il compito di non fermarci mai.</em></p>
<p><em>                                                                                                                                            Dott. ssa Agata Romeo</em></p>
<p>L’autismo, quale disordine pervasivo dello sviluppo (PDD &#8211; pervasive development disorder -), è stato studiato ed affrontato clinicamente nella prima metà del ‘900. E’ menzionato tra i disturbi psico-fisici nel DSM-4 e prende il nome dalla tendenza del soggetto ad essere “autonomo” in maniera estrema (cioè senza rivolgere sufficiente interesse a quello che avviene al di fuori della propria persona).<br />
La presenza di alterazioni funzionali dei neuromediatori, di alterazioni strutturali intracraniche del sistema nervoso centrale e di un quadro psicologico che presenta ritardi di varia natura, causano una vistosa difficoltà nell’integrazione familiare e sociale.<br />
Il PDD, quale disturbo autistico, pervasivo, disintegrativo dello sviluppo non altrimenti specificato, include il disturbo di Asperger, il disturbo di Rett e la sindrome di Tourette.<br />
La definizione di sindrome AS (disturbo di Asperger) rappresenta un autismo più lieve con minore ritardo nello sviluppo del linguaggio (PDD-NOS atipico o non specificato), mentre la sindrome di Rett, rappresenta un autismo con disturbo generalizzato dello sviluppo psico-fisico; la sindrome di Tourette già notata e diversamente menzionata nell’antichità, viene definita più di cento anni fa’, nei particolari, appunto dal neurologo Georges Gilles de la Tourette che ne evidenzia i disordini neurologici accompagnati da tic motori, instabilità emotiva, ma nello stesso tempo egli ammette che tutto ciò non impedisce studi musicali o prestazioni atletiche: in effetti la sindrome di Tourette non comporta gli impedimenti propri dell’autismo grave.<br />
Le cause sono varie e non tutte ancora scoperte; sono principalmente prenatali e si ipotizza che possano essere di natura genetica o risalenti a problemi immunitari, virali, neurochimici, intolleranze alimentari genitoriali.<br />
Premesso che le cure mediche sono ancora molto imprecise, si punta anche sulla psicologia clinica e sulla pedagogia speciale dell’età evolutiva. Negli ultimi tempi l’evidenziazione di casi di autismo è fortemente aumentata, in quanto la scuola si è dotata di maggiori risorse umane preparate nella diagnosi funzionale degli allievi; tale circostanza ha un benefico impatto sulla tutela della salute dei ragazzi e dà nuovo impulso alla ricerca scientifica ed alla predisposizione istituzionale di mezzi, strutture e risorse sociomediche.<br />
Mentre i pediatri, i neuropsichiatri, gli epidemiologi, i virologi, i farmacologi, i genetisti, i medici radiodiagnosti, i medici nucleari, sperimentano tutte le risorse a disposizione, gli studiosi di psicologia negli ultimi venti anni hanno applicato, provato e sperimentato tutte le varie terapie psicologiche fino ad oggi conosciute, ottenendo notevoli risultati nella crescita mentale e nell’integrazione sociale. Però oggi sia gli studiosi, che le famiglie hanno preso coscienza delle enormi difficoltà da affrontare per ottenere piccoli risultati, pertanto tutti i problemi rimangono aperti e c’è la necessità di un maggiore coinvolgimento degli nazioni per mettere in campo nuove risorse.<br />
Oggi”, nel 2010 occorre fare il punto sulla ricerca e sulla ricognizione delle terapie sull’ “autismo”, anche alla luce delle nuove osservazioni basate sulla risonanza magnetica con gli scanner di ultima generazione.<br />
Dal punto di vista psicologico, per il recupero funzionale o la riduzione del “pervasive development disorder”, si guarda al diritto alla vita, alla dignità della persona quale centro dell’”obiettivo salute”, da difendere.<br />
In vista di tutto ciò occorre:<br />
1 ) aggiornare la visione medico-neurologica del soggetto per individuare eventualmente nuovi “ricettori sensibili corporei” da interfacciare con il mondo esterno; c’è infatti la necessità di aumentare e di incanalare la stimolazione esterna dei meccanismi cognitivi alla base delle espressioni comportamentali;<br />
2 ) rivedere anche la metodologia educativa e rieducativa, apportando modifiche correttive ai sussidi didattici, (pedagogia differenziale, speciale ed integrativa);<br />
3 ) dare uno sguardo alla situazione scolastica e sociale per verificare oggi le possibilità di un aggiornamento della legislazione intesa a favorire il recupero e la piena integrazione funzionale;<br />
4 ) individuare le pratiche sportive più idonee;<br />
5 ) approfondire altri sistemi di integrazione attraverso nuove esperienze e trattamenti (tra cui il sistema delle “gite di esplorazione” e dei “contatti con la natura, con l’arte e con le macro tecnologie”);<br />
6 ) mettere in rapporto l&#8217;ambito sanitario con quello educativo, sul terreno comune dell&#8217;aiuto alla crescita, evidenziando il ruolo del corpo e nel processo di allargamento delle relazioni; attivare quindi le strategie di intervento multidisciplinari in modo da contribuire al processo di integrazione dell&#8217;ambito sanitario con quello educativo;<br />
7 ) chiamare tutti, con ogni mezzo, ad interessarsi della questione;<br />
8 ) aumentare le risorse umane (specialisti) e risorse strumentali (strumenti scientifici e risorse economiche;<br />
9 ) dedicarsi alla ricerca scientifica – di settore &#8211; perché essa con i suoi benefici effetti e ci dona in premio la speranza e la serenità che auspichiamo;<br />
10) puntare (nel campo psicologico) alla messa a punto di indicazioni operative per il recupero funzionale (riduzione del pervasive development disorder);<br />
11 ) studiare i meccanismi psicofisici collegati ai comportamenti imitativi;<br />
12 ) Applicare le terapia psicologica fondata sulla recitazione teatrale dilettantistica (drammatizzazione ed espressività).<br />
Gli aspetti comportamentali negativi del PDD da affrontare sono: rifiuto della socializzazione con coetanei, compagni di scuola vicini di casa, ostilità al contatto fisico, isolamento, linguaggio poco sviluppato, abitudini caparbie, stereotipie motorie, mancanza di espressione mimica corporea e facciale, parziale assenza di imitazione, scarsi interessi verso le persone e l’ambiente, uso non appropriato degli oggetti, rituali comportamentali, linguaggio scorretto, ecolalia, intonazione fonica alterata, uso invertito dei pronomi tu-io, ignoranza di termini astratti, indifferenza ai suoni o ai richiami, sorriso assente, difficoltà nell’alimentazione (deglutizione senza masticazione), apatia alternata ad iperattività rispetto agli stimoli sensoriali, turbe del sonno.<br />
Gli aspetti comportamentali positivi del PDD da valorizzare sono: la buona capacità mnemonica, il legame con i genitori, il legame con alcuni oggetti.<br />
Gli interventi psico-pedagogici sono orientati all’ “abilitatazione”, dopo un’attenta ricognizione delle informazioni necessarie sullo stato motorio, cognitivo, operativo- manipolativo, esplorativo, linguistico e socio-relazionale di ciascun ragazzo, per poter procedere alla definizione di obiettivi terapeutici individualizzati, che accelerino lo sviluppo delle conoscenze e l’autonomia. Le terapie psicologiche più recenti sono fondate sull’ascolto, la gratificazione, il rinforzo, la recitazione teatrale dilettantistica, l’imitazione (è la più efficace, soprattutto se guidata), l’espressività musicale, la drammatizzazione e l’esplorazione ambientale.</p>
<p style="text-align: right;">Gennaro Iasevoli</p>
<p style="text-align: right;">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p style="text-align: right;">Facoltà di giurisprudenza &#8211; Università Parthenope &#8211;  Napoli</p>
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		<title>Aspetti psicologici e giuridici della fragilità mentale dei &#8216;cosiddetti pazzi randagi&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Giuridica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Per rappresentare gli aspetti psicologici osservabili e nascosti dei fragili mentali e dei “cosiddetti pazzi randagi” devo esemplificare alcune condotte (modi di comportarsi) dipendenti da tali patologie psicologiche e psichiatriche, cercando anche di accennare alle differenze correlate alle varie tappe dello sviluppo.
Parto col dire che la fragilità mentale e la sindrome da pazzia di strada [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/01/ospedale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-644" title="ospedale" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2010/01/ospedale-300x197.jpg" alt="ospedale" width="300" height="197" /></a>Per rappresentare gli aspetti psicologici osservabili e nascosti dei fragili mentali e dei “cosiddetti pazzi randagi” devo esemplificare alcune condotte (modi di comportarsi) dipendenti da tali patologie psicologiche e psichiatriche, cercando anche di accennare alle differenze correlate alle varie tappe dello sviluppo.</p>
<p>Parto col dire che la fragilità mentale e la sindrome da pazzia di strada possono dipendere da fattori genetici, neo-natali o post-natali:</p>
<p>1. le cause genetiche sono diverse e derivano dal danneggiamento del DNA (che può avvenire per esempio a causa della “tossicità” dei genitori o per altre malattie e aspetti patologici dei genitori, oggetto della genetica);<br />
2. le cause neo-natali sono varie e derivano dal danneggiamento dell’encefalo (che può avvenire per esempio a causa della “anossia neo-natale” o per altri accidenti patologici dei periodo neo-natale);<br />
3. le cause post-natali sono moltissime, disseminate nelle varie età e non sempre individuabili. Esse possono riferirsi al:</p>
<ol></ol>
<p>a) danneggiamento strutturale/biochimico dell’encefalo (che può avvenire per esempio a causa di malnutrizione, assunzione di tossici di varia natura e per varie vie, infezioni batteriche, virali, tumorali o traumi meccanici),<br />
b) danneggiamento psichico (dovuto a: rifiuto della propria immagine o del proprio “sé”, difficoltà di relazione, stress, pressioni psicologiche, paure, incontri traumatici, condotte e frequentazioni avvilenti, esaltanti o abominevoli).<br />
Dopo aver dato uno sguardo alle cause, si comprende che i comportamenti derivanti dalla fragilità mentale e dalla “pazzia di strada” sono in qualche modo contigui ed omologabili, proprio perché hanno la radice nelle stesse cause suaccennate.<br />
Ecco gli esempi di riferimento, a partire dall’infanzia:<br />
1. i genitori che sono a conoscenza della fragilità mentale di una ragazza di 8 anni evitano di lasciarla sola in casa con un bambino di 3 anni, perché immaginano che se, per ipotesi, il piccolo tira giù una pentola, la ragazza non è in grado di portare prima in salvo il bimbo e mettersi rapidamente in contatto con loro, oppure, con fare resiliente, ricorrere ai vicini di casa senza perder d’occhio il fratellino;<br />
2. un’adolescente quindicenne, affetta da fragilità mentale lieve, non cura adeguatamente la propria immagine e la propria motricità corporea, pertanto non riesce a frequentare il liceo, compiendo il tragitto a piedi o in autobus, senza incorrere in frequenti molestie verbali e non verbali, persino da parte dei compagni di scuola maleducati od intruppati in branco;<br />
3. una giovane donna affetta da fragilità mentale lieve guarda al matrimonio senza sottilizzare molto nelle scelte, fino ad accettare incoscientemente situazioni penose o pericolose.<br />
Ecco altri esempi di riferimento, a partire dall’infanzia maschile:<br />
4. i genitori che sono a conoscenza della fragilità mentale di un ragazzo di 8 anni evitano di lasciarlo solo in casa con un bambino di 3 anni, perché immaginano che se, per ipotesi, il piccolo tira giù una pentola, il ragazzo non è in grado di portare prima in salvo il bimbo e mettersi rapidamente in contatto con loro, perché preso dall’interesse per il videogioco;<br />
5. un adolescente quindicenne, affetto da fragilità mentale lieve, non riesce a relazionarsi adeguatamente con i coetanei, e non riesce a frequentare il liceo, compiendo il tragitto a piedi o in autobus, senza incorrere in frequenti molestie verbali e non verbali, persino da parte dei compagni di scuola maleducati od intruppati in branco: incorre in continue trappole che gli vengono tese per saggiare le sue reazioni;<br />
6. un giovane uomo affetto da fragilità mentale lieve guarda ai legami sentimentali con pigrizia e senza sottilizzare nelle scelte, fino ad accettare incoscientemente situazioni penose o pericolose.<br />
Nell’età adulta avanzata, la fragilità mentale porta principalmente alla chiusura in se stessi, al disimpegno lavorativo, all’incostanza, alle fissazioni, alle ossessioni ed alle reazioni esagerate agli stimoli esterni.<br />
Dalla fragilità mentale alla pazzia di strada (fenomeno dei pazzi randagi) il passo è breve, perché appena le persone fragili escono da un contesto familiare accogliente o addirittura ostile od inesistente, cominciano a vagare per un mondo poco compreso, irto di vaghe sorprese (gli ostacoli non vengono percepiti come tali o misurati correttamente) ed esperienze che stimolano la loro reazione standardizzata-premeditata, (generalmente di tipo infantile, perché correlata al quoziente intellettivo medio-basso).<br />
Da questa sommaria descrizione tipologica-comportamentale si ricava un concetto di marcata pericolosità individuale e sociale dei soggetti affetti dai suddetti disturbi psichici.<br />
Queste persone, meritevoli di accoglienza ed affetto, devono essere curate, nel loro primario interesse, continuamente in maniera multifattoriale (principalmente con la psicologia e con la psichiatria) e seguite da parte della famiglia (ove possibile) e da parte dei Sindaci, attraverso i servizi sociali comunali, che le hanno in “carico” ai sensi del combinato disposto seguito alla legge Basaglia, come prescrivono le vigenti norme, fino ai trattamenti temporanei intensivi in reparti ospedalieri specializzati, con l’intervento del servizio sanitario nazionale.<br />
Ciò  perché i fragili mentali hanno una risposta psichica alle situazioni di contrasto (risposta psichica intesa ad annientare le fonti di segnali esterni, percepiti, anche se erroneamente, in contrasto con la loro vita), meno razionale delle persone normali, che si esprime in azioni “bambinesche” e pericolose. Infatti appena la loro mente fragile percepisce una fonte del contrasto alla loro volontà, senza regole e senza guida etica, decidono ed iniziano puerilmente a cancellarla con ogni mezzo.<br />
Sul piano giuridico,  la LEGGE 13 Maggio 1978, n° 180 sulla diagnosi e la cura volontaria o  obbligatoria, promossa da Francesco Basaglia, dopo aver decretato la chiusura dei manicomi, ha stabilito le norme sul trattamento obbligatorio, e sui servizi di igiene mentale. Il 23 dicembre 1978 è seguita la legge 833/78 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale e confermato all’articolo Art. 33, sulle &#8211; Norme per gli accertamenti ed i trattamenti sanitari volontari e obbligatori -, che &lt;&lt;____• Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del sindaco nella sua qualità di autorità sanitaria, su proposta motivata di un medico. …….• Chiunque può rivolgere al sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio. Sulle richieste di revoca o di modifica il sindaco decide entro dieci giorni___&gt;&gt;,  confermando quanto già prescritto dall’Art. 1  della Legge 13 Maggio 1978, n° 180.<br />
Sul piano procedurale non vi sono grandi novità, a conferma delle già rimarcate responsabilità deontologiche ed amministrative che la Legge Basaglia ha trasferito in solido ai sindaci, ai servizi sociali ed ai servizi sanitari territoriali nei confronti dei fragili mentali, e quindi dei soggetti che verosimilmente sfociano nella pazzia e nel randagismo, in seguito a particolari evoluzioni endogene della loro patologia.<br />
In pari tempo, le responsabilità in capo alle istituzioni amministrative, sociali e sanitarie territoriali, comprendono il rispetto della salute dei terzi danneggiati a seguito delle eventuali omissioni degli interventi spettanti ai servizi sociali.<br />
I servizi sociali comunali sono tenuti alla prevenzione sociale a partire dalla eventuale costituzione una rubrica aggiornata (riservata), con i nomi reperiti preventivamente dai medici di base e dai servizi sanitari, dei soggetti pericolosi e “randagi”, che sono molto spesso già largamente riconosciuti dalle “frequenti vittime” cittadine.</p>
<p style="text-align: right;">Prof.  Gennaro Iasevoli</p>
<p><a href="http://www.giurisprudenza.uniparthenope.it/siti_docenti/SitoDocentiStandard/default.asp?sito=giasevoli">http://www.giurisprudenza.uniparthenope.it/siti_docenti/SitoDocentiStandard/default.asp?sito=giasevoli</a></p>
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		<title>Psicologia giuridica: le tendenze patologiche e scelte delinquenziali nascoste</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 16:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Giuridica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi nei procedimenti giudiziari si rende necessaria, molto spesso, la perizia psicologica del soggetto indagato, perché quando non si riesce ad individuare il responsabile di un reato, nelle prime trentasei ore,  poi, per varie ragioni tecniche, passano mesi ed anni per trovarne l’autore, che si eclissa tra la gente comune. Si sentono in proposito i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/10/bulli.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-566" title="bulli" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/10/bulli-150x150.jpg" alt="bulli" width="150" height="150" /></a>Oggi nei procedimenti giudiziari si rende necessaria, molto spesso, la perizia psicologica del soggetto indagato, perché quando non si riesce ad individuare il responsabile di un reato, nelle prime trentasei ore,  poi, per varie ragioni tecniche, passano mesi ed anni per trovarne l’autore, che si eclissa tra la gente comune. Si sentono in proposito i commenti delle persone vicine al luogo del reato, che ripetono di non aver mai notato nel quartiere persone o movimenti sospetti.</p>
<p>Allora  bisogna dire, che in base alle correnti osservazioni scientifiche, le persone, salvo rarissimi casi, hanno tutte una fisionomia ed un’immagine sociale ed estetica più o meno simile, intercambiabile e mascherata, perché ormai il “sacco esterno” (costituito dal viso, capelli, corporatura, dagli abiti e andatura) è fondamentalmente simile. Cosicché le informazioni dei “testimoni di strada”, servono a dare soltanto un giudizio sul “sacco esterno” dei sospettati, ma non fotografano mai bene le patologie comportamentali, le tendenze, gli obiettivi e le abitudini “contenute” all’interno della sfera psicologica dei sospettati.</p>
<p>Questi concetti, tratti dalle premesse psicologiche alle indagini criminologiche dei giorni nostri, devono dare una risposta scientifica alle gente comune che, in buona fede, si ostina ancora a parlare di bravi ragazzi che non hanno dato mai segni di squilibrio e fastidi al prossimo, ogni volta che scopre autori di crimini efferati, provenienti anche da ambienti “perbene”.</p>
<p>La tecnica di riconoscimento del soggetto criminale non si può basare sull’osservazione del “bello aspetto” dell’individuo (aspetto del sacco esterno), ma si deve fondare sulla conoscenza delle “tendenze” che effettivamente ha e sulla conoscenza degli obiettivi nascosti che “vuole raggiungere” nella vita”.</p>
<p>Abbandoniamo quindi la speranza di conoscere, a vista, il passato ed il futuro delle persone incontrate per strada o nel condominio, altrimenti saremo sempre ingannati ingenuamente (e pericolosamente) da questo “sacco esterno” (che ormai è simile per milioni di individui).</p>
<p>Nella mente (psiche) di alcuni individui ci sono idee e progetti perversi, criminali e catastrofici, sotto un aspetto estetico molto curato, definito, elegante, piacente, simpatico, spiritoso, attraente ed accattivante; ma quando uno specialista va a dare un’occhiata, (con una semplice osservazione psicologica attraverso un colloquio e qualche mental-test) all’interno del “sacco” (della sfera psichica) della persona, scopre subito  le eventuali tendenze criminali, gli obiettivi pericolosi e le abitudini malvagie.</p>
<p>Risulta quindi necessario rimodellare i termini della cultura sociale e del senso comune per poter capire il concetto della “inconsistenza dell’osservazione occasionale” dell’individuo che si vuole definire e descrivere sul piano comportamentale, e per poter dare nuova importanza all’indagine psicologico laboratoriale, che risulta rapida, sicura e funzionale alle indagini.</p>
<p>In riferimento agli scopi dell’indagine psicologica, nel corso degli anni si è notato che la stesura del profilo del soggetto indagato risulta interessante soprattutto per la descrizione della personalità, ottenuta attraverso il colloquio, l’osservazione delle dinamiche espressive e l’applicazione dei mental-test.</p>
<p>La parte della perizia che più interessa la magistratura, riguarda la rilevazione e la indicazione delle “tendenze e delle abitudini psicologiche-comportamentali della persona esaminata, perché, elencando e descrivendo le “tendenze e le abitudini psicologiche” del soggetto, si ottiene la mappa della sfera caratterologica psichica, con il riferimento ai “gusti ed alle scelte delinquenziali abituali” dell’individuo periziato.</p>
<p>In altre parole costruendo il profilo psicologico attraverso la rilevazione e lo studio delle tendenze, si trasmette al magistrato una mappa dei “percorsi reali compiuti abitudinariamente” dalla persona oggetto d’indagine.</p>
<p>Per raggiungere tale obiettivo professionale, sotto il profilo psicologico-giuridico, consigliamo una relazione descrittiva sull’osservazione di alcuni fattori della personalità:</p>
<ul>
<li>intelligenza (controllare le capacità di risolvere problemi),</li>
<li>cultura (indicare i corsi frequentati ed il titolo di studio posseduto),</li>
<li>attitudini (individuare e descriver sommariamente le abilità nello studio, nel lavoro e nel tempo libero),</li>
</ul>
<p>carattere ( il modo personale di “agire e reagire” nelle situazioni, rispetto alle stimolazioni esterne è determinato principalmente dall’imprinting originario familiare, dalle esperienze di vita e dallo stato di salute fisica &#8211; funzionalità sensoriale ed ormonica normali o compromesse -); non si può “misurare”, ma si può “ rilevare, evidenziare, descrivere”, partendo dal colloquio ed applicando il test proiettivo delle “macchie d’inchiostro di <em>Rorschach”</em>.</p>
<p>Comunque, secondo più recenti esperienze, per mettere in chiaro e completare con sufficiente precisione il “quadretto delle tendenze psicologiche personali” di un qualsiasi individuo, e per relazionare utilmente alla magistratura inquirente o giudicante, si devono individuare alcune tendenze prevalenti tra quelle indicate nella seguente tabella:</p>
<p><strong></strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td width="9" height="5"> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td width="463" height="273" align="left" valign="top" bgcolor="#ffffff">
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>
<p align="center"><strong></strong></p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">tendenze riguardanti:</span></strong></p>
<p align="center">
<ul>
<li>§ sport : (individuale, di squadra, estremo, tifoso assiduo, demotivato, non segue)</li>
<li>§ condotta lavorativa (normale, incostante, problematica)</li>
<li>§ sesso:  (normale, iper-attivo, particolare -stesso sesso-, multietnico, demotivato, perverso)</li>
<li>§ dipendenza:  (fumo, alcool, droga, non fa uso)</li>
<li>§ gioco:  (divertimento, azzardo, demotivato,non segue)</li>
<li>§ tempo libero:  (attività particolare, riposo, viaggi, compagnia, incontro)</li>
<li>§ religione: (ufficiale, straniera, setta, ateismo, demotivato, non segue)</li>
<li>§ politica: ( elettore, eletto, attivista, demotivato, non segue)</li>
</ul>
<p align="center">
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;">abitudini e disturbi alimentari:</span></strong></p>
<p align="center">(funzioni normali o compromesse da anoressia e bulimia)</p>
<p align="center"> </p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Raccogliendo ed incrociando i dati dell’osservazione psicologica sulle tematiche, riportate nella suddetta tabella multifattoriale, stilata personalmente a seguito di esperienze professionali, si giunge agevolmente alla chiara individuazione dei comportamenti normali, patologici e delinquenziali delle persone.</p>
<p>(Nota) &#8211; Per indicare numericamente quante siano le persone che hanno tendenze strane e che nascondono obiettivi insensati, si ricorre ad un piccolo modello statistico, preso a prestito, per “traslato”, dal grazioso mondo animale: per contare tutti i topi della Terra bisogna moltiplicare per un numero X il numero di quelli che si riescono a vedere …….. così per contare sulla Terra le persone con tendenze strane, bisogna moltiplicare per lo steso numero X il numero di quelle che vengono scoperte. Sebbene si tratti di una cifra molto grossa, essa è percentualmente poco significativa.</p>
<p style="text-align: right;">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p style="text-align: right;">Docente di Psicologia giuridica</p>
<p style="text-align: right;">Facoltà di Giurisprudenza</p>
<p style="text-align: right;">Università di Napoli &#8211; Parthenope.</p>
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		<title>Bullismo, prevaricazione, nonnismo: quantizzazione del “danno psicologico” subito da terzi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 14:45:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
		<category><![CDATA[danno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
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		<description><![CDATA[Le scienze mediche, negli ultimi cinquanta anni hanno raggiunto vistosi risultati positivi, che sono sotto gli occhi di tutti (sconfitta di molte malattie infettive ed allungamento della vita delle persone), invece le scienze dell’educazione sono in perenne difficoltà di fronte ai fenomeni della devianza giovanile, che sono diventati vistosi in Italia, nonostante l’applicazione di quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-488" title="bulli3" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/09/bulli3-150x150.jpg" alt="bulli3" width="150" height="150" />Le scienze mediche, negli ultimi cinquanta anni hanno raggiunto vistosi risultati positivi, che sono sotto gli occhi di tutti (sconfitta di molte malattie infettive ed allungamento della vita delle persone), invece le scienze dell’educazione sono in perenne difficoltà di fronte ai fenomeni della <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/minori/bullismo-in-eta-preadolescenziale/" target="_blank">devianza giovanile</a>, che sono diventati vistosi in Italia, nonostante l’applicazione di quelle teorie pedagogiche massimalistiche costruttivistiche e sistemiche neorusselliane del secondo novecento.<br />
Si assiste alla perdita di contatto degli adolescenti con i docenti e con i genitori, si nota la diffusione del morbo di burnout tra i docenti della scuola primaria (ex materna) e tra i docenti della scuola secondaria di secondo grado; vengono colpiti dalla sindrome di burnout (*) (patologia psichiatrica conseguente allo stress derivato dall’impegno professionale a contatto con i ragazzi difficili) i docenti che lavorano con i più piccini e i docenti che non riescono a rapportarsi con i liceali, mentre i docenti delle scuole secondarie di primo grado (ex medie) non mostrano statisticamente particolari patologie collegare allo stress. (* Nota.  Sindrome di burnout: stress caratterizzato da frustrazione e delusione, accompagnato da stanchezza fisica, fragilità emotiva, espressione distaccata ed apatica nei confronti dell’ambiente).<br />
Un siffatto quadro pedagogico-sociale, semplificato all’osso,  -con i problemi del bullismo, con la diffusione del morbo di burnout, con la disaffezione allo studio, con l’esigenza di continui aggiustamenti e di  interventi politici da parte di vari ministri dell’Istruzione che si trovati a dover sistemare, con le norme, una scuola che non attinge più ad una linfa sperimentale-scientifica che la sorregga -, non può che spingerci ad  una amara riflessione sulla perdita di credibilità della pedagogia ereditata dal secondo 900 italiano, che in 50 anni, nel suo complesso operativo (costruttivistico, logicistico neorusselliano), si sarebbe protratta per anni autoreferenzialmente, senza autocritica, senza novità e senza incisività.<br />
Queste considerazioni pesano come un macigno sulla pelle di chi non ha lasciato troppo spazio alle minoranze o non ha inteso ascoltare le reazioni motivazionali infantili, attenendosi all’impianto rigido della scuola italiana del secondo 900 (una scuola irrigidita secondo sofismi logici di ispirati a B. Russel).<br />
A ragione il <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/bulli-o-adolescenti-devianti/" target="_blank">bullismo</a> può intendersi quale insoddisfazione profonda e reazione obbligata rispetto alla negazione del protagonismo dell’individuo e del pensiero divergente.<br />
  Pertanto vi sono anche uomini politici, pedagogisti, scienziati del parere che le proteste scolastiche siano in parte utili allo sviluppo della consapevolezza sociale e favoriscano il pensiero “divergente”, lievito della creatività.<br />
Recentemente le istituzioni sono più vigili e ben attrezzate ed il personale docente, almeno in teoria, maggiormente informato (anche per effetto della diffusione delle notizie attraverso internet)  e la scuola tende a realizzazione di un ambiente educante coinvolgente per l’alunno al fine di integrare nel tessuto sociale normale un soggetto (bullo pericoloso) segnalato per le sue aggressioni spavalde, mediante l’intervento didattico, psicologico, sociale, ludico, ginnico, artistico, spirituale, ecc.. Si cerca anche di emendare gli atteggiamenti di bullismo criminale attraverso l’espiazione di forme di pena, adeguate all’età ed allo stato di salute psicofisica, presso comunità protette, case famiglia, istituti di correzione.<br />
Però i genitori più “deboli” preferiscono allearsi costantemente con i figli, anche sul piano delle espressioni comportamentali più discutibili, piuttosto che dar ragione ai docenti o ai fautori di una scuola rigorosa.<br />
Sono anche i patimenti che derivano dalle insoddisfazioni della vita di tutti i giorni tra le cause che fanno sentire i genitori bloccati ed impotenti di fronte all’allarme proveniente dalla cattiveria dei <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/indicatori-del-fenomeno-bullismo/" target="_blank">bulli</a>, quando si appropriano della scuola<br />
Molti adulti guardano ai rituali delle occupazioni come a una consuetudine goliardica legata all’autunno, che non li colpevolizza, sebbene i figli perdano il ritmo dello studio e le ore curricolari di laboratorio.<br />
Raramente, avviene che qualche docente,  portatore di stanchezza, rivendicazioni, rancori e dissapori lavorativi, nelle poche ore di lavoro frontale, non concentri e non veicoli forti direttive educative e scientifiche, capaci di interessare gli alunni “contagiati” da ben altre attrattive provenienti dai media attuali.<br />
Anzi  occorre chiarire che a fronte di circolari ministeriali serie e severe, può capitare, deprecabilmente, (anche se raramente) che qualche operatore scolastico percepisca fastidio, ed incautamente si lamenti ad alta voce, con discorsi che finiscano per esasperare subliminalmente gli alunni, finché ne facciano argomento di protesta.<br />
Occorre altresì maggiore cautela da parte dell’insegnante che, senza volerlo, “sponsorizzi gli svogliati” in sede di scrutinio, magari con un discutibile intento di aiutarli, sottolineando solamente alcune loro qualità di intelligenza.<br />
La quantizzazione del danno psicologico subito da terzi, pur se complessa in generale, diventa esprimibile, quando la vittima del bullismo manifesta il disturbo psichico attraverso un repentino indebolimento delle “sane” abitudini di vita, dopo aver subito l’aggressione.<br />
Riesce più difficile quando la vittima apparentemente non mostra cambiamenti di abitudini e di scelte ma al tempo stesso elabora un cambiamento di vita più lento e nascosto (pertanto soltanto una indagine psicologica approfondita può condurre alla diagnosi del danno ed alla relativa prognosi).<br />
La rilevazione della gravità del danno psicologico è strettamente correlata alla descrivibilità del mutamento di vita indotto ed alla gravità delle limitazioni subentrate (chiaramente descrivibili), che tale mutamento di vita comporta; ad esempio se un alunna di liceo interrompe la normale frequenza scolastica per le vessazioni subite precedentemente dai bulli, e incorre nella bocciatura e nella conseguente ripetizione dell’anno scolastico, il danno psicologico corrisponde verosimilmente ad un danno materiale quantizzabile e risarcibile secondo i parametri e costi individuabili tecnicamente.<br />
Si osservi che sia il danno psicologico, che il <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/danno-psichico/la-fine-del-danno-esistenziale/" target="_blank">danno esistenziale e morale</a>, lamentati dalle vittime, devono essere, in sede di giudizio, descritti in maniera chiara e circostanziata ed inequivocabile, nelle loro manifestazioni, e correlati ad effetti ripetuti ed osservabili (magari con l’ausilio del consulente); il danno, descritto nei particolari osservabili, per essere tale deve  risultare la conseguenza diretta e inequivocabile (tecnicamente periziata)  delle causa (episodio di bullismo) al di la di ogni ragionevole dubbio.</p>
<p>Esempi di danni psicologici e degli esiti:</p>
<p>1. indebolimento delle “sane” abitudini di vita: chiusura in se stesso, caduta del rendimento, incapacità lavorativa;<br />
2. mutamento di vita indotto: scarso rendimento nello studio, perdita del ritmo di lavoro, assenze lavorative;<br />
3. terrore: ansia, incubi, risvegli improvvisi, sbalzi di umore, mutacismo (inibizione della parola), scarso rendimento nello studio, perdita del ritmo di lavoro, assenze lavorative;<br />
4. discriminazione ed esclusione (o impedita fruizione di beni materiali, culturali, morali): scarso rendimento nello studio, bocciatura, assenza, perdita del lavoro, malattie psicosomatiche, balbuzie, ulcera, caduta dei capelli, sbalzi di pressione, insonnia, depressione, (raramente, nei casi gravissimi, in soggetti fragili non trattati, fino all’autolesionismo).<br />
&#8212;======&#8212;</p>
<p>Alcuni termini ricorrenti:<br />
–Affanno –aiuto –ammanettare -appello –arresto -assassino –autoambulanza –autopunizione –avvocato –banda -barricato in auto –bloccare –botte -bravo ragazzo –cancellare prove –killer –cimitero –coltello -controlli –corsa –custodia –delitto –digiunare -discostarsi dal volere -doppia vita –eludere -falso –ferire -fermo –garage -giardini pubblici -grida –identikit -illusorio -immobilizzare –incendio -incidente –infetto –inganno –isolato –lanciato –legare -lesioni personali –malato -maltrattamenti in famiglia –sfrenato –massacrare -<a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/cyberbullismo/" target="_blank">minacciare la diffusione delle immagini </a>registrate –minacciare di morte -moglie lo lascia -molestare -momenti e luoghi più impensati –nascondere –nascosto -nastro adesivo –negare -negativo -non accettare la fine della storia d’amore –nonnismo –non privo di conseguenze -obbligare –occultare –ospedale -ossessivo nei suoi confronti –passamontagna –pecora -pedinare –perseguitare –picchiare -pillole –prevaricazione–processo -procurando contusioni –profilo -protesta –pungere –racconto triste -ragazza tallonata -raid del marito –rapina -rapinatori -rapporto -rassegnato -ricatto –ricovero -rintracciato -riprendendo tutto con il telefonino -schiaffeggiare -sconvolgente -sfuggire alla cattura –soccorso –sorveglianza –sottrazione -stufare –svogliato –taglierino –tamponato -telecamera a circuito chiuso -terrore –testimone –tombino –torturare –tracce –trascinare –traumatizzare -triste sentimento –vagante -violenza psicologica e fisica -zona isolata.</p>
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
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		<title>Il bullismo nella scuola, i protagonisti, le cause, le proposte di intervento</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 14:38:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I protagonisti di atti di bullismo, prevaricazioni, nonnismo, sono stati ritenuti per più di un secolo (già lo scrittore E. De Amicis inizia a parlare di un alunno che nutre il suo odio nei confronti di tutto e tutti), come soggetti che non desiderano migliorare. In generale danneggiano con prepotenza i più deboli e più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-301" title="bulli2" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/09/bulli2-150x150.jpg" alt="bulli2" width="150" height="150" />I protagonisti di atti di <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/indicatori-del-fenomeno-bullismo/" target="_blank">bullismo</a>, prevaricazioni, nonnismo, sono stati ritenuti per più di un secolo (già lo scrittore E. De Amicis inizia a parlare di un alunno che nutre il suo odio nei confronti di tutto e tutti), come soggetti che non desiderano migliorare. In generale danneggiano con prepotenza i più deboli e più esposti alle prevaricazioni, a scopo di affermazione personale di stampo delinquenziale.<br />
Gli autori del bullismo hanno tutte le età: alunni di scuola elementare, media, liceale, (oggi su you-tube è possibile visionare anche alcune tracce di filmati che li ritraggono durante i danneggiamenti).<br />
Prevaricano, perpetrano deliberatamente, intenzionalmente, ripetutamente pressioni offensive; aggrediscono, danneggiano, feriscono, vandalizzano gli effetti personali dei loro compagni, sottraggono beni simbolo, deridono e in qualche caso diffamano, calunniano, offendono, discriminano ed escludono i più deboli incapaci di difendersi; impediscono la fruizione di beni materiali, culturali, morali; trascorrono quasi l’intera giornata “inseguendo l’allegria” e per tenersi in “forma” si divertono a spaccare tutto, con furia disumana.<br />
Vi sono bulli che sono integrati positivamente nella scuola e nella famiglia ed altri che non hanno intenzione di vivere normalmente, né di sottoporsi alle regole della famiglia e della scuola.<br />
Nella seconda ipotesi, i bulli non hanno un buon curriculum scolastico, non sono precisi e non rispettano l’orario d’ingresso a scuola, fanno numerose assenze ingiustificate, non svolgono i compiti assegnati dai docenti, copiano i compiti dagli altri o addirittura li sottraggono materialmente ai compagni più bravi, apponendovi ingenuamente la loro firma.  Quando vengono interrogati si girano continuamente verso i compagni di classe, in cerca di supporto, ma stranamente essi cercano aiuto dai compagni “scolasticamente malconci” del loro piccolo clan invece di implorare suggerimenti dai compagni più bravi: questo fenomeno di persistenza ed irriducibilità va a connotare in maniera inequivocabile i ragazzi e adolescenti che non hanno intenzione di migliorarsi e quindi sono già all’inizio di una <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/bulli-o-adolescenti-devianti/" target="_blank">carriera criminale</a>.<br />
Bullismo, prevaricazione, nonnismo si verificano nelle sedi più svariate: nelle piazze, nei dormitori, nei corridoi, nei servizi, sulle spiagge, nei luoghi di ricreazione e di gioco, nelle discoteche, nelle palestre, nelle scuole, nelle strade poco frequentate, durante gli spettacoli ed i raduni, durante le escursioni, sui mezzi di trasporto, nelle stazioni, di giorno e di notte.<br />
Casi sporadici di bullismo, nonnismo e prevaricazioni sono stati notati talvolta nelle scuole di ogni ordine e grado, in assenza di docenti o durante i picchettaggi delle occupazioni degli edifici scolastici, ove è presente una marea di studenti della stessa età, svincolati da obblighi didattici e disciplinari per alcuni giorni; attuano una liberalizzazione dell’orario scolastico, e trattano argomenti a libera scelta che concernono anche discussioni a sfondo politico e sessuale; ne risulta una contestuale limitazione dei controlli disciplinari e l’impunità in molti casi di scorrettezze (che sfuggono al  monitoraggio); vi è la possibilità di modificare la composizione dei gruppi classe e di aggregarsi in <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/bullismo-2/le-baby-gang/" target="_blank">gruppi auto-costituiti </a>su interessi comuni e spesso su iniziative di sostegno ad altri contestazioni (con condotte incontrollate); gli studenti senza alcuna autorizzazione posso diffondere avvisi  classe per classe, ed anche gli studenti con un curriculum negativo si consolano per la notorietà (nel gruppo dei promotori) davanti ai più piccoli (alunni delle prime classi liceali) che li acclamano; tutto avviene anche in presenza di “pacifica” rassegnazione di molti genitori che si sentono impacciati ed inadeguati,  probabilmente essi si sentono in colpa, per il pregresso disinteressamento.<br />
Merita una particolare attenzione, per le coincidenze che ne derivano, l’autogestione scolastica diffusasi ciclicamente in quasi tutti gli Istituti superiori. Inizia in genere tra ottobre e novembre, non appena l’orario di insegnamento va regime (sembrerebbe conviene agli adolescenti più svogliati farla franca, senza compiti, nelle giornate più impegnative). Dura mediamente un mese, probabilmente perchè comincia a stufare prima le ragazze (più pragmatiche) che si sentono via via più aggredite e “tallonate” dai maschi più inopportuni e anche perchè c’è l’intervento sempre più stringente dei presidi, delle famiglie e dei docenti.<br />
Gli Studenti, che conducono le file dell’organizzazione, imponendo gli avvisi classe per classe, hanno generalmente un’esperienza personale abbastanza nota, spesso in negativo, ed un’aspirazione al potere; si passano di anno in anno le informazioni e le esperienze, dai più grandi ai più piccoli; in genere non coltivano interessi verso le materie scientifiche e lo sport (ma non esistono, su questo, dati statistici raccolti scientificamente).<br />
A fronte di velate forme di prevaricazione, bullismo e nonnismo: la maggior parte degli alunni agisce da “connivente”, perché quando viene intervistata dagli adulti, non importa se docenti o genitori, spesso non riesce a dare una spiegazione e nel migliore dei casi ripete a memoria due righe di protesta contro lo stato carente dell’Istituzione, ma durante il colloquio approfondito e stringente alcuni spiegano di nutrire il terrore smisurato di discostarsi dal volere degli organizzatori delle proteste e proseguono raccontando di aver subito o di temere velate forme di prevaricazione, bullismo e nonnismo nei momenti e nei luoghi più impensati. Di questi racconti bisognerà approfondire gli effetti patologici sulla psiche adolescenziale e vedere se i danni incidano indistintamente sugli alunni appartenenti a tutti i ceti sociali o se avvenga una selezione automatica.<br />
Molti alunni assistono impotenti alla loro dichiarata caduta scolastica ed a ruota, anche i genitori, si rassegnano “pacificamente”, nel vederli candidati alla sicura perdita dell’anno scolastico, per scarso rendimento.<br />
La situazione della bocciatura incipiente viene percepita da tali alunni come ineluttabile conseguenza del fatto che la “prova/esperienza” dell’autogestione è stata vissuta senza partecipazione: una specie di sentimento di autopunizione si impossessa della mente dell’alunno.<br />
La ritualità, pur se presenta alcuni aspetti prevaricanti, viene accettata dalla massa quale conseguenza di una sofferenza esistenziale collettiva, mentre soltanto poche vittime di eventuali soprusi perpetrati riescono a valutare, sulla propria pelle, gli effetti della pressione, dell’annientamento temporaneo della personalità, per i frequenti scontri fisici violenti, le minacce, gli avvilimenti, la perdita del ritmo giornaliero dello studio e dello svago.<br />
Permane comunque la credenza diffusa tra gli adolescenti che la protesta dia un senso di appagamento, di autonomia, di libertà e quindi di crescita. I bulli ritengono le loro azioni sempre e comunque molto redditize, infatti se sono svogliati e “senza un nome” si consolano con una notorietà di facciata davanti ai più piccoli che li acclamano quando disprezzano l’offerta della scuola.<br />
Talvolta un bullo riesce ad essere promosso ed allora giudica la sua notorietà di “caporione” un valore aggiunto che lo farebbe decollare anche nella società e lo metterebbe in collegamento “complice” con altri “violenti” più grandi, in cui si proietta ampiamente.<br />
Le cause (prossime) del bullismo sono riconducibili ad un “desiderio di sentirsi più forte” e di misurare la propria affermazione in base alla consistenza del danno cagionato ad un altro individuo, (che di fatto è la vittima del bullo); le “cause remote” secondo la “vecchia pedagogia” sono invece riconducibili a vari fattori che vanno dalla fragilità mentale personale, fino al criminale incitamento e connivenza da parte di genitori, familiari ed amici che vivono criminalmente l’esperienza quotidiana.<br />
Secondo una visione che si sta facendo strada nell’ultimo decennio, posso ipotizzare nuove cause più propriamente legate alla percezione di una generale sofferenza infantile per effetto di una micidiale commistione di carenze economiche, culturali, morali ed affettive<br />
<a href="http://www.psicologiagiuridica.net/minori/psicologia-giuridica-e-teoremi-educativi/" target="_blank">L’ intervento psico-sociologico</a>.<br />
Recentemente si levano voci di allarme sociale da più parti, per l’evidenziarsi di alcune forme di imbarbarimento sociale, che trasversalmente colpiscono l’umanità. Quindi sembrerebbe che una parte della popolazione mondiale, a pelle di leopardo, venga presa dalla rabbia, cattiveria, aggressività e pericolosità.<br />
C’è la necessità di raccogliere i cocci prodotti da una miriade di fenomeni negativi che hanno connotato l’età evolutiva dei giovani formatisi nel periodo cosiddetto della pedagogia italiana “postbellica”, al crepuscolo dello scorso secolo (scuola permeata da rilevanti fenomeni di abbandono, bulimia, bullismo, devianza sociale e criminalità), proprio nelle aree geografiche più martoriate e bisognose.<br />
A proposito di aree geografiche economicamente depresse c’è da dire – in premessa teorica &#8211; che ancor di più occorre una ricerca pedagogica e psicologica giuridica che contemperi le esigenze degli studi sullo sviluppo della “personalità integrale” degli individui.<br />
Intanto a tutt’oggi la corposa pedagogia “crepuscolare” in parte sopravvissuta all’ultimo novecento, “conserva in modo massimalistico e logicistico” un’impostazione metodologica volta a mitigare i sintomi del bullismo senza affrontare lo studio sistematico delle cause, a livello motivazionale.<br />
Appaiono incredibili, più che inadeguate nel complesso, le misure pedagogiche messe in atto alla fine del 900, col sistema di “tappa” e “tappa”, agendo per progetti fatti di azioni e misure “rafforzative” della didattica scolastica ordinaria anche se qualche volta, in collegamento con i Servizi sociali Comunali, con misure emendative di correzione (allontanamenti, affidamenti), che ancor di più esasperano i “bulli”: essi comprimono le loro pulsioni passivamente fino ad una successiva ripresa reattiva, imprevedibile.<br />
Nel nostro caso, l’osservazione del bullo va ricondotta alla stesura del profilo psicologico (strumento tipico della psicologia giuridica – leggasi Carta di Noto) applicato al “bullo” e possibilmente a tutti i soggetti che “gravitano” o “ruotano” intorno a lui.<br />
Non è un mistero che, per le scienze psicologico-giuridiche, per arrivare all’individuazione della genesi di un comportamento di un individuo bisogna analizzare svariati soggetti a lui prossimi, stendendone i profili psicologici.<br />
E appunto con questo metodo d’indagine e di raffronto di profili plurimi gli Psicologi CTU riescono ad evidenziare, (se richiesto dal magistrato, anche nelle sedi istituzionali deputate, nei procedimenti di <a href="http://www.psicologiagiuridica.net/minori/affido-congiunto/" target="_blank">affido familiare </a>ed extrafamiliare di minori, nei GLH per l’integrazione delle Persone diversamente abili, nei procedimenti di affidamento di minori ad Istituti di rieducazione minorile, nei procedimenti penali) quella significativa “compresenza”, nei casi di bullismo, prevaricazione, nonnismo, di indicatori psicologici di carenze economiche, culturali, morali, affettive.<br />
La ricerca pedagogica comparata e la ricerca pedagogica emendativa  dovranno muoversi secondo una nuova direttrice di studio motivazionale che personalmente giudico parecchio interessante, anche dal punto di vista psicologico giuridico, per arrivare alla interpretazione scientifica delle prevaricazioni, del bullismo e del nonnismo.</p>
<p align="right">
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
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		<title>Aspetti giuridici e psicologici del marketing</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 13:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Giuridica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presente commento intende fornire succintamente alcuni spunti conoscitivi-operativi ai professionisti di marketing “non psicologi”, per un marketing compatibile con lo sviluppo autonomo degli stati di coscienza del cittadino, non aggressivo, che non valichi i fragili confini della vita privata del consumatore.
Il problema della “soglia” della vita privata del cittadino si è affacciato con prepotenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-296" title="marketing-img1" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/08/marketing-img1-150x150.jpg" alt="marketing-img1" width="150" height="150" />Il presente commento intende fornire succintamente alcuni spunti conoscitivi-operativi ai professionisti di marketing “non psicologi”, per un marketing compatibile con lo sviluppo autonomo degli stati di coscienza del cittadino, non aggressivo, che non valichi i fragili confini della vita privata del consumatore.<br />
Il problema della “soglia” della vita privata del cittadino si è affacciato con prepotenza già negli ultimi due secoli scorsi, col diffondersi della propaganda a mezzo stampa, di esperti di pubbliche relazioni; poi nel 900, con l’avvento della televisione, di informatori scientifici, rappresentanti addetti alla vendita, promotori finanziari e di commercio, infine con internet, vi è stato uno sbocco tecnico invasivo, inevitabile, perché si doveva riempire il vuoto dell’informazione evidenziato dalle masse che si sono dimostrate subito avide di “notizie, filmati, spot, comunicati alla moda”. E le notizie “ audio- video concernenti la moda” sono diventate il mezzo poco costoso e fortemente redditizio per tutte quelle operazioni economiche che si espandono attraverso l’informazione e la propaganda. Dietro la televisione e dietro internet si è sviluppato il “megagalattico” interesse del marketing applicato. E’ facile immaginare tutta la macchina nata dal marketing: economie, redditi, operatori, tecnologie, studi di settore, specialisti, scienziati, tesi, e ricerche. Ecco che gli studi psicologico-giuridici scoprono un marketing che dovendosi imperniare sull’individuo attinge a piene mani dalle scienze sociali, dalla psicologia e più ancora dalla psicologia del profondo; infine per non lasciare nulla di intentato il marketing procede a cominciare “dalla culla”, partendo dall’informazione delle madri e dei padri e seguendo passo passo la psicologia evolutiva del bambino, del ragazzo, dell’adolescente, del giovane e così via fino alla terza età.<br />
Le procedure di marketing, spesso, non sono scelte per la loro valenza clinica dagli “addetti ai lavori”, essi partendo dalle conoscenze economiche aziendali si danno all’acquisizione ed all’utilizzazione di metodi psicotecnici e comportamentistici, finanche studiando le vie della percezione e della coscienza, spesso senza utilizzare i protocolli, e senza quindi il personale specializzato (psicologi della comunicazione). In più di un caso il marketing, attraverso i mass media, sostituisce l’educazione dei padri e delle madri nei confronti dei figli. Allora, che fare dal punto di vista psicologico clinico e giuridico per prevenire o limitare eventuali forzature degli stati “coscienza”?: quello che si è sempre fatto: gli psicologi, i medici, i fisici, gli ambientalisti, i moralisti, studiano il fenomeno, chiariscono l’incidenza della problematica, intervengono ove è necessario. Vanno giustamente per la loro strada etica, giuridica e scientifica e rappresentano un utile e sicuro punto di riferimento, che in fin dei conti anche gli stessi fautori del marketing seguono con attenzione “circospetta”; infatti talvolta osserviamo che, in alcune azioni ed in alcuni processi paradigmatici si cercano di evidenziare davanti al “cliente”, finalità bio-compatibili, si percorrono tracciati “ecologici” e si evidenzia una marcata sensibilità bio-psico-antropologica.<br />
Per un approccio semplice e significativo allo studio degli aspetti giuridici e psicologici del marketing, che ormai abbraccia attività di grande rilievo culturale ed economico, si deve mantenere attivo il costante raffronto scientifico tra le finalità antropiche, psicomediche e socio-eco-ambietali  delle scienze umane e i vari aspetti emergenti dall’approccio di questa X o di quest’altra Y operazione di marketing.<br />
In tale ottica di verifica scientifica dell’impatto fisico, psichico, sociale ed eco-ambientale, originato da una determinata operazione di marketing si ci può riferire agli studi fatti costantemente dagli specialisti dei settori scientifici clinici (medici, psicologi, sociologi, biologi, fisici, ecologisti, ecc.) che valutano anche statisticamente gli effetti finali determinati dal marketing sugli individui, sulle masse di individui e sull’ambiente naturale.<br />
Nel  marketing si guarda ai bisogni della gente, in funzione del commercio e della vendita dei prodotti: vi è la consuetudine di osservare le tendenze negli acquisti o nella scelta del personale (dell’industria, delle amministrazioni e dei servizi), di annotare gli spostamenti delle persone (statistiche dei viaggi, per percorsi geografici mondiali), di misurare la persistenza di una moda nei consumi, di quantizzare gli apprezzamenti positivi e le critiche più eclatanti &#8211; riferite a mode, servizi, prodotti e professioni -, di approntare e raccogliere una serie di metodi, percorsi, espedienti e tecnologie per lanciare e mantenere il livello di gradimento (o accrescere la diffusione) di un prodotto, un servizio, una professione, un percorso culturale, una moda, un comportamento individuale o sociale.<br />
Gli aspetti psicologici colti dal marketing consistono nello scoprire, dall’esterno i bisogni consapevoli (espliciti) ed inconsapevoli (inconsci) delle persone per orientarli verso un soddisfacimento “predeterminato”, e “guidato” (non per questo aprioristicamente buono o sbagliato), attraverso risorse disponibili o tecnicamente prodotte con metodi più o meno complessi e più o meno redditizi. I mezzi, i metodi e le risorse specialistiche del marketing che oggi ritroviamo nel percorso della vita quotidiana, mondiale, sono, (cominciamo a farcene un’idea) estremamente vari e comportano un costo approssimativo pari, (per dare un’idea) a circa un quarto del prodotto interno lordo.<br />
E vi sono due esempi facilmente comprensibili: 1) la cassetta di legno della frutta recante un’etichetta appositamente disegnata (spesso costa più di quanto sia stata pagata al contadino la frutta contenuta), 2) le emittenti televisive che in qualche caso sopperiscono ottimamente alla spesa per le infrastrutture, per il personale e per il fisco attraverso il ricavato dalle inserzioni pubblicitarie.<br />
Se il parlare di marketing significa comprendere e consolidare il legame uomo-consumo vuol dire anche che tale rapporto uomo-consumo spesso soggiace alla guida o meglio alla teleguida del marketing<br />
Per chiarire questo interessante quesito bisogna partire con l’osservare che oggi i maggiori utenti delle metodologie del marketing sono le industrie e comunque tutte le società o ditte interessate al raggiungimento degli obiettivi aziendali. Però, anche se timidamente, il marketing sta diventando il mezzo per veicolare anche le stesse informazioni provenienti da ogni tipo di istituzione e da ogni tipo di agenzia culturale.<br />
Ne viene, d’intuito, un concetto di marketing quale “teleguida” dell’individuo verso un consumo correlato al concetto della soddisfazione del bisogno (di un individuo che per sua naturale timidezza non sempre sarebbe in grado di esplicitare appieno i desideri da soddisfare).<br />
In realtà se si analizzano gli effetti del marketing in termini di psicologia giuridica-clinica-motivazionale i fenomeni appaiono molto più complessi, anche per le modificazioni comportamentali che a lungo termine si possono determinare nelle persone a livello relazionale.<br />
Il marketing sfrutta un meccanismo psicologico per “convincere” le persone, che fa perno sul concetto statistico qui appresso spiegato: “se molte persone intervistate desiderano questo prodotto e questo servizio, anche tu – singola persona – che non hai manifestato ancora questo bisogno, per il principio di deduzione, devi sicuramente possedere, anche se nascostamente, questo bisogno: pertanto oggi ti informiamo di questa offerta, che sicuramente ti farà vivere con maggiore soddisfazione, secondo quanto statisticamente confermato dalla massa”. Si osservi anche che ogni intervento di marketing comporta una parte strutturale di natura tecnologica, una parte scientifica attinente alle scienze statistiche e una parte psicologica- sistemica, secondo il principio sistemico che considera, il comportamento del singolo, dipendente dal sistema in cui è immerso: secondo gli enunciati del logicismo di Bertrand Russell, infatti scopriamo che il pensiero del singolo per trovare una dimensione logica si deve adeguare ad una logica collettiva.<br />
Qui si pone però l’esigenza psicologico- giuridica del diritto della persona alla propria realizzazione ed all’espansione della propria personalità, senza ostacoli, costrizioni, pressioni, azioni di incanalamento sub-liminale in contrasto col configurarsi di vari stati e sollecitazioni ambientali “artificiose” precostituite e “teleguidate” dal marketing.<br />
Si possono configurare situazioni in cui una persona – magari periziata, perché coinvolta in un procedimento giudiziario -, dimostri che la sua personalità o il suo comportamento sia conseguente al tipo di marketing presente nel sistema (ambiente vitale in cui è immersa). Cosicché l’apertura all’informazione rappresenta una situazione boomerang per l’individuo (limitazione, induzione, stalking), spiegabile con le teorie dalle stessa psicologia sistemica, che potrebbe essere utilizzata anche in sede giudiziaria, ai fini più diversi: 1) giustificare un’inadempienza, 2) giustificare un eccesso, 3) giustificare una condotta sanzionabile.<br />
Lo psicologo giuridico, nel malaugurato caso di accertamenti di eventuali condizionamenti da marketing (particolarmente aggressivi) e di eventuali informazioni o sollecitazioni, non conformi alle linee indicate dalle carte internazionali e dai programmi scolastici ministeriali, attinenti sia ai minori che alle persone adulte affette da fragilità mentale (che necessitano di protezione psicologica ed ambientale), dovrà operare secondo le indicazioni e le prescrizioni contenute nella Carta di Noto, aggiornata nel 2002 e della  Carta europea dei diritti del fanciullo, RISOLUZIONE A3-0172/92. Il consulente (perito psicologo) potrà intervenire come assistente agli interrogatori, come consulente del magistrato o come tecnico chiamato alla effettuazione di una perizia giurata. Comunque il concetto seguito nella evidenziazione del danno morale, psichico ed esistenziale attiene principalmente alle modifiche dello stile di vita e quindi del rapporto col mondo esterno: una situazione osservabile, da cui nasce il richiamo psicologico- giuridico alla valutazione della eventuale violazione dall’esterno della soglia della vita privata.</p>
<p align="right">
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
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		<title>Psicologia giuridica e teoremi educativi</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 13:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agli inizi del 1900 italiano le prime conquiste psico-mediche influenzano la medicina scolastica e l’igiene praticata nelle scuole materne, elementari e medie: il pensiero di Maria Montessori (prima donna italiana laureata in medicina) conquista i docenti elementari e medi e nelle università se ne parla con grande interesse per i risultati tangibili ottenuti con i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-244" title="maria-montessori" src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/06/maria-montessori-150x150.jpg" alt="maria-montessori" width="150" height="150" />Agli inizi del 1900 italiano le prime conquiste psico-mediche influenzano la medicina scolastica e l’igiene praticata nelle scuole materne, elementari e medie: il pensiero di Maria Montessori (prima donna italiana laureata in medicina) conquista i docenti elementari e medi e nelle università se ne parla con grande interesse per i risultati tangibili ottenuti con i ragazzi disabili; intanto Giuseppe Lombardo Radice descrive le prime tecniche di ottimizzazione dell’apprendimento scolastico e Giovanni Gentile le utilizza nella sua riforma per la scuola, sopravvissuta più di mezzo secolo e giunta fino ai nostri giorni (solo recentemente rimaneggiata con gli <strong>interventi legislativi</strong> dei Ministri Moratti, Fioroni e Gelmini).<br />
Mentre la riforma Gentile resiste, quasi del tutto staticamente, nel dopoguerra per oltre mezzo secolo, la ricerca pedagogica nelle Università italiane, salvo rare eccezioni è rappresentata dai ricercatori legati al pensiero di M. Montessori, G. Gentile e Giuseppe Lombardo Radice; avviene una scelta strategica di presa di distanza dai pensatori italiani d’anteguerra che hanno ispirato la riforma Gentile e inizia un percorso di “trapianto” in Italia di idee e metodi mutuati da grandi filosofi di altre nazioni (Russia, Germania, Austria, Inghilterra, Cecoslovacchia, Stati Uniti).<br />
Questi filosofi-pedagogisti in effetti partono tutti da una concezione logicistica della realtà e bene o male approdano, dopo la crisi dell’idealismo, ad una concezione neoempirica che però si giustifichi sempre sul piano logico.<br />
Da tale succinta osservazione si può intuire la ragione della loro sofferenza nel dover conciliare la speculazione logico linguistica con  l’imperversare del mondo del reale (neorealismo – futurismo).<br />
Quindi, dal 1945, dopo un primo dibattito durato una quindicina d’anni sulla scia dell’esperienza di Maria Montessori, Giuseppe Lombardo Radice,  Dentice di Accadia, Della Valle, G. Graziussi, intervengono per dare un concreto avvio alla pedagogia della ricostruzione, pedagogisti, psicologi e sociologi ( per citarne alcuni-: Roberto Mazzetti, De Bartolomeis, A.M. Costa, Luigi Volpicelli,) e si conserva fluido il magma, – per citare alcuni esempi -, della filosofia del linguaggio, della filosofia descrittiva, della ricerca sociale e psico-pedagogica.<br />
E mentre tutto il mondo cerca di risolvere le problematiche educative ed istruttive degli alunni, che in massa sono “guidati” alle scuole superiori, “non per rimanerci” ma per uscirne con competenze immediatamente spendibili nel mondo industriale e tecnologico, il dibattito accademico anche in Italia cura il discorso didattico, affidato anche alle risorse interne Scuola-Ministero, e si ritorna, guardando anche al passato, a quelle questioni filosofiche “saporitamente” iniziate con la fondazione del circolo di Vienna organizzato da Moritz Schlick nel 1922 ed osteggiato da Hitler.<br />
Ciò premesso si ravviva nelle università quel dibattito filosofico, pedagogico e psicologico, che ancora oggi resiste con riferimenti forti ai filosofi Rudolf Carnap, Otto Neurath, Ludwig Wittgenstein,  Sigmund Freud (1856 &#8211; 1939), Karl Popper, verosimilmente per trovare una giustificazione psico-pedagogica e logica (filosofica), dei linguaggi da usare e dei contenuti da porgere, prima di indicare un percorso di apprendimento agli studenti.<br />
Quindi si riesaminano e si rivalutano anche le filosofie di Alfred Julius Ayer, Alfred Tarski, Arne Naess, Carl Hempel, Friedrich Waismann, Gustav Bergmann, Hans Hann,  Hans Reichenbach, Herbert Feigl, Karl Menger, Kurt Gödel, Ludwig von Bertalanffy, Philipp Frank, Viktor Kraft, W. V. Quine, Theodor Radakovic, Hans Hahn,  Herbert Feigl, Ludwig von Bertalanffy, Gustav Bergmann, Kurt Gödel, Marcel Natkin, Victor Kraft, Karl Menger, Olga Hahn-Neurath, Rose Rand, Friedrich Waismann.<br />
Si rivalutano le idee nate Palo Alto in California, ove, negli anni ’60, prende corpo la teoria dei sistemi logici portata alle estreme conseguenze da Bertrand Arthur William Russell, da George Edward Moore e poi dal biologo austriaco  Ludwig Von Bertalanffy.<br />
Il pensiero sistemico di Bertrand Arthur William Russell è apprezzato e seguito anche da Willard Van Orman Quine e da Karl Popper, però l’allievo Ludwig Wittgenstein dopo un congruo periodo di approfondimento nota e denuncia, alcune incoerenze, superficialità e falsità nella teoria dei sistemi del suo maestro Russell. Secondo l’allievo Ludwig Wittgenstein, Bertrand Arthur William Russell, col suo logicismo esasperato è incapace di cogliere l’aspetto <strong>etico-esistenziale dell’uomo</strong>, non nutre fiducia nel senso comune oggetto della sociologia, e non riesce a cogliere e riconoscere il valore (realtà, verità logica) dei fatti etici, sociali e politici, della vita quotidiana.<br />
C’è da osservare che il pensiero sistemico di Bertrand Arthur William Russell, rappresentante della Scuola di Palo Alto, <strong>tralasciando l’analisi valoriale e motivazionale dell’individuo</strong>, perché ingiustificabili sul piano della sua dottrina “logicistica”, svaluta le espressioni culturali e spirituali <strong>della vita umana integrale</strong>. Lo stesso John Dewey (1859-1952) pur pensando come Russell che la filosofia debba adottare una metodologia scientifica non attribuisce alla scienza (filosofia) la capacità di giungere in ogni caso a conclusioni certe e definitive; Russell crede che la scienza sia capace di portarci sicuramente alla verità, mentre il Dewey crede che le scienze servano alla sperimentazione e siano fallibili.<br />
Nell&#8217;opera (Education and Social Order, London 1932) &#8220;L&#8217;educazione e l&#8217;ordinamento sociale&#8221;, Bertrand Arthur William Russell spiega che una cosa è educare l&#8217;individuo ed un&#8217;altra è educare un perfetto “ cittadino sociale”, <strong>giuridicamente capace di rispettare le leggi e cooperare in un’ipotetica unione mondiale degli stati (utopia)</strong>, e preconizza un periodo intensivo di educazione del cittadino per arrivare a un futuro senza &#8220;cittadini&#8221;, per arrivare cioè ad un futuro con individui veramente liberi che siano capaci di ribellarsi a principi in contrasto “col bene collettivo del sistema”.<br />
In effetti, le sue affermazioni sono rigidamente ancorate alla filosofia logicistica e al di là della proposizione della libertà individuale, da raggiungere con le enunciazioni e senza inculcazioni, differentemente da John Dewey, tali affermazioni ipotizzano uno scenario vitale in cui la personalità dell’individuo deve obbedire al un “ferreo logicismo ateo” che si accompagna al rispetto assoluto delle regole del “sistema” in cui la persona stessa è immersa: se ne deduce che le persone non hanno potere di creare un sistema democratico, ma siano obbligate a rispettare il sistema che “logicisticamente” le avvolge.<br />
Parte appunto dall’accettazione degli assunti della filosofia sistemica logicistica di Palo Alto, una parte significativa della ricerca psico-pedagogica ed etico sociale,  e rimane ancorata da vari decenni alle conseguenti direttrici, mutuate da Ludwig von Bertalanffy, Lev Semënovič Vygotskij, Jean Piaget e Max Wertheimer.<br />
Gli studi psicologici di riferimento, considerati dall‘epoca di Sigmund Freud (1856 &#8211; 1939), e fino ad oggi, riguardano eminenti studiosi tra cui: Wilhelm Wundt (1832 &#8211; 1920), Franz Brentano (1838 &#8211; 1917), William James (1842 &#8211; 1910), Ernest Weber (1795 &#8211; 1878), Gustav Fechner (1801 &#8211; 1887), Ivan Pavlov (1849 &#8211; 1936), Jean Piaget (1896 &#8211; 1980), Kurt Lewin  (1890 &#8211; 1947), Ulric Neisser (1928 &#8211; in vita), Humberto Maturana (1928 &#8211; in vita), Gene Glass (1940 &#8211; in vita).<br />
La psicologia opera epistemologicamente dagli anni sessanta, partendo dalle tecniche funzionalistiche, cognitivistiche, comportamentistiche, costruttivistiche, strutturalistiche. Un grande apporto è venuto dall’epistemologia genetica e dalla neuropsicologia che hanno dato soprattutto una valenza medica alla psicologia “rendendola un indispensabile supporto della pedagogia”.<br />
Oggi non vi sono all’orizzonte cambiamenti significativi di obiettivi e metodi di ricerca, ma alla luce dell’emancipazione di <strong>nuovi paradigmi giuridici</strong>, si sta ripresentando il dialogo sul significato dell’educazione integrale e sull’approfondimento psicologico delle motivazioni antiomeostatiche(*1) individuali.<br />
Nascono e si migliorano via via, (attraverso un pullulare di metodi, tecniche, scuole, indirizzi): Psicoanalisi &#8211; Analisi transazionale &#8211; Counseling psicologico – Psicotecnica – Psicometria – Psicosomatica &#8211; Psicoterapia corporea &#8211; Psicoterapia della Gestalt &#8211; Psicoterapia dialettica -Psicoterapia familiare &#8211; Psicoterapia neuropsicologica &#8211; Psicosintesi &#8211; Psicodinamica -Psicodramma &#8211; Terapia breve strategica &#8211; Terapia cognitiva &#8211; Terapia cognitivo-comportamentale &#8211; Automotivazione &#8211; Terapia di gruppo &#8211; Vegetoterapia &#8211; Ludoterapia &#8211; Terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, basata sulla desensibilizzazione e sulla rielaborazione dei pensieri traumatici attraverso i movimenti oculari) – Ipnoterapia.<br />
Infine la Psicologia assume le svariate definizioni che oggi la connotano:<br />
Psicologia ambientale, Psicologia analitica, Psicologia clinica, Psicologia culturale, Psicologia dei gruppi, Psicologia del lavoro, Psicologia del marketing, Psicologia del turismo, Psicologia dell’educazione, Psicologia delle emergenze calamità e catastrofi, Psicologia dell’orientamento, Psicologia della formazione, Psicologia della Gestalt, Psicologia della religione, Psicologia della salute, Psicologia delle comunità e delle organizzazioni, Psicologia dello sport, Psicologia dello sviluppo, Psicologia di comunità, Psicologia dinamica, Psicologia ecologica, Psicologia evolutiva,  Psicologia fisiologica, <strong>Psicologia forense, Psicologia giuridica</strong>, Psicologia generale, Psicologia individuale comparata, Psicologia motivazionale, Psicologia positiva, Psicologia postraumatica, Psicologia sociale, Psicologia sperimentale, Psicologia trans personale, Psicologia umanistica.</p>
<p align="left">(*1) Motivazione anti-omeostatica: Desiderio intrinseco (domanda &#8211; bisogno &#8211; causa &#8211; motivo),  che tende a promuovere la crescita, ed il superamento dei risultati già raggiunti.  Ciò provoca aumento del bisogno dopo ogni soddisfazione dello stesso. Il soggetto non cerca l’equilibrio omeostatico (riduzione del bisogno) ma il raggiungimento sempre maggiore di un significato, o addirittura il soddisfacimento di un “desiderio mutabile” (ad esempio: l’autoaffermazione). I motivi antiomeostatici di autorealizzazione agiscono secondo una scala ascendente che innesca un processo dinamico di crescita continua i cui fattori sono la potenzialità e l’ottimismo. Si presume che psicologicamente l’uomo e la donna abbiano un compito aperto e siano portati a protendersi verso il superamento dei livelli già raggiunti, ipotizzando, attraverso l’impegno, una piena realizzazione (ad esempio: sociale) nel superamento di ogni precedente previsione.</p>
<p align="left">
<p align="right">
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
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		<title>Tipologie psicologiche della sopraffazione</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 13:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof. Gennaro Iasevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Danno Psichico]]></category>
		<category><![CDATA[mobbing]]></category>
		<category><![CDATA[stalking]]></category>
		<category><![CDATA[Tipi di sopraffazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<div class="postavatar"><img src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/05/stalking11.thumbnail.jpg" width="128" height="109" alt="tipologie-psicologiche-della-sopraffazione" border="0" /></div>
  L’individuo, pur nella “civilissima” civiltà occidentale, subisce oggi una crescente pressione operata da fenomeni abbastanza seri e pericolosi per lo sviluppo psicologico e la vita normale.
I nomi di questi fenomeni pericolosi e criminali sono diventati ultimamente noti anche alle persone che non hanno studiato le tipologie comportamentali:
1) Contraffazioni (diffusione di oggetti contraffatti e pericolosi, imitazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="postavatar"><img src="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/05/stalking11.thumbnail.jpg" width="128" height="109" alt="tipologie-psicologiche-della-sopraffazione" border="0" /></div>
<p><a title="stalking11.jpg" href="http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2009/05/stalking11.jpg"></a>  L’individuo, pur nella “civilissima” civiltà occidentale, subisce oggi una crescente pressione operata da fenomeni abbastanza seri e pericolosi per lo sviluppo psicologico e la vita normale.<br />
I nomi di questi fenomeni pericolosi e criminali sono diventati ultimamente noti anche alle persone che non hanno studiato le tipologie comportamentali:</p>
<p>1) <strong>Contraffazioni </strong>(diffusione di oggetti contraffatti e pericolosi, imitazioni di prodotti senza valore spacciati e venduti a caro prezzo a persone ignare, come se fossero originali).</p>
<p>2)  <strong>Discriminazioni</strong> rispetto al genere, la razza, lo stato culturale e socioeconomico, l’età e la disabilità: comportano assenza di pari opportunità rispetto allo studio, al lavoro, al tempo libero, all’assistenza, ai servizi ed all’inclusione sociale.</p>
<p>3)<strong> Harassment</strong>  vuol dire molestare, infastidire, assillare, tormentare, opprimere, perseguitare in modo spiacevole od anche violento con parole o con attacchi fisici a scopo di :</p>
<p>a) rapina (per effettuare la sottrazione di oggetti),<br />
b) razziale per colpire la dignità di un individuo in base al colore della pelle, alla razza, alla religione impedendogli l’inclusione sociale e la fruizione dei servizi,<br />
c) molestare i colleghi sul luogo di lavoro per allontanarli o sottometterli e sfruttarli,<br />
d) molestie sessuali (sexual harassment): colpire la dignità di un individuo il suo genere sessuale e i suoi orientamenti sessuali, per annientarlo, allontanarlo, oppure sottometterlo ai propri voleri.</p>
<p>4) <strong>Microcriminalità</strong>: diffusione per le strade di ragazzi, muniti di armi artigianali (lame, taglierini, pistole giocattolo modificate), che passano la giornata a rubare soldi ed oggetti ai passanti, anche con rapine effettuate in maniera minacciosa e criminale.</p>
<p>5)  <strong>Mobbing</strong> sul luogo di lavoro – da parte del capo -: sorveglianza continua, sottovalutazione del merito, critica ingiustificata, indisponibilità all’ascolto, isolamento, esclusione dai premi, trattamento umiliante, accuse infondate, umiliazione con grida e minacce, spostamenti, degrado ambientale, limitazione degli strumenti di lavoro e dei materiali di consumo, blocco delle promozioni.</p>
<p>6) <strong>Stalking</strong>.   Etimologicamente il termine  rappresenta il cacciare (andare a caccia della persona da trovare) pertanto oggi lo si usa per dire: appostare, pedinare nascostamente, accostare furtivamente o di soppiatto, seguire stando in agguato, inseguire ripetutamente dal proprio appostamento la vittima prescelta, controllare tutti i movimenti, entrare nelle abitudini di una persona in maniera assillante, tormentare e molestare attraverso un contatto intrusivo ed assillante, che può sfociare in situazioni patologiche e criminogene.<br />
                     Lo stalking non viene scoperto subito e non viene capito chiaramente dalle vittime nella sue degenerazioni patologiche e criminali, perché nasce lentamente dopo una frequentazione amicale od affettiva; la persona si accorge di essere diventata vittima di stalking  (“caccia”, “appostamento”, “limitazione”) soltanto quando la sua giornata ormai è tempestata da intrusioni ossessive (obsessional relational intrusion), modifiche, costrizioni, offese e minacce (criminal harassment) da parte di un estraneo.<br />
    Proprio per arginare il grave fenomeno criminale (stalking) il 23 febbraio 2009, col Decreto legge del numero 11, riportato dalla Gazzetta Ufficiale del 25 febbraio 2009 (ma non ancora divenuto Legge) è stato introdotto un articolo (al 612 bis) nel codice penale, che prevede la punizione della persecuzione “stalking”, mediante la reclusione, da sei mesi a quattro anni, di chiunque, minaccia o molesta continuativamente una persona in modo da procurargli “un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto”.</p>
<p>7) <strong>Vessazioni</strong>: pressioni, angherie, maltrattamenti, tormenti, oppressioni, soprusi, persecuzioni,  a mezzo di parole, scritti, telefonate, sguardi, immagini, menzogne, interventi sull’ambiente, sottrazioni, dileggiamenti, danneggiamenti fisici.</p>
<p align="right">Prof. Gennaro Iasevoli</p>
<p align="right">Docente di Psicologia Giuridica</p>
<p align="right">Università Parthenope Napoli</p>
<p align="right">Facoltà di Giurisprudenza</p>
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